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02.10.2018 14.49
 
   
 
 
23 maggio 2016
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l'incredibile viaggio di bobbie

di  Lucio Rocco

 

Quale misterioso richiamo fa volare la cicogna bianca per 14.000 Km dall’Europa Centrale fino alla parte più estrema del continente africano? Cosa spinge una rondine a tornare al nido che ha lasciato l’anno precedente? Come fa la balena grigia a nuotare per 22.500 Km dall’isola russa di Sakhalin fino a Cabo San Lucas, all’estremità meridionale della Baja California in Messico? E quale istinto spinge ogni anno 2 milioni di gnu e diverse centinaia di migliaia di zebre, a spostarsi dalla riserva di Masai Mara in Kenya fino al Parco Nazionale del Serengeti in Tanzania?

Il Dr. Joseph Banks Rhine (1895-1980) fu uno dei pionieri della parapsicologia. Nella Duke University, dove insegnò per dodici anni, egli fondò il Laboratorio di Parapsicologia, in cui condusse ricerche sulle Percezioni Extra Sensoriali (ESP) convinto di poter spiegare con esse tali misteriose capacità degli esseri viventi. Il Dr. Rhine studiò anche alcuni episodi che non riguardavano una particolare specie, ma singoli soggetti di specie diverse che erano stati capaci di gesta apparentemente inspiegabili. Tra questi si occupò anche di un collie di nome Bobbie, che compì un’impresa straordinaria tra il 1923 ed il 1924. Non trovò alcuna spiegazione scientifica, e la parapsicologia vide calare l’interesse del mondo scientifico a partire dalla fine degli anni cinquanta, ma ciò che questo cane riuscì a fare vale ugualmente la pena di essere raccontato.

Bobbie non era nato tra i pastori delle Highland scozzesi, non aveva un gregge cui badare, e neanche aveva avuto addestramenti di alcun tipo; era un cane normale, ammesso che un collie possa definirsi normale.

Nato nel 1921, era stato acquistato da Frank ed Elizabeth Brazier, che vivevano insieme alle due figlie, Nova e Leona, in una fattoria sul torrente Albiqua, poco fuori Silverton, nello Stato americano dell’Oregon.

La vita di campagna, però, non era di alcun beneficio alla malferma salute di Elizabeth, così i Brazier decisero di trasferirsi. Acquistarono un ristorante, il Reo Café, ed andarono a vivere a Silverton. La fattoria fu venduta, e con essa anche Bobbie, perché non fosse costretto ad una vita di città cui non era abituato.

Ma l’essere rimasto nella casa in cui era cresciuto non dava a Bobbie alcun piacere. Lui amava la sua famiglia e così prese l’abitudine di scappare, di tanto in tanto, per far visita ai Brazier a Silverton.

Ben presto Frank si rese conto di aver commesso un errore e fece di tutto per riacquistare il suo cane, ma dovette sborsare il triplo di quanto l’aveva venduto, ben 15 dollari, per riaverlo indietro. Egli sapeva bene che nella vita il denaro non è tutto, e quei 15 dollari non gli sembrarono poi una gran cifra in cambio della felicità della sua famiglia.

Nell’estate del 1923 Frank ed Elizabeth Brazier decisero di prendersi una vacanza per far visita ad alcuni parenti a Wolcott, nello stato dell’Indiana. Per evitare di dare a Bobbie un altro dolore, lo portarono con loro.

Arrivarono a Wolcott, dopo un lungo viaggio, nel giorno di Ferragosto, in una di quelle calde e tranquille giornate in cui il tempo sembra sospeso e le ore addormentarsi al sole pigramente. Frank aveva portato sua moglie a casa dei loro parenti perché riposasse, ed accompagnato da Bobbie si era recato a fare rifornimento nella locale stazione di servizio.

Era lì quando sentì Bobbie guaire. Si voltò appena in tempo per vederlo scappar via inseguito da tre o quattro randagi inferociti.

Non riuscì a stargli dietro e presto il gruppetto sparì alla sua vista.

Avvilito per non aver potuto aiutare il suo cane, Frank rimase ad aspettare, sperando di rivedere Bobbie di lì a poco.

Ma le ore passavano e del collie nessun segno.

Frank si rimise in macchina e cominciò a vagare per la città suonando quel clacson che sapeva essere ben conosciuto dal suo cane.

Continuò a girare fino a notte fonda, poi dovette arrendersi all’evidenza dei fatti.

Il giorno dopo, Frank ed Elizabeth ripresero le ricerche spingendosi fino ai paesi vicini, ma nessuno aveva visto un collie inseguito da un branco di cani.

Misero un annuncio sul giornale locale, ma dopo aver aspettato alcuni giorni, si rassegnarono con rammarico a riprendere il loro programma di viaggio.

Fecero visita, come previsto, ai loro parenti sparsi tra l’Indiana e l’Ohio, ma prima di rientrare a casa tornarono a Wolcott per lasciare istruzioni nel caso Bobbie si fosse fatto rivedere.

Il viaggio di ritorno non fu gaio e spensierato come quello dell’andata. Il dolore per la perdita del collie spezzava loro il cuore.

Rientrati a Silverton ripresero la vita di sempre, ma l’assenza del collie aveva creato un vuoto che non era possibile colmare ...

Bobbie capì di essere rimasto solo, ed una terribile angoscia gli faceva tremare tutto il corpo dal naso alla punta della coda. Quanto aveva corso? C’erano volute ore prima di riuscire a liberarsi di quei cani che lo inseguivano. Ma ora non sapeva dov’era e, quel che è peggio, non aveva accanto la sua famiglia.

Dopo essere rimasto nascosto per un giorno o due, rovistando tra i rifiuti per trovare da mangiare, decise che era ora di muoversi. Voleva tornare a casa!

Si diresse verso sud-est. Non sapendo dove andare, seguiva le linee di traffico che portavano verso la capitale dello Stato. Dovette attraversare il White River prima di entrare in Indianapolis, ma lo fece agevolmente nuotando. Era cresciuto vicino al fiume Albiqua e nuotare non era un problema per lui.

Bobbie era un buon collie, e faceva facilmente amicizia. Ad Indianapolis un vagabondo di nome Tom si prese cura di lui. Bobbie lo ricambiò con tutto l’affetto che poteva, ma sapeva che la sua meta era un’altra ed il suo viaggio era appena agli inizi.

Capiva che la direzione che aveva preso non era quella giusta, ma come una rondine che dapprima volteggia nel cielo guardandosi intorno e poi vola sicura verso il nido, Bobbie sentiva crescere dentro di sé l’impulso che lo avrebbe riportato a casa, insieme al desiderio di ritrovare la sua famiglia. Questa volta si diresse verso nord-ovest.

Attraversò tutto l’Illinois, da est ad ovest. Ora camminava più speditamente. Sentiva che ad ogni passo la sua casa era più vicina e questo infondeva in lui nuova forza.

Attraversò il grande fiume Mississipi e deviò leggermente verso nord-ovest, verso la città di Vinton, nello Iowa.

Qui delle brave persone, i Patton, lo rifocillarono e gli offrirono un riparo per la notte, ma prima dell’alba Bobbie era di nuovo in cammino. Non aveva tempo per le carezze della gente.

Riprese la strada verso la capitale dello Stato, Des Moines. Era stanco. Le zampe erano doloranti e le privazioni facevano il resto. I giorni passavano veloci e con essi i mesi. Era partito ad agosto ed era già novembre. Doveva riposare e rifocillarsi. Solo rimettendosi in forze poteva sperare di arrivare alla meta.

A Des Moines i suoi modi gentili di avvicinarsi alle persone, porgendo loro la zampa, intenerirono la signora Eva Plumb, che si prese cura di lui. Bobbie non rifiutò quell’amore che gli veniva offerto. Approfittò di quei giorni per riposare e riprendere forza.

Rimase con lei fino al 22 novembre, giorno del Ringraziamento, poi ripartì verso ovest. Ora camminava spedito e sicuro. Un istinto sopito lo guidava verso casa e l’ansia di arrivarci gli faceva vincere ogni difficoltà, fame, stanchezza, dolori.

Attraversò il Nebraska in direzione sud-ovest, poi al confine col Colorado prese più a sud verso Denver. Era ormai dicembre. Fu fortunato ad incontrare ancora delle persone amanti dei cani. Carrie Abbee ed i suoi familiari avevano da poco perduto il loro collie e furono ben lieti di accogliere Bobbie.

Partì da Denver a metà dicembre. Era quasi alla meta, ma gli rimaneva la parte più difficile del viaggio. Davanti a lui le Montagne Rocciose ed un inverno gelido avrebbero messo a dura prova le sue residue forze.

Due mesi per attraversare una delle catene montuose più vaste del mondo, nelle condizioni meteorologiche più avverse che si possano immaginare. Neve, freddo, ghiaccio, temperature proibitive ed animali selvatici resi audaci dalla fame.

Quasi nessun testimone per questa parte del viaggio, ma si può supporre che da Denver Bobbie deviasse verso nord fino allo Wyoming, poi di nuovo verso nord-ovest nell’Idaho per poi passare in Oregon e salire verso The Dalles.

L’ultimo tratto sarebbe stato una passeggiata per Bobbie se le sue condizioni fisiche non fossero state ormai allo stremo. Era sporco, aveva le zampe ricoperte di piaghe, era pelle ed ossa, e le ferite non curate si erano infettate su tutto il corpo. Ma era felice. Sentiva nell’aria un odore familiare, quel profumo di salvia che gli indicava che la meta era vicina e che tra poco avrebbe trovato la sua famiglia e le sue amorevoli cure. Solo questo pensiero gli dava la forza di continuare. Stava per raccogliere il premio di tanta fatica!

Da The Dalles andò verso sud-ovest, fino Portland, ma pur essendo così vicino alla meta, le forze gli mancarono. Non era più capace di andare avanti. Andò a rifugiarsi in una veranda sul retro di una casa.

Mary Elizabeth Smith era una vedova dai capelli bianchi con l'Irlanda nel cuore. Quando vide le condizioni di Bobbie ne ebbe tanta compassione. Lo fece bere, curò le sue ferite e le piaghe delle zampe. Appena si fu un po’ ripreso, Bobbie trovò anche la forza di mangiare.

Buoni pasti e riposo ridettero a Bobbie le forze che gli mancavano per compiere l’ultimo balzo, da Portland a Silverton ...

La vista di un cane che si trascinava sul margine della strada fece sussultare Nova, la prima figlia dei Brazier. Sembrava Bobbie, ma era talmente sporco e malridotto che non ne era sicura. Lo chiamò, e il cane corse, ululando di piacere, ai suoi piedi. Nova lo portò a casa piangendo di gioia.

Per molti giorni riuscì solo a mangiare e dormire, mentre le cure che riceveva cominciavano a far cicatrizzare le innumerevoli ferite del suo corpo.

Si era perso il 15 agosto del 1923 ed era tornato a casa il 15 febbraio del 1924. Aveva camminato, corso, arrancato, nuotato, strisciato e lottato per oltre 4.000 Km attraversando otto Stati: Indiana, Illinois, Iowa, Nebraska, Colorado, Wyoming, Idaho e Oregon. Era passato attraverso deserti e strade trafficate, si era arrampicato su per le cime di una delle più grandi catene montuose del mondo, ed aveva attraversato nuotando alcuni dei fiumi più lunghi d’America. Era sopravvissuto solo grazie alla sua velocità, alla sua forza ed alla sua astuzia.

La storia dell’incredibile viaggio di Bobbie fece il giro del mondo. Furono scritti articoli, pubblicati libri e prodotti film su di lui.

Bobbie ricevette le chiavi della città insieme al permesso di girare liberamente per le sue strade. La Oregon Humane Society gli concesse una medaglia. Decine di persone scrissero per testimoniare che avevano incontrato quel cane durante il suo viaggio, e le loro dichiarazioni furono preziose quando si trattò di ricostruire l’itinerario percorso ...

La primavera del 1927 era appena cominciata quando Bobbie morì; fu sepolto con ogni onore nell’Oregon Humane Society Pet Cemetery di Portland. Il Sindaco tenne il discorso commemorativo e la stella del cinema, Rin Tin Tin, depose una corona di fiori sulla sua tomba.

Venticinque anni dopo il Dr. Rhine cominciò a raccogliere le prove dell’incredibile viaggio di Bobbie. Interrogò molte delle persone che lo avevano incontrato e consultò gli atti della Oregon Humane Society che aveva investigato sulla storia. L’identità di Bobbie era stata provata senza ombra di dubbio da tre segni distintivi: una cicatrice sopra un occhio lasciata dal calcio di un cavallo, un’altra su una zampa dovuta all’urto contro un trattore, e due denti scheggiati durante uno scontro con uno scoiattolo di terra. Inoltre, il suo aspetto, e la testimonianza di coloro che l’avevano conosciuto, non faceva dubitare che il collie tornato a Silverton fosse proprio quello dei Brazier.

I racconti dei testimoni provarono anche che sulla strada del ritorno Bobbie aveva percorso un itinerario più a sud di quello percorso in macchina all’andata. Dunque non poteva essere stato guidato dai ricordi.

Il Dr. Rhine stava cercando di dimostrare l’esistenza di un centro del cervello sede delle ESP, quel sesto senso con cui spiegare fenomeni straordinari come le migrazioni, ma anche come l’incredibile viaggio di Bobbie. Ma quel viaggio aveva invece provato che Bobbie era stato guidato da qualcosa di più di una semplice attitudine geneticamente ereditabile. Bobbie non aveva mai percorso la strada che lo aveva riportato a casa, né l’avevano mai percorsa i suoi antenati. Ciò che lo aveva guidato non aveva le sue origini nella logica del cervello, ma nelle emozioni del cuore. E’ lì che alloggiano l’amore, la fedeltà e la devozione di un Collie.