Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.49
 
   
 
 
8 novembre 2017
 

una lunga, appassionata storia d'amore

di  Lucio Rocco

 

Quella che stiamo per raccontarvi é una storia d’amore. Una storia un po’ particolare, forse, ma in fondo non diversa da qualunque altra storia d’amore. Un incontro, uno sguardo, e si accende una scintilla, oppure, se preferite, una reazione chimica spinge le molecole di due esseri viventi le une verso le altre.

Tutto cominciò una sera di alcune migliaia di anni fa, mentre un gruppetto di uomini si intratteneva, mangiando, attorno al fuoco di un bivacco dopo una dura giornata di caccia. Ai margini della boscaglia, nascosti tra i cespugli, occhi bramosi li scrutavano. Le fauci spalancate e le pupille iniettate di sangue, annusavano nell’aria l’odore della carne abbronzata dalla fiamma. Belve affamate, tanto da vincere la paura dell’uomo e del fuoco, in attesa di potersi cibare dei resti di quel banchetto, una maniera divenuta usuale di procurarsi il cibo.

Da un po’ di tempo gli uomini si erano accorti di essere oggetto dell’interesse di un gruppetto di lupi, ma li lasciavano fare, con la sufficienza di chi sa di essere il più forte. Poi, un giorno, incuriosito, uno di essi gettò loro un osso di cervo, un gesto non diverso da quello che anche oggi facciamo quando i nostri cani mendicano un boccone con sguardo languido.

Ecco, forse é andata più o meno in questo modo, e mentre diminuiva pian piano nei lupi la paura dell’uomo, aumentavano, insieme alla fame, la curiosità e la fiducia, ed essi cominciarono ad uscire dalla boscaglia per seguire gli uomini a distanza, in attesa di ripulire dai resti del cibo i loro occasionali bivacchi.

Poi, una sera, una mano si arrischiò verso uno di loro che si era avvicinato più del solito tentando una carezza, e quel lupo, vincendo l’istinto di azzannarla, abbassò le orecchie, chiuse gli occhi, e si lasciò toccare.

Così è cominciata probabilmente la lunga storia d’amore tra l’uomo ed il cane. Una storia che non ha mai conosciuto crisi, pentimenti o infedeltà, e che dura ancor oggi salda come il primo giorno.

Certo, ci sarà voluto del tempo. Quel lupo avrà impiegato migliaia di anni per avvicinarsi a quello che era il suo peggior nemico, ma alla fine i due più temibili rivali nella feroce lotta per la sopravvivenza si sono ritrovati, e nei loro occhi non c’era più odio.

Sì, un pizzico di reciproco interesse ci sarà pure stato. L’Homo Sapiens era già abbastanza progredito da intuire che quel lupo poteva tornargli molto utile. Divorava i resti del suo pasto mantenendo pulito l’accampamento, allontanava gli animali feroci dando l’allarme se qualcuno di loro si avvicinava, e possedeva tante qualità che potevano aiutarlo nella lotta quotidiana per sopravvivere. Era forte, veloce, coraggioso, fedele, ed aveva sensi acutissimi. Inoltre, gli faceva compagnia, e lo aiutava a vincere la paura. Ed anche al lupo, in fondo, non doveva dispiacere che qualcuno si prendesse cura di lui dandogli da mangiare; qualcuno da seguire, da aiutare, da proteggere; qualcuno con cui giocare, cui essere fedele.

Per la prima volta, nella storia del Creato, due specie tanto diverse avevano unito le loro forze per rendere meno dure le rispettive esistenze.

Ma quando ha avuto inizio questa storia?

Generalmente questo incontro viene collocato in un periodo compreso tra 11.000 e 16.000 anni fa, quando l'uomo iniziava a edificare i primi insediamenti permanenti e a dedicarsi all'agricoltura. Recenti scoperte, però, fanno dubitare che l’addomesticamento del lupo, o più scientificamente parlando l’allontanamento genetico del cane dal lupo, sia iniziato molto tempo prima.

Nel 2015 la rivista “Current Biology” ha pubblicato il lavoro di alcuni ricercatori dell’Università di Harvard coordinati dal prof. Pontus Skoglund. La ricerca è stata condotta su una costola di canide, il “lupo di Taimyr”, ritrovata nel 2010 durante una spedizione nella penisola siberiana di Taimyr. L’analisi del DNA ha messo in evidenza l’esistenza di un gran numero di geni in comune tra quell’animale ed alcuni cani dei nostri tempi quali il Siberian Husky, il Groenlandese, lo Shar Pei e lo Spitz Finnico. Gli scienziati di Harvard hanno calcolato che il tasso di mutazione, cioè la frequenza con cui una mutazione si presenta ad ogni generazione, è probabilmente più lento di quanto fino ad oggi ipotizzato, per cui il cane potrebbe aver cominciato il proprio cammino evolutivo molto prima di quanto finora creduto, probabilmente tra 27.000 a 40.000 anni fa. La datazione al radiocarbonio dei resti del lupo di Taimyr ha infatti confermato che essi risalgono a circa 35.000 anni fa.

Questi risultati sono stati messi in dubbio da uno studio condotto da alcuni ricercatori dello Skidmore College di Saratoga Springs e dell'Università Rey Juan Carlos di Madrid che hanno riesaminato con tecniche più moderne i resti fossili scoperti in Russia e che avevano portato a retrodatare al Tardo Paleolitico l'incontro fra l'uomo e il cane. Considerazioni morfologiche, e successive analisi genetiche, hanno messo in dubbio l’attribuzione ad un canide, di quei reperti.

In realtà le due ipotesi possono coesistere. La separazione fra il lupo ed il cane sarebbe, sì, iniziata 33.000 anni fa durante l'ultimo periodo glaciale, ma per migliaia di anni gli antenati del cane si sarebbero limitati a sfruttare gli scarti alimentari dei gruppi umani, senza instaurare stretti rapporti con loro. In pratica, il processo di avvicinamento del lupo all’uomo sarebbe durato circa 15.000 anni, e solo allora sarebbe cominciata la domesticazione vera e propria. A questa conclusione è arrivato uno studio condotto da ricercatori dell'Accademia Cinese delle Scienze, in collaborazione con colleghi di altre università europee e americane, che insieme hanno firmato un articolo pubblicato su “Cell Research” nel 2016.

Secondo questi ricercatori, circa 33.000 anni fa sarebbe iniziata la prima fase del processo di avvicinamento del lupo all’uomo, fase in cui i lupi cominciarono a nutrirsi degli scarti dell’alimentazione umana. Nella lunga fase successiva, l'interazione con l'uomo si sarebbe via via rafforzata e sarebbe divenuta più stretta intorno a 15.000 anni fa, quando alcuni lupi cominciarono a vivere a più stretto contatto con l’uomo, e per amor suo a modificare la loro stessa natura.

Ma in cosa è consistita questa trasformazione?

Nel 2013 è stato pubblicato sulla rivista “Nature” un interessante studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università svedese di Uppsala, diretti dal prof. Erik Axelsson. Esso ha un titolo estremamente chiaro, “THE GENOMIC SIGNATURE OF DOG DOMESTICATION REVEALS ADAPTATION TO A STARCH-RICH DIET” (“L’impronta genomica dell’addomesticamento del cane rivela l’adattamento a una dieta ricca di amido”, NdT).

I ricercatori svedesi hanno confrontato il DNA di 60 cani di 14 razze diverse con quello di 12 lupi provenienti da sette paesi ed hanno trovato che i cani sono geneticamente diversi dai lupi soprattutto nei geni che regolano due funzioni principali:

1) le funzioni del cervello e del sistema nervoso;

2) la digestione dell'amido ed il metabolismo dei grassi.

Ecco dunque gli obiettivi dell’evoluzione!

Permettere al cane di modificare la sua originaria natura di feroce predatore carnivoro per diventare un membro addomesticato della società dell’uomo ed allo stesso tempo adattare la sua alimentazione a quella del suo compagno.

I cambiamenti del comportamento sono stati sicuramente il primo traguardo di questo processo di addomesticamento. Essi hanno comportato una contemporanea trasformazione dell’aspetto fisico. Ulteriori studi hanno confermato infatti che le due cose sono strettamente in relazione. Durante l’evoluzione i cani si sono lasciati alle spalle l’aspetto aggressivo e feroce del lupo, per assumere quello più dolce e giocoso del cucciolo: innamorarsi non è un po’ come tornare bambini? Essi sono diventati più docili e socievoli, hanno superato la paura degli esseri umani e soprattutto hanno imparato ad interpretare i segnali dell’uomo. Un cane è capace di comprendere il minimo gesto del suo padrone, persino uno sguardo o un cenno degli occhi. Secondo alcuni può addirittura leggergli nel pensiero. Ah, l’amore!

Ma se il primo dei due fini dell’evoluzione era prevedibile e scontato, il secondo lascia assolutamente sbalorditi. I cani, dicono i ricercatori svedesi, hanno sviluppato un meccanismo che i lupi non hanno e che permette loro di digerire gli amidi. La differenza con i lupi pare riguardi soprattutto il gene per l’alfa-amilasi una proteina che inizia la demolizione dell’amido nell'intestino. Mentre il lupo ha 2 copie di questo gene, i cani ne possiedono da 4 a 30 a seconda della razza. Si è trovato inoltre che i livelli di alfa-amilasi nel cane sono 28 volte superiori nel tessuto pancreatico e quasi cinque volte più elevati nel sangue rispetto a quelli del lupo.

Cosa sarà successo, dunque? Probabilmente alcuni lupi cominciarono a seguire i cacciatori nomadi ed a nutrirsi di ciò che essi lasciavano lungo il loro cammino. Quando poi gli esseri umani hanno iniziato a diventare stanziali ed hanno costruito i primi villaggi, i “lupi” si sono fermati con loro, continuando a nutrirsi di ciò che l’uomo gettava via, divenendo in qualche modo spazzini di ciò che all’uomo avanzava.

Ma mentre l’evoluzione delle funzioni del cervello che permisero al feroce carnivoro di diventare il nostro docile compagno è iniziata fin da subito, tra 27.000 e 40.000 anni fa, quando è cominciata invece la trasformazione che ha permesso al cane di adattarsi ad una dieta contenente amidi? Non è detto che le due cose siano avvenute contemporaneamente, dice il prof. Lindblad-Toh, che ha partecipato alla ricerca, anche se evidentemente quegli stessi lupi che non avevano più paura dell’uomo e che con lui cominciavano a trascorrere la maggior parte del tempo, furono naturalmente i primi ad adattarsi alla sua dieta.

Si sa che l’uomo è rimasto essenzialmente carnivoro fino all’inizio del Neolitico, quasi 10.000 anni fa, quando una vera rivoluzione cambiò radicalmente il suo modo di alimentarsi perché l’agricoltura entrò a far parte delle sue attività. Se il cane, vivendo a stretto contatto con l’uomo ha cominciato via via a dipendere sempre più dal suo compagno per alimentarsi, è ragionevole pensare che mangiasse i residui dell’alimentazione umana, più o meno come ancora è successo fino ai cani che i nostri “nonni” alimentavano con rimasugli di cucina e scarti di macelleria.

Ma cosa mangiava l’uomo prima del Neolitico?

Raccoglieva semi, erbe, verdure, radici, tuberi e bacche, ma soprattutto mangiava la carne degli animali cacciati. Una dieta quindi altamente proteica perché ricca di carne che gli esseri umani avevano imparato a cuocere, per migliorarne l'assimilazione, già 500.000 anni prima.

Recentemente si è scoperto, però, che una certa quantità di cereali era entrata nella dieta dell’uomo molto prima dell’inizio dell’agricoltura vera e propria. Ce lo conferma una ricerca intitolata “BILANCINO SETTLEMENT: INTEGRATED METHODOLOGICAL APPROACHES FOR THE HISTORICAL RECONSTRUCTION” (“Insediamento di Bilancino: approcci metodologici integrati per la ricostruzione storica”, NdT) condotta nel 2010 dalla dott.ssa Biancamaria Aranguren della Soprintendenza per i Beni Culturali della Toscana e dalla dott.ssa Anna Revedin dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria.

Negli anni ’90, durante gli scavi di un sito paleolitico a Bilancino, in Toscana, furono ritrovati una macina ed un pestello di pietra. Si sapeva che l‘uomo del Neolitico usava quel tipo di strumento per pestare i semi ottenuti dalle sue coltivazioni e farne una farina. Ma questo sito aveva origini molto più antiche, che risalivano a circa 30.000 anni fa secondo la datazione con il radiocarbonio. Analizzando al microscopio elettronico i vegetali ritrovati sui reperti, furono trovate tracce di amido. Le successive analisi ne identificarono l’origine in alcune piante palustri.

La scoperta di Bilancino ha provato dunque che l’uomo del paleolitico non era completamente carnivoro come si è sempre creduto, ma aveva già cominciato a nutrirsi dei primi rudimentali cereali. Ne faceva delle gallette, e presumibilmente ne dava anche al suo cane. L’ipotesi ha trovato successive conferme nei prodotti della macinazione ritrovati in macine della stessa epoca a Pavlov e Dolni Vestonice nella Repubblica Ceca, a Kostenki in Russia e, nel 1989, a Paglicci in Puglia. In quest’ultima località le tracce di una primitiva farina d’avena risalivano a ben 32.000 anni fa.

Dunque, vivendo accanto all’uomo, quell’originario lupo aveva cominciato a mangiare il suo cibo, prima con grandi difficoltà in quanto il suo organismo non era preparato a quel tipo di dieta, poi via via evolvendosi ed adattandosi ad essa. Contemporaneamente, l’uomo stava facendo lo stesso. Certo, questa parte dell’evoluzione sarà stata per entrambi lunga e faticosa, e che ancora non sia stata completata lo provano le tante intolleranze che tuttora affliggono entrambi.

Questo ci indurrebbe a pensare che molte delle diete cui abbiamo talvolta sottoposto i nostri cani erano basate sull’equivoco che essendosi i cani evoluti dai lupi, necessitano di una dieta simile a quella del loro selvatico antenato, mentre invece, quando i nostri “nonni” nutrivano il cane di casa coi rimasugli dell’alimentazione umana, non facevano che perseverare in un uso che si era perpetuato per migliaia di anni e che aveva permesso al lupo di adattarsi a quella dieta fino a diventare il nostro cane.

Migliaia di anni fa quel lupo innamorato si era allontanato per sempre dai suoi selvatici confratelli e dalla sua specie. E mentre il suo cugino selvatico continuava ad inseguire prede, ad ucciderle, ed a mangiarne la carne cruda, il cane rinunciava in parte alla sua natura ed alla sua alimentazione. Rinunciava a cacciare e ad ululare alla luna. Tutto per amore dell’uomo.

Non sappiamo dire se questa sia stata la scelta giusta, ma si sa, al cuore non si comanda!