Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.48
 
   
 
 
27 novembre 2013
 

la follia di dividere la razza

di  Lucio Rocco

 

La polemica sulla richiesta divisione in due razze del Rough Collie, quello americano e quello europeo, ha del paradossale e non varrebbe la pena di sprecare neanche una parola se non fosse per come si è radicata in questo mondo della cinofilia del 21° secolo che non riesce ancor oggi a trovare un equilibrio tra l’allevamento commerciale e la passione disinteressata.

Sì, l’argomento è risibile, se non fosse che è, allo stesso tempo, tremendamente serio e mette in gioco la sopravvivenza di una razza cui tutti noi, chi più e chi meno, siamo affezionati fin da bambini.

Sì, perché la razza è a rischio, lo era ancor prima che questa sterile e pericolosa polemica cominciasse e lo è oggi ancora di più.

Il pool genetico è, in parole molto semplici, l’insieme di tutti gli alleli unici (caratteri differenti) di una popolazione. Una popolazione può avere un gran numero di individui eppure avere un pool genetico molto ridotto. Viceversa può essere piccola ed avere un pool genetico molto vario.

Abbiamo oggi seri indizi che il pool genetico del collie sia pericolosamente basso. Chi alleva ha modo di accorgersene. Abbiamo pubblicato articoli (vedi Conny Di Costanzo, “Risultati di uno studio sulla variabilità genetica nel Pastore scozzese a pelo lungo” e dello stesso autore, “Selezione e variabilità genetica: Uno studio sulla condizione del Rough Collie in Italia”) e di Angela Harvey, "Aplotipi MHC" e "Le ragioni di un'importazione") e dato notizia di ricerche (Istituto di Genetica Canina dell’Università di Clemson) che pur non essendo ancora giunte a conclusione, ci forniscono seri e preoccupanti indizi su questa circostanza. Le ricerche che sui collie si sono fatte in quella Università sono preziose anche per i collie europei, poiché da noi non si fa ricerca sui cani!

Dovremmo tutti sapere che quando il pool genetico di una razza si riduce troppo, è a rischio la sopravvivenza stessa di quella razza.

Questa è la situazione del Rough Collie, non in Italia, non in Europa, ma nel mondo intero.

Qualcuno ha pensato che la popolazione del collie americano e quella del collie europeo siano rimaste tanto isolate da prendere strade diverse, fenotipicamente e geneticamente. Ma alcuni hanno guardato con preoccupazione solo al primo aspetto, trascurando il secondo, ben più serio.

Eppure, basta riflettere un attimo per capire quanto questa opinione sia sbagliata. I collie americani e quelli europei sono legati da troppi comuni antenati e continuamente, nel corso degli anni, sono avvenuti rimescolamenti, occasionali prima, regolari dopo, mediante importazioni che hanno perpetuato in essi gli stessi geni originari.

Dunque, nella popolazione mondiale di collie con un pool genetico così ridotto, con la possibilità concreta che quando le ricerche in corso a Clemson saranno concluse scopriremo che tutti i collie del mondo sono praticamente “fratelli”, pensare di dimezzare il pool genetico è un attentato all’esistenza della razza.

Ci sono buoni collie e cattivi collie in America, come in Europa, ed anche se dovremmo sempre confrontarci con lo standard (ma non è certo qualche cm in più o in meno ciò che conta) le mode ed i gusti personali finiscono per prevalere. Ma è sicuramente molto meglio che sulla terra esista un brutto collie, piuttosto che non esista più un collie.

La scelta di qualche allevatore europeo di importare collie americani non è stata fatta per avere collie più belli, ma per tentare di avere collie più sani, per rinforzare quel pool genetico di cui pochi, temo, comprendono concretamente l’importanza.

Incontriamo ogni giorno nuove possibilità di ampliare il pool genetico della razza. Se continuiamo con questa folle tendenza a chiudere le porte ad ogni novità finiremo col rimanere seduti sopra le macerie di una razza senza futuro. Le novità, in ogni tempo e in ogni campo, sono sempre state un elemento positivo. Di questo la nostra razza può solo avvantaggiarsi. Poi ognuno continuerà a selezionare ciò che preferisce, secondo la propria interpretazione dello standard.