Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.48
 
   
 
 
18 Gennaio 2010
ENGLISH
 

Sulla Via della Lana: l'Australian Koolie

di  Lucio Rocco

 

Questo articolo è stato scritto con la collaborazione del KOOLIE CLUB OF AUSTRALIA, pur rappresentando il suo contenuto unicamente l’opinione dell’autore. Le foto mostrate appartengono ad allevamenti australiani che non sono citati per l’espressa volontà di pubblicizzare, attraverso il club, la razza e gli allevatori nel loro insieme. Nella scelta del nome della razza, tra quelli in uso nel mondo, si é voluto rispettare la volontà del club in quanto rappresentativo del paese d’origine, senza nulla togliere al lavoro fatto da altre organizzazioni che tutelano la stessa razza, pur chiamandola talvolta in maniera diversa. Sulle origini della razza coloro che ne sono i custodi continuano ad indagare e si prega chi fosse in possesso di informazioni di qualche interesse di contattare il KOOLIE CLUB OF AUSTRALIA Inc. inviando una mail all’indirizzo:  editor@australian-koolies.info. Allo stesso indirizzo può essere richiesta una copia della newsletter che periodicamente fornisce informazioni sulla razza stessa.

 

"This country is my mind"

recita il poeta australiano Les Murray, figlio (anche lui!) di scozzesi emigrati in Australia.

"Questa terra è il mio spirito", versi che parlano di una natura che esige rispetto, di animali che sembrano sopravvivere al di fuori del tempo, di solitudini assolute e di silenzi sterminati; ma anche versi che raccontano il dolore dei disperati, di quell’umanità sfruttata che permette a pochi di raccogliere i frutti di una terra prodiga di doni. Murray ha cantato il sangue versato dai galeotti mandati a morire in terre sconosciute, il dolore degli emigranti alla ricerca di un riscatto lontano dalla patria.

Ma egli è anche, come la sua terra, il poeta della speranza …

… Bianchi e Neri diventarono

gli uomini del Fuoco e della Terra

e in questi due versi c’è la spiegazione della grandezza di questo paese.

Terra straordinaria l’Australia, dove la mitologia degli aborigeni ha insegnato la sacralità della Creazione. Nel Dreamtime, “Tempo del sogno”, riposano gli Dei, nostri progenitori, mentre i bambini sono i custodi del Sogno, ponte tra gli Antenati ed il futuro del mondo.

Qui la natura ha forgiato uomini e donne non usi a trastullarsi in discussioni inutili, ma costretti dalla necessità di sopravvivere, a risolvere giorno dopo giorno problemi immani. E’ forse per questo motivo che il punto di vista degli australiani, anche nei riguardi delle razze che essi stessi hanno creato, è assolutamente diverso da quello europeo.

Coloro che si sono impegnati a proteggere il koolie hanno cercato di rafforzare la sua natura di cane capace di lavorare in ogni situazione. Così, mentre noi sprechiamo il nostro tempo nel tentativo di comprendere il perché di un nome, essi non si sono curati di creare cani dalla tipologia uniforme, anzi la varietà è stata incoraggiata perché ritenuta utile.

La ragione di questa salutare biodiversità è la necessità di preservare la capacità del Koolie di adattarsi a tutti i terreni ed a tutte le condizioni climatiche. Coloro che hanno creato questa razza, l’hanno selezionata unicamente per la capacità di svolgere il lavoro di cui avevano bisogno. Chi trasportava il bestiame sui camion, aveva bisogno di un cane piccolo, agile e resistente, capace di muoversi rapidamente e di lavorare duramente senza stancarsi. Chi portava le mandrie ai centri di raccolta aveva invece bisogno di un cane in grado di camminare a lungo, con una grande resistenza ed una struttura leggera. Nelle zone montagnose del sud dell’Australia occorreva un cane con un mantello copioso in grado di difenderlo dal freddo. Con i bovini semiselvatici era richiesto un cane con ossatura pesante che avesse la forza necessaria per imporre la sua volontà ad un toro di 1.000 Kg; con le pecore invece occorreva un lavoratore agile, capace di saltare sui loro dorsi. Anche il modo di lavorare risulta di conseguenza molto vario: alcuni Koolie guidano il gregge facendo spostare la testa del branco, altri preferiscono spingere il gregge da dietro. Al contrario del Border che lavora quasi accucciato sul terreno in atteggiamento predatorio, il Koolie rimane in posizione verticale, in modo da tener sempre d’occhio tutto il gregge, inoltre è capace di lavorare su qualsiasi cosa si muova, dalle anatre alle pecore, dalle capre ai buoi o, in mancanza d’altro, ai bambini.

Dunque, il concetto di Tipo, inteso come l'insieme di quegli elementi somatici che determinano l'aspetto generale di un cane, tanto esasperato in Europa da far prevalere la bellezza sulla funzionalità, dimenticando lo scopo originario della razza, qui é completamente sovvertito e rimane legato solo alla capacità di lavorare.

Le radici della razza di cui ci stiamo occupando non sembrano affondare molto nelle profondità del tempo, eppure è estremamente difficile trovare il momento in cui esse hanno generato questo cane, che è certamente uno dei più misteriosi tra le razze da pastore della stirpe del collie. Cercheremo allora di seguirne le tracce attraverso la storia, indagando sugli animali di cui questi cani si sono da sempre occupati. E per un cane australiano l’animale che può guidarci è ovviamente la pecora merinos, razza dalla lana abbondante e molto fine, pecora di grande struttura e grande camminatrice.

Furono probabilmente i Fenici a portare gli ovini, originari dell’Asia Minore, in Nord Africa, da dove la nostra merinos potrebbe essere stata introdotta in Spagna dai Mori di una dinastia berbera, i Beni-Merines. Prima del 18° secolo esportare merinos dalla Spagna era considerato un crimine punibile con la morte, ma alcuni esemplari furono donati da Ferdinando VI di Borbone a suo cugino, il principe Xavier di Sassonia. La guerre napoleoniche, durate vent’anni a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo, distrussero quasi completamente l'industria spagnola della lana ed il destino delle merinos si spostò da allora in Germania e più tardi in Australia. Qui il primo arrivo si ebbe con la flotta che, il 13 maggio del 1787 salpò dalla Gran Bretagna con 1.487 persone a bordo, per creare la prima colonia europea nel Nuovo Galles del Sud. La flotta era guidata dal Capitano Arthur Phillip e le 11 navi che la componevano arrivarono a Botany Bay tra il 18 ed il 20 gennaio del 1788. Di tutte le pecore di razza merinos che erano partite, ne arrivarono in Australia solo 70 e, dopo pochi mesi, ne erano sopravvissute appena la metà. Quelle poche però trovarono evidentemente un ambiente favorevole, se si pensa che oggi gli ovini sono più di 105 milioni e l’Australia è il maggiore produttore di lana del mondo.

Nel libro del 1981 “The complete book of Australian dogs”, Angela Sanderson cita il koolie australiano chiamandolo German Collie, nome con cui il Koolie è stato chiamato per molto tempo e che ancor oggi è usato in molte parti del mondo. Nello stesso libro vi è un riferimento a Max Von Stephanitz, che nella sua opera sul pastore tedesco “The German Shepherd in word and picture”, pubblicata nel 1925, nomina le razze importate dalla Germania e cita il German Tiger come un cane dalla colorazione merle “simile al tipo che in Australia è chiamato German Collie”. In realtà, come afferma la studiosa americana Linda Rorem, il libro di Von Stephanitz è stato male interpretato. Von Stephanitz infatti non parla di una razza “German Tiger”, perché Tiger è ancor oggi solo un colore, non una razza. Rimane però l’accenno al German Collie che dunque doveva essere presente in Australia nel 1925.

Ma già nel 1911 Robert Kaleski, esperto di razze australiane, che per tutta la vita si batté per il riconoscimento di alcune di esse con i suoi editoriali sul Mail Sydney, aveva citato il German Koolie come una delle razze da lavoro presenti in Australia.

Nella rivista britannica “The Field” del 1901, Freeman Lloyd, giornalista e cacciatore, scriveva: “il cane conosciuto come German Collie, è probabilmente un incrocio tra uno Smithfield ed il collie scozzese, e deve il suo nome ad un ceppo da lavoro di proprietà di un tedesco".

Nel suo libro del 1897 “The Dog in Australasia”, il famoso giornalista Walter Beilby affermava che nel 1896 i Collie Blue Merle in Australia erano conosciuti con il nome di German Coolies.

E ancora in un articolo intitolato "The Origin of the German Koolie", apparso nel 1996 sulla rivista “The working stock dog magazine of Australia”, Chris Howe, che trascorse tutta la sua vita studiando i cani da pastore, afferma: "Non vi è dubbio che il koolie è un membro della famiglia del Border Collie".

Ci sono numerosi indizi, inoltre, che ci portano a datare la presenza del Koolie in Australia anche prima della fine del XIX secolo. Esistono infatti prove documentali che dimostrano che Thomas Simpson Hall, allevatore della Hunter Valley, importò alcuni Smooth Collie nel 1840. Ed Elizabeth Macarthur, moglie di John Macarthur, pioniere dell'industria della lana in Australia, fece venire dalla Germania nel 1825 un tedesco di nome Joseph Pabts (forse il tedesco di cui parlava Freeman Lloyd) perché si prendesse cura delle sue greggi. E' possibile che costui portasse con sé un certo numero di cani tedeschi da lavoro, probabilmente di colorazione Tiger che si sarebbero incrociati con gli smooth. Se così fosse gli accoppiamenti che hanno portato al German Collie o German Koolie, potrebbero essere iniziati nella prima metà del XIX secolo.

Secondo l’albero genealogico del collie tracciato da Linda Rorem, dal vecchio Collie da lavoro di Gran Bretagna e Irlanda discende un cane da fattoria chiamato "Smithfield" dal nome del mercato della carne di Londra. Da questo punto in poi la genealogia del collie si divide in tre tronconi: in Australia l'Australian Cattle Dog, l’Australian Kelpie ed il German Koolie, in Gran Bretagna il Bearded Collie ed il Welsh Sheepdog, in America il McNab, l’Australian Sheperd e l’English Sheperd. In un articolo pubblicato sulla rivista "Dog World Magazine" nel 1987 la stessa Linda Rorem afferma che alla base del German Collie ci sono i cani di origine britannica giunti in Australia insieme alle pecore con i primi coloni. Tra questi devono aver contribuito in special modo lo Smithfield e qualche cane da pastore di origine tedesca e di colore merle che accompagnava le merinos che per l'appunto arrivavano dalla Sassonia.

Alla stessa conclusione arrivarono nel 2004 Iris Combe e Pat Hutchinson, secondo le quali i possenti collie di tipo Smithfield furono importati in Australia per lavorare con le mandrie di bovini selvatici, ma incontrarono difficoltà a causa della loro lentezza e dell’incapacità di resistere al caldo eccessivo. Vennero dunque incrociati con altri collie da gregge per avere un tipo più adatto all’ambiente di lavoro. I prodotti di questi accoppiamenti sarebbero forse stati i primi German Koolie.

Rimangono però due problemi fondamentali da chiarire. Perché il German Koolie sia stato chiamato così e perché tutte e tre le razze da pastore australiane, l’Australian Cattle Dog, il Kelpie ed il German Koolie non presentino traccia del gene mutato MDR1.

Nel dizionario etimologico Merriam-Webster leggiamo, alla voce 'coolie': “parola di etimologia indiana e pakistana risalente al 1638, il cui significato è: lavoratore dell'Estremo Oriente reclutato a basso salario”. Dunque il nome "Coolie" o "German Coolie" potrebbe essere un dispregiativo affibbiato agli immigrati tedeschi arrivati in Australia a partire dal 1800. Questi immigrati avevano forse portato con sé i loro cani da pastore che potrebbero essere stati chiamati, come i loro padroni, coi nomi di Coolie, o Coulie, o Koolie.

L’assenza nel Koolie del gene mutato MDR1, la cui comparsa risale almeno alla metà del 19° secolo, all’epoca della divisione delle razze tra tipo da esposizione e tipo da lavoro, gioca a favore dell’origine più antica della razza. Per lasciare il gene mutato MDR1 nel vecchio mondo gli antenati del collie, da cui il Koolie deriva, dovrebbero aver abbandonato l’Europa prima della metà del XIX secolo. L’isolamento genetico dell’Australia avrebbe poi fatto il resto. Ipotesi anche queste, naturalmente, che si aggiungono alle altre pur plausibili che ci sono già.

Nel 2000 si è costituito il Koolie Club of Australia allo scopo di mettere in contatto tutti coloro che amano questa razza. Uno dei suoi primi impegni è stato quello di scegliere un nome che potesse rappresentare la razza. Si é scelto quello di Australian Koolie, che, se si ammette che la razza non abbia nulla a che vedere con la Germania, risulta essere una scelta pienamente giustificata.

Attualmente il Club è in fase di crescita ed ha soci non solo in Australia, ma anche negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda, nei Paesi Bassi ed in Germania, e tutti quanti insieme portano nel Club il loro bagaglio di esperienza e danno il loro contributo. Questo è anche il motivo per cui non si è ancora fissato uno standard di razza. Tutti i soci del Club sanno infatti perfettamente che bisogna dare alla razza più tempo per evolversi. Per ora il loro unico desiderio é di mantenerne la personalità, il temperamento e la voglia di lavorare. Questo è l’atteggiamento giusto. Qualunque sia l'ipotesi corretta sulle origini della razza, essa è ancora giovane, avendo nella migliore delle ipotesi meno di 200 anni; imbrigliarla dentro uno standard in questo momento significherebbe perdere delle preziose linee di sangue le cui capacità lavorative invece rappresentano l’essenza della razza stessa. E’ l’errore che noi europei abbiamo fatto spesso, chiudendo molte delle nostre razze dentro riduttivi libri genealogici il cui isolamento, invece di proteggerle, ne ha decretato la fine, almeno quanto a capacità di lavoro.

Lasciamo dunque che questa meravigliosa razza segua il suo destino e consegnamola intatta al futuro, perché finché ci saranno uomini che fanno l’antico lavoro del pastore, ci sarà un cane ad aiutarli o, come dicono in Australia,

Dove c’è la lana,

là c’è una strada …

la strada del Koolie!