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4 settembre 2014
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un lontano parente

di  Lucio Rocco

 

In un articolo pubblicato a settembre del 1915 sulla rivista HOUSE & GARDEN, Williams Haines, riferendosi al mantello del collie, diceva: “Ci sono stati curiosi mutamenti di moda nel campo del colore. Nelle Highland erano molto apprezzati i Collie neri e bianchi. Intorno al 1860, quando cominciarono le prime esposizioni canine, i tricolori erano di gran lunga i preferiti, e fu allora che per ottenere un nero più brillante, con focature più intense, fu fatto qualche incrocio con il Gordon Setter. Il risultato fu disastroso. Il colore si avvicinava alle migliori aspettative, ma il vero mantello del Collie era stato rovinato ed i cani erano stati deturpati da pesanti teste a punta e grandi orecchie a sventola”.

Probabilmente la storia dell’incontro del Collie con il setter del Duca di Gordon è tutta qui e forse non varrebbe neanche la pena di investigare oltre, se non per condurre un’indagine storica, poiché, mentre l’archeologo cerca prove concrete di ciò che è stato, lo storico va a caccia di testimonianze, che possono, se attendibili, confermare o smentire le sue ipotesi. E’ così che si ricostruisce la storia, anche quella delle razze.

Testimonianze successive, tramandate da scrittori ed esperti più vicini di noi ai giorni in cui la storia del Collie veniva scritta, sembrano confermare queste prime impressioni.

Nel libro del 1878, THE DOGS OF BRITISH ISLANDS, Stonehenge, il grande John Henry Walsh, l’ineguagliato principe della letteratura canina, racconta che negli anni successivi all’inizio delle prime esposizioni di bellezza, il Collie aveva guadagnato il favore del pubblico ed il suo valore commerciale era proporzionalmente aumentato, raggiungendo cifre considerevoli per gli esemplari di successo. Uno dei requisiti più apprezzati era, a dispetto della scarsa importanza che al colore fu poi dato nei successivi standard, a partire da quello originale del 1881, un mantello nero brillante. Walsh, la cui personale preferenza in fatto di cani andava sicuramente a quelli da caccia piuttosto che a quelli da pastore, dà il seguente giudizio di questo incrocio. “Esso fu fatto - giustamente afferma - senza tener in alcun conto gli scopi per cui le due razze erano originariamente allevate e ancora largamente adoperate”.

Certo, bisogna avere un’idea di come era fatto il Collie a quei tempi, nei giorni in cui cominciarono le prime esposizioni di bellezza. Fino a quel momento, questo cane era stato selezionato, allevato e giudicato soltanto per la sua abilità nel lavoro. Probabilmente, come lo stesso Stonehenge suggerisce, non vi era un solo tipo, ma tipi diversi a seconda delle situazioni in cui esso si trovava a svolgere il suo compito. Per la pecora gallese, ad esempio, ribelle e selvatica, occorreva un cane veloce ed energico, che sapesse sottometterla ai suoi voleri. Nelle pianure scozzesi, invece, dove la pecora era più pesante e più lenta, serviva un cane più robusto. Sulle highland, poi, in condizioni climatiche estreme, la capacità del cane di muoversi nelle tempeste di neve, diveniva essenziale. Un’idea dell’aspetto del nostro Collie, come era alla fine della prima metà del 19° secolo, è l’incisione che appare nel libro di William Youatt, pubblicato nel 1845, THE DOG. Il modello di quell’immagine era stato un cane appartenente alla Zoological Society, che raccolse in quegli anni una pregevole collezione di cani. Era un Collie? Non certo come lo intendiamo oggi, ma era sicuramente l’antico cane da pastore che, pur se suddiviso nei tipi di cui abbiamo detto, avrebbe generato, di lì a qualche anno, razze come il Collie ed il Border Collie.

Naturalmente il Collie di allora aveva molto da invidiare ai soggetti di oggi. La selezione ha successivamente operato ingentilendone l’aspetto e, probabilmente, anche il carattere, se è vero che James Hogg, il Pastore di Ettrick, descriveva il suo Sirrah come alquanto scontroso e riservato, sprezzante di ogni lusinga. Ma quello era un cane selezionato per il lavoro e Hogg aggiungeva: "la sua attenzione ai miei comandi ed ai miei interessi, però, non sarà mai più eguagliata da nessun’altra razza canina". Il colore di quel cane, secondo il racconto del pastore-poeta, era “quasi nero, con una faccia truce dai tratti di colore marrone scuro”; descrizione molto precisa per essere il linguaggio di un pastore, commenta Stonehenge, che aggiunge: “il nero era un brutto nero, e le focature, piuttosto marrone, non la focatura carica del tipo Gordon”.

Nel 1879 Corsincon, pseudonimo di Hugh Dalziel, autore del libro BRITISH DOGS, attacca violentemente la rivista THE FIELD, colpevole, a suo vedere, di diffondere un’educazione cinofila sbagliata pubblicizzando meticci di Gordon setter e Collie, dai mantelli morbidi “come la mano di una signora”. Questi cani sarebbero stati incapaci di affrontare una tempesta di neve, e rappresentavano, ahimè, solo i primi danni prodotti dalle esposizioni di bellezza sul tipo di razza. In uno degli articoli pubblicati su questa rivista, Idstone, nome con cui si firmava il Rev. Thomas Pearce, un eccellente scrittore di cani ed un'autorità in fatto di Gordon setter, avendone acquistato qualcuno di quelli rimasti alla morte del Duca nel 1827, racconta la storia dell’amore di una femmina di Collie per uno dei suoi cani. Altri autori hanno raccontato la stessa fantastica storia come avvenuta nel castello del Duca di Gordon, servita forse a giustificare un accoppiamento sfuggito di mano. Nessun altro, come Idstone, fece tanto per questa razza di setter e la sua autorevolezza é, secondo altri scrittori dell’epoca, fuori discussione.

Quel che é certo, é che il fine per cui fu richiesto l’aiuto del Gordon Setter sulle linee del Collie non fu sicuramente quello di migliorare la sua abilità nel lavoro; rappresentava, invece, soltanto il tentativo di accentuare la bellezza del colore del mantello a scapito (e non poteva essere diversamente) dell’intelligenza e della versatilità del cane da pastore. Questa è anche l’opinione di Vero Shaw, che nel 1881 inveisce contro alcuni giudici colpevoli di attribuire vittorie a cani da pastore con teste e focature da Setter, senza il benché minimo accenno di sottopelo. “Un cane con intense focature color mogano - continua Shaw - ha certamente qualcosa a che vedere con il colore del Setter, poiché le focature di un vero Collie sono di una tonalità molto pallida”. “Il mondo non cambia mai!” diceva in dialetto napoletano un vecchio, indimenticato custode della Grotta della Sibilla a Cuma negli anni della nostra infanzia. “Il mondo non cambia mai!” possiamo affermare ancor oggi a proposito di certi giudici che avallano assurdi difetti di tipicità giustificati da qualche inesperto allevatore come il “nuovo”.

Vero Shaw si sofferma anche sull’oscura origine del Gordon setter, di cui fornisce una fantasiosa versione. Racconta, nel suo libro, che tutti sono d'accordo nell’attribuire l'onore della sua creazione al Duca di Gordon, dal quale questa razza prende il nome al giorno d'oggi. È certo che nella prima parte del XIX secolo, presumibilmente intorno al 1820, Alessandro, marchese di Huntly, divenuto poi Duca di Gordon, possedeva un ceppo di Setter che era desideroso di migliorare. A questo punto probabilmente la storia si intreccia con la leggenda e narra di una femmina di cane da pastore straordinariamente intelligente, addestrata dal suo padrone a “fermare” gli uccelli. Su questa meravigliosa cagna, Sua Signoria, si dice, avesse messo gli occhi e così questo strano matrimonio fu celebrato dando origine al Gordon setter.

Altrettanto interessante può risultare leggere l’opinione di William Arkwright (Scarsdale) riportata nel 1891 da W. A. Wickham nel suo libro PRACTICAL TRAINING OF THE SHEPHERD DOG: "E' un segreto di Pulcinella – afferma Arkwright - che poco prima di questo periodo i pastori sulle colline scozzesi, ammirando la colorazione viva del Gordon setter portato vicino a loro nella stagione della caccia, avevano cominciato ad utilizzare questi cani sulle loro femmine collie ogni volta che ne hanno avuto la possibilità. Da qui quelle caratteristiche del setter che possiamo notare oggi nei collie da esposizione, e che continuano a predominare attualmente in molte parti delle Highlands. Ma gli amanti del collie, sia dall’osservazione di vecchie immagini, che dal progredire delle proprie conoscenze, dopo poco diventarono diffidenti verso l'effimera bellezza del 'tan', e cominciarono a rinnovare abbastanza giudiziosamente il cane da esposizione”.“La nostra opinione su questo incrocio - continua Wickham - è che, al contrario, il setter nero focato, o Gordon, è stato notevolmente migliorato per essere stato giudiziosamente incrociato con il cane da pastore delle Highland, che in numerosi casi è stato usato negli allevamenti sportivi a scopi riproduttivi". Ma di racconti fantastici è stracolma la storia delle razze dei cani, così Milo Denlinger racconta, nel suo libro del 1949, THE COMPLETE COLLIE, che era molto diffusa a quei tempi la credenza che il colore sabbia nel collie fosse una conseguenza dell’incrocio con il Setter irlandese. Per fortuna le scoperte scientifiche ci aiutano a sfatare certe leggende, ed oggi sappiamo che il colore fulvo del collie ha una genetica del tutto diversa da quella del Setter irlandese.

Hanno mai calcato i ring delle esposizioni di bellezza questi Collie imparentati col Gordon setter? Noi crediamo di sì: ci sono troppe testimonianze in tal senso. In un resoconto sull’esposizione del Pacific Kennel Club del 1888, ad esempio, si descrive una femmina di nome Ruby, appartenente ad una certa Mrs. F. W. Miller, piccola, di colore chiaro “con un mantello da setter, che ricorda il Gordon setter”.

 Siamo arrivati agli ultimi anni del 19° secolo ed il 6 febbraio del 1891 l’americano John Gilmer Speed così si rammarica, scrivendo sul settimanale BISMARCK WEEKLY TRIBUNE: “Il Collie, di anno in anno, è diventato di moda in Inghilterra soprattutto come cane da compagnia, e poiché noi seguiamo le mode inglesi sui cani più rigorosamente che in ogni altra cosa, il collie è diventato un animale da compagnia anche in America. Esso, però, è essenzialmente un cane da lavoro, e non è particolarmente adatto al ruolo che la moda gli ha assegnato. Ha una grande avversione per le finzioni, e non gli piace andare a prendere e riportare. Non imparerà nulla di ciò che il suo padrone cercherà di insegnargli e non si farà convincere ad eseguire qualche semplice esercizio, se ha capito che non serve assolutamente a nulla. I commenti sulle esposizioni inglesi suggeriscono che esse hanno avuto un effetto negativo sulla razza. Il Collie è stato senza dubbio incrociato in qualche misura con il Gordon setter, e la progenie, pur avendo in apparenza un mantello più bello, non è per niente così forte come i cani resistenti che, almeno in Scozia, aiutano in maniera tanto determinante a rendere produttiva la pastorizia. Molti dei vincitori dei ring inglesi sarebbero spazzati via da un torrente di montagna, e sarebbero completamente inutili a guardia di pecore sciocche e caparbie. Il decadimento del collie americano non è poi così marcato come in Inghilterra, e dato che i nostri allevatori di cani riconoscono gli errori che sono stati fatti dall’altra parte, c'è da sperare che le mode non faranno qui i danni che per questa utile razza sono stati fatti di là”.

Ancora, nel numero del 30 giugno 1894 della rivista BRITISH FANCIER, un interessante articolo spiegava che vi erano due ragioni per cui gli scozzesi preferivano il Collie nero focato: il primo era che un cane così scuro si vedeva meglio in mezzo alla neve, e da questo punto di vista l’incrocio col Gordon setter fu senz’altro migliorativo; il secondo era che con tale incrocio si perfezionavano senz’altro anche le capacità olfattive del cane da pastore.

Anche James C. Dalgleish, autore del capitolo dedicato al Collie del bel libro di Robert Leighton THE NEW BOOK OF THE DOG, pubblicato nel 1907, riferisce di tentativi per migliorare l'aspetto del Collie mediante incroci col Gordon Setter. Le conseguenze sarebbero state teste più corte, orecchie più pesanti e quella tipica colorazione nero focato che da sola sembrò giustificare tale incrocio. Ma è anche opinione di Dalgleish che non esistono prove concrete che esso sia mai avvenuto in maniera sistematica. Il Collie, a suo dire, è stato il cane più popolare dell’epoca vittoriana. Valutato inizialmente per le sue qualità, che gli permisero di essere apprezzato come cane da pastore, ossia l’intelligenza, la lealtà, il lungo mantello, una volta messe radici nei Libri Genealogici subì modifiche e miglioramenti che oramai non erano più messe alla prova dei duri inverni delle Highland, ma solo a quella del mercato. Nel 1895, continua Dalgleish, vi erano sette club dedicati alla razza e, come accade ancor oggi, i punti di vista erano diversi. Le conseguenze furono che le mode cambiavano rapidamente e con esse gli standard. Per la smania di riuscire ad introdurre qualche esasperata caratteristica di moda del momento, alcuni allevatori erano talvolta disposti a contaminare la razza dimenticando il loro ruolo di custodi della sua tipicità. Forse avvenne in quei giorni l’incontro del Collie col Gordon setter, con lo scopo di ottenere velocemente lucidi mantelli, con quelle focature tanto alla moda. Queste mode, però, avrebbero potuto minare il carattere stesso della razza. A cosa sarebbe potuto servire, infatti, ad un pastore, un cane dalla colorazione intensa, molto bella da vedersi, ma che non “sente” più le pecore e non è attrezzato per affrontare le condizioni metereologiche delle montagne scozzesi? Se l’incrocio con il Gordon setter è avvenuto, è stato sicuramente nelle linee da esposizione ed ovviamente, in maniera pressoché clandestina. Nessun pastore, infatti, si sarebbe mai servito di un tale cane.

Nel 1910 anche Robert Leighton, parlando dell’argomento nel suo libro DOGS AND ALL ABOUT THEM, affermava non esservi alcuna prova che l’incrocio fosse mai stato volontariamente eseguito. La sua opinione era che la razza fosse stata migliorata attraverso un’attenta selezione sul colore e sulla forma della testa, per merito dei tanti Collie Club nati in America, in Inghilterra, in Sud Africa, in Germania, ed a seguito del perfezionamento dello standard. Tutto ciò avrebbe portato a migliorare il tipo per fare di questo cane un buon lavoratore.

Solo come curiosità, ricordiamo che nel 1921 il Dr. William A. Bruette, nel libro THE COMPLETE DOG BOOK, ripropose, con qualche differenza, la storia narrata quarant’anni prima dal Rev. Pearce. Il Duca di Gordon avrebbe incrociato uno dei suoi migliori cani con una femmina di Collie nero focato di nome Maddy che viveva nella sua tenuta ed era alquanto abile nel trovare i galli cedrone. Questo cane aveva la strana abitudine di fermarsi a guardare questi uccelli, una volta che li aveva individuati. A maggior riprova della realtà di questo incrocio Bruette portava il fatto che molti Gordon setter, le cui origini risalivano ai canili del Duca, avevano ancora l’abitudine di girare intorno agli uccelli, proprio come un Collie gira intorno alle pecore.

Charles H. Wheeler, nel bellissimo libro scritto nel 1924 insieme al Presidente del Collie Club of America, O. Prescott Bennett, è uno dei pochi esperti che rimane fuori dal coro e, rovesciando addirittura il problema, afferma, contro ogni logica, che il sospettato incrocio col Gordon Setter non può certamente riguardare i Collie da esposizione. Come se i pastori avessero potuto avere qualche interesse ad incrociare i loro cani da gregge con una razza da caccia!

Siamo ormai in pieno XX secolo, la passione per i cani ha superato indenne anche la Prima Guerra Mondiale ed ormai le esposizioni di bellezza la fanno da padrone, mentre la selezione è indirizzata dall’aspetto estetico del cane invece che dalla sua capacità di lavorare. Estetica contro utilità! Cosa non si farebbe per una medaglia!

Siamo arrivati, scorrendo via via le autorevoli opinioni di coloro che hanno costruito secoli di cinofilia, quasi ai nostri giorni ed anche Margaret Osborne, nella seconda edizione del suo libro THE POPULAR COLLIE, pubblicato in Gran Bretagna nel 1960, afferma di ritenere prive di fondamento le preoccupazioni circa l’incrocio del Collie con altre razze, tra cui il Gordon setter, in quanto ormai da molti anni nessuna razza estranea è entrata con regolarità nelle linee riproduttive del Collie.

Le conclusioni di questa breve ricerca sono relativamente semplici e, pur rappresentando soltanto un’opinione, in quanto mancano prove concrete di ciò che realmente è accaduto, sono state documentate da sufficienti testimonianze da parte di chi è stato diretto protagonista degli anni in cui si scriveva la storia moderna del collie.

Comunque sia avvenuto l’incontro tra queste due razze così profondamente diverse, possiamo concludere che agli albori delle esposizioni di bellezza, motivazioni estetiche indussero qualche “frettoloso” allevatore a servirsi dei prodotti di quest’incrocio per rendere il collie più vicino a quanto, al momento, la moda richiedeva nelle esposizioni. Questi tentativi rimasero presumibilmente confinati più o meno negli anni tra il 1870 ed il 1890 e furono certamente limitati ad un esiguo numero di allevatori. I pessimi risultati ottenuti, che intaccavano la tipicità del collie, avrebbero infatti scoraggiato dal continuarli. Non riteniamo che essi siano entrati nelle linee di allevamento del Collie in maniera sistematica, così che oggi possiamo sicuramente affermare che la razza del Collie è una delle più pure ed antiche esistenti e che, dall’ultimo, occasionale incontro del Collie con una razza estranea, è trascorso ben più di un secolo.