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30 Novembre 2009
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Sheltie, il Pastore delle Fate

di  Lucio Rocco

 

Le foto ed i cani riprodotti appartengono all'allevamento tedesco Vom Ohmtalteufel di Beate e Udo Alexander, cui va la nostra riconoscenza per la collaborazione prestata.

 

Ogni ultimo martedì di gennaio si celebra a Lerwick, nell’arcipelago delle Shetland, il Festival del Fuoco, “Up Helly Aa” nella lingua locale. E’ una grande festa in costume con cui gli abitanti di queste isole celebrano la loro cultura Vichinga accumulata durante 500 anni di illuminata occupazione Norvegese, dal X secolo fino al 1468, anno dell’annessione alla Scozia, la cui brutale dominazione fece non poco rimpiangere i rudi guerrieri del Nord.

L’arcipelago delle Shetland è costituito da un centinaio di isole situate tra l’Oceano Atlantico ed il Mare del Nord, poche delle quali sono abitate. Le loro condizioni climatiche sono rigide: d’estate il sole non tramonta mai, mentre d’inverno non sorge mai; ma sia d’estate che d’inverno queste terre sono fredde, piovose e battute dai venti del Nord.

Abitate fin dal 3400 a.C. da popolazioni provenienti dalla Scozia e dall'Irlanda, nel 297 d.C. facevano parte, secondo fonti romane, del Regno dei Picti, popolazione che occupava il nord della Scozia ed appunto l'arcipelago delle Shetland e che qui ha lasciato, a testimonianza del suo passaggio, quel sorprendente sistema di fortificazioni che sono i brochs.

Sealtainn (Isole del popolo dei Gatti) venivano chiamate queste terre in lingua gaelica-scozzese, a confermare l'origine dei suoi abitanti: la Scozia infatti era denominata Caithness (Promontorio del Popolo dei Gatti) o Cataibh (Terra del Popolo dei Gatti).

Nel IX secolo le isole Shetland furono invase dai Vichinghi che le occuparono ininterrottamente per circa 500 anni. I Vichinghi portarono con sé il loro bestiame ed i loro cani, simili all’odierno buhund norvegese, usato come versatile pastore, le cui origini si prolungano fino all’età della pietra,  insieme a quegli spitz da pastore incontrati un secolo prima durante l’invasione dell’Islanda ed usati per governare pecore e pony. Questi cani si trasformarono nei secoli a seguito di una dura selezione impostata sul lavoro, ma soprattutto a causa dell'isolamento genetico, conseguenza di quello geografico, che fece prosperare varietà di animali del tutto originali, caratterizzate dalla taglia ridotta. Del resto, la modesta economia, basata su una scarsa agricoltura, sulla pesca e su una pastorizia particolarmente redditizia per la presenza di una pecora dalla lana molto pregiata, insieme alla mancanza di predatori, faceva sì che non ci fosse alcun bisogno di grandi cani da pastore. Così da queste origini ed in queste condizioni si è evoluto, in perfetta sintonia con l’ambiente in cui viveva, il piccolo pastore delle Shetland, agile, veloce, in grado di muoversi in perfetta autonomia sui terreni scoscesi delle rocciose isole e dotato di pelo lungo che lo proteggeva dalle temperature rigide.

Intorno alla metà del 15° secolo le isole Shetland passarono alla Scozia. Da quel momento grandi pecore cominciarono ad essere importate ed è ragionevole supporre che esse fossero accompagnate da cani, l'antico collie da lavoro, all'epoca diffusamente impiegati in Irlanda e Scozia. 

Ma la storia delle razze é quasi sempre costruita sulle ipotesi, intorno alle quali ogni allevatore può sbizzarrirsi a suo piacimento. Qui l'unico fatto certo é che non vi è alcuna prova archeologica della presenza dello Shetland, così come lo conosciamo oggi, che risalga a prima del trasferimento delle isole alla Scozia, anzi la prima prova certa della presenza della razza su queste isole é un'incisione in rame del 1840.

E solo ipotesi sono anche quelle che ci descrivono il lavoro a cui questo cane era adibito. Il piccolo pastore delle piccole isole era forse impiegato nelle anch’esse piccole proprietà (toons) in cui si trovavano le fattorie (crofts) per cui veniva chiamato con l’appellativo di “toonie dog”, o con quello di “peerie dog”, ossia cane delle fate, ma il suo impiego fu probabilmente diverso da quello del suo cugino maggiore. Su un'isola di pochi chilometri quadrati un cane specializzato nella conduzione del gregge avrebbe avuto ben poco da fare, ed altrettanto può dirsi di un cane usato per la difesa del gregge, perché da quelle parti i predatori (persino quelli umani) erano completamente assenti. Dunque quale poteva essere il lavoro di un cane le cui pecore si muovevano in uno spazio ridotto e non potevano essere né aggredite, né rubate, né perdute? A ben riflettere c'era su quelle isole qualcosa di prezioso che valeva la pena di proteggere con l'impiego di un cane: erano quei piccoli spazi dei toons che fornivano i pochi preziosi prodotti dell'agricoltura che si producevano intorno ai crofts. Ed allora é ragionevole pensare che il compito dello Sheltie fosse quello di sorvegliare le piccole pecore Shetland affinché non entrassero nelle fattorie a mangiare le già scarse colture che vi si producevano. Questa potrebbe essere la ragione del suo appellativo di “Toonie Dog”.

Ma un’altra affascinante ipotesi sull’impiego di questi cani la racconta Sue Ann Bowling (Deryini) forse la maggiore storica della razza.

La Dottoressa Bowling narra di aver sempre notato in questi cani un certo istinto protettivo contro tutto ciò che volava, ed a questo proposito racconta un significativo episodio che ha per protagonista uno dei suoi sheltie:

 “Derry estendeva questa pratica ad aeroplani ed elicotteri, come ebbi modo di osservare in una particolare circostanza. L’avevo portato con me, una volta che ero andata in visita a mio padre, il quale viveva nei pressi di una base dell’Air Force. Quando il vento soffiava nella direzione giusta, gli aerei passavano sopra il nostro recinto all’incirca ogni cinque minuti. Derry strisciava fremendo d’ansia verso il lato del recinto da cui arrivavano gli aerei, poi li inseguiva pazzamente attraverso il campo finché non sparivano in direzione della base. Come disse mio padre, Derry ebbe successo nel compito che si era assegnato: non un solo aeroplano atterrò nel recinto mentre lui rimase là. Mi sono sempre chiesta cosa avrebbe fatto se ne avesse acchiappato uno, ma probabilmente Derry stava tentando semplicemente di cacciarli via in obbedienza ad una memoria ancestrale e lontana che lo spingeva a scacciare esseri che potevano beccare a sangue le sue pecore.”.

Con maggiore realismo é ragionevole pensare che gli Sheltie fossero usati sulle isole per proteggere le misere colture dei crofts dalle razzie degli uccelli e delle piccole pecore, più che  le stesse pecore dalle beccate degli uccelli. Del resto gli uccelli erano gli unici esseri viventi a non essere affatto piccoli, e sono ancor oggi i veri dominatori dell'arcipelago: marangoni, edredoni, strolaghe, urie, gabbiani, anatre, sule, morette codone, pulcinella di mare,  tutti prevalentemente mangiatori di pesci, ma, all'occorrenza, anche di piante e dei vermi che affiorano dai terreni smossi. Questa ipotesi spiegherebbe anche la natura da "guardiano" di questo cane, provata dalla sua tendenza a dare l'allarme al minimo sospetto pericolo.

Verso la fine del 19° secolo le isole Shetland cominciarono a diventare la meta di una qualche forma di turismo, soprattutto commerciale, ed ai poveri abitanti non parve vero di poter vendere i loro piccoli e graziosi cani che viaggiatori e marinai di passaggio trovavano adorabili. L’allevamento smise di essere orientato al lavoro e cominciò una superproduzione a scopo commerciale che rovinò quanto era stato fatto negli anni precedenti. Furono usate un gran numero di razze pur di produrre cani piccoli, dai Kings Charles Spaniel ai Pomerania, dai Welsh Corgi Cardigan agli Scottish Terrier.

Alla fine del 19° secolo, dunque, la situazione per la razza era disastrosa e gli isolani cercarono di recuperare il tipo originario ricorrendo ancora ad incroci con il collie; questi incroci sono continuati almeno fino al 1930. Importanti informazioni sul genetico ritrovarsi tra le due razze sono riportate in un articolo pubblicato a cura dell’American Shetland Sheepdog Association nel secondo dei suoi handbook sulla razza, ristampato nel 1995 ed in un importante trattato, “All about the Shetland Sheepdog” di Felicity M. Rogers, che è di una sincerità persino brutale nel narrare alcuni episodi della storia della razza.

Nel 1908 fu fondato il Lerwick Shetland Collie Club e l’anno dopo nacque anche lo Scottish Shetland Sheepdog Club. Nel marzo dello stesso anno il Kennel Club inglese riconobbe la razza, registrata inizialmente con il nome di Collie Shetland, nome che, nel successivo mese di ottobre fu cambiato in Shetland Sheepdog, tagliando così ogni relazione, anche lessicale, con il Collie. Ma gli uomini raccontano la storia secondo la loro convenienza, mentre la natura lascia prove inconfutabili del suo cammino e la presenza nello Shetland del gene mutato mdr1-1Δ, come risulta dalla ricerca dell'Università della California del 2004 (vedi l'articolo "La stirpe del collie: dalle origini alle prime esposizioni") prova, senza ombra di dubbio, la parentela dello Shetland con il Collie.

Anche l’American Kennel Club riconobbe la razza nell’Aprile del 1911 con il nome di Shetland Sheepdog.

In ogni caso lo Sheltie è riuscito a conservare la sua assoluta originalità, sia di aspetto che di carattere, che ne fa una razza assolutamente unica, come scriveva, in un articolo del 17 ottobre 1909, il giornale The Boston Globe: “Tanto antico quanto il peloso pony e la pecora della sua terra natale è il collie Shetland delle isole scozzesi, a nord-est delle Orcadi, nelle latitudini nordiche. A quelle latitudini cavalli e vacche sono di taglia piccola ed anche i Collie sembrano adattarsi al rispetto delle dimensioni. Essi non sono grandi quanto il tipico collie scozzese che si vede nelle mostre canine, ma sotto molti aspetti, vi è una certa somiglianza. A dispetto dell'assenza di evidenti caratteri di razza che ci aiutino a rintracciare gli incroci usati per la sua creazione, il Collie Shetland è un cane estremamente interessante. Egli è così ostinato come le solide scogliere delle Shetland, così tenace nel suo lavoro di guida e di pastore come il frastuono ed il fragore delle onde del mare del Nord, mentre nel sorvegliare e nel vigilare sul suo gregge è fedele come l'attaccamento degli Scozzesi al suono delle cornamuse.”.

Pittoresca descrizione di un cane che la viva intelligenza e la profonda sensibilità fanno riconoscere immediatamente come membro della stirpe del Collie, ed il cui carattere da “folletto” giustifica il soprannome di “Cane delle Fate”, appellativo che è ben più di una leggenda, se è vero che a nord dell’antica postazione di pesca di Stennes, poco lontano dal faro che segnala la punta nord-ovest di Mainland, la maggiore delle isole Shetland, laddove si ergono le rovine di Houlland Broch, ancora oggi è possibile, nelle notti di luna piena, vedere le fate danzare e suonare con il violino un’antica ballata ...