Ultimo aggiornamento:
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15 giugno 2009
 

I Collie della Signora Coolidge

di  Lucio Rocco

 

Ci sono donne che hanno occhi per guardare lontano, e pur non mettendosi mai in mostra sono capaci di influenzare la vita dei loro uomini, il pensiero della società in cui vivono, i costumi di una nazione.

Grace Coolidge era una di queste.

“Per circa un quarto di secolo ha tollerato le mie debolezze, ed io mi sono allietato delle sue grazie". Così scriveva nella sua autobiografia Calvin Coolidge, 30° Presidente degli Stati Uniti, parlando di sua moglie Grace.

Foto di Grace Coolidge (The National First Ladies Library)Unica figlia di Andrew e Lemira Goodhue, Grace Anna Goodhue nacque il 3 gennaio del 1879 a Burlington, nel Vermont. I suoi capelli scuri, i suoi occhi grigi ed il suo sorriso aperto e sincero ne facevano una donna di grande fascino, cui si aggiungeva una profonda fede religiosa della quale seppe dare testimonianza nei momenti più difficili della sua vita.

Dopo aver frequentato le scuole a Burlington, si laureò nel 1902 nell'Università del Vermont, ed andò ad insegnare alla Clarke School di Northampton, una scuola riservata ai bambini non udenti.

Nella primavera del 1905 Grace incontrò un giovane avvocato di nome Calvin Coolidge e dopo pochi mesi lo sposò, nonostante l’opposizione della madre (suo padre era morto in un incidente quando lei era ancora una bambina).

Calvin Coolidge era un uomo intelligente, dotato di senso dell'umorismo, ma riservato e taciturno e di umore variabile. Grace fu sempre capace di adeguarsi agli stati d'animo di suo marito e soprattutto non interferì mai con la sua passione politica. Preferì invece rimanere nell’ombra ad occuparsi della famiglia, ma fu lei la vera regista del successo politico di Calvin. Questa maniera di vivere il suo ruolo di moglie fece del loro un matrimonio perfettamente riuscito.

La famiglia Coolidge: da sinistra John, Calvin, Rob Roy, Grace e Calvin Jr (Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti)Ebbero due figli, John e Calvin Jr., quest’ultimo morto nel 1924 a soli 16 anni.

Nel 1920 il repubblicano Warren G. Harding divenne Presidente degli Stati Uniti e Calvin Coolidge ne fu il Vicepresidente, così i Coolidge dovettero lasciare la tranquilla vita di provincia per trasferirsi a Washington. Nei salotti politici della capitale Grace portò il suo amore per la vita, la sua semplicità e la sua esuberanza, e queste sue qualità incantarono anche i più accaniti oppositori politici, così che in poco tempo divenne la donna più popolare d’America.

Nel 1923, a soli cinquantasette anni, Warren G. Harding morì, e Calvin Coolidge gli subentrò, diventando il 30° Presidente degli Stati Uniti, ruolo che ricoprì fino al 1929.

Grace Coolidge divenne così la First Lady d’America.

Nei ruggenti Anni Venti il mondo era appena uscito Prudence Prim con Calvin e Grace Coolidge a Plymouth in una foto del 1925 (Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti)dalla Guerra ed era desideroso di dimenticarne gli orrori e di recuperare il tempo perduto. Le donne erano alla ricerca di un nuovo ruolo libero dai doveri che negli anni precedenti le avevano tenute relegate nella casa e nella famiglia. Venivano ormai tollerati atteggiamenti che in passato erano considerati sconvenienti, come truccarsi o fumare in pubblico; le gonne divennero più corte ed i colori dei vestiti più luminosi. Le band suonavano musica jazz per le strade, mentre davanti alle vetrine si fermavano donne emancipate, dai capelli tagliati corti e la sigaretta accesa tra le dita.

Grace Coolidge, con i suoi capelli scuri e gli occhi grigi, era una donna del suo tempo, e dava di sè un’immagine superba quando appariva in pubblico accompagnata da quei due cani tanto appariscenti, i suoi collie bianchi.

Sia lei che suo marito nutrivano infatti un grande amore per gli animali, e per i cani in particolare. Ne avevano sempre, come ebbero a dire, più di quanti i loro impegni permettessero. "Non riesco a capire - scrisse una volta Grace - come si possa vivere senza la compagnia di qualche animale"; e suo marito era solito affermare: "Un uomo che non ama i cani e non ne sente il bisogno, non merita di andare alla Casa Bianca".

Rob Roy accoglie la padrona Grace Coolidge nel giardino della Casa Bianca (Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti)I collie erano i loro preferiti. Ne ebbero quattro, ma si sa poco dei primi due: Ruby Rough, una femmina carbonata e Bessie, una femmina fulva.

Gli altri due, Prudence Prim e Rob Roy, erano collie bianchi. La loro presenza alla Casa Bianca dette alla razza una grande popolarità. Le richieste di cuccioli bianchi si moltiplicarono, anche se, come spesso accade, questo improvviso successo giocò a discapito della qualità.

Prudence Prim veniva dall'allevamento “Shomont”, i cui collie bianchi Grace e Calvin avevano visto esibirsi nel Ringling Brothers Circus. Ne erano proprietari Thomas ed Olive Shover che allevavano collie bianchi a Monticello, nello Iowa, ed esportavano i loro cani in tutto il mondo. Il nome del loro canile veniva proprio dall'unione del nome degli allevatori, Shover, con quello della città, Monticello.

Prudence Prim era una cagna molto bene educata, che sapeva stare Ritratto di Grace Coolidge con Rob Roy (White House Museum)al suo posto nella società degli uomini, e per questo le veniva permesso di frequentare la sala da tè, dove aveva l’abitudine, entrando, di salutare ogni ospite presente. Morì a Fort Meade nel Sud Dakota, nell’estate del 1927. Fu sepolta, come raccontò il Presidente, “all’ombra di Bear Butte dove gli indiani dicono che il Grande Spirito è venuto a parlare ai suoi figli”.

Anche Rob Roy era un collie bianco. Alla nascita gli era stato dato il nome di Oshkosh, ma il Presidente lo aveva cambiato con quello dell'eroe scozzese Rob Roy MacGregor. Era nato ad Oshkosh, nel Wisconsin, dove Stephen Radford aveva messo su un canile unico al mondo chiamato “Island White”.

Rob Roy ebbe molte difficoltà ad abituarsi alla Casa Bianca. Non amava gli spazi stretti e gli ascensori gli procuravano dei veri attacchi di panico. Inoltre non aveva l'educazione di Prudence Prim. Lo sapeva bene il Senatore dell'Indiana, Watson, cui durante una colazione Rob Roy aveva rubato dal piatto un pezzo di salsiccia. Ma nonostante ciò, Rob Roy era un buon collie e Grace lo amò moltissimo, tanto da volerlo nel ritratto ufficiale che Howard Chandler Christy dipinse nel 1924. Questo quadro é ancora appeso alle pareti della China Room alla Casa Bianca. Nel posare per il quadro, Grace volle indossare un vestito rosso perché contrastasse col mantello candido del collie.

Rob Roy morì al Walter Reed Hospital nell'ottobre del 1928.

Nel 1929, alla fine del mandato presidenziale, i coniugi Coolidge tornarono a Northampton, dove avevano acquistato una grande casa. In quel luogo tranquillo Calvin Coolidge morì il 5 gennaio del 1933, in seguito ad un attacco cardiaco.

 La Stanza della Cina, alla casa Bianca, con il ritratto della signora CoolidgeRimasta sola, Grace vendette la casa, ne comprò una più piccola e finalmente poté dedicarsi a tutto quello cui aveva dovuto rinunciare a causa degli impegni politici di suo marito: volare in aeroplano e viaggiare in Europa. Non venne mai meno, però, al suo modo di essere riservata, fino alla morte avvenuta il 7 luglio 1957. Ancora poco prima di morire serviva il suo Paese come amministratrice della Clarke School. La riconoscenza degli alunni di quella scuola trova ancor oggi testimonianze tangibili.

Per l'influenza esercitata nel ruolo di First Lady, Grace Coolidge ricevette la medaglia d'oro del National Institute of Social Sciences e nel 1931 fu votata come una delle dodici donne più grandi d'America.

La passione e l'amore per i collie, insieme al fascino che la caratterizzava, le riservano un posto tra quelle “Signore del Collie” la cui capofila fu certamente la Regina Vittoria. Donne del tutto speciali, la cui memoria é custodita nel cuore di ogni appassionato per il loro impegno a favore della razza. Esse trasformarono in regole di vita alcune delle virtù dei loro cani: la fedeltà, la generosità, la signorilità, e resero testimonianza, con l’esempio della loro vita, alle qualità della razza che amavano.