Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.48
 
   
 
 
15 gennaio 2012
 

white collie ... intervista al dr. giulia faessler

a cura di  Lucio Rocco

 

Dott.ssa Faessler, come è nata in lei la passione per il collie bianco?

Da più di quindici anni sono appassionata di Pastori Scozzesi, ma ho conosciuto il White Collie solo sei anni fa, grazie all’amore e alla dedizione per questa razza di mio padre e di sua moglie. Grazie a loro ho avuto il mio primo White Collie, Flake.

E non si è limitata a studiarli da appassionata, ne ha fatto oggetto dei suoi studi. Lei ha infatti presentato una tesi di laurea su questa varietà del collie.

Lo scorso anno mi sono laureata in Biologia con una tesi dedicata alla genetica del White Collie. Ovviamente Flake è stato la mia fonte d’ispirazione. Volevo capire come mai in Italia questa varietà non fosse diffusa e quali combinazioni genetiche portassero a questa colorazione del manto. Le dirò che non è stato facile reperire informazioni a riguardo. Eccetto che nel vostro sito, in Italia l’argomento non è trattato. Grazie a numerose riviste scientifiche americane, ai lavori svolti dalla dottoressa L.A. Clark insieme ad altri genetisti e a giornate trascorse a consultare libri, sono riuscita ad entrare in questo mondo fantastico. Di grande aiuto mi è stata anche la famosa allevatrice americana Judie Evans, che è stata molto gentile e disponibile nell’aiutarmi a comprendere la genetica del White Collie. Per me è stata una grande emozione scoprire come l’amore per questa razza possa avvicinare due mondi cosi lontani.

Ma prima se ne era procurato uno, cosa che in anni recenti nessuno aveva fatto in Italia prima di lei.

Non credo di essere l’unica in Italia a possedere un White Collie. Anche il fratello di Flake vive in Italia e dovrebbero esserci altri esemplari importati. Sicuramente sono una dei pochi ad avere questa fortuna.

E non contenta, da poco ne ha importato un altro, questa volta direttamente dagli Stati Uniti.

Sì, ho pensato che il mio White Collie meritasse una compagna adeguata. Moxie è la nuova piccola di casa; si tratta di una femmina tricolore a fattore bianco, con pedigree AKC. Se un giorno decidessi di avere una cucciolata, avrei il 50% di probabilità di avere cuccioli bianchi con il muso e le marcature delle varie colorazioni previste dallo standard.

Dov’è che vuole arrivare, mira al riconoscimento di questa varietà anche in Europa?

Lo scopo della mia tesi è quello di far conoscere tale varietà di colore agli appassionati ed ai responsabili degli Enti cinofili. Il riconoscimento ufficiale della varietà è un problema del paese d’origine della razza, cioè del Kennel Club inglese. Purtroppo mi sono resa conto che in realtà uno degli ostacoli più grandi da affrontare è la grande diffidenza e l’ignoranza molto diffusa in questa materia. Anche di recente ho verificato che esiste una certa confusione tra gli appassionati, che spesso confondono White Collie, Collie Doppio diluito e Collie albino, cui spesso associano anche l'arlecchino, tutte varietà che geneticamente non hanno nulla a che vedere tra loro. A mio avviso bisogna prima di tutto aiutare gli allevatori e gli appassionati a comprendere meglio la genetica dei White Collie. In secondo luogo censire i soggetti presenti sul nostro territorio. Il riconoscimento di una nuova varietà dello standard dovrebbe essere la conseguenza logica del desiderio di impedire l’estinzione di una varietà e di tutelare la razza.

Ci sono molti geni che provocano nel collie colorazioni strane, molto affascinanti a volte, a volte meno belle, ma sempre molto interessanti da studiare. Crede che se ne dovrebbe proibire l’allevamento?

No, credo che sia molto importante studiare queste varietà. Ad oggi sono stati individuati ben 21 loci nei cani che regolano ed interferiscono sulla sintesi delle melanine da cui dipende la pigmentazione del pelo. La colorazione del manto dei Collie dovrebbe dipendere principalmente da 3 geni (Aguti, Merle, White Spotting-Piebald), ma c’è ancora molto da studiare e da scoprire a riguardo. Sembrerebbe che vi siano altri geni coinvolti ed i ricercatori stanno lavorando per scoprirne tutti i possibili effetti. Quello che è certo è che tutto muta ed evolve e che la variabilità genetica è data dalle mutazioni e dalla ricombinazione genetica e ciò porta ogni soggetto ad essere unico e diverso dagli altri.

Ma secondo lei queste varietà sono veramente nuove e, come taluni pensano, estranee alla storia del collie?

In realtà sembrerebbe che queste varietà non siano affatto nuove nella storia dei Collie, ma che siano sempre state presenti. Molto probabilmente se i pastori non avessero ucciso i White Collie alla nascita (cosa che avveniva perché ritenuti non adatti alla pastorizia) e gli allevatori avessero compreso meglio la loro genetica, i White Collie sarebbero diffusi come tutte le altre varietà dello standard.

Come vede il futuro del collie da questo punto di vista? Crede che un giorno vi saranno più di tre varietà di colore?

Lo spero con tutto il cuore. Non vedo il motivo per cui bisognerebbe discriminare soggetti della stessa razza, perfettamente sani, ma con fenotipo diverso. Inoltre lo studio di questi soggetti può solo aiutarci a comprendere meglio la genetica dei Collie. Sarebbe triste veder estinguersi varietà di Collie che potrebbero essere oggetto di studio e di orgoglio per i loro padroni e per gli appassionati.

Per finire, crede che gli allevatori stiano lavorando nella direzione di ridare al collie le sue caratteristiche di cane da pastore?

La morfologia del Pastore scozzese in Europa è cambiata molto negli anni. Visitando oggi un allevamento si potrebbe rimanere stupiti nel trovare Collie di statura tanto più piccola ed aspetto tanto diverso rispetto ai primi Pastori scozzesi. Sono cani ovviamente sempre belli, ma forse più adatti ai nostri salotti piuttosto che alla pastorizia. I Collie Americani invece hanno mantenuto un aspetto più vicino ai loro antenati. È interessante notare come l’evoluzione abbia portato i Collie americani a differenziarsi da quelli inglesi pur derivando da essi. Non dobbiamo dimenticare però, che in realtà entrambi fanno parte della stessa razza, che è sempre una razza da lavoro. Pertanto, se si volesse ridare ai Collie europei l’aspetto di cani da pastore, bisognerebbe usare linee di cani d’oltreoceano. Inoltre potremmo prendere spunto dagli americani anche per i test genetici che molti allevatori da quelle parti effettuano per garantire la salute dei loro Collie. Oltre ai test per le principali oculopatie (CEA, PRA, KAT) e per le displasie dell’anca e del gomito (HD, ED), sarebbe utile effettuare test genetici per la mutazione del gene MDR1 e per la Neutropenia Ciclica-CGS (Gray Collie Syndrome).

Grazie Dott.ssa Faessler, la ringraziamo per ciò che ha fatto per il collie e le facciamo di cuore l’augurio che lei possa per il futuro continuare a lavorare in questo campo.