Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.49
 
   
 
 
20 dicembre 2017
 

il collie nella pittura vittoriana

di  Lucio Rocco

 

Il 20 giugno del 1837 saliva al trono d'Inghilterra la giovane Alexandrina Vittoria ed iniziava quella lunga e ricca stagione della storia inglese, che da lei prese il nome di Età Vittoriana, i cui benefici effetti influenzarono le scienze, le arti, la letteratura e la vita stessa del popolo inglese.

Secondo il Dr. Philip Howell, dell’Università di Cambridge, quell’epoca ebbe, tra gli altri, il merito di promuovere e diffondere il cane come animale domestico tra le classi medie di tutta Europa.

Il 28 giugno del 1859 si tenne a Newcastle la prima esposizione canina ed il 4 aprile del 1873 Sewallis Evelyn Shirley fondò il Kennel Club. Prendeva inizio, così, la cinofilia ufficiale, nella quale il collie si guadagnò immediatamente un ruolo centrale grazie al riconoscimento del contributo che questa razza aveva dato, nei secoli precedenti, all'economia ed allo sviluppo sociale del paese.

Il ritorno ad una visione dell’uomo come parte della natura e la nostalgia per la vita semplice del Medio Evo caratterizzarono le arti di quel periodo, e fu soprattutto la pittura ad ispirarsi a temi naturali. Molti pittori presero a modello gli animali, e tra questi il cane fu uno dei soggetti preferiti. Non è difficile perciò analizzare l’evoluzione del ruolo del cane, ed in particolare del collie, dai temi rappresentati nei dipinti di quel tempo.

Dai pascoli di montagna, dove per secoli aveva condiviso la solitudine e la fatica dei pastori, il collie era sceso giù fino alle pianure, dove aveva imparato a guidare le mandrie dalle fattorie fino ai mercati cittadini, e quando anche questa funzione venne meno a causa del diffondersi dei nuovi mezzi di trasporto, prese possesso di aie e cortili, imparando i tanti mestieri che servono alla gestione di una fattoria e diventando quel cane “tuttofare” delle cui imprese è piena la storia della razza.

Alla fine, il riconoscimento delle tante qualità dei cani spalancò loro le porte delle case, e fu una rivoluzione, la più radicale dopo l’addomesticamento del lupo, che dette inizio ad un mondo che doveva divenire, dopo pochi anni, insostituibile in termini economici e sociali.

L'espansione e l’ammodernamento delle città giocarono un ruolo non secondario in questa evoluzione. Nel 1852 il Parlamento inglese decise di trasferire fuori dalle mura delle città i mercati degli animali vivi che tanta parte avevano avuto nello sviluppo della nostra razza. Sparirono le mandrie di bestiame di ogni tipo che ingombravano le vie cittadine ed il vuoto che si creò finì per essere occupato proprio dai cani, con tutte le immaginabili conseguenze che ancor oggi vediamo. La presenza di cani che girovagavano nelle vie cittadine mise le autorità di fronte al grave problema del randagismo, ed il primo canile fu aperto nel quartiere di Holloway, a Londra, nel 1860.

Il cane, che era stato fino a quel momento solo uno strumento di lavoro, ebbe modo di farsi conoscere per qualità come la fedeltà, la generosità, l’umiltà, l’amicizia disinteressata, lo spirito di sacrificio. Fu facile e naturale, perciò, rappresentare nella letteratura e nelle arti alcuni suoi comportamenti quasi “umani” e molti pittori di quell’epoca si distinsero proprio per la capacità di raffigurare l’amico dell’uomo nella sua dimensione “morale”.

Un’altra particolarità, che caratterizzò la pittura di quel periodo, fu che emozioni e contenuti erano espressi tramite un sapiente uso di piccoli dettagli, per cui questi lavori vanno guardati con attenzione, cercando di coglierne gli indizi da particolari all'apparenza insignificanti.

Sir Edwin Henry Landseer (1802-1873) fu un maestro in questa tecnica.

Nato in una famiglia di artisti, divenne presto il più popolare tra i pittori di animali di quegli anni. In poco tempo guadagnò un prestigio tale che il suo nome venne dato ad una varietà di cane di Terranova che da allora si chiamò appunto "Landseer".

Nell'anno stesso dell'incoronazione della Regina Vittoria, Landseer dipinse uno dei suoi capolavori, THE SHEPHERD’s CHIEF MOURNER. Il vecchio pastore è morto. Tutte le povere cose che possedeva sono lì, accanto alla sua bara: la Bibbia, gli occhiali, il bastone, il cappello, il plaid, la poltrona. Su quella bara una mano pietosa ha lasciato un rametto di rosa. Un collie, suo compagno di lavoro, mostra emozioni tipicamente umane: dolore, fedeltà, affetto.

La targa che accompagna questo dipinto nel Victoria and Albert Museum, dove é conservato, reca la seguente epigrafe:

“Questa rappresentazione della dedizione di un cane fece guadagnare lodi e popolarità al suo famoso artista, Edwin Landseer. Gli animali che egli ha dipinto mostrano passioni e caratteristiche umane. Uno degli obiettivi principali dell'arte britannica del tempo era quello di illustrare nei dipinti sentimenti ed affetti”.

Nel 1860 Landseer dipinse un altro tema tragico, FLOOD IN THE HIGHLANDS, uno dei suoi quadri emotivamente più forti. Rappresenta un villaggio delle Highland travolto da un’alluvione, una catastrofe causata da piogge abbondanti o dallo sciogliersi improvviso della neve che muove una valanga d’acqua giù per le gole della montagna e travolge tutto ciò che incontra. L’alluvione ha sorpreso una famiglia di pastori ed i loro animali. Ci sono tre collie in quest’immagine, che hanno conservato nella tragedia la dignità della razza.

 

Forse questo non è il lavoro più bello di Landseer, ma è l’ultimo dei suoi quadri ad essere dotato di una forte intensità emotiva. In seguito cadde in preda della depressione di cui soffriva, ed i dipinti successivi non furono al livello della sua fama.

Landseer fu l’artista preferito dalla Regina Vittoria, ma il pittore del collie per eccellenza fu sicuramente Richard Ansdell (1815-1885) che a questa razza dedicò molte delle sue opere. I suoi collie sono vivi, sempre in attività nel tipico paesaggio scozzese, attenti ai comandi del pastore.

Ansdell ha rappresentato sulla tela ciò che il collie è stato per secoli. Eccolo tenere a bada le pecore nel quadro GATHERING FLOCKS ON THE GRAMPIAN HILLS, 

 

o guidarle attraverso un improvvisato ponticello in SHEEP GATHERING IN STRATHSPEY. 

 

Lo vediamo mentre raduna centinaia di pecore per la tosatura nel quadro COLLECTING SHEEP FOR CLIPPING IN THE HIGHLANDS,

 

o mentre sorveglia il loro pascolo come nei quadri HERDING THE FLOCK 

 

e SHEEP AND A COLLIE. 

 

Ansdell è sempre molto attento nel rappresentare il clima delle Highland. In CROSSING THE MOORE il collie spinge le pecore attraverso la brughiera all'avvicinarsi una tempesta,

 

e le salva dalla piena del fiume in A SPATE IN GLEN SPEAN, INVERNESS.

 

Nei quadri di Ansdell il collie è “il cane da pastore”, il compagno di lavoro dell’uomo che guida il bestiame lungo sentieri di montagna, come in HIGHLAND CATTLE,

 

o il guardiano che tiene a bada la mandria durante una sosta, come nel bellissimo dipinto THE DROVER'S HALT, ISLAND OF MULL IN THE DISTANCE.

 

Dante Gabriel Rossetti, pittore e poeta tra i più rappresentativi dell’epoca vittoriana, scrisse: “il più nobile dei quadri è una poesia dipinta”, ed i pittori vittoriani attinsero sempre generosamente ai temi delle poesie. Ne abbiamo un esempio nel quadro di Ansdell, ISLE OF SKYE. Il soggetto è quello descritto da William Wordsworth nella poesia "An evening walk". Un pastore dà ordini ai suoi cani agitando il cappello da lontano:

"Sventolando il suo cappello, il pastore, dalla valle

Dirige il suo cane che si insinua tra le rupi"

 

C’è sempre un rapporto strettissimo, nei quadri di Ansdell, tra il pastore e il suo cane. Ne abbiamo due esempi molto significativi in THE LOST SHEEP, in cui è raffigurato un pastore che, con l’aiuto dei suoi due collie, è riuscito a ritrovare una pecorella smarrita,

 

e in THE HERD LASSIE, in cui i soggetti rappresentati sembrano quasi formare un gruppo familiare.

 

Circa il titolo di questo quadro, si noti che “Lassie” non si riferisce affatto al cane (il romanzo di Eric Knight sarebbe stato pubblicato solo nel 1938) ma è la parola scozzese che indica una ragazza di giovane età, la pastorella del dipinto.

Ansdell fu l’ultimo dei grandi pittori di quell’epoca a rappresentare il collie come cane da lavoro. Il cane della fine del 19° secolo cominciava a frequentare le esposizioni di bellezza ed entrava ormai nelle case come membro a pieno titolo della famiglia.

In quest’ottica vanno guardate le opere di Briton Riviere (1840-1920), nato a Londra ma dalle chiare origini francesi. Nel quadro THE LONG SLEEP, un vecchio si è addormentato per sempre davanti ad un caminetto ormai spento. I suoi due cani cercano inutilmente di risvegliarlo con le loro tenerezze.

 

Qui c’è un altro richiamo a versi famosi, a “Helvellyn”, il poema scritto da Sir Walter Scott nel 1805:

“Per quanto tempo hai pensato che il suo silenzio fosse sonno?”

Nel quadro dal titolo FIDELITY, Riviere ha raffigurato un giovane rinchiuso in una cella insieme al suo collie. Quello smooth sembra proprio partecipare alla disperazione del suo padrone! Curiosa, ma significativa, la figura di un impiccato incisa sulla parete di fondo.

 

I collie di Briton Riviere somigliano più ai cani di Landseer che a quelli di Ansdell, ma in un modo o in un altro, la figura centrale è sempre il cane che cerca di rendersi utile all’uomo e gli manifesta il suo attaccamento.

Anche Heywood Hardy (1842-1933) era figlio d’arte, ma i suoi collie sono molto diversi da tutti quelli visti finora. Sono entrati a far parte del paesaggio inglese, quasi al pari di un albero o di un fiume. Nel quadro dal titolo DUTY si vede un pastore che indica la strada ad un gentiluomo di passaggio. Forse il collie rappresentato é ancora il cane di un pastore, ma il tema del quadro non é più il suo lavoro. Le Highland sono lontane, ed il collie é sceso a valle a fare il cane di fattoria.

 

Alla fine del 19° secolo il collie passeggia per le strade delle città inglesi. Non ha più pecore cui badare ed é diventato il compagno di giochi ed il protettore dei bambini. A SPECIAL PLEADER si chiama questo dipinto di Charles Burton Barber (1845-1894). I soggetti di Barber sono quelli tipici della vita quotidiana nelle case di città. Non più vette innevate che si levano su laghi scintillanti e pascoli verdi, ma case, bambini e animali domestici.

 

Per chiudere questa breve rassegna, citeremo un pittore che riassume nella sua opera tutto il "viaggio" del collie, dalle Highland fino alle case di Londra, Wright Barker (1864-1941). Abbiamo scelto due dei suoi quadri che possono essere considerati le pietre miliari dell’inizio e della fine della nostra storia, della storia del collie: TWO COLLIES ABOVE A LAKE

 

e NO WALK TODAY.

 

Nel primo, il solito paesaggio scozzese delle Highland in una dimensione quasi surreale e fantastica, e due collie attenti a quanto accade intorno a loro. Il secondo ritrae invece un collie sonnecchiante ed annoiato in una casa di città.

Molti anni sono passati. Oramai, i tempi del collie al lavoro sulle montagne della Scozia sono lontani. Il 19° secolo, che aveva portato speranze e progresso, sta per concludersi. Quello che verrà sarà un secolo diverso, che vedrà ben due guerre mondiali, morte, distruzione e sofferenze immani. Eppure il collie troverà anche in questo secolo di follia il modo per rendersi utile.

L’età vittoriana era stata testimone dell’evoluzione del ruolo di questa razza, dopo quel periodo sarebbero state le macchine fotografiche a testimoniare le sue gesta; il tempo dei grandi pittori di animali era finito.