Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.49
 
   
 
 
4 febbraio 2018
 

i costruttori della razza: i giorni dell'arte

di  Lucio Rocco

 
Tutti siamo architetti del Fato,
Lavorando su queste mura del Tempo;
Alcuni con gravosi atti e grandi,
Altri con gli ornamenti della rima.
Niente è inutile, o infimo;
Ogni cosa al suo posto è la migliore;
E ciò che sembra ozioso
Rafforza e sorregge il resto.
Perché la struttura che noi eleviamo,
Il Tempo ha riempito di materia;
I nostri oggi e i nostri ieri
Sono i blocchi coi quali noi costruiamo.
Veramente forma e stile;
Non lasciare che di mezzo sbadiglino le fessure;
Non pensare, poiché nessuno le vede,
Che tali cose rimarranno invisibili.
Nei più lontani giorni dell'Arte,
I costruttori forgiarono con la più grande cura
Ogni più piccola e nascosta parte;
Perché ovunque gli Dei posano lo sguardo.
Lasciateci fare bene il nostro lavoro,
Entrambi, l'invisibile ed il visibile;
Fare la casa, dove gli Dei possano soggiornare,
Bella, completa, e pulita.
Tuttora le nostre vite sono incomplete,
Stando in piedi su queste mura del Tempo,
Scalinate rotte, dove i piedi
Inciampano cercando di salire.
Costruisci l'oggi, dunque, forte e sicuro,
Con una solida ed ampia base;
E innalzando con sicurezza
Il domani troverà il suo posto.
Così soltanto raggiungeremo
Quelle torri, da cui l'occhio
Osserva il mondo come un'enorme pianura,
Ed un illimitato distendersi di cielo.

La bella poesia di Henry Wadesworth Longfellow, che detta le regole di un lavoro ben fatto, ci riporta agli uomini di cui parleremo, “Architetti del Fato”, i Costruttori della Razza. Quando la selezione del collie si trasferì dai pastori agli allevatori, essi ebbero il merito di fare, di un cane indispensabile al lavoro, il più bello tra i cani da esposizione, senza mai rinnegare le sue radici e senza mai smarrire la sua anima di pastore.

Non tutti erano allevatori nel senso stretto del termine, ma tutti possedevano le qualità di coloro che illuminano le passioni degli uomini ed indicano loro il cammino con il proprio lavoro: la modestia, la creatività, l’immaginazione, la curiosità, la lungimiranza. Inoltre, la generosità e l’amore per la razza li indussero a lavorare insieme per il fine comune, ed essi fecero, della seconda metà del 19° secolo e dei primi anni del 20°, il periodo d’oro del collie.

In pochi anni la razza raggiunse una enorme popolarità, sia nella patria d’origine che all'estero, e nacquero così tanti allevatori che sarebbe impossibile parlare singolarmente di ciascuno di loro. Basti pensare che nei primi due volumi del Libro Origini inglese furono registrati, fino al 1874, ben 108 tra "cani da pastore e collie scozzesi". Un numero ragguardevole se si pensa che la prima esposizione era stata tenuta solo quindici anni prima.

Nonostante le distanze e le difficoltà di comunicazione, i molti appassionati cominciarono pian piano ad organizzarsi: nacquero i primi Collie Club, i cui membri furono uomini di riconosciuta preparazione ed esperienza, e di assoluta moralità.

Nel leggere le vicende dei primi allevatori e dei loro cani, bisogna tener presente, per evitare equivoci, che spesso, in quel periodo, i cani cambiavano nome cambiando proprietario ed assumevano il prefisso dei nuovi acquirenti. Per fortuna oggi non è più così ed i cani conservano lo stesso nome per tutta la loro vita.

C’è un’altra riflessione che nasce dalla lettura di quei primi volumi del Libro Origini. La maggior parte dei cani appartenevano a persone che vivevano nelle contee del Lancashire, Warwickshire, Yorkshire e Nottinghamshire. Gli stessi allevatori di cui parleremo vissero quasi tutti vicino a Birmingham o nell’area del Lancashire, a nord di Liverpool, che fu non a caso la regione dell’Inghilterra che più aveva beneficiato della rivoluzione industriale dell'epoca vittoriana. Questa vicinanza geografica rese più facili gli scambi di cani e di idee e fece di quella regione la culla della razza.

Le poche, essenziali notizie che daremo su questi uomini non rendono pieno merito al loro impegno, ma l’intenzione é di ricordarli, non di scriverne la biografia. Da essi abbiamo molto da imparare, non solo in termini di allevamento. Il loro lavoro dovrebbe essere studiato con grande attenzione da tutti quelli che aspirano ad occuparsi di collie, perché essi hanno tracciato le linee di sangue sulle quali ancor oggi lavoriamo.

Il periodo di cui ci occuperemo è pressappoco quello che in Inghilterra va dall’inizio delle esposizioni alla fine della prima guerra mondiale. Gli allevatori di quel periodo, insieme ai loro cani, rappresentano la storia della nostra razza. Le loro vite ed il loro lavoro dimostrano che c'è stato un tempo in cui tutti gli appassionati del collie lavoravano insieme, imparando ed insegnando, scambiandosi informazioni e cani, consigli e critiche, in concordia ed amicizia. Erano tutti parte di una comunità che lavorava per un unico scopo. La Regina Vittoria fu l’anima di quel tempo e l’ispiratrice di tutti coloro che in ogni campo contribuirono a riformare la vita, i costumi, la morale, la cultura stessa della società. Era il tempo di Charles Dickens, di Robert Louis Stevenson e di Oscar Wilde, il tempo in cui la fantasia trionfava su una realtà gretta e meschina, ed in cui le coscienze cominciavano a liberarsi dagli spettri che le avevano tenute incatenate per secoli. Il tempo in cui Charles Darwin scardinava i confini imposti alla scienza emarginando l’intervento di Dio nella Creazione, il tempo in cui Alfred Tennyson riscopriva nell’eroe di Omero, che si era creduto onnipotente sotto le mura di Troia, un uomo fiaccato dal trascorrere inesorabile del tempo. E fu anche il tempo del Collie, del trionfo di una razza che affondava le sue radici in luoghi e tempi mitici, nella storia e nelle leggende che Walter Scott aveva narrato; un cane che attraverso i secoli, aveva vissuto a strettissimo contatto con l’uomo, trasformandosi in strumento di lavoro e compagno di vita. Fu un successo annunciato, perché quello era anche il tempo in cui l’uomo si avvicinava alla natura ed alle sue creature, le guardava con rispetto, ne apprezzava l’aiuto; il tempo in cui il cane entrava a pieno titolo nelle famiglie, con un suo ruolo ben preciso ed una sua dignità.

Oggi, a più di un secolo di distanza, vi sono stati non pochi cambiamenti nel mondo del cane, così che ora guardiamo al futuro della nostra razza con qualche preoccupazione e non pochi rimpianti. Oggi il tempo degli eroi è finito, ed a noi, che continuiamo a coltivare l’amore per questo nobile animale, non resta che guardarci indietro e cercare di essere degni del nostro passato. In fondo, la storia celebra gli eroi, ma dimentica in fretta mercanti ed improvvisatori.

Parte II