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8 agosto 2015
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la triste storia della principessa di montglyon

di  Lucio Rocco

 

"Et ceci aussi il passera!" (e anche questo passerà!) soleva dire Rose de Mercy-Argenteau, cui la vita aveva insegnato troppo presto ad accettare con rassegnazione e fatalismo le difficoltà che il destino le aveva riservato, proprio a lei, che aveva avuto la fortuna di nascere in una delle famiglie più illustri e facoltose d’Europa.

Rosalie (Rose) Françoise Adelaide Caroline Therse Eugenie Marie de Mercy-Argenteau era nata nel Castello di Argenteau, in Belgio, il 18 luglio del 1862 da Eugène de Mercy Argenteau e Louisa de Riquet de Caraman. La sua era una delle più nobili ed influenti famiglie d'Europa. Sua madre, la contessa di Mercy Argenteau, Principessa di Montglyon, era una delle donne più influenti alla corte di Napoleone III.

La nascita della piccola Rose non procurò molta gioia alla Contessa ed a suo marito, i quali avrebbero tanto desiderato avere un figlio maschio. La delusione fu talmente cocente da indurli a disinteressarsi della figlia per tutta la vita.

Così l’esistenza di Rose cominciò con un rifiuto e la sua infanzia fu consumata insieme a tutori e governanti tra le mura di uno dei più antichi castelli del Belgio, senza compagni di gioco e senza distrazioni di alcun tipo, consolata solo dalla compagnia e dall’amore dei suoi cani che in ogni momento della vita l’aiutarono a superare le difficoltà e le dettero quelle gioie che nessun essere umano riusciva a darle.

A 21 anni fu costretta dalla famiglia ad un matrimonio combinato, come allora si usava tra i nobili, e così, il 5 febbraio del 1883, andò in sposa al Duca d'Avaray, uno dei nomi più antichi e nobili di Francia. Trasferitasi a Parigi, si lasciò sedurre dalla vita mondana ed il suo salotto divenne il punto di raccolta di tutto il sangue blu d’Europa e persino di qualche testa coronata, se è vero che finanche il Principe di Galles, il futuro Re Edoardo VII, veniva da Londra per partecipare alle sue feste.

Nel 1887 nasceva l’unico figlio della coppia, erede dei titoli di quella prestigiosa famiglia.

Ma il Duca d’Avaray non riuscì mai a conquistare il cuore della giovane nobildonna che amava passeggiare nella campagna belga insieme ai suoi cani e che a malincuore aveva lasciato la tranquilla vita del castello d’Argenteau per quella movimentata e bigotta della capitale francese. L’amore, quello vero, la Principessa di Montglyon lo avrebbe trovato anni dopo, e per quell’amore avrebbe abbandonato ogni cosa per seguirlo fino in capo al mondo.

Il suo matrimonio senza amore era stato dunque un fallimento, e i due cominciarono a condurre vite indipendenti, fino al conclusivo divorzio.

Trascorsero così alcuni anni, tra ricevimenti e feste danzanti. Sua madre era morta nel 1890, a soli 53 anni, e lei aveva ereditato il Castello d’Argenteau dove improvvisamente, stanca della vita inutile che conduceva, decise di ritirarsi, lasciando Parigi e lo sfarzo della sua corte.

Tra le mura che l’avevano vista nascere Rose visse forse gli unici anni sereni della sua vita, allevando i suoi cani e prendendosi cura degli altri animali del suo parco. In questo modo le sembrò finalmente di aver ritrovato la pace e la serenità.

Rose amava i Collie scozzesi che avevano asciugato le sue lacrime di bambina, ma si interessava anche ai Chow Chow ed ai Samoiedo. E’ rimasta nella storia di quest’ultima razza per essere stata la prima a registrarne uno nei libri genealogici dell’American Kennel Club. Il cane si chiamava Moustan of Argenteau, e fu iscritto in quei registri nel 1906.

Fu però il Collie a renderla famosa e a darle prestigio e successo. Negli anni a cavallo tra il 19° e il 20° secolo fu ritenuta uno tra i migliori allevatori del mondo, oltre che un Giudice molto apprezzato. Molti grandi allevatori americani si rivolsero a lei per avere collie delle sue linee, come il banchiere americano J. P. Morgan, che aveva il suo allevamento sul fiume Hudson a New York, e che acquistò nel 1907 due cuccioli fulvi da presentare all’esposizione del Westminster Kennel Club.

I canili del Castello d'Argenteau erano stati costruiti pensando soprattutto al benessere dei cani, ed erano arredati con ogni cura. Questa é la precisa descrizione che ne dette il giornale americano New York Daily Tribune: “Sono costituiti da una serie di piccole costruzioni, ognuna delle quali sembra essere una sorta di box aperto di 15 per 13 piedi. Sono ben dotati di ogni comodità, perfettamente ventilati e spaziosi. Vi è un grande recinto di sabbia asciutta per farvi giocare i cuccioli, ed un altro recinto coperto per far fare moto nei giorni di pioggia. La principessa stessa si occupa del benessere dei cani”. Nè fatica, nè spese erano state risparmiate per mettere assieme una grande squadra di Collie, servendosi anche della collaborazione di John Powers, egli stesso allevatore, espositore e Giudice di Collie. Alcuni dei più titolati ospiti dei canili di Sua Altezza furono, Lily Rightaway, il Campione Barwell Masterpiece, Lady Clinker, Ormskirk Iodone ed Old Hall Shamrock, il suo cane preferito. Era nato nel 1898 dal Camp. Balgreggie Hope e da Old Hall Ella, una figlia del grande Camp. Southport Perfection. Shamrock fu senza dubbio il suo cane più conosciuto e fu esposto a lungo in Inghilterra, Francia, Olanda, Belgio, Austria, Russia, Germania e Stati Uniti.

E questo grande lavoro finì per dare i suoi frutti e le permise di guadagnarsi una posizione di punta sia come allevatrice che come espositrice, sia sul continente che in Inghilterra. Uno dei suoi Collie più famosi si aggiudicò, nel 1901, uno dei più prestigiosi trofei del mondo, il Dholpur Five Hundred Guinea Gold Cup, offerto da Sua Altezza il Maharajah di Dholpur. Si trattava di una femmina di nome Old Hall Beatrice (Edgbaston Royal x Old Hall Ina) nata nel 1899.

La Principessa di Montglyon era una donna straordinariamente bella, narrano le cronache dell’epoca, di forte intelligenza e di grande fascino, ma anche di una personalità e di un magnetismo che ne facevano una donna irresistibile.

Ma il destino che la perseguitava non le lasciò molto tempo per godere della tranquillità della campagna belga. Una crisi finanziaria le fece perdere il Castello di Argenteau, e a Rose non restò altro da fare che partire per Parigi con un unico compagno: il suo adorato collie “Shamrock”.

Forse furono le delusioni della vita a farle dire "Più vedo gli uomini, più amo le bestie” e forse fu la noia a spingerla ad assistere, una sera, ad uno spettacolo nell’arena del Moulin Rouge in cui si esibiva il Capitano Jack Bonavita (nella vita John Frederick Gentner), un famoso domatore di leoni americano.

Sarà stata l’atmosfera magica, sarà stato il fascino di un uomo che affrontava le belve feroci senz’armi e senza paura, ma è certo che quella sera cambiò radicalmente la vita della Principessa di Montglyon.

Le cronache narrano che improvvisamente una grande bestia fulva, lanciando un tremendo ruggito, si avventò sull’inerme domatore, lo mise a terra e lo azzannò ad una spalla. Un biografo della Principessa racconta che lei balzò dal suo posto, raggiunse la gabbia, e cominciò a colpire la faccia del leone con il manico del suo parasole. Ringhiando la belva si fece indietro, e tanto bastò perché gli assistenti potessero tirar via il sanguinante domatore. Non c’è traccia, sui giornali dell’epoca, di questo intervento, pur riportando il grave episodio, quindi non siamo in grado di confermarlo, ma potrebbe essere vero, perché rispecchia il carattere di questa donna, sempre pronta a lanciarsi a testa bassa nella mischia per difendere i più deboli o magari solo per un principio.

Il Capitano Bonavita fu ricoverato in ospedale. Un’operazione gli salvò la vita, ma non il braccio, che dovette essere amputato.

Ancora una volta il destino aveva giocato le sue carte. La Principessa rimase accanto all’affascinante domatore durante tutta la convalescenza e finalmente, tra le cicatrici del suo cuore deluso, la zampata di un leone fece nascere l’amore. “Forse ho perso molto nella mia vita, ma alla fine ho trovato l’amore”, scrisse in una lettera ad un amico. Il 26 aprile del 1905, a Parigi, l’impavido domatore di leoni che non usava la frusta e l’affascinante principessa belga che amava i collie si sposarono.

La coppia si trasferì negli Stati Uniti, dove la bella Principessa riprese ad occuparsi di cani, ricostruendo il suo canile e soprattutto esercitando il suo ruolo di Giudice. Si stabilirono a Cold Spring Harbor, Long Island, New York.

Nelle esposizioni americane la principessa di Montglyon non ebbe successo minore che in Europa. I giornali americani parlarono di lei come di una figura romantica, sempre vestita di bianco e circondata di amici ed ammiratori: “Brillava come una stella in una notte buia”, scrisse qualcuno.

A settembre del 1906 giudicò i collie a Trenton (New Jersey) nell’esposizione organizzata dalla Fair Association; nel successivo mese di novembre fu a Filadelfia ed a gennaio dell’anno successivo a Boston nell’esposizione del New England Collie Club. Nel 1908 invece giudicò l’esposizione dell’Ohio Kennel Club ad East Liverpool.

Ma non trascurava neanche di mostrare i prodotti del suo lavoro di allevatrice. Nell’ottobre del 1906 partecipò, a Locust Valley, all’esposizione organizzata dal Piping Rock Kennel Club. Grande successo del suo collie Challenger of Argenteau, successo che bissò l’anno successivo vincendo, con Highland Chief of Argenteau, tutte le classi in cui era iscritto nell’esposizione del Long Island Kennel Club a Brighton Beach.

Ma neanche la felicità faticosamente conquistata nel nuovo mondo doveva durare per tutta la vita. Troppo lontane le classi sociali del domatore abituato a trattare con le belve e la delicata Principessa usa a frequentare nobili e Re. “Bonavita era l’uomo migliore e più nobile che io abbia mai incontrato”, scrisse la Principessa, “ma i suoi modi non erano i miei, né i miei erano i suoi”.

Nel 1912 i due divorziarono e cinque anni più tardi un orso polare finì il lavoro cominciato dai leoni a Parigi.

Ora Rose si trovava in un paese straniero senza amici né parenti, in ristrettezze economiche, anche se ancora ricca dei gioielli di famiglia. L’orso bianco che aveva ucciso il suo ex marito le aveva anche tolto l’unico introito costituito dagli alimenti. Persino l’unico suo figlio era morto in Europa durante una corsa automobilistica.

Ma a dire il vero un parente, in quella terra lontana, Rose l’aveva trovato. Era un fratellastro che suo padre le aveva confessato in punto di morte di avere. Si chiamava John H. Casey e per raggiungerlo Rose si stabilì a Tampa, in Florida.

Gli abitanti di Tampa si abituarono allora a vedere una ormai anziana nobildonna europea, dall’abbigliamento piuttosto disinvolto, che però non mancava mai di indossare gioielli preziosi e di mettere un costosissimo profumo francese.

Le difficoltà economiche, cui la Principessa non era abituata, le rendevano amari gli ultimi anni della sua vita. A chi le consigliava di vendere i suoi gioielli rispondeva che avrebbe preferito morire di fame piuttosto che privarsi dei suoi ricordi.

Qualche mese prima di morire Rose D’Argenteau pubblicò le sue memorie in un libro dal titolo “L’ultimo di una razza”. Forse non riuscì neanche ad incassare i proventi del libro, perché la casa editrice chiuse poco dopo la sua pubblicazione.

Proprio come l’ultimo rappresentante di una razza di nobili che in tutta l’Europa stava ormai per essere soppiantata da una borghesia gretta e bottegaia, la Signora di Montglyon morì, dimenticata e sola, in terra straniera, il 26 luglio del 1925. Aveva sessantatrè anni. Fu sepolta in una piccola tomba nel Myrtle Hill Cemetery a Tampa.

Questa è la triste storia della Principessa di Montglyon, ricostruita sulla base di quanto siamo riusciti a consultare di giornali, libri e documenti dell’epoca. Mancano solo poche cose che abbiamo deciso di tacere per la promessa fatta in cuor nostro a questa donna che pian piano abbiamo cominciato ad amare, di non rivelare episodi e fatti che avrebbero potuto farla arrossire. C’è solo un episodio ancora da narrare e con il quale ci apprestiamo a chiudere il nostro racconto.

La sua morte apparve alquanto strana, ed altrettanto strano fu che nessuno riuscì a trovare i suoi preziosi gioielli. Eppure, sei mesi dopo la sua morte, un piccolo museo aprì a San Pietroburgo per mostrare, a pagamento, i pezzi più preziosi della collezione proveniente dal Castello d’Argenteau spariti a Tampa.

Poco dopo anche il suo fratellastro morì in circostanze misteriose. Il Console dei Paesi Bassi cercò a lungo di convincere la Polizia, prima, ed un Giudice, più tardi, che la sparizione dei gioielli e le due strane morti avevano qualcosa di oscuro su cui valeva la pena di indagare. Il caso fu definitivamente chiuso.

Avrà trovato pace alla fine la bella Principessa che amava i collie, oppure ancora piange i suoi ricordi, il suo castello distrutto dalla guerra ed il suo mondo cancellato dalla storia?

Ci auguriamo di sì.