Ultimo aggiornamento:
09.10.2018 17.58
 
   
 
 
9 ottobre 2018
 
 

... e per tetto un cielo di stelle

Lucio Rocco

 

Sono passati secoli da quando l'allevamento del bestiame costituiva in molti paesi l’attività economicamente più sviluppata e dava lavoro a tante persone che da essa, in un modo o nell’altro, ricavavano il loro reddito. Allevatori, pastori, mandriani, mercanti, ma anche industriali ed operai dell’industria laniera, erano parte di un mondo che ruotava attorno agli animali e da questi traevano il sostentamento proprio e delle proprie famiglie.

Ancor prima che il XVIII secolo chiudesse gli occhi, l’industria della lana era considerata il pilastro del benessere nazionale. A gestirla non erano grandi industriali, ma piccoli produttori, i “capitalisti lillipuziani”, come li chiamò lo storico dell’economia Richard H. Tawney, che vivevano nei piccoli villaggi rurali e nelle proprie abitazioni realizzavano tutto il ciclo produttivo: lavaggio e asciugatura, cardatura e pettinatura, filatura e tessitura. Essi stessi, poi, provvedevano a portare il prodotto finito ai mercati cittadini. Il loro capitale era costituito da tre o quattro telai e alle proprie dipendenze avevano non più di una decina di operai.

La Gran Bretagna ha avuto sempre la supremazia in questo campo, per una serie di motivi che ancor oggi la pongono un passo avanti agli altri paesi sul cammino del progresso civile. La disponibilità della materia prima e la facilità delle comunicazioni fornivano certamente una buona occasione di sviluppo per l’industria della lana e il commercio della carne, ma anche l’organizzazione della società, socialmente più avanzata che in altri paesi, favoriva questo processo. La distanza tra le classi sociali, meno accentuata che altrove, permetteva a ciascuno di uniformare il proprio stile di vita a quello di chi aveva maggiori possibilità economiche, mentre il reddito medio pro capite, più alto di quello di tutti i paesi del continente, rendeva disponibile, anche per le classi economicamente meno progredite, il denaro per acquistare beni non strettamente necessari alla sopravvivenza.

Un universo sociale ed economico ruotava dunque intorno alle pecore ed al bestiame in generale, e questo mondo in continuo movimento ha avuto un ruolo fondamentale non solo nel progresso e nella crescita del paese, ma finanche nell’evoluzione e nello sviluppo di alcune razze di cani che ne hanno seguito le sorti, nel bene e nel male.

Per molti secoli, e fino alla prima metà del diciannovesimo, il bestiame veniva trasferito dalle fattorie del nord, dove era allevato, fino ai grandi mercati del sud, soprattutto quello di Smithfield a Londra. Solo nel 1840 le ferrovie cominciarono a fare timidamente la loro parte nel trasporto degli animali, ma ancora per molto tempo sarebbero stati i mandriani, i “drovers”, i veri protagonisti di questa umana rappresentazione.

Gli animali da condurre ai mercati, soprattutto ovini e bovini, ma talvolta anche cavalli e maiali, venivano radunati in un giorno e in un luogo prestabiliti dove un capomandriano, il “topsman”, come era chiamato nel sud della Scozia, dirigeva le operazioni e sceglieva i vari mandriani, i "country drovers", che si sarebbero occupati dei diversi gruppi di animali che via via si andavano formando. Il capomandriano conosceva gli itinerari migliori, le vie più brevi e sicure, ed avrebbe guidato il bestiame attraverso terreni incolti e brughiere, evitando le grandi strade dure e polverose che potevano danneggiare gli zoccoli degli animali.

Quando tutto era finalmente pronto il capomandriano dava il segnale della partenza e gli animali, da pochi capi a centinaia di capi, si mettevano in movimento incalzati dai cani. Da quel momento il capomandriano era responsabile del convoglio, a lui si sarebbero rivolti tutti gli altri mandriani in caso di difficoltà.

Ma nessun mandriano, per quanto capace ed esperto, avrebbe potuto fare quel lavoro senza l’aiuto dei suoi cani che come lui conoscevano bene le strade da percorrere. Questi cani erano noti per l’attaccamento ai loro rudi padroni che però spesso non li ricambiavano con la stessa gentilezza.

Erano chiamati “Cur Dogs”, o “Drover’s Dogs”, o “English Sheep Dogs”, o anche “Southern Sheep Dogs”, ma nel 1874, nello stilare il suo primo Stud Book, il neonato Kennel Club li chiamò semplicemente “Sheep Dogs”, distinguendoli dai cani da pastore originari del nord della Scozia, gli “Scotch Collies”. Tenuti in scarsa considerazione dai naturalisti, molti dei quali non li hanno mai considerati una razza a causa degli incroci che spesso i mandriani facevano senza alcun criterio, come tali, però, erano utilizzati e allevati, specie nel nord dell'Inghilterra. Impiegati soprattutto nella guida dei bovini, questi cani erano più grandi, più forti e più feroci del cane da pastore che più a nord, sulle montagne della Scozia, protetto dal suo pelo lungo, lavorava nelle fattorie con le pecore. Il loro pelo era invece corto, di colore bianco e nero. Avevano orecchie semi-erette e molti di loro nascevano con la coda corta, che sembrava tagliata. Riuscivano a ridurre alla ragione qualsiasi bovino testardo, perché mordevano questi grossi animali alle calcagna costringendoli a correre. Molti autori hanno cercato di giustificare la presenza di quella coda corta con l’usanza di tagliare la coda dei cani da lavoro per non pagare la “Dog Tax”. In realtà questi cani senza coda esistevano ben prima che la legge andasse in vigore, e talvolta nascevano (e nascono ancor oggi) con una coda di quelle dimensioni per ragioni del tutto naturali. Del resto, si trattava di una caratteristica molto antica, descritta per la prima volta nel I secolo dall’agronomo romano Lucio Giunio Moderato Columella cui dobbiamo la nostra conoscenza dei cani arrivati in Inghilterra al seguito delle legioni romane. Quel che è certo è che questi utilissimi cani non avevano avuto nulla a che vedere con la Scozia e con gli “Scotch Colleys” fino al 1746 quando, dopo la battaglia di Culloden, Re Giorgio II volle punire i ribelli scozzesi cacciandoli dalle loro terre e concedendo le stesse a nuovi proprietari inglesi che ne presero possesso arrivando lì con le loro pecore ed i loro cani. Questo processo durò oltre un secolo, ed i cani arrivati dal sud dovettero essere

 per forza incrociati coi cani scozzesi, così che le due razze, estranee fino a quel momento, divennero da allora una sola.

Le immagini che i naturalisti ci hanno lasciato, specialmente le bellissime incisioni di Thomas Bewick, non lasciano alcun dubbio sul "Cur Dog". E’ il cane che oggi chiamiamo, perpetuando un errore storico, “Smooth Collie”. Quando infatti, un secolo dopo, la Regina Vittoria visitò la Scozia e si innamorò di quel cane, volle che gli fosse dato il nome che allora veniva usato nel Nord dell’Inghilterra: “Coally”. Così, quello che era stato il “Cur” o lo “Sheep Dog”, divenne lo “Smooth Collie”, anche se con la Scozia non aveva alcun legame antico. Una serie di errori storici senza i quali gli Smooth non avrebbero dovuto subire per tanto tempo l’umiliazione di essere solo una nota in coda allo standard del Rough Collie.

Il faticoso viaggio dei mandriani e del bestiame fino ai mercati del sud poteva durare pochi giorni o anche una settimana, poiché la mandria percorreva non più di dieci o dodici miglia al giorno. Di notte uomini ed animali si fermavano a riposare in luoghi prestabiliti. Se non avevano a disposizione una capanna o un riparo di fortuna, gli uomini si avvolgevano nei loro plaid e insieme alle loro bestie e ai loro cani si addormentavano esausti sotto le stelle.

Di giorno la carovana marciava lentamente fermandosi di tanto in tanto per permettere agli animali di brucare qualche ciuffo d’erba e agli uomini di cacciare qualche coniglio selvatico o magari una lepre. I mandriani seguivano gli animali portandosi dietro il plaid, il bastone, l’immancabile corno di ariete pieno di whisky e un fagotto contenente le poche cose necessarie per il viaggio. Indossavano giacche di velluto sopra camicie blu, fazzoletti rossi legati al collo e cappelli di feltro. Davanti a loro i cani incalzavano le bestie ed impedivano che si disperdessero in direzioni sbagliate.

Finalmente, dopo tanto camminare, davanti a quegli occhi arrossati dal freddo e dalla nebbia appariva la meta, sospirata come la terra promessa. E mentre uomini e bestie si avvicinavano, diventavano reali i ricordi del fango maleodorante, dei grugniti, dei muggiti, dei belati, dei fischi dei mandriani, del latrato dei cani, del vociare sguaiato di quella variopinta e singolare umanità.

Una lenta processione di uomini e bestie affluiva da ogni direzione, mentre i mandriani, indifferenti a tutto quanto li circondava, portavano a termine il loro lavoro. In silenzio sistemavano le bestie in modo che fossero ben visibili ai compratori che cominciavano ad affollare il mercato. Anche il lavoro dei cani era finito; spingevano gli ultimi testardi buoi dentro recinti in cui il loro destino si sarebbe compiuto. I cani guardavano i mandriani e i mandriani guardavano i cani, ed un muto dialogo si svolgeva sicuramente tra loro perché subito dopo gli uomini si allontanavano per bagnare la gola secca di polvere e grida, mentre i cani si sistemavano a guardia delle bestie spossate dal viaggio.

La paga di un mandriano era basata sulla fiducia di cui godeva, più che sul suo lavoro. Per il trasferimento dei bovini il salario medio era di nove penny a capo. In un mercato come Smithfield venivano venduti in un anno circa centosessantamila capi, perciò i mandriani intascavano qualcosa come 15.000 sterline. Se poi contiamo anche un milione e mezzo di pecore che vi transitavano ogni anno, si comprende che la fiducia di cui godevano era ben ripagata.

Intanto, mentre i compratori più solerti concludevano i loro affari e le prime mandrie venivano affidate ai "butcher's drovers”, mandriani che le avrebbero condotte direttamente ai macelli, pian piano il denaro tanto disprezzato della gente del sud prendeva la strada del nord. In cambio i mandriani avevano lasciato nei mercati le migliori bestie del nord dopo aver pagato nelle campagne diritti di pascolo e nelle locande frugali mangiate e sonore bevute. Una vivace economia che muoveva il paese, e che non sarebbe esistita senza i mandriani che a loro volta non avrebbero potuto fare quel lavoro senza i loro cani. Senza lo stupro perpetrato ai danni della razza nel 1746 questi cani avrebbero ancora il loro nome; é ora che vengano riconosciuti almeno i loro meriti storici.