Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.48
 
   
 
 
20 luglio 2012
 

sos smooth

di  Giulia Faessler e Lucio Rocco

 

La valorizzazione e l’incremento delle razze sono gli scopi principali di ogni Kennel Club. Naturalmente, nella realizzazione di questi obiettivi un’attenzione particolare viene rivolta alle razze di cui ciascuna nazione è responsabile di fronte al mondo, le razze cioè che in quella nazione hanno avuto origine e fanno parte, come la lingua, le tradizioni e l'arte, della cultura e della storia del suo popolo.

Ma anche se ciascuna razza ha una patria, garante del controllo della sua evoluzione, in accordo con gli scopi originari dei suoi creatori, essa appartiene, come ogni altra specie vivente, al patrimonio universale di tutta l’umanità, che ne è responsabile verso le generazioni future. Perciò, in caso di emergenza, ognuna deve potersi avvalere dell’impegno di tutti.

Nel corso del cammino evolutivo delle razze il controllo della loro salute fisica, obiettivo primario dell’allevamento, é stato affidato agli allevatori; la vigilanza sulla conservazione della loro tipicità è stata funzione principale dei Giudici e della loro corretta applicazione dello standard; il miglioramento genetico e l’incremento, affinché esse mai abbiano a correre il rischio di indebolirsi e sparire, è invece tra i doveri dei Kennel Club.

E proprio il KC inglese ha affrontato per la prima volta, nel 2003, il problema delle razze cosiddette “vulnerabili”, ossia di quelle razze la cui diffusione in termini numerici fosse scesa sotto i valori minimi tali da garantire la variabilità genetica indispensabile alla loro prosperità. Fu stabilito che una razza dovesse essere considerata a rischio quando il numero delle iscrizioni fosse sceso sotto le 300 per un periodo continuato di 10 anni.

Il risultato dell’indagine lasciò attoniti i cinofili inglesi. Ben 28 delle razze definite “a rischio” in base a questi criteri, erano originarie della Gran Bretagna. Si trattava generalmente di cani da lavoro, soprattutto terrier ed altri cani da caccia e da pastore, e tra questi vi era, e continua ancor oggi ad esserci, la razza di cui vogliamo occuparci, una tipica razza inglese, nobile ed antica: lo smooth collie, ossia il cane da pastore scozzese a pelo corto.

In questa sede ci interessa solo richiamare l’attenzione dei cinofili sul problema “smooth” e sulle conseguenze cui la situazione della razza nel nostro paese potrebbe portare, analizzando brevemente il percorso storico che ha portato sin qui e dando pochi semplici suggerimenti che possano servire per quanto possibile a rilanciarla.

Come si vede dai grafici, il quadro italiano appare ben più critico di quello inglese, ma non è certamente il valore assoluto dei numeri in gioco a preoccupare; fuori della Gran Bretagna e dell’Italia ci sono paesi in cui gli Smooth Collie sono numerosi ed in buona salute. Così é ad esempio nel Nord dell’Europa, negli Stati Uniti, in Canada ed in Australia, ma da noi i numeri evidenziano una preoccupante riduzione del pool genetico, che rende la razza vulnerabile a qualsiasi rischio riproduttivo.

Indagare sulle ragioni storiche di questa progressiva perdita di popolarità può essere di aiuto per comprendere come si possa, se non invertire, almeno rallentare un processo che vede minacciata una delle razze più interessanti dell’universo canino.

Ricordiamo che la rivoluzione industriale, a cavallo tra il 18° ed il 19° secolo, cambiò lo stile di vita delle persone a causa dei cambiamenti avvenuti nel commercio e nel trasporto, ed ebbe un influsso negativo non trascurabile sulla diffusione di talune razze il cui ruolo di cani da lavoro ne uscì profondamente compromesso. I nuovi, alternativi metodi di spostamento delle merci e delle greggi fecero sì che questo fenomeno sociale danneggiasse in particolare le razze più specializzate nel lavoro rurale, a vantaggio di altre più facilmente adattabili alle condizioni di vita urbanizzata dei nuovi cinofili. Fu allora che cominciarono gradualmente a sparire molti ceppi regionali specializzati come il Galway Collie, il Dalesman, il Manx Sheepdog ed il Welsh Gray.

Più tardi, l’inizio dell’era delle esposizioni di bellezza sovvertì addirittura le finalità stesse dell’allevamento il cui obiettivo si spostò dalla funzione alla forma ed anche se segnò per certi versi un rilancio del cane, in realtà più come simbolo di condizione sociale e di oggetto di consumo, che come recupero del suo ruolo nella società, è fuor di dubbio che predilesse alcune razze a danno di altre meno appariscenti.

Ma ciò che compromise definitivamente la popolarità dello smooth collie fu la decisione di fare delle due varietà di pelo del collie, due razze separate. Gli allevatori dell’epoca furono davvero poco avveduti nell’anteporre le loro personali ambizioni di successo, messe in crisi dalla presenza dei più appariscenti rough nei ring delle esposizioni, al futuro della varietà, che sarebbe stato facile prevedere messa in ombra, di lì a poco, dal più vistoso cugino a pelo lungo.

Oggi si assiste ad una nuova rivoluzione, di tipo più strettamente economico, che provoca nuovi cambiamenti al modo di vivere e di lavorare delle persone, caratterizzato dalla instabilità e dalla insicurezza, e che ha conseguenze molto gravi sul mondo del lavoro, ma il cui impatto sulla diffusione del cane in genere, e di alcune razze in particolare, neanche può essere sottovalutato, anche se naturalmente non ne rappresenta l’aspetto sociale più grave. Così, a questo scenario dei giorni nostri, caratterizzato da uno stile di vita frenetico e dinamico, poco si adatta la presenza di un cane, e l’uomo rimane sempre più solo.

E’ chiaro dunque che man mano che è venuta a mancare al cane la sua funzione di utilità, la sua presenza è divenuta scomoda, perché privata dell’ambiente adeguato in cui esprimersi.

Ed un altro motivo di preoccupazione è oggi la suggestione sempre più incalzante che la pubblicità sembra avere sulla popolarità delle razze. Caroline Kisko, segretaria del Kennel Club Inglese, ha dichiarato: “La popolarità, il comune modo di pensare e la moda hanno un ruolo importante nella società di oggi e purtroppo i cani non sono immuni dai nostri gusti mutevoli". Ma è inquietante che troppe volte i nuovi proprietari, così conquistati alla cinofilia, siano poco informati sulle necessità della razza prescelta.

Ed altrettanto preoccupante é il fatto che le ultime trasformazioni sociali abbiano prodotto dei cambiamenti anche nel modo di condurre l’allevamento vero e proprio. Gli allevatori non riescono più a mantenere molti cani, limitandosi a pochi esemplari e limitando di conseguenza anche i loro programmi di allevamento.

Per capire i possibili effetti che una tale situazione può avere su una razza come lo smooth collie, ricordiamo quanto sia importante che l’insieme dei caratteri ereditabili di tutti gli individui che compongono una popolazione, quel serbatoio, cioè, da cui le generazioni future attingeranno le loro caratteristiche (buone e cattive) tramite il processo di riproduzione,  e che viene tecnicamente chiamato “pool genetico”, sia il più possibile ampio e vario. Questi caratteri si propagano infatti all’interno di una popolazione in misura inversamente proporzionale alla grandezza del pool genetico. La diminuzione dell’eterozigosi (cioè della diversità all’interno di questo serbatoio) causa un accumulo di geni recessivi, anche di quelli che sono dannosi allo stato omozigote, e questo è ciò che i genetisti chiamano "depressione da consanguineità". Come ci ricorda l’allevatrice inglese Angela Harvey la consanguineità riduce l'aspettativa di vita: “cani con un coefficiente di consanguineità superiore al 30%, hanno una probabilità superiore al 50% di morire a meno di 9 anni. Cani con un coefficiente di consanguineità inferiore al 15% hanno invece maggiori probabilità di avere un’aspettativa di vita di almeno 13 anni”. Ed è dimostrato anche che la consanguineità determina un incremento della predisposizione alle infezioni ed ai problemi di pelle e di pelo, e scompagina il controllo dei livelli di ansia e di nervosismo. Le conseguenze di tutto ciò, su una razza già duramente fiaccata, possono essere devastanti.

In quale modo è possibile frenare questa erosione della variabilità genetica le cui conseguenze immediate sono un aumento della presenza di soggetti portatori di caratteri negativi e della difficoltà di riproduzione ed una riduzione della fertilità e delle dimensioni dei cuccioli?

E' evidente che lo Smooth Collie é sempre stata una razza di “nicchia”, un cane per appassionati intenditori; non è mai stata, e non sarà mai una razza commerciale, ed é forse proprio questo il motivo che le ha permesso di conservare il suo temperamento originale più del fratello a pelo lungo. E’ rimasta perciò una razza molto versatile, facile da “vivere” e da addestrare, ed è rimasta, ma troppe volte lo dimentichiamo, un cane da lavoro, e queste caratteristiche possono aiutarci a renderla più popolare e ad aggiungere al piacere di possederla un profondo senso di orgoglio.

Ci sono innumerevoli attività in cui ci si può cimentare con uno smooth collie, che perciò offre grandi opportunità agli amanti del cane utile. Come dice l’educatrice cinofila Barbara Loda, “lo smooth è rimasto un cane da pastore a tutti gli effetti, ed in quanto tale vive per compiacere il suo compagno umano. La sua grande docilità, la facilità con cui si adatta ad ogni tipo di situazione ed ambiente, il suo equilibrio lo rendono un cane semplice da gestire ed addestrare. La mancanza di pelo poi, nulla toglie al fascino ed alla bellezza del collie, anzi ne esalta l'eleganza e l'armonia del movimento, lo rende un cane sportivo, ma anche raffinato”.

Perciò un cane adattissimo a qualsiasi tipo di lavoro, dal classico lavoro di conduzione del gregge, che oggi può essere fatto anche in forma sportiva, all’impiego in sport competitivi come può essere l’agility, dall’uso in campo sociale, pensiamo al “cane protesi”, al cane specializzato nell'assistenza agli audiolesi o ai malati di Alzheimer, a manifestazioni estremamente divertenti come può essere il fresbee o la dog dance, o ad impieghi di grande utilità nella protezione civile.

Ma anche le esposizioni di bellezza possono dare non poche soddisfazioni. Specialmente a chi comincia ad avvicinarsi a questo mondo possono procurare la soddisfazione  di riportare sul podio una razza che per troppo tempo è rimasta lontano dai ring delle esposizioni.

E tutti devono mobilitarsi perché questa razza sia pubblicizzata, perché è tuttora poco conosciuta, sia dagli stessi cinofili che dal grande pubblico. Pubblicizzarla vuol dire inventarsi occasioni per presentarla al grande pubblico, farla conoscere, attirare su di essa l’attenzione, sottolineandone presenza e risultati, facilitando la sua partecipazione alle prove di lavoro o alle esposizioni, cercando di inculcare nei proprietari la soddisfazione di possedere un simile cane, con incentivi sotto forma di premi, di facilitazioni anche economiche nelle iscrizioni, e soprattutto mostrando in ogni occasione l’impiego che di una tale versatile razza si può fare.

Coloro che decidono di acquistare uno smooth collie devono essere seguiti con particolare attenzione da parte degli allevatori, per tutta la vita del cane, guidati affinché essi stessi ne divengano strumento di divulgazione, incentivandoli ad esporre e pubblicizzare a loro volta i loro cani.

Gli allevatori devono essere incoraggiati a cercare anche all’estero, se occorre, linee di sangue migliorative da introdurre nelle proprie e di queste indicazioni dovrebbero farsi carico le società specializzate che hanno gli strumenti ed i contatti per reperire tali informazioni. Del resto, quanto abbiamo fin qui suggerito è già negli statuti delle varie Società che tutelano la razza.

E sarebbe inoltre una decisione intelligente arrivare alla riapertura del REGISTRO SUPPLEMENTARE RICONOSCIUTI (R.S.R. ex L.I.R.) che a nostro parere non ha alcuna ragione di esistere per alcuna razza, né tanto meno di essere blindato, e la cui esistenza risponde solo ad esigenze corporative degli allevatori.

Ma c’è ancora una considerazione non meno importante da fare, specialmente per gli allevatori più attenti alla salute della razza. Nel corso degli ultimi anni si sono moltiplicate, certamente con buone intenzioni, norme e direttive finalizzate a salvaguardare la salute del cane in generale e del collie in particolare, e riguardanti malattie come la displasia dell'anca e del gomito, malattie degli occhi quali la CEA e la PRA, e di recente l’ MDR1. In determinate situazioni però, nonostante le buone intenzioni, i rimedi possono causare più danni delle malattie stesse. Infatti una selezione troppo opprimente su una popolazione già notevolmente ridotta, provoca involontariamente un aumento del grado di inbreeding ed una ulteriore riduzione del pool genetico, così può capitare che una selezione finalizzata a sradicare una malattia causi contemporaneamente la diffusione di un’altra malattia.

In presenza di razze vulnerabili dunque la salute del cane deve rimanere comunque al primo posto nella preoccupazione di tutti, ma le modalità con cui essa viene perseguita devono essere leggermente modificate. Test e controlli sui riproduttori sono utilissimi, ma non per escluderne taluni dalla riproduzione, in questi casi non possiamo permettercelo, e test e controlli anche sui cuccioli sono essenziali, ma in questo caso soprattutto per salvaguardare quelli che possono ancora essere utili alla razza. Ciò implica una cooperazione totale tra gli allevatori per portare avanti le finalità fondamentali dell’allevamento: produrre cani sani, in possesso della mentalità tipica della razza, che possano vivere, insieme ai loro padroni, una vita lunga e felice.

Per concludere, rimane solo da accennare al fatto che la soluzione definitiva del “problema smooth” sarebbe la riunificazione delle due varietà del collie in un’unica razza, ponendo rimedio ad un incredibile errore che circa quarant’anni fa ha condannato lo smooth all’isolamento. Questo argomento incontra ancor oggi la resistenza degli allevatori di smooth, oggi giustamente preoccupati dalla possibile perdita di quelle qualità caratteriali che lo smooth è riuscito a conservare, ma anche degli allevatori di rough che, allo stato, di quelle qualità non sentono più la necessità.

Se entrambi aprissero le loro menti al fatto che le due varietà del collie costituiscono un’unica razza, bella ed affascinante nell’aspetto, ma anche versatile ed utile per le sue capacità di lavoro, così come la vollero i suoi iniziali selezionatori, i pastori, sentirebbero il bisogno di recuperare in ciascuna ciò che è ancora possibile reintrodurre con l’apporto dell’altra.

A ben vedere appare paradossale che proprio ciò che in America ha mantenuto assieme le due varietà sia servito in Europa per dividerle: la fine della selezione sul lavoro e l’inizio della selezione sulla bellezza. Ma di questa decisione è solo il Kennel Club inglese a portare la responsabilità ed a risponderne alle generazioni future.