Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.49
 
   
 
 
6 giugno 2016
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Lacrime di sirene ... CINQUE RACCONTI D'AMORE

 

Credete alle favole?

Se non credete alle favole, alle fate, agli gnomi dei boschi e alle sirene, passate ad altro. Queste storie non fanno per voi.

Ma se un ricordo custodito nel vostro cuore può farvi versare qualche lacrima di commozione, se pensate che una fata possa trasformare quelle lacrime in minuscoli fiocchi di neve che cadono sopra una piccola nave rinchiusa dentro una bottiglia, se credete che un gabbiano possa volare in quel piccolo cielo per portare lontano il vostro sogno, insomma, se pensate che il cuore pulsi al ritmo della vostra fantasia (… si chiama "speranza" …) continuate. Non sempre le lacrime fanno male.

Ricordate la magica isola di Iona? Lì c'é la prima testimonianza storica dell'esistenza del collie fin dal sesto secolo. Era usato dai monaci, non dai pastori, e di un giovane monaco si innamorò una sirena che cercò di seguirlo al convento. Ma cosa ne sa una sirena di religione, di monaci e di uomini? Come tutti sanno, queste creature non possono vivere lontano dal mare, così la sirena decise di sacrificare la sua vita per vivere solo per pochi attimi accanto alla persona che amava. E mentre per quei pochi momenti versava copiose lacrime di gioia, una fata ebbe pietà del suo sacrificio. Trasformò quelle lacrime, che cadevano sulla spiaggia, nei minuscoli sassolini verde-azzurro tipici dell'isola di Iona. Poi, con un tocco della sua bacchetta magica, trasformò la sirena in un cane, perché potesse trascorrere tutta la sua breve esistenza insieme al suo amato.

A quel cane (è necessario dire che era un collie?) fu assegnato il destino di continuare a sacrificarsi per la persona che amava, in memoria del sacrificio della sirena e per testimoniare l’amore eterno del suo cuore.

Le storie che seguono raccontano alcuni di questi sacrifici. Possiamo commuoverci o no, ma ricordate che "in ogni istante della nostra vita abbiamo un piede dentro una favola e l'altro nell'abisso". (Lucio Rocco)

 

il collie della brughiera

from Washington News Letter, 1917 - Digitized by Google. Original from New York Public Library. Courtesy of Hathi Trust

 

Il seguente aneddoto è narrato sul British Weekly da un predicatore dello Yorkshire. Un pomeriggio all'inizio dell'autunno, circa sette anni fa, passavo fuori dal villaggio di Sleights per una passeggiata attraverso la brughiera, quando a metà strada, vicino Blu Bank, una ripida collina che collega il paese e la brughiera, un collie uscì tranquillamente da una cascina e si unì a me. Io non sono particolarmente appassionato di cani, per cui mi rivolsi bruscamente a lui: "Via! Torna a casa!". Ma lui insistette ad accompagnarmi, così, notando la sua intenzione decisa, non gli badai più. Dopo aver camminato circa due miglia nel cuore della brughiera, improvvisamente un vagabondo dall’aspetto possente spuntò fuori dall'erica, e venne verso di me. Io ero a più di un miglio di distanza dalla casa più vicina. Lui mi fece più o meno una mezza dozzina di domande irrilevanti, lanciando, mi parve, inquietanti occhiate alla catena, cui era legato un orologio d'oro di valore, un regalo di una vecchia comunità. Ma il collie camminava attento al mio fianco, e di tanto in tanto lanciava un sordo ringhio. Troncai ogni ulteriore conversazione con l'uomo, sottolineando che per me era tempo tornare. Allora lui cominciò a ripetere la solita storia, che non riusciva a trovare lavoro, e che doveva per forza ricorrere a chiedere l'elemosina. Mi voltai e lo lasciai, riconoscente di aver avuto la protezione del collie, che rimase con me fino a mezzo miglio dal villaggio. Poi d'un tratto corse via, e non lo vidi più per diversi mesi. Ora, cosa ha indotto il cane ad unirsi a me? È stata una semplice coincidenza, o era un custode mandato dal Cielo?

 

come fu salvata la vita di un bambino

di  Julia A. Eastman

 

from Teachers World, 1891 - Digitized by Google. Original from Harvard University. Courtesy of Hathi Trust

 

Un signore, nel Sud del Connecticut, ha preso, non molto tempo fa, un collie dai canili Lothian a Stepney. Il cane, secondo l’abitudine della sua specie, ben presto è diventato uno di famiglia, e si è assunto particolari responsabilità nei riguardi del figlio più piccolo, una bambina di tre anni. Un giorno di novembre é successo che il padre stava tornando da una passeggiata e, mentre si avvicinava alla sua casa ha notato il cane in un pascolo che un muro di pietra separava dalla strada. Da dietro questo muro il collie saltava su e poi ricadeva giù, e poi di nuovo, a ripetizione. Lasciato il cavallo ed andato sul posto, ha trovato la sua bambina seduta su una pietra, con il collie che scodinzolava e montava la guardia accanto a lei. Nella neve fresca poteva chiaramente vedere il loro cammino, ed appena ha provato a seguirlo, ha notato che la piccola aveva camminato più volte intorno ad un pozzo aperto nel pascolo; molto vicino al ciglio vi erano le impronte delle scarpe della bambina, ma ancora più vicino, proprio sul bordo del pozzo, vi erano le impronte del collie, che si era evidentemente tenuto fra lei e il pozzo. Non ho bisogno di dirvi ciò che il padre ha provato quando ha visto la fedeltà di quella silenziosa creatura che si era messa tra la bambina e quella che altrimenti sarebbe potuta essere una morte terribile.

 

un cane fedele

di  C. J. Blake

from Chatterbox, 1904 - Digitized by Google. Original from Cornell University. Courtesy of Hathi Trust

 

“Perché non ascolti, Tom? Questa è la terza volta che ti parlo”, disse il vigile del fuoco al macchinista.

Tom Seaton, il macchinista, indicando i binari della ferrovia, rispose: "Lo vedi lì, quel collie marrone e nero? Sarà travolto. Lo sto guardando correre lungo il binario da cinque minuti. E’ proprio perduto; mi butto giù e lo prendo".

“E' rischioso”, disse il vigile del fuoco; “Non ne vale la pena per un cane”.

Ma Seaton, in un attimo, fu fuori del suo locomotore e trascinò l'animale smarrito lontano dai binari, appena in tempo.

In tempo per il collie, ma troppo tardi per salvare se stesso; un treno che arrivava dalla direzione opposta investì il macchinista dal buon cuore, e al calar della notte l'uomo, che al mattino era andato a lavorare forte e sano, era sdraiato in un letto d'ospedale con una delle gambe amputata, ed il triste pensiero che sarebbe stato un invalido per tutta la vita.

Tom Seaton era stato un buon dipendente; l'azienda che aveva servito gli trovò un posto sulla linea ferroviaria in un piccolo passaggio a livello di campagna, dove, paralizzato com'era, poteva ancora lavorare. I passeggeri incuriositi guardavano fuori per vedere l'uomo zoppo della ferrovia; lo vedevano sempre accompagnato da un bel collie. La fedele creatura era riconoscente a chi lo aveva salvato, e viveva per l'uomo che lo aveva aiutato nel momento del bisogno.

Istruito dall’esperienza passata a rimanere lontano dai binari, seguiva ancora Tom come la sua ombra, oppure mangiava alla porta di casa mentre il suo padrone era dentro.

Ma i pericoli dei dipendenti della ferrovia sono molti e grandi; e per la seconda volta un treno che passava a tutta velocità sorprese Seaton nel suo lavoro. Quando fu trovato morto, disteso lungo la linea, il fedele collie, cui una volta aveva salvato la vita, era in piedi a guardia del suo corpo caduto, e solo con molta difficoltà poterono trascinarlo via.

 

una giovane eroina

di  Virginia Parker

from St. Nicholas, 1919 - Digitized by Google. Original from University of Michigan. Courtesy of Hathi Trust

 

UNA GIOVANE EROINA (di Virginia Parker, ST. NICHOLAS - January, 1918)

Star era solo una giovane collie scozzese, un cane della Croce Rossa utilizzato nella ricerca dei poilus* feriti. Il suo giovane proprietario era un ragazzo francese decorato della “Croce di Guerra”, un barelliere, anche lui della Croce Rossa.

Mentre se ne stava lì, con ogni muscolo tirato e teso, il ragazzo si chinò e posò le labbra sulla sua fronte. "Cara vecchia ragazza!", disse. Le orecchie si abbassarono per un momento e lei guardò attenta. Poi arrivò la chiamata. Le infilò il guinzaglio con una parola di commiato, e lei corse fuori, nella terra di nessuno.

Nessun segno di feriti fino a che non fu molto vicina al nemico. Poi vide un braccio teso. Andò in quella direzione. Un giovane ufficiale francese, con una orribile ferita alla spalla e un brutto taglio che gli attraversava una guancia, giaceva lì privo di sensi. Il collie ripartì con una striscia strappata dalla sua camicia insanguinata. Proprio in quel momento sentì un rumore, si voltò, e vide un grosso tedesco strisciare verso il francese. Ma Star era lì davanti a lui, mostrandogli i denti. Lui sparò, un dolore lancinante le attraversò il petto, ma balzò alla gola del tedesco. Lottarono per cinque minuti e poi lui cadde. Anche Star cadde. Strisciò per pochi passi, poi morì. In pochi minuti tutto era finito.

In un angolo di un piccolo cimitero vicino a Cholet, in Francia, sotto un vecchio albero di mele, c'è un piccolo tumulo sormontato da una minuscola croce. Un ragazzo francese si inginocchiò ai piedi della croce, il suo volto era segnato dalle lacrime.

Un uccello cantava sul melo, una farfalla gialla volava su una margherita, e una debole brezza faceva ciondolare delicatamente una piccola medaglia appesa alla croce.
[* soprannome dei soldati francesi durante la prima guerra mondiale, NdT]

 

l'eroe silenzioso

di  Rev. F. M. Todd

from Our Dumb Animals, 1889 - Digitized by Google. Original from Harvard University. Courtesy of Hathi Trust

 

Non era ancora passata un'ora dall'alba, ma la grande sala d'aspetto della stazione centrale era piena. L’aria dolce del mattino soffiava appena, sbuffando, attraverso la lunga fila di carrozze e locomotive ansimanti. Un debole ronzio arrivava da fuori. La grande città si stava risvegliando per il nuovo giorno. Un collie scozzese, appartenente ad uno dei gruppi di viaggiatori, passava dall’uno all’altro scodinzolando ed alzando lo sguardo con i suoi occhi dolci ed espressivi, carichi di dolci sentimenti di amicizia. I bambini lo chiamavano, alcuni studenti si divertivano con lui, le signore lo carezzavano sulla testa; un povero negro, in un angolo, divise il suo pasto con lui, e così lui sembrava riunire insieme tutti questi diversi gruppi in un comune vincolo di amichevoli emozioni.

Mentre tutto questo accadeva, una donna lavava i finestrini di alcune carrozze vuote ferme sul binario, e cantava mentre strofinava i vetri. Intanto che la sua schiena era curva sul lavoro, suo figlio, un ometto di circa tre anni, corse verso la porta della carrozza e saltò giù sull’altro binario.

Su questo binario l’Eastern Express stava arrivando. Il bambino era esattamente sul suo tragitto; un silenzio di orrore cadde sulla folla. Ogni sguardo si volse in quella direzione, ed un sordo singhiozzo di angoscia si levò dalla gente paralizzata.

Il cane, con la testa eretta e lo sguardo fisso, vide il pericolo, e con un latrato soffocato e violento si lanciò verso il bambino. Il bambino, impaurito, fece un balzo indietro. La madre continuava a lavare i finestrini ed a cantare, quando l'enorme locomotiva piombò di fianco al suo vagone. Ci fu uno scricchiolante frastuono e un debole, piccolo grido di agonia. Anche gli uomini più duri si sentirono male a quel grido, e si allontanarono.

Quando guardarono di nuovo, il bambino stava trotterellando sul marciapiede, gridando e ridendo, mentre il corpo maciullato di un cane giaceva morto tra i binari.

"Passeggeri per Pittsburg, Chicago ed il West, passeggeri per Baltimora, Richmond ed il Sud", continuava a gridare una voce, e la folla turbata si disperse, per non incontrarsi mai più in questo mondo. Ma i volti di uomini e donne erano pallidi, e negli occhi di qualcuno spuntava una lacrima. Il povero negro e il milionario, i vecchi barcollanti, ed i ragazzi festanti furono invogliati a riflettere sulla vita amichevole e gioiosa e sulla morte eroica di un cane silenzioso.

Abbiamo il coraggio di dire che quando quel corpo senza vita, offerto in sacrificio per salvare la vita di un altro, cadde sui binari, l'eroico spirito che un tempo lo animava svanì nel nulla più assoluto?

 

spot

di  Edith May Melton

from The Omega, 1912 - Digitized by Google. Original from University of Michigan. Courtesy of Hathi Trust

 

Spot era un Collie, un grande collie scozzese di colore bruno dal lungo pelo liscio e grandi occhi grigi. E amava il suo lavoro, perché dalla mattina alla sera abbaiava con gioia agli animali affidati alle sue cure quando li spingeva qua e là sotto la ferma ma cortese guida del suo padrone. Per tre anni interi, infatti, da quando era stato in grado di capire il significato dei comandi umani, era stato impegnato in questo lavoro, il lavoro di un cane da pastore dell’ovest, e metteva il cuore nel suo lavoro. Come conosceva bene il significato di ogni minimo cenno della mano del suo padrone! Come tremava al minimo tono di disapprovazione della sua voce! E come batteva forte il suo cuore quando qualche astuto ladro veniva a turbare la pacifica solitudine del branco. Così viveva, felice di un lavoro che era fatto per lui, occupandosi di tutto, e sereno con l'amore di un padrone gentile.

Ma un giorno, un nota stonata irruppe nella sua semplice vita e da allora, fino alla fine, il suo grande cuore fu messo a dura prova, fino al punto di rottura.

Era quasi notte, dopo una lunga, afosa giornata ai primi di luglio, quando la solitudine del campo venne rotta dall'arrivo di un calesse che portava due occupanti, il proprietario del gregge di pecore e un amico, forse un acquirente. Guidato il carro vicino al campo dall’aspetto disabitato, smontarono, e dopo un caloroso saluto al pastore, cominciarono ad osservare le pecore. Non erano andati molto lontano quando Spot, l’orgoglioso custode del gregge, trotterellò verso di loro, annusando in modo interrogativo e scodinzolando in maniera rassicurante, come per dare loro il benvenuto al campo ed invitarli ad un giudizio sulla gestione del gregge.

"Per Giove!" esclamò lo straniero, "non ho mai visto un cane così bello! Che occhi, che testa intelligente, e che colore. Credo che non ce ne siano molti come lui, qui intorno, eh?"

"No", rispose il padrone sorridendo, "Credo di no. Sua madre é arrivata direttamente dalla Scozia".

Poi passarono oltre, il padrone sottolineando i meriti dei diversi membri del gruppo e del gregge intero, e lo sconosciuto ridendo e rilevandone i difetti. Alla fine erano stati dappertutto e stavano tornando al carro quando di nuovo il collie andò loro incontro e lo sconosciuto esclamò con entusiasmo. “Niente da dire, Murray, quel cane è il migliore che io abbia mai visto: mia moglie e il mio ragazzo sarebbero lusingati di averlo".

"Sciocchezze", replicò il padrone sorridendo, "comprare un cane da pastore per tua moglie e il tuo ragazzo? Mi diverti, Eldridge: quel cane non servirebbe a nulla in città. Sarebbe come un ragazzo di campagna, diventerebbe nostalgico".

"Sì, ma in tutta sincerità, ho preso una cotta per lui e ti pagherò il prezzo che mi chiederai. Che ne dici?"

"Non dico nulla, Eldridge", rispose tranquillamente il padrone, "ma chiedi al pastore. E' lui la persona con cui parlare, non io. E’ lui il proprietario del cane".

"Oh! Non è tuo?" chiese subito lo sconosciuto.

“Oh, sì", disse il padrone, "ma per la verità è del pastore, una specie di diritto di lungo possesso, sai".

Così l'acquirente si avvicinò al pastore in questione, con entusiasmo, in un primo momento, ma più cauto quando vide l’espressione sul volto dell'uomo. "Vendere il cane? No, finché sono qui: se lui va via, io vado via", e il pastore tagliuzzava nervosamente un pezzo di legno.

L'uomo di città discusse inutilmente, perché il pastore rimase fermo nella sua decisione. Alla fine, però, l'acquirente deluso si avvicinò al padrone e sbottò: “Beh, Murray, ecco cinquecento dollari per il cane e anche di più se …"

"Jack ha detto che non gli importava?"

"Beh, … no ...”, disse lo sconosciuto, "ma ascolta, uomo, voglio quel cane, specialmente se compro le pecore. Ora, per quanto il pastore sia turbato, il cane è tuo. Sei tu il padrone, quindi perché discutere della questione. Se hai intenzione di lasciare che i tuoi uomini ti comandino a bacchetta, che motivo c’é ..."

"Aspetta". Il padrone lo interruppe con tono di rimprovero, “tu non capisci del tutto. Ma se vuoi veramente il cane, io credo che puoi averlo, tutto a posto".

Così il padrone affrontò a sua volta con il pastore il difficile argomento, ma l'uomo era risoluto, mentre con la mano accarezzava delicatamente il dorso liscio del cane, scosse la testa e tacque. Il padrone tornò dal suo amico. "E’ inutile", disse semplicemente.

"Allora confido nel nostro accordo …"

"No, aspetta", il padrone lo interruppe di nuovo, "il cane é tuo, a Jack ne prenderò un altro”. E così informò il riluttante pastore, ma l'uomo non aveva in mente nient’altro che la sua prima decisione, e quando il capo perse il controllo di sé e cominciò ad arrabbiarsi, l'uomo si alzò tranquillamente dicendo: "Va bene, ti do tre giorni per trovare un altro uomo, poi ho chiuso".

I due amici, stizziti, si allontanarono, e mentre sparivano oltre il promontorio, nella luce del crepuscolo, il pastore prese lentamente la testa tra le mani mormorando. "Addio, vecchio mio, addio".

Spot era nella sua nuova dimora da tre settimane ed ancora non aveva mostrato lo spirito e la vivacità dei vecchi tempi. I rumori della grande città sembravano sopraffarlo e se ne sarebbe rimasto seduto tutto il giorno in silenzio, senza lamentarsi e con lo sguardo costantemente fuori dalla finestra. Il suo sguardo, tuttavia, non sembrava interessarsi alla massa vorticosa di umanità che passava a tutta velocità, ma sembrava piuttosto guardare lontano verso le pendici grigie delle colline, le sagome scure del branco, la forma di un uomo. Di tanto in tanto i suoi occhi si illuminavano alla vista del bambino, o per la carezza della bella padrona, ma, lasciato solo, lo sguardo sognante di tristezza, di grande desiderio, tornava di nuovo nei suoi profondi occhi grigi e lui rimaneva sempre al suo posto, vicino alla finestra.

Alla fine, la solitudine del collie divenne insopportabile per la padrona. Lei la attribuiva alla sua natura campagnola, "al suo brutto carattere", come la chiamava. Di conseguenza, quando Eldridge tornò dal lavoro, una sera, lo informò che voleva disfarsi del cane, esprimendo il timore che, in un raptus di follia, potesse far del male al loro figliolo.

Questa volta fu un uomo del circolo, un amico degli Eldridge, a divenire il fiero proprietario di Spot, e per qualche tempo andò orgoglioso di portare il grande collie tra i suoi amici e di mostrare le sue qualità, il suo caratteristico mantello, tutto. Ma anche lui non riuscì a comprendere la tristezza nel cuore del silenzioso animale, e anche lui attribuì la mancanza di spirito al temperamento tormentato, e ad una educazione sbagliata. Perciò, quando una settimana dopo Eldridge chiese come stava il cane, l’amabile membro del circolo rise e disse: "Tu conosci quel “101 Wild West Show” che si esibiva al parco, l'altro giorno? Beh, l’hanno avuto loro”.

Fedele alla natura propria della sua specie, Spot svolgeva il suo lavoro fedelmente e bene. Aveva preso ceffoni e percosse senza fiatare e divenne, da questo momento, un elemento prezioso dello spettacolo. È vero, era rimasto piuttosto distaccato da tutto, eccetto che dal suo addestratore, ma la terribile solitudine era stata in una qualche misura rimpiazzata dal lavoro che doveva svolgere. Proprio prima dello spettacolo notturno, l'addestratore stava tentando di concludere con i suoi cani un’ultima prova di un nuovo numero. Avevano fallito nello spettacolo del pomeriggio ed egli era molto arrabbiato; aveva bevuto e distribuito frustate qua e là con eccessiva insistenza. Spot sedeva su una panchina aspettando con calma il suo turno nell’esercizio. Improvvisamente, l'uomo si voltò verso di lui e senza alcun preavviso gli assestò un gran colpo con la corda della frusta. Senza lamentarsi il collie balzò giù e cominciò la sua parte di esercizio, ma questo non sembrò soddisfare l’addestratore mezzo ubriaco, che di nuovo e di nuovo colpì con la frusta, sempre senza alcuna reazione da parte del coraggioso cane.

Tuttavia, ogni essere vivente ha un proprio limite di resistenza fisica, ed alla fine, dopo un colpo particolarmente brutale, il cane si rivoltò contro l'ubriaco con tutta la ferocia di un lupo. Orecchie abbassate, pelo irto, si rannicchiò come se fosse stato pronto per un balzo, acquattato nel suo primo atto di ostilità verso un essere umano. Allevato da mani gentili, non aveva mai saputo che cosa significasse la frusta o cosa fosse la disobbedienza, ma ora tutte le qualità insite nella sua natura si ribellavano contro questo brutale trattamento.

Immediatamente, l'addestratore perse ogni autocontrollo e, facendo un passo indietro, colpì con la frusta il cane con tutta la potenza del suo braccio, ma il collie ringhiò solo più forte ed avanzò lentamente verso di lui. Anche in questo caso la sferza colpì, ma senza alcun effetto e poi, un po’ intimidito dalla feroce reazione del suo miglior cane, l’addestratore fece marcia indietro e con una risata isterica, afferrò un pesante paletto che si trovava nelle vicinanze. "Va bene, vecchio", borbottò. Ed alzò il paletto per colpire il collie. Ma il colpo non andò mai a segno, perché prima che l'uomo potesse assestarlo, un duro colpo lo raggiunse da dietro e lui cadde a terra disteso, privo di sensi. Un amico di Spot era arrivato evidentemente al momento giusto.

In breve tempo la zona fu in subbuglio, l'addestratore fu trovato mezzo morto nella piccola tenda e il migliore dei cani mancava. Cosa fosse successo non si sapeva. Tutti furono convocati ed interrogati, ma senza alcun risultato. Non un'anima aveva visto l'addestratore nella tenda ed il paletto era l'unica traccia lasciata dal bandito. Poi fu chiamato lo sceriffo ed anche lui rimase perplesso, ma non per molto. Ottenuti due grossi segugi, si lanciarono sulla pista.

Due giorni dopo, mentre lo sceriffo ed i suoi seguaci, sfiniti e stanchi per il lungo inseguimento, stavano avanzando lentamente verso uno strapiombo roccioso, furono improvvisamente fermati come da una forza invisibile, perché lì, su una roccia piatta, giaceva il corpo di un uomo e vicino ad esso stava la scarna sagoma del grande collie bruno. L'uomo si trovava su un mucchio di massi franati e l'aspetto della sporgenza sovrastante spiegava il resto della storia, mentre il collie, paziente, stava lì ed aspettava, debole per la fame e la stanchezza, ma fedele fino alla fine.

Lo sceriffo e i suoi uomini tentarono a lungo di convincere il fedele guardiano a lasciare l’uomo senza vita, ma invano, lui non faceva che ringhiare con ferocia, e rimaneva fermo. Non avendo idea di cosa fare con un così fedele custode, pensarono prima di ricorrere ai propri potenti cani, ma in un secondo momento decisero che un fucile sarebbe stato più veloce, più pietoso; così, di lì a poco, un Winchester crepitò tristemente e il fedele Spot cadde senza vita accanto al corpo del suo vecchio padrone.