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02.10.2018 14.48
 
   
 
 
20 maggio 2009
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La Storia del Collie: Dalle Origini alle Prime Esposizioni

di  Lucio Rocco

 

"A narrare il mutar delle forme in corpi nuovi mi spinge l'estro. O dei, se vostre sono queste metamorfosi, ispirate il mio disegno, così che il canto dalle origini del mondo si snodi ininterrotto sino ai miei giorni". (P. Ovidio Nasone, Metamorfosi, Libro Primo)

Investigare sulle origini del collie è impresa assai ardua. Le varie razze, che oggi ne costituiscono la famiglia, hanno probabilmente una comune origine recente, ma le loro radici, pur tra realtà e fantasia, tra cronaca e letteratura, tra storia e mito, si fanno strada fino alla notte dei tempi.

L’ipotesi oggi comunemente accettata è che questa razza, così come oggi la conosciamo, é il risultato di una selezione avvenuta attraverso i secoli seguendo l’evoluzione della civiltà dell’uomo, perché all’uomo questo cane ha legato il suo destino in maniera indissolubile ed alle sue esigenze ha adattato la propria evoluzione.

La storia che ci apprestiamo a raccontare non riguarda perciò un’unica razza, ma un insieme assolutamente straordinario di razze e varietà, nate ed evolutesi, e in qualche caso scomparse, ma tutte impegnate a costruire quella “stirpe del collie” che ha monopolizzato negli ultimi due secoli gran parte delle scienze e delle arti legate al cane. Non è pura fantasia. C’è una base scientifica in tutto questo.

Nel 2004 è stato pubblicato uno studio della dott.ssa Katrina L. Mealey dell’Università di Washington e del gruppo del dott. Mark W. Neff dell’Università della California sulla presenza del gene mutato mdr1-1Δ (causa della sensibilità del collie all’Ivermectina) in alcune razze che hanno una ragionevole possibilità di parentela con il collie. Questi ricercatori hanno basato il loro studio su uno schema di albero genealogico ideato da Linda Rorem fin dal 1997. Lo schema, che qui mostriamo adattato alle nostre finalità, mostra il rapporto tra le varie razze di collie ed i loro antenati. Si tratta naturalmente di una semplificazione, in quanto altre razze hanno contribuito, anche se in maniera meno determinante, all'evoluzione di quel cane che é poi diventato il collie, ma da esso si deduce che le diverse razze oggi esistenti, al di là delle loro origini più remote, hanno, come principale antenato, l'antico collie da lavoro presente in Gran Bretagna e Irlanda nella prima metà del XIX secolo ed evolutosi in queste regioni dal primo Medio Evo fino all’alba delle esposizioni canine (1860 circa).

 

Le conclusioni, cui il lavoro dei ricercatori americani è giunto, sono le seguenti:

  • una mutazione, che si trova nel patrimonio genetico del collie, provoca una sensibilità ad alcuni farmaci, il più noto dei quali é l’Ivermectina;

  • questa mutazione non è antichissima, ma è nata da 40 a 120 generazioni (160-480 anni) fa all'interno della linea evolutiva del collie;

  • tutte le razze che presentano questa mutazione sono discendenti di un cane che viveva in Gran Bretagna ed Irlanda prima dell’isolamento genetico delle razze che trae origine dall’istituzione dei Libri Genealogici (ca. 1873);

  • da questo comune antenato discendono almeno nove distinte razze, e ciò è provato dalla presenza in esse del gene mutato mdr1-1Δ;

  • le razze che non presentano il gene mutato (contrassegnate nello schema da un check verde) devono essersi geneticamente distaccate in epoca precedente la comparsa della mutazione, oppure sono rimaste isolate in una nicchia genetica all’interno della quale la deriva genetica ha selezionato “per caso” individui esenti dal gene mutato.

Tra le nove razze in cui si è trovato il gene mdr1-1Δ, ce ne sono due di levrieri create sul finire del secolo scorso negli Stati Uniti, il Longhaired Whippet ed il Silken Windhound, la cui parentela con il collie sembrava insospettabile. In realtà la seconda delle due razze è stata ottenuta solo negli ultimi trent’anni dalla prima, e questa ha tra i suoi antenati il Whippet ed il Borzoi, entrambi esenti dalla mutazione, ma anche il pastore delle Shetland, in cui invece essa è presente.

Le origini di quei cani, che alla creazione del collie hanno contribuito, sono molto antiche.

Nel suo libro “A General History of Quadrupeds” (1790) Thomas Bewick descrive un cane che sembrerebbe un antenato del collie, molto simile ad un altro cane descritto qualche anno dopo dal Rev. W. Bingley nel libro “Memoirs of British Quadrupeds” (1808). In entrambi i libri non si nomina mai il collie (o colley come fu inizialmente chiamato) ma la loro descrizione non lascia alcun dubbio: è il cane che ha custodito per secoli le pecore sugli altopiani scozzesi, e che per questo fine ha maturato una singolare evoluzione mentale e caratteriale, oltre che fisica, che lo ha differenziato dalla maggior parte delle altre razze da pastore.

La storia del collie è dunque la storia delle terre di Scozia e dei popoli che le abitarono e, primi tra questi, quelli che i Greci chiamarono Celti ed i Romani, Galli, e che, fra il 3° ed il 1° secolo a.C., partendo dalla penisola iberica, invasero le isole britanniche occupando Bretagna, Galles, Cornovaglia, Irlanda e Scozia.

La storia di questo popolo è ammantata di avventure e di amori, di gesta eroiche e di racconti magici, di miti e di fantasie, che le leggende medioevali attribuirono più tardi a Re Artù, a Mago Merlino, ai Cavalieri della Tavola Rotonda.

Essi incontrarono nella loro espansione popolazioni di origine indoeuropea giunte in Europa forse già dal IV millennio a.C. ed il cui rapporto con i cani da gregge era iniziato circa 1.000 anni prima, all'epoca della "rivoluzione neolitica". Questa fu un’era letteralmente rivoluzionaria, perché da una economia basata sulla caccia si passò all'agricoltura ed all'allevamento, con conseguenti cambiamenti radicali nella vita dell'uomo, dall’alimentazione al modo di abitare, dal rapporto con l’ambiente a quello con gli altri uomini, e determinò anche un'evoluzione nel ruolo del cane, per cui intorno al 5.000 a.C. può essere datata in Europa la nascita del cane da pastore.

 I Celti erano fondamentalmente un popolo di guerrieri, ma la loro economia era basata sull’agricoltura e sulla pastorizia, per cui i cani erano di grande utilità. E’ probabile dunque che fossero chiamati “collies” i cani usati per condurre il bestiame, con una parola che nella lingua celtica vuol dire “utile”, o più probabilmente il nome di questo cane potrebbe derivare dalle pecore dal muso nero, chiamate "colleys" dalla parola anglo-sassone “coal", che vuol dire “nero”. Il nero era anche il colore originale della razza.

 L'importanza che i Celti davano al cane è testimoniata dai loro miti e dalla loro cultura. L’antico e leggendario levriero dei Celti (forse il progenitore degli attuali Irish Wolfhound) veniva utilizzato nella caccia ai grandi ungulati e per difendere le greggi dai lupi. Quando, intorno al 1600, il lupo si estinse sull’isola britannica, i cani utilizzati per la sua caccia cessarono di essere indispensabili e rischiarono a loro volta l'estinzione, ma per fortuna già da secoli i cani dei celti, incrociandosi con i cani già presenti sui territori occupati, avevano intrapreso, sul cammino dell'evoluzione, la strada che li avrebbe trasformati da difensori a conduttori del gregge.

Nel 55 a.C. i Romani iniziarono con Cesare ad espandersi in Europa. Essi avanzavano portando con sé il bestiame e quei cani che Marco Terenzio Varrone ha descritto come animali di grossa taglia, di colore bianco, nero e marrone, selezionati soprattutto per la difesa del gregge: questi cani somigliavano probabilmente agli odierni bovari del bernese. Nel 43 d.C. con l’imperatore Claudio i Romani giunsero in Britannia, spingendosi fino ai confini della Scozia.

I Romani contribuirono a migliorare l'allevamento del bestiame, introducendo razze di pecore più selezionate, che dettero un impulso all'industria della lana, essenziale per l'economia. E’ logico pensare che negli anni dell'occupazione romana i cani arrivati al seguito degli invasori si fossero profondamente trasformati incrociandosi con i locali cani celti che a loro volta avevano già subito l’influenza di quelli delle preesistenti popolazioni.

In quelle terre i romani rimasero fino al 410 d.C. quando si ritirarono definitivamente sul continente dove erano minacciati dall'avanzata di  Unni e Visigoti, lasciando il campo libero all'immigrazione, più che all'invasione, degli Anglo-Sassoni. Questi erano un insieme di varie tribù germaniche provenienti dallo Jutland (Angli e Juti) e dalla Germania nord-occidentale (Sassoni). L'economia di questi popoli era fiorente, grazie ai loro traffici, ed i loro signori erano benestanti e ricchi di bestiame e di terre, e seppero apprendere dalle popolazioni locali quella superiorità tecnica in agricoltura che, grazie ai romani, esse avevano. Comincia a nascere l'economia medievale basata sul castello come nucleo di aggregazione, comprendente tutte le componenti dell'economia, dal signore agli schiavi, dalle terre al bestiame, ai cani.

Nel 793 cominciarono gli attacchi dei Vichinghi alle coste della Britannia, dapprima sotto forma di scorrerie piratesche, poi in maniera sempre più continua. Il legame tra i guerrieri Vichinghi ed i loro cani è testimoniato dalla frequenza con cui questi si trovano nelle tombe, sepolti insieme ai loro padroni. I cani dei Vichinghi erano degli spitz evolutisi nell'arco di quasi 5000 anni a partire dal lupo artico e da cani domestici. I Vichinghi portavano al loro seguito dei cani da caccia e dei cani da mandria simili all'Icelandic Sheepdog. Da questi cani si suppone si siano evolute altre razze tra cui anche i pastori delle Shetland. L'occupazione vichinga durò fino al 1066, quando la Britannia fu invasa dai Normanni.

Ogni invasione portava nuovi tipi di bestiame e di cani, e questi cani si incrociavano con i cani locali dando origine a nuove varietà. L'industria della lana era essenziale all'economia, per cui furono selezionati, allevati ed addestrati cani che potessero essere utili come conduttori e custodi di greggi. Le caratteristiche richieste erano un mantello folto ed impermeabile che li proteggesse dalle dure condizioni atmosferiche, una grande intelligenza, un forte temperamento ed una notevole resistenza fisica.

A partire dall'anno 1000 era iniziata la crescita economica, tecnica e culturale dell'Europa. Durante quegli anni la distruzione di grandi tratti di foreste aveva reso disponibili pascoli estesi, che erano stati successivamente frazionati, provocando la frammentazione delle proprietà e delle aziende agricole in unità sempre più piccole.

 I pastori selezionavano i loro “utili” cani a seconda delle competenze richieste, cioè dei diversi tipi di bestiame e delle diverse condizioni climatiche ed ambientali.

Pur essendosi sviluppate da antenati comuni, anche le due varietà, a pelo lungo ed a pelo corto, cominciarono a separarsi in conseguenza del tipo di lavoro svolto e dei luoghi in cui lo svolgevano. Il rough collie, la varietà a pelo lungo, lavorava con le greggi di pecore, mentre lo smooth collie, a pelo raso, veniva probabilmente usato come bovaro per guidare il bestiame. Mentre il primo continuò a lavorare sugli altopiani scozzesi, il secondo scese a valle dove il clima era più umido, ma meno rigido.

La vita pastorale in Gran Bretagna ha subito nei secoli profondi cambiamenti. Questi mutamenti socio-economici hanno certamente modificato il tipo di lavoro svolto dai cani, perché non era più necessario guidare le pecore su lunghe distanze fino ai mercati. E questi cambiamenti nelle pratiche agricole portarono alla scomparsa di molte razze e varietà non rispondenti più alle nuove necessità: Smithfields, Beards e Shags, Dorset Sheepdogs (o Old Downlands), Galway Collies (di cui il famoso Trefoil era un esemplare), Highland Collies, Manx Sheepdogs, Rutherford North Country Collies, Welsh Hillman, e Welsh Grey Collies sono tutte varietà di Collie scomparse progressivamente per non essere riuscite ad adattarsi a tali cambiamenti.

Le nuove scoperte geografiche favorirono, durante il 17° e 18° secolo, la diffusione del collie nel mondo. Gli sheepdogs e gli shepherds sono i discendenti dei collie britannici che accompagnarono i primi pionieri in America ed in Australia insieme al loro bestiame.

Il 6 settembre del 1620 salpò da Plymouth in Inghilterra, diretto nel nuovo mondo, il galeone Mayflower, con a bordo 115 Padri Pellegrini. Essi erano accompagnati dal bestiame e da quei cani che allora si stavano affermando. I discendenti di questi collie poco a poco si sparpagliarono in tutto il continente americano, specialmente durante la "corsa all'oro" del 1840, quando la grande richiesta di lana e di carne fece muovere grandi greggi di pecore dall'ovest verso la California ed il Nuovo Messico.

Nel 1788 il Capitano James Cook sbarcò a Port Jackson (oggi Sydney) in Australia con il suo carico di detenuti, guardie, prodotti alimentari, bestiame e cani (presumibilmente i collie da lavoro allora usati in Gran Bretagna) iniziando quella colonizzazione che nel secolo successivo si sarebbe estesa a tutto il continente. I coloni avevano bisogno di un cane forte, dotato di grande resistenza, capace di controllare e di spostare le grandi mandrie di bestiame attraverso pascoli vastissimi. Questa necessità fece sì che venissero selezionate razze diverse a seconda del bestiame cui erano adibite e delle zone in cui operavano.

La rivoluzione industriale provocò grandi trasformazioni nella società inglese durante il regno della Regina Vittoria (1837-1901) ed i cambiamenti socio-economici cambiarono anche il ruolo di molte razze di cani, tanto che da allora possederli divenne più una moda che una necessità.

Fino a quel momento i cani erano stati selezionati tenendo conto delle loro caratteristiche fisiche e della loro capacità di lavoro, ma da quel momento le finalità della selezione cambiarono radicalmente. Il colpo di grazia fu dato dalle prime esposizioni.

E siamo giunti così al XIX secolo con la diffusione di una nuova varietà di collie da lavoro, ben adattatasi alle nuove opportunità che la pastorizia esprimeva. Ma ciò che ha segnato una rivoluzione, forse non positiva, nel ruolo del cane, è stato nel 1860 l'inizio delle esposizioni, perché esse influirono direttamente sulle finalità della selezione, che da allora in poi mirò alla forma piuttosto che alla funzione.

All’alba del XIX secolo viveva dunque in Gran Bretagna ed Irlanda un tipo di collie, dal quale fu selezionato l’attuale Collie da esposizione, e che ha continuato ad esistere come cane da fattoria, o cane di famiglia, almeno fino al 1950. Questo tipo di collie scozzese aveva caratteristiche molto variabili, ma si distingueva per un mantello non eccessivamente lungo, gli occhi grandi, lo stop pronunciato ed il cranio più largo che, insieme alla grande intelligenza e versatilità ne facevano il compagno indispensabile per il pastore, così come era stato rappresentato e descritto nel 1790 da Thomas Bewick nel libro A General History of Quadrupeds:

"Questo utile animale, sempre fedele al suo compito, si pone alla testa del gregge, là dove meglio può ascoltare e comprendere la voce del pastore. Sicurezza, ordine, disciplina, sono il risultato della sua vigilanza e della sua azione. In queste vaste distese di terra, che in molte parti della nostra isola sono destinate esclusivamente all'alimentazione delle pecore o di altro bestiame, questo intelligente animale è di enorme importanza. Greggi smisurate possono essere continuamente sorvegliate lasciandole libere in questi spazi selvaggi, ampi fin dove l'occhio può arrivare, apparentemente senza controllo. La loro unica guida è il pastore, cui obbediscono i suoi fedeli cani, assidua compagnia alla sua fatica. Essi ricevono i suoi comandi e sono sempre pronti ad eseguirli; sono i vigili custodi del suo gregge, impediscono che si disperda, lo tengono unito e lo guidano da una parte all'altra del pascolo; non tollerano che estranei si mescolino alle loro pecore e diligentemente tengono lontano ogni intruso. Nel guidare qualsiasi numero di pecore ad una qualunque distanza, un cane ben addestrato non manca mai di controllare il loro cammino, di badare ad ogni strada che si diparte da esso, di minacciare ogni malintenzionato. Esso aspetta i ritardatari, e se qualcuno dovesse allontanarsi, lo riporta all’ordine senza fargli il minimo danno. Se il pastore è obbligato ad assentarsi, resta il suo cane a tenere insieme il gregge e, non appena sente il ben noto richiamo, questa fedele creatura lo riconduce al suo padrone, anche se è a notevole distanza."

Pur senza mai nominarlo, questo brano descrive con grande precisione l’animo ed il lavoro del collie, così come i pastori lo vollero!