Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.48
 
   
 
 
1 dicembre 2013
 

storia del collie bianco

di  Giulia Faessler e Lucio Rocco

 

Poche, tra le razze e le varietà di razze esistenti, hanno visto la loro storia accompagnata da così tante leggende, pregiudizi e punti di vista in contrasto tra loro come la varietà bianca del collie, una delle più belle varietà di colore, che ha rischiato molte volte l’estinzione e che, solo per la volontà e la determinazione di pochi decisi allevatori, possiamo oggi ancora ammirare in tutto il suo splendore.

Tante, e prive di fondamenti storici e scientifici, le accuse mosse a questo colore del mantello. Dagli allevatori più attenti al benessere della razza, che le rimproveravano di essere frequentemente accompagnata da problemi di salute, ai Giudici di esposizione, che ne trovavano scadente la qualità, ai pastori che lamentavano che gli agnelli fossero tratti in inganno dai colori dei cani e finissero per seguire questi anziché le pecore.

Leggende, pregiudizi e punti di vista, oggi in gran parte comprensibili.

Alla fine del XIX secolo la genetica era una scienza ancora sconosciuta (l'esistenza del gene fu provata da Thomas Morgan solo nel 1910) perciò gli allevatori non avevano conoscenze sufficienti per comprendere l’origine e i meccanismi di trasmissione dei vari colori. Alcuni collie bianchi erano certamente ottenuti accoppiando due blu merle, con le conseguenze sulla salute (sordità e/o cecità) che oggi ben conosciamo. Il fenomeno rimase inizialmente piuttosto limitato ma, nell’opinione comune, il colore bianco finì per essere associato a questi problemi. In un articolo del 1971 Nancy Higgins (Mareisridge) raccontava che per molto tempo si sospettò che venissero usati addirittura soggetti albini per ottenere il mantello bianco, ma che questo non fu mai provato, né fu mai provato che la razza fosse portatrice di tale anomalia genetica.

Leggende, senza fondamento!

Il gradimento della varietà bianca del collie aumentò nel secondo decennio del XX secolo, dando luogo ad una così pressante richiesta del mercato da indurre molti allevatori a puntare sulla quantità a scapito della qualità. La necessità di produrre collie bianchi, quanto più possibile senza macchie che ne deturpassero il candido mantello, spinse molti allevatori senza scrupoli a prendere “scorciatoie riproduttive” che ne minarono la qualità. Ciò spiega le critiche mosse dai Giudici alla varietà bianca, che però non ne aveva colpa alcuna.

Pregiudizi!

L’opinione dei pastori, poi, era già stata ampiamente contestata secoli prima dal naturalista ed umanista tedesco Konrad Heresbach che aveva scritto che un buon cane da pastore doveva essere bianco, per potersi distinguere in lontananza da lupi e da ladri.

Punti di vista!

Tutto ciò ci aiuta a capire perché, come raccontava Charles H. Wheeler (Edgbaston) la mancanza di bianco fu considerata per lungo tempo indice della purezza del collie, cosa che indusse la gran parte degli allevatori tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX ad abbattere alla nascita tutti i cuccioli bianchi, provocandone una drastica diminuzione prima del 1910.

Verso la fine del XIX secolo la maggior parte dei collie era di colore sabbia con marcature bianche perché, anche se per lo standard il colore era ininfluente, ve ne era comunque uno “di moda”, proprio come ora. Fin da allora, tuttavia, alcuni allevamenti cercavano di ottenere collie bianchi.

Nella patria della razza non furono molti gli allevatori che si dedicarono a questa varietà. John Storey fu uno di questi. Il suo primo collie bianco si chiamava White Slave (Snow x Scotland’s Lily). Il Conte di Haddington acquistò uno di questi cani di Mr Storey e lo portò in dono a Sua Maestà la Regina Vittoria, il cui amore per gli animali, e per i cani in particolare, era ben noto. Era il 1885 ed il collie era una femmina di nome Nannie, dal manto bianco e con le orecchie colorate. Il cane è riprodotto in una foto che lo ritrae a nove mesi nel Castello di Windsor e che ora fa parte della collezione della Regina Elisabetta II. Nello stesso anno la Regina regalò un collie bianco di nome Squire a sua figlia, la Principessa Beatrice, in occasione delle sue nozze.

La Regina Vittoria nutriva un grande interesse per tutto ciò che riguardava gli animali ed i cani in particolare, al punto da aiutare e proteggere artisti che ne facevano soggetti dei loro lavori. Edwin Landseer, Richard Ansdell, Maud Earl, Charles Burton Barber, Gourlay Steell furono alcuni dei più famosi e crearono in quel periodo capolavori capaci di emozionare ancor oggi gli amanti delle varie razze. Nel 1887 Sua Maestà acquistò un altro collie bianco di nome Snowball. Lo vediamo rappresentato, insieme a quattro pony, in un quadro di Anthony de Bree del 1893. In questo dipinto il cane sembra avere il mantello totalmente bianco e senza macchie, a parte qualche sfumatura di colore sulle orecchie. Anche questo quadro è conservato nella collezione della Regina Elisabetta II. Nella stessa collezione è custodito un altro interessante dipinto di Charles Burton Barber del 1879 in cui è rappresentato, insieme a due spitz, un altro collie bianco anch’esso chiamato Snowball, che però non può essere lo stesso del precedente, essendo stato ritratto quattordici anni prima. Questa immagine però conferma le voci secondo le quali la Regina Vittoria possedeva parecchi collie bianchi.

Il primo collie bianco ufficialmente registrato al Kennel Club era stata una femmina di nome The Lily nata il 20 giugno del 1881 da genitori colorati (Trevor, sabbia e bianco, ed Hasty, tricolore) ma evidentemente entrambi portatori del fattore bianco. Lily aveva il mantello bianco con diffuse macchie sabbia sul viso. Poiché non era sicuramente figlia di due blu merle ed i suoi antenati erano tutti colorati, per quanto ci è dato di sapere, non v’è alcun dubbio che fosse un collie bianco, per cui poteva che essere una mutazione oppure il manifestarsi nel fenotipo di un carattere nascosto in quella linea da chissà quanto tempo. Questa femmina fu la bisnonna del Camp. Metchley Wonder, nato a marzo del 1886, attraverso la cui linea si ritiene che il fattore bianco sia arrivato in America. L’allevatore di Metchley Wonder era Charles H. Wheeler sulla base dei regolamenti del Kennel Club, in quanto proprietario della fattrice al momento della cucciolata. Il cane fu poi venduto all’insaputa di Mr Wheeler a Sam Boddington (Metchley) che a sua volta lo vendette a A. H. Megson per 530 sterline. Dall’esame del pedigree si vede che la linea di sangue che produsse Lily era prevalentemente composta di fulvi. Questa considerazione, insieme al timore di produrre doppi merle, deve aver lasciato una profonda impressione se negli anni successivi si consolidò sempre più l’idea che fosse preferibile produrre i bianchi da collie di colore sabbia.

Fu una fortuna, per questa varietà, essere approdata dall’altra parte dell’Oceano, poiché il Vecchio Continente avrebbe dimostrato di lì a poco di non essere “Vecchio” solo per età. La varietà bianca cominciò ad essere allevata sull’altra sponda dell’Atlantico e già nel 1888 i primi collie bianchi venivano iscritti nei libri genealogici dell’American Kennel Club.

Uno dei primi ad allevare con serietà e passione i collie bianchi nel Nuovo Mondo fu John L. Lincoln (Felwyn). Il suo allevamento era nato nel 1888, ma i primi risultati ottenuti non lo soddisfacevano. Con pazienza cercava di ottenere teste più allungate e pelo meno corto. Per migliorare il tipo importò una femmina di nome White Lily, nata nel 1887, ma gli ci vollero ancora quattro anni per vedere un bianco di successo, Snowball (Startle of Felwyn x Felwyn Shock) bianco a macchie sabbia, sulla cui linea Lincoln ebbe discreti risultati espositivi negli anni a cavallo tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Lodevole il suo tentativo di coinvolgere maggiormente le donne nelle esposizioni canine organizzando il Felwyn Silver Trophy Cup, un premio per il miglior collie esibito da un membro di sesso femminile del Collie Club of America.

In quegli stessi anni di fine secolo cominciava ad allevare Mary Elizabeth Servoss (Edison Park). Era nata nel 1849 a New York ed il suo primo bianco veniva dal canile di Harry J. Bascom (Providence). Si chiamava White Wonder ed era stato acquistato per 25 dollari senza pensarci troppo, perché suo padre era un figlio del Camp. Metchley Wonder. Un collie tutto bianco tranne che sulla punta delle orecchie e sulla fronte. Mary Servoss fu la prima a studiare i risultati dei suoi accoppiamenti con una parvenza di criterio genetico e provò anche a scriverne. In realtà non poteva saper nulla di genetica, ma le osservazioni che ci ha lasciato fanno capire che aveva intuito che qualcosa di imponderabile fermasse i suoi tentativi di ottenere un collie completamente bianco. Probabilmente lavorava soprattutto sui doppi merle, andando incontro ad un sicuro, ma per l’epoca imprevedibile, insuccesso.

Nel 1890 George D. Dodd (Kollorca) aveva messo su nel Missouri il suo allevamento, ma gli ci erano voluti più di dieci anni per vedere il suo primo bianco nato nel 1902. Nonostante i suoi sforzi non fu mai considerato realmente uno specialista del colore bianco. Era un allevatore molto serio e fu anche segretario del St. Louis Collie Club. Soleva dire che bisogna essere convinti degli accoppiamenti che si fanno e che se si ha una buona femmina ma non si riesce a trovare il maschio adatto, è meglio rinunciare a farla riprodurre. Dodd fu uno dei primi a denunciare che qualcuno stava usando altre razze per ottenere collie completamente bianchi e mise in guardia gli altri allevatori dall’influenza di razze estranee al collie.

Oshkosh è una città degli Stati Uniti d'America situata alla foce del fiume Fox sul Lago Winnebago, nel Wisconsin. Porta il nome di un capo indiano della tribù dei Menominee, Capo Oshkoshin. In una piccola isola del lago si era stabilito, all’inizio del XX secolo, Steven C. Radford (Island Collies) avviando lì un allevamento di collie unico al mondo. Aveva iniziato comprando un collie bianco per i suoi figli, ma presto era stato preso dalla passione per l’allevamento. Molti dei suoi collie avevano una particolarità: erano completamente bianchi (o quasi) testa compresa, cosa abbastanza strana perché fino a quel momento si erano visti quasi esclusivamente collie bianchi dalla testa colorata. Sua figlia Molly Radford Ward in un articolo pubblicato su Collie Cues nel 1971, racconta che molti dei cuccioli nascevano sordi o ciechi, cosa che prova senza ombra di dubbio che alcuni di quei bianchi erano doppi merle, ma questa non può essere l’unica spiegazione. Probabilmente Radford adoperò nella sua selezione anche incroci con razze di cani dal manto bianco, specialmente Samoiedi, come altri allevatori dell’epoca denunciarono ripetutamente. Gli dette molta notorietà il fatto di aver dato al Presidente degli Stati Uniti, Calvin Coolidge (1872-1933) un collie bianco di nome Oshkosh, nato nel suo canile. Il presidente cambiò quel nome in Rob Roy. E’ lui il collie ritratto insieme con la signora Grace Coolidge dal pittore Howard Chandler Christy in un famoso quadro esposto nella China Room della Casa Bianca. L’altro collie bianco che abitava la residenza presidenziale si chiamava Prudence Prim. Era anch’essa una collie bianca ed arrivava dall'allevamento Shomont. I Coolidge avevano visto i collie bianchi di Shomont esibirsi nel Ringling Brothers Circus. Questo allevamento era nato per volontà di Olive Shover, che aveva comprato il suo primo collie nel 1900 ed insieme a suo marito Thomas aveva cominciato ad allevare a Monticello, nello Iowa. A partire dagli anni venti avevano allevato collie bianchi continuando per oltre quarant’anni. Il nome dell'allevamento era dato dall'unione del nome degli allevatori, Shover, con quello della città, Monticello. Rob Roy e Prudence Prim contribuirono non poco a pubblicizzare il collie bianco in quegli anni.

Stava per arrivare dunque il periodo d’oro dei collie bianchi. Nel 1914 registrava il suo affisso Grace Clark Seaman (Kish Ke Kosh). Una grande allevatrice, che si é battuta tutta la vita contro la produzione di massa di bianchi ottenuta a scapito del tipo. Il suo obiettivo erano soprattutto i collie completamente bianchi, mai esistiti prima, a suo parere, nella storia della razza e, a suo dire, inquinati da incroci con altre razze oppure dall’accoppiamento tra due blu merle. La signora Seaman consigliava di selezionare i collie bianchi da sabbia che possedessero il vero tipo del collie.

Negli anni successivi la varietà bianca del collie riscosse sempre maggiore interesse presso gli allevatori, finché, a partire dal 1910, cominciò ad incontrare anche il favore del pubblico e le molte richieste che ne seguirono fecero sì che negli anni ’20 il colore bianco fosse in America uno dei colori più allevati.

Si sa però che quando una varietà o una razza incontra il favore del pubblico, proprio quello diventa il suo momento più critico. Molte razze hanno avuto un calo qualitativo quando le richieste del mercato sono aumentate. E’ ciò che accadde anche al collie bianco: si trascurò la qualità e si pensò solo al colore.

Nel 1914 cominciava ad allevare un uomo d’affari deciso a sfruttare il momento commercialmente favorevole del collie. Si chiamava Fred W. Avery (Jefferson) ed affrontò l’allevamento da vero imprenditore. Mise su il più grande canile del mondo capace di produrre 200 cuccioli al mese. Aveva iniziato per guadagnare ed inizialmente non aveva badato troppo ai sistemi che usava per farlo, ma l’incontro con il dottor O. Prescott Bennett (Tazewell) cambiò la sua vita. Bennett gli insegnò l’arte di allevare, facendo migliorare la qualità dei suoi collie e dei suoi bianchi. Nel 1922 Avery acquistò l'intero allevamento Logic, con circa 30 collie, ceduto a causa della malattia del suo proprietario, che fino a quel momento aveva allevato cani di grande qualità delle migliori linee di sangue europee, come i Laund di Mr Stansfield. I suoi collie cominciarono ad ottenere finalmente risultati lusinghieri in esposizione. Avery condusse insieme alla signora Seaman dalla quale lo separavano vecchi rancori, una campagna per il vero tipo di collie bianco. Un collie dal manto quanto più possibile bianco, ma dalla testa colorata. Fu autore di un libro “The Care Of The Collie-Written For The Amateur”, scritto nel 1923. Nel 1924 si dimise dal Collie Club of America insieme con il dott. Bennett e fondò la National Collie Association, di cui fu eletto segretario, mentre Presidente ne divenne Albert Payson Terhune. Ma purtroppo la sorte stava per accanirsi contro quest’uomo. Nel 1925 moriva, a causa di una polmonite, il suo unico figlio Freddie, proprio mentre lui stava organizzando un grandioso avvenimento, il National Collie Trials. Il 4 luglio si ritrovarono nella sua proprietà circa 400 collie, Fu un enorme successo, ma Avery non riuscì a vedere la seconda edizione perché un attacco di cuore lo stroncò, ancor giovane, nel 1926. Molti storici del collie sono convinti che la storia del collie bianco sarebbe cambiata se Avery fosse vissuto.

Nel 1925 il Collie Club of America aveva deciso la formazione di un Comitato per studiare i problemi connessi al colore bianco. C’erano opinioni diverse tra gli allevatori sui criteri con cui giudicare un collie bianco: quanto bianco dovesse esserci e dove. Lo standard dell’epoca non menzionava il colore, quindi non poteva essere di alcun aiuto. Come spesso accade, però, coloro che erano stati chiamati a risolvere il problema non avevano alcuna esperienza del problema stesso, non avendo mai allevato collie bianchi. Fu Fred Avery a guidarli. Propose di giudicare i collie bianchi in classi separate e suggerì che la superficie colorata del mantello non dovesse superare il 20%. Propose anche di squalificare gli occhi azzurri nei bianchi e si battè contro i doppi merle.

Eppure, nonostante il grande successo dei collie bianchi negli anni ’20, nessuno di loro era riuscito ad affermarsi in esposizione fino al 1939, quando il primo Collie bianco finì il suo campionato negli Stati Uniti. Si chiamava Sterling Silverflash (Star of Lodestone x Buttercup from Magnet) era nato nel 1934 ed era stato allevato da Fred L. Kem (Lodestone) ma era di proprietà di Edwin Pickhardt (Sterling). Era due volte nipote di un grande riproduttore Lodestone Landmark, ed aveva nella sua genealogia i Jefferson di Avery. Sia Fred Kem (morto nel 1945) che suo figlio Oren, titolari dell’affisso Lodestone, non erano considerati degli specialisti del bianco, ma molti dei loro collie erano a fattore bianco, per cui la loro vittoria suscitò l’invidia degli specialisti.

Nel 1941 un altro collie bianco riuscì a terminare i punti necessari al titolo, era un maschio di nome Kerrin Son Layle (Kerrin Lyle of Lochaven x Thea Bride of Kerrin). Il terzo campione bianco arrivò nel 1947. Si chiamava Noranda Snow Patch (Lodestone Live Oak x Dawn of Ireton ). Tutti e tre questi primi campioni bianchi avevano marcature fulve, ma nel 1955 un bianco con marcature tricolori terminò il suo campionato, Snow Chief of Floravale (Ch. Super Chief of Floravale x Floravale’s Star Delight).

Nel 1946 James “Mickey” McGlynn (Collalba) aveva 65 anni e possedeva solo tre Collie bianchi. Nonostante avesse cominciato ad allevare in età avanzata, il contributo di quest’uomo al futuro del collie bianco fu fondamentale. Nel 1947 divenne Presidente dell’Overlake Collie Club e nel 1949 fece parte, insieme a Del Findley (Lochland) e Grace Clark Seaman (Kish Ke Kosh) del comitato istituito dal Collie Club of America per la revisione dello standard. La versione che ne uscì nel 1950 dava un riconoscimento alla varietà bianca del collie: "Il Bianco è prevalentemente bianco, preferibilmente con marcature zibellino o tricolore. Il colore blu è indesiderabile nei bianchi". La diffidenza verso il colore blu fu eliminata solo nell’edizione dello standard del 1977: "Il Bianco é prevalentemente bianco, con marcature zibellino, tricolore o blue merle". Nel 1949 Mickey fondò The White Collie Breeders Association, di cui fu segretario, con Grace Clark Seaman alla Presidenza. L’associazione aveva lo scopo di far conoscere e pubblicizzare il collie bianco e promuoverne il miglioramento. Fu anche redattore dell’organo di stampa dell’associazione, il White Collie Bulletin, fino alla sua morte. La prova del suo impegno è nei diciotto collie bianchi che finirono il campionato tra il 1949 e il 1952, contro i soli tre che lo avevano fatto negli anni precedenti. Nel 1952, mentre tirava su con amore la sua terza cucciolata di collie bianchi, la più bella, James McGlynn morì, all’alba di una fredda domenica di gennaio, in seguito alle ustioni riportate nell’incendio del suo canile. Anche McGlynn aveva denunciato che alcuni allevatori usavano incroci col Samoiedo per produrre collie completamente bianchi. Il club fondato da McGlynn si sciolse alla sua morte, ma nel 1960, un gruppo di appassionati tentò di riorganizzarlo in California. Purtroppo i soci erano pochi ed esso fu di nuovo sciolto nel 1964.

Negli anni ’60 toccò ad un altro Presidente degli Stati Uniti di essere chiamato a testimoniare la bellezza del collie bianco, il Presidente Lyndon Johnson (1908-1973) fortunato possessore di un Collie tutto bianco di nome Blanco. Era nato il 19 luglio 1963 ed era stato registrato con il nome di Leader Blair Jamie of Edlen. Nel dicembre di quell’anno fu regalato al Presidente ed alla First Lady da una bambina dell’Illinois.

Nel 1972 vi fu un ennesimo tentativo di ricostituire un club sotto il nome di The White Collie Club of America, ma durò solo una decina d’anni. Negli anni 2000, finalmente, il Club è stato rifondato sotto il nome di The International White Collie Club.

Siamo arrivati a tempi più moderni ed anche se sembra che la patria della razza sia stata quasi completamente assente dall’epopea di una delle sue varietà di colore più belle e significative, il collie bianco non è mai completamente morto nella sua terra d’origine ed i suoi geni hanno continuato a lavorare di nascosto per traghettare il cane che tutti noi amiamo dal 19° al 21° secolo, con l’aiuto di ALLEVATORI che non si sono lasciati intimidire dalle opinioni altrui o dal timore di vendere qualche cane in meno; donne ed uomini che hanno saputo rischiare la propria reputazione per conservare alle generazioni future collie dai colori affascinanti, seppur “fuori legge”. Per tutti vogliamo citare uno dei nomi più prestigiosi nella storia della razza in Gran Bretagna: quello di Nadine George (Beulah), che non ebbe paura ad inserire il collie bianco nei suoi programmi di allevamento e ad incoraggiare altri a seguire il suo esempio. Il suo Beulah’s Goldenshade, nato nel 1934, era bianco e suo figlio Beulah’s Golden Future, nato nel 1937, era vistosamente un portatore di bianco, e non solo divenne Campione Internazionale, ma dette origine ad una linea di sangue assolutamente eccezionale da cui sono nati grandi campioni come Lochinvar of Ladypark, nato nel 1947, e suo figlio il Camp. Libretto of Ladypark, nato nel 1950. Se Goldenshade fosse stato abbattuto alla nascita, avremmo perduto tutta una genealogia di campioni e razzatori eccezionali, le cui doti riappaiono ancora nei migliori collie di oggi, anche in Italia.

Siamo alla fine della nostra storia, ci resterebbero solo da citare alcuni nomi degli attuali specialisti del collie bianco in America, ma non osiamo farlo, perché a causa della nostra scarsa conoscenza dell’allevamento americano siamo sicuri che incorreremmo in qualche colpevole e grave dimenticanza. In America ci sono veri, grandi allevatori, che con il loro lavoro hanno reso la loro storia personale degna della storia gloriosa del collie bianco e di coloro che in passato hanno sacrificato le loro forze e qualche volta la loro vita per scriverla.

Questa storia non è ancora conclusa, anzi siamo certi che è arrivato il momento per il collie bianco di tornare alle sue radici. Troverà allevatori degni e responsabili?

Ne siamo certi!