Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.48
 
   
 
 
20 maggio 2015
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i collie del capitano ciotola

di  Lucio Rocco

 

Queste brevi note sono dedicate alla memoria del Colonnello Ernesto Ciotola. Egli fece del suo amore per il cane (e per il collie) un modo per servire ed onorare la patria. Grazie a Linda Rorem che per prima ci ha parlato di lui.

 

Fin dalla notte dei tempi l’uomo ha sfruttato la fedeltà e la dedizione del suo migliore amico per fini bellici. Basta vedere i tanti bassorilievi di origine Egizia, Greca o Persiana, o rileggere la storia delle conquiste dell'Impero Romano.

Certe scritture egiziane del 4.000 a.C. descrivono grossi cani che aggrediscono i nemici. Le pareti dei templi assiri mostrano immagini di enormi cani da battaglia che seminano il terrore tra gli avversari. Attila metteva terribili cani a guardia dei suoi accampamenti. Gli spagnoli impiegarono centinaia di cani feroci mentre diffondevano la fede nel Nuovo Mondo. I cani furono usati come messaggeri dall'esercito di Federico il Grande durante la Guerra dei Sette Anni. Nella guerra ispano-americana i cani facevano da esploratori nella giungla di Cuba.

In tempi più recenti i cani furono utilizzati con vari compiti nella guerra del Vietnam, in quella del Golfo, e persino in Bosnia ed in Kossovo.

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito, ma non è questa la sede opportuna per parlare dell’impiego dei cani in campo militare. Qui vogliamo limitarci a dare qualche informazione sul loro uso nel servizio sanitario degli eserciti, e specialmente su ciò che in questo settore fu fatto in Europa ed in Italia, prima e durante la Grande Guerra. Ci sembra doveroso nell’anno del Centenario.

Fu nel 1904, durante la guerra russo-giapponese, che i cani furono utilizzati per la prima volta in missioni sanitarie dall’esercito zarista. Il loro compito era trovare, assistere e trasportare i feriti nei campi di battaglia.

Le statistiche sulle perdite subite in guerra dagli eserciti in conflitto, riferiscono cifre piuttosto eloquenti circa i dispersi, combattenti dell’una e dell’altra parte, che feriti dal fuoco del nemico nei campi di battaglia, morirono perché non fu possibile trovarli e portarli in salvo.

Nel Giornale di Medicina Militare (Roma, 1908) il Tenente medico Arturo Casarini riferiva le proporzioni allarmanti di feriti e dispersi in guerra, riportando il numero dei dispersi di alcune famose battaglie. Ecco le sue drammatiche cifre: Seconda Guerra d’Indipendenza Italiana, battaglia di Solferino del 1859: 1.700 solo da parte francese. Guerra franco-prussiana, battaglia di Rezonville del 1870: 5.472; stessa guerra, battaglia di Saint Privat del 1870: 4.420. Guerra d’Abissinia, battaglia di Adua del 1896: 340. Guerra russo-giapponese, battaglia di Mukden del 1905: 2.050.

Per evitare tali tragiche conseguenze della guerra nacque l’idea di sfruttare l’olfatto e le altre attitudini dei cani addestrandoli alla ricerca dei feriti. Essi avrebbero trasportato materiale di prima medicazione che desse immediato sollievo ai feriti, permettendone il successivo recupero sotto il simbolo della Croce Rossa.

Così, in Belgio, il professor Adolphe Reul della scuola veterinaria di Cureghem, conosciuto come il padre del Cane da Pastore Belga, cominciò a studiare questo nuovo uso del cane e nel 1885, con 11 cani da lui addestrati, dette ad Ostenda una dimostrazione della loro abilità. Poco prima dello scoppio della Grande Guerra il tenente Van de Putte, che aveva seguito il lavoro di Reul, fondò la “Société des chiens sanitaires” con lo scopo di addestrare cani per il lavoro di “ambulanza”, ossia recupero e trasporto al sicuro dei soldati feriti.

Anche in Francia il comandante Picard ed il capitano Jupin si stavano occupando già da tempo di questo utilizzo dei cani. Un canile era stato costruito ad Étaples ed una scuola di addestramento a Satory.

In Austria il capitano Laska del 2° Cacciatori del Tirolo, aveva organizzato due siti per l’ allevamento e l’istruzione dei cani.

Stranamente furono gli Svizzeri, a dispetto del loro pacifismo, i più solerti nell’addestramento dei cani per il servizio sanitario. Nel 1903 apparve il primo manuale sull’argomento, “Anleitung zur Dressur und Verwendung des Sanitätshundes”, scritto dal Maggiore Adrien Berdez dell’Esercito Svizzero, che fondò l’anno dopo a Zurigo la “Schweizerischer Verein für Kriegs und Sanitätshunde”. Il 14 agosto dello stesso anno questa associazione tenne il primo esame per cani di guerra. In quell’occasione furono visti principalmente Airedale Terrier e Collie, ma successivamente fu soprattutto il cane da pastore tedesco ad essere impiegato.

Le idee espresse da Berdez nel suo manuale erano semplici e geniali, e dettero un nuovo indirizzo ai metodi di addestramento in tutta l’Europa. Egli aveva intuito che poiché in ogni accoppiamento vengono ereditati non solo i caratteri fisici, ma anche le qualità mentali e la disposizione al lavoro, allora con l’utilizzo di cani di una razza dotata delle qualità giuste, queste sarebbero state trasmesse ai discendenti semplificando gran parte del lavoro degli addestratori. Perciò la sua opinione era che bisognasse adoperare solo cani di razza pura. Le qualità che Berdez riteneva indispensabili erano sia fisiche che psichiche: intelligenza, buon udito, buon olfatto, velocità, temperamento vivace e grande perseveranza. Anche il colore aveva la sua importanza, non essendo evidentemente i cani bianchi adatti per scopi bellici, costituendo un facile bersaglio.

Negli stessi anni, in Germania, anche Max von Stephanitz, il creatore del Cane da Pastore Tedesco, si interessava a questo tipo di utilizzo del cane. Per questo scopo usò in un primo momento meticci di varie razze, poi, sposando le tesi di Berdez, cominciò ad impiegare la sua razza preferita.

Ma in Germania il lavoro più importante in questo campo fu fatto dal cinologo Jean Bungartz, allevatore con la passione di dipingere animali. Nel 1893 egli fondò la “Deutschen Verein für Sanitätshunde” che diresse fino al 1909.

Forte delle intuizioni di Berdez, Bungartz ritenne che la razza più adatta a svolgere quel tipo di lavoro fosse il Cane da Pastore Scozzese, così ne fece arrivare alcuni esemplari direttamente dalla Scozia. Erano cani meno belli di quelli allevati sul continente per le esposizioni, ma potevano vantare una genealogia di cani da lavoro: i loro antenati avevano condotto per secoli le pecore sulle Highland scozzesi, avevano perciò potenzialmente tutte le qualità fisiche e psichiche necessarie. Del resto questa scelta concordava in pieno con le opinioni espresse dal Dr. Lilliehöök, che in Svezia aveva affrontato e studiato il problema della scelta della razza più adatta, specie in relazione alle difficili condizioni geografiche del paese dovute alla presenza di vaste foreste. Sul giornale della Sanità Militare, “Tidskrift i militär hälsovård”, il Dr Lilliehöök sostenne che il collie scozzese era la razza da preferire per l’utilizzo in missioni di soccorso ai feriti in battaglia. Essi sarebbero stati addestrati a rimanere accanto al soldato ferito, una volta trovato, ed a richiamare l’attenzione dei barellieri. L'attrezzatura in dotazione sarebbe stata costituita da un collare di cuoio, un’imbracatura impermeabile di cotone e due bisacce contrassegnate col simbolo della Croce Rossa contenenti cordiali, bende, una coperta e razioni di cibo per due giorni. Peso di tutta l’'imbracatura: 1,7 kg.

Anche in Italia, con il Generale Stanislao Mocenni al Ministero della Guerra, cominciarono i primi esperimenti sull’impiego dei cani nei servizi sanitari. Nel 1893 a Torino con il 7° Reggimento bersaglieri ed a Venezia con il 71° Reggimento fanteria; nel 1897 a Pistoia con il 6° Reggimento fanteria ed a Gaeta con il 33° Reggimento fanteria; più tardi a Roma, per merito del Capitano Ernesto Ciotola, del 50° Reggimento fanteria, e del suo collaboratore Tenente Valentino Ferliga, autore tra l’altro di un bellissimo libro “Dell'utilità dei cani nei servizi di guerra”. Il capitano Ciotola, che per i suoi meriti era stato nominato nel 1906 Cavaliere nell’Ordine della Corona d’Italia, aveva organizzato un Deposito Sperimentale di Allevamento ed Istruzione per cani da guerra, dove aveva adottato il metodo di addestramento utilizzato da sempre sulle Alpi per i cani di San Bernardo, modificato secondo i suggerimenti di Bungarts di cui era un entusiasta ammiratore. Più tardi, per ragioni climatiche, il deposito di quei cani sanitari venne trasferito presso i reggimenti alpini.

La razza scelta da Ciotola fu naturalmente il Pastore Scozzese, soprattutto nella varietà a pelo corto, razza che per intelligenza e doti fisiche sembrava rispondere a tutti i requisiti indispensabili ad un cane da guerra. Il Tenente Ferliga così giustificò questa scelta in un articolo pubblicato nel 1903: “La razza ormai adottata è il Collie o cane da pastore scozzese, varietà a pelo corto; agli amatori dunque il dedicarsi all'allevamento di questo bellissimo animale, la cui fama secolare di bravura ed intelligenza non sarà smentita mai e le cui qualità eminentissime saranno di grande utilità pel nuovo e geniale impiego”.

Col permesso del Governo Italiano il Capitano Ciotola si recò in Germania per studiare da vicino i metodi di addestramento di Bungartz, e poté assistere con soddisfazione alle esercitazioni tenute dal XIV corpo d'armata tedesco a Carlsruhe.

In quell’occasione Bungartz donò all'Esercito Italiano uno dei migliori cani da lui addestrati. Era una femmina di collie di nome Asta.

Le esercitazioni condotte dal Capitano Ciotola e dai suoi collaboratori si svolgevano pressappoco in questa maniera. Ad un ordine del comandante un cane partiva alla ricerca dei feriti nella boscaglia, dove alcuni soldati si erano precedentemente nascosti. I cani portavano sul dorso due bisacce sulle quali era impresso il simbolo della Croce Rossa e contenenti oggetti vari di primo soccorso: bende, disinfettanti, cordiali. Una volta trovato il ferito, il cane aspettava che questi prelevasse dal suo equipaggiamento quanto gli occorreva, poi tornava indietro, riportando in bocca qualcosa del vestiario del ferito, per avvertire il conduttore della sua presenza.

Nel maggio del 1915 il Capitano Ciotola fu promosso al grado di Tenente Colonnello ed assunse il comando del 1° battaglione della Brigata Alpi, incarico che tenne fino a novembre dello stesso anno quando, promosso Colonnello, passò a comandare l'81° Reggimento fanteria. Successivamente, dal 10 luglio del 1916 al 30 aprile del 1917, comandò la Brigata Parma.

Nel suo libro sul Pastore Tedesco del 1921, Max von Stephanitz raccontò che almeno 4.000 cani furono utilizzati per il servizio sanitario durante la Prima Guerra Mondiale. Essi salvarono la vita ad oltre 20.000 feriti, uomini che sarebbero stati abbandonati sui campi di battaglia senza l’oscuro lavoro di questi cani.

In Italia i cani sanitari si distinsero soprattutto nelle operazioni sul versante italiano del Monte Bianco e dell’Adamello, dove Italiani ed Austriaci combatterono per quasi quattro anni ad oltre tremila metri. Erano per la maggior parte Collie e salvarono la vita a tanti soldati feriti in battaglia, o colpiti da congelamento, o caduti nei crepacci.

Altri cani vennero utilizzati nelle stesse zone per il trasporto di viveri e munizioni, o per riportare a valle i soldati feriti. Trainavano slitte appositamente costruite ed i loro conduttori (Alpini al comando del Tenente Colonnello Carlo Mazzoli) venivano chiamati "cagnari". Prima dei cani erano stati adoperati i muli, che però mal resistevano a temperature così basse. I “cagnari” operarono sull’Adamello fino al 3 novembre 1918 quando, finita la guerra, il reparto venne sciolto.

La storia dei cani addetti ai servizi sanitari degli eserciti in guerra non è altro che l’ordinaria storia della devozione dei cani ai loro padroni. Nelle condizioni difficili dei vari fronti di guerra le loro storie furono offuscate dall’epopea delle grandi battaglie, eppure, essi fecero il loro dovere, né più, né meno dei soldati cui obbedivano, e molti caddero, su quei fronti, insieme a loro.

I tanti cani impiegati nella Grande Guerra fino al momento della firma dell'armistizio condivisero nelle trincee tutti i pericoli, le difficoltà e le privazioni dei soldati stessi. Alcuni di loro, come veri soldati, furono decorati al Valor Militare. Li ricordiamo tutti, con riconoscenza e rispetto, anche se hanno servito la follia più terribile dell’uomo: la guerra. Ma un cane non giudica, mai.