Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.48
 
   
 
 
7 settembre 2009
 

Meccanica del Movimento di Locomozione del Cane

di  Werner F. Kirschbaum

 

È facile comprendere che la funzione per la quale un cane è stato selezionato, produrrà un tipo ben definito, rappresentato da quella struttura che é generata dal movimento che deve realizzare per poter compiere la sua funzione. Dobbiamo capire che la struttura di un cane da caccia sarà differente da quella di un levriero, poiché i movimenti che essi realizzano sono diversi. La stessa cosa succede tra i cani da caccia: un Pointer che lavora in corsa, avrà una struttura diversa da quella di un Kurzhaar che caccia al galoppo lento. Ugualmente succede se paragoniamo la differenza di struttura di due levrieri, un Saluki ed un Afgano. Il primo deve correre sulla sabbia e pertanto avrà carpi e tarsi più larghi. Il secondo corre su un terreno pietroso e sconnesso che determinerà una groppa inclinata ed angolazioni caratteristiche, necessarie per arrampicarsi e scendere a tutta velocità.

Riassumendo:

 

 Essendo, pertanto, la struttura prodotta dal movimento, la stessa deve giudicarsi in movimento. Inoltre, un cane non adotta mai, come posizione comoda, il rimanere fermo. Se lo fa, è perché qualcosa richiama la sua attenzione, ma per un breve istante. Se osserviamo le posizioni che adotta un cane durante il giorno, lo troviamo o in movimento o, per la maggior parte del tempo, sdraiato. La posizione di "stazione", cui viene obbligato per vari minuti, tanto praticata nelle esposizioni, è per il cane spiacevole e scomoda, e risulta essere una forma di violenza e di crudeltà verso l’animale. Per questo motivo dobbiamo lasciar muovere il cane, per valutarne efficacemente il movimento e riconoscere il movimento tipico della razza, conseguenza della funzione che ha prodotto il tipo.

Se volessimo costruire una perfetta macchina da locomozione, ovviamente non la faremmo con quattro zampe. Le ruote hanno dimostrato di essere molto più efficienti e di raggiungere maggiori velocità di un sistema di arti. Ma il cane risulta essere inevitabilmente un quadrupede, per la sua origine e la sua evoluzione. Affrontando questo problema, innanzitutto dobbiamo capire come é costruita la perfetta macchina di locomozione di un quadrupede, per poter poi immaginare un modello che ci permetta di riconoscere le varie parti dello stesso. Se la struttura del cane fosse esclusivamente progettata per la propulsione, il problema si semplificherebbe molto. Ma la struttura del predecessore del cane, il lupo, fu selezionata affinché potesse realizzare molteplici funzioni necessarie alla sopravvivenza, come scavare, girarsi, etc., che, in parte, si contraddicono tra loro. Ciò fa sì che sempre, davanti ad una struttura polifunzionale e multiforme, qualunque funzione o iniziativa realizzi l'animale, ci si trovi davanti ad una soluzione di compromesso. Il cane ha ereditato dal lupo tutto questo. Pertanto la sua struttura non è l'ideale per un quadrupede, se consideriamo esclusivamente la funzione meccanica del movimento di locomozione. Senza dubbio, un altro inconveniente per la realizzazione di una struttura perfetta con questa finalità, è che il cane, come ogni vertebrato, si evolve. Questa evoluzione produce in lui tutti i vantaggi per le operazioni multifunzioni che deve realizzare, ma anche quegli inconvenienti a causa dei quali risulta non essere una perfetta macchina da locomozione di un quadrupede.

I vertebrati originali erano i pesci e la loro propulsione si realizzava, come ancora fanno gli stessi nell'acqua, muovendo la coda lateralmente ed orizzontalmente, in un perenne andirivieni, oppure verticalmente, in una sorta di saliscendi, come fanno delfini e balene. Le pinne laterali hanno una funzione esclusivamente direzionale. In entrambi i tipi di pesci, la colonna vertebrale deve essere formata da vertebre articolate e mobili per facilitare l'azione di propulsione. Con una colonna rigida questa azione sarebbe impossibile. La colonna vertebrale in queste condizioni non ha problemi di sostegno, dato che è immersa in un mezzo liquido e che questo le fa da sostegno, praticamente come in un stato di mancanza di peso, senza che sia influenzata dal peso del corpo.

In qualche momento dell'evoluzione, successe che alcuni pesci dovettero modificarsi, poiché la quantità di acqua nell'ambiente diminuiva e dovettero, per sopravvivere nel fango, trasformarsi in anfibi (Fig. 1). Il passo successivo fu di trasformarsi in rettili e le quattro pinne laterali direzionali dovettero modificarsi in membri di propulsione per muoversi in un mezzo più solido, e la funzione propulsoria della colonna vertebrale perse sulla terra ferma la sua utilità originale. Ovviamente ai rettili, quelle zampe rudimentali che hanno sviluppato, servono solo per camminare per tratti brevi, ma non a sostenere il corpo che deve quasi sempre essere appoggiato al suolo. Con una pressione selettiva per sopravvivere in mezzi diversi, attraverso migliaia di anni, arriviamo ai nostri quadrupedi dalle zampe più lunghe con la possibilità di reggersi sulle loro estremità, di raggiungere forti velocità e di muoversi sulla terra ferma. Qui la mancanza di peso che si aveva nell'acqua non sostiene più la colonna vertebrale. Essa deve sostenersi da se stessa, dipendendo per ciò dalla sua buona posizione e costruzione. Avrà notevole influenza anche una buona struttura degli arti, che si manifesta in angolazioni ed appiombi, aiutata da una stabile muscolatura dorso-lombare. Così, come risultato di questa evoluzione, otteniamo un animale con due arti anteriori articolati ed un altro paio di arti posteriori articolati, congiunti ad una colonna vertebrale, che facilita la trasmissione del movimento dagli arti posteriori a quelli anteriori e viceversa. Le analogie strutturali tra un scheletro di cavallo ed un scheletro umano sono sorprendenti e si spiegano con un'origine ancestrale comune.

Nella Fig. 2 osserviamo, in azione, gli scheletri comparati del cavallo e dell'uomo. È lo stesso scheletro, con modificazioni soprattutto nelle ossa lunghe, quello che conferisce distinte possibilità di movimento. Il cavallo, con una colonna vertebrale più forte, si appoggia sul suolo con le sue quattro zampe quasi come fosse un tavolo. Con le sue quattro zampe, egli ottiene molta più efficienza dell'uomo. L'umano, invece, si trasforma in bipede compromettendo così in maniera critica la sua colonna, specialmente nella sua parte lombare, dipendendo, in quella zona, molto più dalla sua muscolatura. Ma le sue mani, libere per essere utilizzate come attrezzi, permisero all'uomo di usare il cavallo come mezzo di trasporto.

Semplificando, immaginiamo un quadrupede come un quadrato, la metà superiore costituita dal corpo e l'altra dalle estremità (Fig. 3). Da tale forma, possiamo sviluppare una macchina perfetta nella sua meccanica di locomozione e rapportarla ad un quadrupede dalle zampe di lunghezza pari alla profondità del suo tronco. Osserviamo che con questo modello le stesse possono estendersi fino ad un massimo di 90º di ampiezza. In questo modo, le zampe anteriori non interferiscono con quelle posteriori. Se questa estensione fosse maggiore, toglierebbe equilibrio e sostegno al sistema ed il recupero di ogni estremità, quando deve ritornare nella sua posizione di appoggio, sarebbe più difficile. Come vediamo nella figura, questi 90º sono il massimo desiderato perché con questo sistema il modello arrivi ad abbracciare il maggiore terreno possibile. Se prendiamo in considerazione le quattro zampe possiamo osservare nella stessa figura che l'avanzamento della parte posteriore sinistra produce l'equivalente nella mano anteriore destra. Cioè, si procede con avanzamento per estremità in diagonale. Mentre la zampa posteriore è motrice in un lato, la mano anteriore dello stesso lato comincia un periodo di recupero come un pendolo. In maniera simile nell'altra faccia, dove la zampa posteriore comincia il periodo motore e la mano anteriore corrispondente è in recupero. Mentre in un lato una zampa è motrice, la sua mano recupera, nell'altro lato succede l’inverso e così via. Quando una zampa comincia il periodo motore, la sua mano diagonalmente opposta entra a sua volta nello stesso processo. Pertanto, nel trotto il cane appoggia e muove due membra opposte, in diagonale, cosa che gli dà la stabilità necessaria. Nel treno posteriore c'è sempre una zampa che appoggia ed una mano anteriore in diagonale che fa la stessa cosa, mantenendo così il corpo nella orizzontalità necessaria per l'efficienza del movimento, mentre l'altra zampa e mano avanzano appese alle loro articolazioni.

 

Nello schema che precede (Fig. 4) se prendiamo in considerazione l'arto posteriore e quello motore anteriore marcando i 90º, vediamo che, ad ogni passo di trotto il corpo avanza esattamente di una distanza equivalente al lunghezza del corpo. È il massimo di avanzamento che può realizzare un cane col suo sistema meccanico rappresentato nelle corrispondenti figure. Se osserviamo nello schema il passaggio del corpo da A a B, e lo rappresentiamo in tappe identiche, successive, da A passando per A', A'', A''' fino a B, abbiamo la conferma che ad ogni tappa il corpo avanza esattamente della lunghezza del corpo.

Uscendo dallo schema, andiamo ora alla figura composta da mani e zampe del cane (Fig. 5). La prima cosa che dobbiamo osservare è l'arco, concavo rispetto all'orizzontale che si produce, come conseguenza dell'articolazione. Questo ha un significato importante per il movimento. Se l’arto non fosse articolato e fosse rigido, la sua propria lunghezza farebbe sì che, muovendosi, il corpo si sollevasse e si abbassasse ad ogni passo, producendo un sollevamento che sarebbe equivalente ad un arco opposto (convesso) a quello che si vede nella figura. In questo modo il cane si muoverebbe con un sali-scendi, formando una curva ogni volta che appoggia, fino a smettere di farlo. Ciò produrrebbe un sforzo meccanico negativo. Muovere il corpo verso l'alto ad ogni spostamento in avanti non ha senso. Il modo di evitare che il corpo disegni un arco verso l'alto ogni volta che appoggia i suoi arti fino alla fine della propulsione, consiste nell’articolare le leve in modo che le stesse producano un arco inverso a quello realizzato nello schema originale, come può osservarsi nella figura seguente.

Dal tale figura possiamo dedurre che ogni cane che non si muove in una linea perfettamente orizzontale, possiede qualche tipo di problema nelle articolazioni dei suoi arti.

Avendo compreso il processo meccanico elementare, vediamo come possiamo valutare la struttura ed osservarla direttamente in un cane. In primo luogo, osserviamo che il nostro modello elementare possiede un corpo rigido, la qual cosa implicherebbe che la colonna vertebrale fosse completamente immobile. Ma sappiamo che non è così, e non è possibile, poiché toglierebbe alla stessa l’esercizio di altre funzioni. Tuttavia abbiamo compreso che, per il movimento, la rigidità della colonna sarebbe di enorme vantaggio. La stessa può però acquisirsi mediante una conformazione appropriata ed una corretta muscolatura. Questa importanza fu scientificamente comprovata da esperimenti del Karolinska Institute di Stoccolma, Svezia. Collocando un cane su un tappeto mobile, marcando le articolazioni e filmando con una videocamera rallentata, gli sperimentatori osservarono che la fermezza della colonna offriva un gran vantaggio nel suo spostamento. Ciò richiamò immediatamente l'attenzione sul fatto che cani che non possedevano buone strutture nei loro arti, rendevano comunque bene nel loro movimento a causa della rigidità della loro colonna. Conclusero pertanto che quando si seleziona per il movimento, la prima priorità deve essere la fermezza della colonna. Pertanto, quanto più rigida si mostra questa colonna, minore sarà il problema di trasportare in avanti la forte spinta del posteriore. E questo ci porta ad una seconda questione. Il treno anteriore riceve tutta quella spinta. Il suo primo problema è intercettarlo con i suoi arti anteriori. Quell’arto riceve più del 60 per cento del peso del corpo. Deve intercettarlo e sostenerlo fermamente ed inoltre trascinarlo e tirarlo in avanti. Dobbiamo prendere in considerazione che il treno anteriore non sta incastrato come il femore che é articolato al coccige. Il treno anteriore è legato al torace coi suoi legamenti come un'amaca paraguaiana, pertanto non ha la fermezza che possiede il treno posteriore; il treno anteriore è molto più problematico per lo sviluppo di un corretto movimento, del posteriore. Le conclusioni alle quali arrivarono gli svedesi coi loro esperimenti, furono quelle di fissare delle priorità nella selezione per migliorare la struttura del cane:

1ª priorità: fermezza della linea superiore, dovuta ad una buona conformazione della colonna e ad un’adeguata muscolatura nella regione dorsale. Questa condizione è fondamentale affinché il cane si muova in una linea orizzontale costante per il suo massimo rendimento.

2ª priorità: fermezza dell'articolazione tra il treno anteriore ed il torace. L'ampiezza della portata dell'articolazione anteriore deve essere uguale a quella posteriore. Così, tutta la spinta ricevuta da dietro è tirata in avanti con una trazione equivalente e ferma, da cui si capisce che l'angolazione anteriore deve essere uguale a quella posteriore. Se ciò non succede vuol dire che l'omero e la scapola corrispondenti sono corte, e non permettono un'angolazione uguale a quella posteriore. Pertanto, per risolvere questo problema, devono selezionarsi esemplari con entrambe le ossa più lunghe.

3ª priorità: il treno posteriore deve avere una buona angolazione affinché si sviluppi una buon spinta. Abbiamo visto che ciò non è di grande utilità se non si realizzano le prime due priorità. Questo è altamente condizionato all’altezza ed alla posizione della groppa facilmente visualizzabile nella regione della coscia: quanto maggiore è il volume della coscia, maggiori sono le possibilità di una buona angolazione posteriore.

Le Figure 6 e 7 ci permettono, mediante disegni di cani ideali nella struttura della propria razza, di osservare la loro efficienza nel trotto. Lì vediamo che un Rottweiler arriva ad un 76,68% ed un bassotto all’84,16%, mentre dalla fotografia di un pastore tedesco osserviamo che arriva al 100%. Il vantaggio del pastore tedesco è che è selezionato soprattutto per la sua efficienza nel trotto. Le razze precedenti tendono a non essere tanto settoriali. Che possibilità abbiamo di apprezzare queste qualità in forma visiva e morfologica? Ovviamente, non credo che esista la più remota probabilità di apprezzare tutto ciò in un cane in forma statica, per quanto spettacolare sia la sua "stazione". Nessuno possiede una vista radiografica. E neanche si apprezza molto passando le mani sulle varie parti del suo corpo. Inoltre, non è possibile giudicare la fermezza di una linea superiore in un animale immobile. La stessa cosa succede con la sua portata e trascinamento anteriore e perfino con la spinta posteriore. Tutto questo possiamo apprezzarlo solo in un cane che si muove, in scioltezza, al trotto. Friederun Stockmann, grande allevatrice di Boxer, con affisso "vom Dom", nel suo libro guida sulla costruzione del cane, affermò già prima della seconda guerra mondiale quanto segue: "nel buon rendimento del trotto del cane, si riconosce una buona schiena, una groppa forte e lunga, con un collegamento saldo con la linea superiore e buone angolazioni. Il trotto mostra le qualità o le mancanze di tutto il corpo del cane in forma molto maggiore di qualunque altro modo di camminare o posizione dello stesso.". Walter Martin, grande allevatore di pastori tedeschi (affisso "von der Wienerau") e miglior giudice di tutti i tempi del pastore tedesco, mi confidò che sugli insegnamenti di Friederun Stockmann e sui suoi scritti, basò tutti i sistemi di selezione e miglioramento dei suoi cani che gli procurarono tanti successi. Inoltre li utilizzò sempre nelle sue eccellenti dissertazioni sulla razza.

Se riconosciamo che il movimento del trotto è il migliore per la valutazione della struttura del cane, ci rimane il problema di saper guardare un cane in movimento per il suo giudizio. Per poterlo fare, bisognerà contare su un sufficiente talento, memorizzare la teoria esistente, e ricorrere a molte ore di osservazioni ed apprendistato.

Nella figura 6 rappresentiamo l’efficienza nello spostamento di un Rottweiler che non è del 100% poiché un Rottweiler non è selezionato esclusivamente per il massimo rendimento nel trotto. La proibizione del taglio della coda nel Rottweiler migliorerà, come manifestò il giudice specialista tedesco della razza, Helmut Weiler, la struttura del suo treno posteriore e darà una maggiore fermezza nella linea superiore. Il taglio originale della coda ha provocato nel Rottweiler un’inserzione della coda alto, con conseguente groppa alta, caduta, e pertanto, breve. Come risultato di ciò, il cane muoverà il posteriore da sinistra a destra, compensando la mancanza di possibilità di portata delle sue membra posteriori. Questo farà sì che la regione lombare si deteriori cedendo durante il movimento. Allo scopo di cercare forzosamente una migliore posizione della coda, bisognerà selezionare groppe più lunghe che apporteranno beneficio al movimento posteriore.

Più complicata è la struttura di un bassotto che neanche in un’immagine idealizzata può raggiungere un'efficienza del 100%. Ma con questo schema è semplicemente interessante riaffermare quello che dicono i tedeschi, ossia che un bassotto è e deve essere, sempre, un cane quadrato dalle zampe corte. Ma osserviamo che esso deve possedere entrambe le angolazioni, posteriore ed anteriore, sovraangolate. Non dovrebbe mai essere lungo, perché se lo fosse, come lo selezionano alcuni allevatori, la sua efficienza nel movimento ne sarebbe estremamente compromessa.

Solamente il pastore tedesco, selezionato strutturalmente per la massima efficienza nel trotto, raggiunge il 100% della stessa. Gli allevatori di pecore in Germania riuscirono a selezionare un cane con una ferma linea superiore, in grado di trasmettere lungo tutto il corpo il massimo della spinta posteriore verso il davanti, che poi, con un anteriore con la massima angolazione possibile, mai minore di quella posteriore, riesca, ricevendo tutto il corpo del cane in una delle sue mani, a tirarlo in avanti come se fosse un carro. Per ciò, oltre a realizzare la fermezza con una colonna vertebrale solida, dovettero allungare l'omero e la scapola per ottenere un'angolazione anteriore di 90 gradi.

È notevole come questa informazione abbia sempre maggiore diffusione. I giudici sempre di più nei loro giudizi incominciano a dare priorità al movimento. Si è svolta da poco un'esposizione della VDH in Germania con circa 5000 cani; ha vinto il BIS un Kurzhaar (Fig. 9) che oltre ad essere uno dei cinque migliori cani nelle prove di caccia, possedeva una struttura notevole e si muoveva con molta fluidità con passi vantaggiosi. Richiamò l'attenzione in questo cane il fatto che lo stesso si presentava con una struttura molto più quadrata di quelle che generalmente si vedono nella razza. Probabilmente, col tempo, tutte le razze accorceranno la lunghezza dei loro lombi ed avranno una groppa ampia e ben posizionata.

I cani smetteranno di essere presentati esclusivamente in quella posizione ossessiva ed esecrabile della "stazione" e si muoveranno con libertà, permettendo loro di respirare, senza essere impiccati, soffocandoli, al guinzaglio. Allo stesso modo, mostrandoli da fermi, bisognerà farlo con naturalezza e col guinzaglio lento. Ricordiamo quello che ci diceva il grande allevatore e giudice americano, Frank Sabella: "in ogni cane che viene portato appeso sulla pista, come normalmente è frequente nei Cocker americani e nei Barboncini, vi é un problema nel treno anteriore.". Ed anche Carol Weinberger, grande allevatrice americana di Schnauzer nani, diceva che la "stazione" è normalmente la posizione preferita da molti giudici americani, perché sono pochi quelli che sanno valutare ed apprezzare la struttura del cane in movimento. Come abbiamo già detto, sempre di più i giudici stanno dando importanza al movimento nel giudizio dei cani. Non è necessario farli muovere a lungo. Quasi sempre con un giro di trotto un giudice esperto può scegliere il vincitore. Ovviamente questo sarà oggetto di critica, perché annulla il fatto che l'arte dell’"handling" permetta di dissimulare i difetti ed esaltare le qualità. Ma, nelle esposizioni, dobbiamo cercare il miglior cane e non la migliore presentazione, contrariamente a quello che pensano molti.

Vedremo che, col tempo, i cani di tutte le razze torneranno più quadrati, avranno una linea superiore molto forte, angolazioni posteriori ed anteriori uguali, con accorciamento della zona lombare, allungamento della groppa e dell'omero. Perché tutte le razze di cani sono quadrupedi ed hanno bisogno di una meccanica perfetta per la loro propulsione, con le differenze logiche delle funzioni specifiche per ogni razza.