Ultimo aggiornamento:
28.10.2018 15.46
 
   
 
 
28 ottobre 2018
 

IL FEDELE SCOTCH

di  Enos A. Mills

from The Story of a Thousand-Year Pine, 1909 - Digitized by Google. Original from Harvard University. Courtesy of Hathi Trust 

 

Per tutto il giorno portai il piccolo Scotch nella tasca del mio soprabito mentre cavalcavo su per le montagne verso la mia capanna. La sua faccia allegra ed astuta, il buon comportamento e la maniera furbesca con cui tirava fuori la testa dalla mia tasca, mi leccava la mano e guardava il paesaggio, aveva conquistato completamente il mio cuore prima di aver cavalcato un'ora. Quella notte mi diede una dimostrazione straordinaria di quelle caratteristiche di forza e fedeltà per le quali i collie sono diventati famosi, ed io decisi di non separarmi mai più da lui. Da allora abbiamo trascorso lunghi anni insieme. Insieme siamo stati affamati e felici, insieme abbiamo giocato nella capanna, affrontato il pericolo in regioni selvagge, dormito pacificamente tra i fiori, seguito i sentieri alla luce delle stelle, e insieme ci siamo stretti nella neve che veniva giù d'inverno.

Nel tornare a casa tra le montagne con il piccolo Scotch, mi fermai per una notte vicino ad un ranch deserto e lo rinchiusi in una piccola capanna abbandonata. Immediatamente si mise a protestare latrando ed ululando, mentre rosicchiava ferocemente la fessura sotto la porta nel tentativo di aprirsi un varco. Temendo che potesse spezzare i suoi dentini da cucciolo o che potesse morire per gli sforzi frenetici e continui di liberarsi, decisi di lasciarlo libero. Le mie paure che potesse scappare se lo avessi lliberato erano infondate. Si diresse verso la mia sella, che stava a terra lì vicino, strisciò sotto di essa, si girò, spinse la sua piccola testa sotto l'arco e si sdraiò con uno sguardo di appagamento e con un aria che pareva dire: "Mi prenderò cura di questa sella, voglio vedere se qualcuno la tocca".

E guardate cosa fece. A mezzanotte un cowboy arrivò al fuoco del mio campo. Era stato disarcionato dal cavallo e stava tornando a piedi alla sua fattoria. Nell’avvicinarsi al fuoco, passò vicino alla mia sella, sotto la quale c’era Scotch. Il piccolo Scotch gli si avventò con ferocia; non ho mai visto una tale ferocia in un cane così piccolo e giovane. Lo presi in braccio e lo rassicurai che il visitatore era il benvenuto, e un attimo dopo il piccolo Scotch e il cowboy erano fianco a fianco a fissare il fuoco.

Suppongo che il suo coraggio e lo spirito vigile fossero istinti ereditati dai suoi famosi antenati che erano vissuti così a lungo e così felicemente nelle lande e nelle brughiere della Scozia. Ma, con tutto il dovuto rispetto per le qualità ereditarie, lui ha anche un cervello capace di riflettere e di affrontare le emergenze con prontezza ed abilità.

Mosse una serie di obiezioni ai coyote che ululavano, cantavano e festeggiavano sul limite del prato a circa un quarto di miglio dalla mia capanna. Proprio sul retro del campo da dove urlavano, c'era una fitta foresta di pini, in cui era una serie di spuntoni di rocce spezzati. Nella foresta intricata si ritiravano sempre i coyote quando Scotch dava loro la caccia, e in questa ritirata lui non osava seguirli. Finché i coyote si crogiolavano al sole, stavano tranquilli e giocavano, Scotch si limitava ad osservarli da lontano; ma nell'istante in cui cominciavano ad ululare e guaire, lui correva e li inseguiva nel bosco. Spesso gli urlavano e lo schernivano dal loro rifugio al sicuro, ma Scotch si sdraiava sul margine dello spiazzo e rimaneva lì finché non diventavano silenziosi o se ne andavano.

Durante il secondo inverno in cui Scotch era con me, e prima che avesse due anni, uno degli astuti coyote mostrò uno spirito provocatorio e qualche furbizia interessante che rinvigorì Scotch nel suo coraggio. Un giorno in cui Scotch era impegnato ad inseguire il branco principale nel bosco, uno di loro, che zoppicava con la zampa anteriore destra, uscì da dietro una parete rocciosa sul bordo dello spiazzo e a meno di cinquanta metri da Scotch. Affrettandosi verso un groviglio di salici a circa cinquanta metri alle spalle di Scotch, emise un ritornello di guaiti e ululati, apparentemente con gioia e con grande fastidio di Scotch, che subito si mise ad inseguire nel bosco il rumoroso provocatore.

Successivamente, mentre Scotch inseguiva il branco, il coyote zoppo sgattaiolò di nuovo alle sue spalle, si rifugiò dietro il gruppo di salici cominciando a proporre il suo perfetto repertorio di guaiti tremanti. Scotch tornò indietro e si lanciò alla sua caccia. Immediatamente l'intero branco interruppe la ritirata assumendo apertamente un atteggiamento ribelle, ma ciò non sembrò disturbare Scotch; si gettò su di loro con grande ferocia, e alla fine li ricacciò tutti nel bosco. Tuttavia, la terza volta che l'astuto coyote arrivò alle sue spalle, l'intero branco si fermò sul bordo dello spiazzo e, per un certo tempo, lo sfidò. Tornò da questo inseguimento ansimante e stanco con un’espressione di grande preoccupazione. Ciò sembrava roderlo a tal punto che diventai un po' ansioso per lui.

Un giorno, subito dopo questo fatto, andai a prendere la posta e permisi a Scotch di accompagnarmi. Di solito lo lasciavo nella capanna, e lui rimaneva libero e coscienzioso, anche se era sempre chiaro che era ansioso di venire con me e anche che si sentiva molto solo se veniva lasciato a casa. Ma in questa occasione lui mostrò tanta voglia di venire che glie lo concessi.

All'ufficio postale prestò poca attenzione ai cani che erano lì insieme ai loro padroni, e si tenne lontano da loro, accovacciato a terra con la testa alta e quasi un'aria di disprezzo nei loro confronti, ma era evidente che stava osservando ogni loro mossa. Quando mi mossi verso casa, lui mostrò grande soddisfazione saltando e abbaiando.

Quella notte fu selvaggiamente burrascosa, e decisi di uscire per godermi la tempesta su alcune rocce battute dal vento. Scotch non c’era, lo chiamai, ma non comparve, quindi andai da solo. Dopo essere stato sballottato dal vento per più di un'ora, tornai alla capanna, ma Scotch era ancora via. Questo non era mai accaduto prima, quindi decisi di non andare a letto fino al suo ritorno. Tornò a casa dopo che fece giorno, accompagnato da un altro cane, un collie appartenente a un allevatore che viveva a circa quindici miglia di distanza. Mi ricordai di aver visto questo cane all’ufficio postale il giorno prima. Il mio primo pensiero fu di rimandare a casa il cane, ma alla fine decisi di permettergli di rimanere per vedere cosa sarebbe accaduto, perché era evidente che Scotch era andato a cercarlo. Si appropriò del letto di Scotch nella tinozza, con evidente soddisfazione di Scotch. Al mattino i due giocarono insieme nel modo più felice possibile per più di un'ora. A mezzogiorno diedi da mangiare ad entrambi.

Nel pomeriggio, mentre stavo scrivendo, udii le varie voci del branco di coyote e uscii con il mio bicchiere per guardare cosa accadeva, chiedendomi quale sarebbe stata la parte del collie visitatore. Finalmente, come immaginavo, Scotch corse verso il gruppo che guaiva, ma l’altro collie non si vedeva. Il branco mise in scena la solita ritirata, e mentre il cane, che io supponevo essere Scotch, inseguiva l'ultimo lento tormentatore nel bosco, da dietro la roccia arrivò il grosso coyote zoppicante, che si affrettò verso il gruppo di salici da dietro il quale era abituato a gridare trionfante alle spalle di Scotch. Sollevai il vetro per dare un'occhiata migliore, chiedendomi continuamente dove si stesse nascondendo il nostro collie visitatore. Non ero in grado di vederlo, ma ricordavo che era con Scotch meno di un'ora prima.

Il coyote zoppo girò come al solito intorno al gruppo di salici e alzò la testa come per fissare la luna. Poi, accadde l'imprevisto. All’improvviso, Scotch balzò fuori dalla macchia di salici e atterrò sulla schiena del coyote! Rotolarono per un po', e quando finalmente il coyote si liberò, corse zoppicando freneticamente verso i boschi, per poi essere afferrato di nuovo dal collie in visita, che aveva inseguito il branco e che io avevo scambiato per Scotch. Il branco si ritirò velocemente. Per un po' entrambi i cani lottarono ferocemente contro il coyote, che alla fine si liberò e fuggì tra i pini, gravemente ferito e sanguinante. Non l'ho mai più visto. Quella notte il collie in visita tornò a casa. Poiché Scotch mancò per un po’ quella notte, pensai che lo avesse accompagnato per un tratto di strada.

Un giorno arrivò una signora del Michigan che voleva scalare Long's Peak da sola, senza una guida. Le dissi che avrei acconsentito se prima avesse scalato senza aiuto una delle cime minori in un giorno di tempesta. La signora così fece, e così mi convinsi che aveva uno spiccato senso dell'orientamento e forza a sufficienza, perché il giorno in cui era salita vi era tempesta, e la vetta era completamente avvolta dalle nuvole. Dopo questa prova, non potevo fare altro che permetterle di salire da sola a Long's Peak.

Proprio mentre stava partendo, quella fredda mattina di settembre, pensai di procurarle un aiuto mandando Scotch con lei. Conosceva bene il sentiero e, naturalmente, l’avrebbe guidata nel modo giusto se avesse perso la pista. "Scotch", dissi, "vai con questa signorina, prenditi cura di lei e rimani con lei finché non ritorna, non abbandonarla". Diede qualche abbaio di soddisfazione e si avviò con lei su per la pista, con un atteggiamento che indicava che era onorato e contento. Sentivo che la forza e l'attenzione della giovane donna, combinata con la fedeltà e l'attenzione di Scotch, avrebbero fatto del viaggio un successo, così ho continuato a fare le mie cose come al solito. Quando quella sera scese l'oscurità, la giovane donna non era ancora tornata.

La donna si arrampicò rapidamente fino a raggiungere le brughiere rocciose sopra il limite della vegetazione. Qui si soffermò a lungo per godersi il magnifico panorama ed i fiori stupendi. Era il pomeriggio inoltrato quando arrivò in cima al picco. Dopo aver trascorso un po' di tempo lì a riposare e a godersi la bellezza e la grandezza della scena, cominciò a tornare. Non era arrivata molto lontano quando sopraggiunsero nuvole ed oscurità, e su un pendio di roccia scivolosa perse la pista.

Scotch si era occupato dei propri affari e si era divertito a modo suo per tutto il giorno. Il più delle volte la seguiva da vicino, apparentemente indifferente a quello che succedeva, ma quando lei, nell'oscurità, lasciò la pista e si avviò nella direzione sbagliata, si fece subito avanti e prese il comando con un'aria vigile e aggressiva. Il modo in cui lo fece avrebbe dovuto suggerire alla giovane donna che lui sapeva cosa faceva, ma non lei non lo apprezzò. Pensò che si fosse stancato e che volesse fuggire da lei, così lo richiamò. Riprese ancora nella direzione sbagliata e questa volta Scotch le si parò davanti e si rifiutò di muoversi. Lei lo spinse via. Lui camminò di nuovo nella direzione giusta, e questa volta lei lo rimproverò ricordandogli che il suo padrone gli aveva detto di non abbandonarla. A questo punto Scotch lasciò cadere le orecchie e, imbarazzato, la seguì docilmente. Aveva obbedito agli ordini.

Dopo aver percorso un breve tratto, la giovane donna si rese conto di essersi persa, ma non le venne mai in mente che doveva fidarsi solo di Scotch che l'avrebbe condotta direttamente a casa. Tuttavia, ebbe il buon senso di fermarsi dove si trovava, e lì, tra le rocce, presso i ruderi inzaccherati dalla neve dell'inverno, a quattromila metri sopra il livello del mare, avrebbe trascorso la notte. Il vento gelido diventò una tempesta, ruggendo e rombando tra le rocce, il ruscello alpino si trasformò in ghiaccio, mentre, a ridosso delle rocce, tremando di freddo, abbracciando il lungo pelo di Scotch, si distese per la notte.

Avevo dato la mia parola di non andare a cercarla se non fosse riuscita a tornare. Tuttavia, mandai quattro guide a cercarla. Soffrivano molto per il freddo mentre cercavano inutilmente tra le rocce nel buio della notte. Proprio all'alba, una di loro la trovò, quasi esausta, con le dita leggermente congelate, che ancora stringeva Scotch tra le sue braccia. Le diede da mangiare e da bere ed un’altra mantella, e senza indugio si avviò con lei lungo il sentiero. Non appena la guida la prese con sè, il paziente Scotch la lasciò e si affrettò verso casa. Le aveva salvato la vita.

Il pelo di Scotch é lungo e setoso, nero con una fiammata fulva sulla testa e una piccola striscia bianca sul naso. Ha la faccia da cane più espressiva e piacevole che io abbia mai visto. Non c'è niente che gli piaccia più che avere qualcuno con cui giocare a palla. Per un'ora ogni volta la inseguirà e cercherà di impadronirsene, mandando di tanto in tanto ansiosi latrati di gioia. Ha dei buoni occhi, che, insieme al suo desiderio di essere compiacente, mi sono serviti talvolta per trovare cose che io, o qualcun altro, avevo dimenticato o di cui avevo perso traccia. Generalmente è difficile fargli capire cosa è stato perso o dove deve cercarlo, ma una volta che ha capito, continua la ricerca, a volte per ore se non trova l'oggetto prima. È sempre preciso nel custodire qualsiasi cosa di cui gli chiedo di prendersi cura. Devo solo metter giù un cappotto e indicarlo, e subito si sdraierà vicino ad esso e là rimarrà finché non intervengo a disimpegnarlo. Non permetterà a nessun altro di toccarlo. Il suo atteggiamento non manca mai di dare l'impressione che sarebbe morto in difesa della cosa che gli era stata affidata, ma mai l’avrebbe abbandonata rinunciando!

Un giorno di febbraio presi Scotch e mi avviai verso Long's Peak, sperando di raggiungere la sua gelida vetta. Scotch seguiva facilmente le tracce delle mie racchette da neve. Ad un'altitudine di tredicimila piedi sui pendii spazzati dal vento c'era ben poca neve, e fu necessario abbandonare le racchette. Dopo aver scalato un breve tratto su questi pendii ghiacciati, ho cominciato a temere per la sicurezza di Scotch. Poco alla volta ho dovuto intagliare dei gradini nel ghiaccio. Ciò rendeva la scalata troppo pericolosa per lui, poiché non si sarebbe reso conto del pericolo in cui era se gli fosse sfuggito un gradino. C'erano luoghi in cui scivolare da questi gradini significava la morte, così dissi a Scotch di tornare indietro. Comunque, non gli dissi di badare alle mie racchette da neve, perché la scalata era così pericolosa che non sapevo se avrei mai potuto tornare a riprenderle. Tuttavia, lui andò dove erano le racchette e con loro rimase per otto gelide ore, fino a che non tornai sotto luce delle stelle.

In alcune occasioni ho permesso a Scotch di accompagnarmi in brevi escursioni invernali. Gli piaceva immensamente, anche se aveva avuto un brutto periodo e molto poco da mangiare. Quando ci accampavamo tra gli abeti rossi nella neve, sembrava che gli piacesse star seduto al mio fianco e guardare in silenzio il fuoco della sera, e si rannicchiava con soddisfazione accanto a me per stare al caldo la notte.

Un freddo giorno stavamo tornando da un'escursione di quattro giorni quando, un po' oltre la linea degli alberi, mi fermai per fare delle fotografie. Per fare ciò era necessario che mi togliessi i guanti di montone, che misi nella tasca del mio cappotto, ma non con molta cura, come fu chiaro più tardi. Di tanto in tanto, mentre salivo sulla cima del Continental Divide, mi fermavo a fare fotografie, ma sulla vetta il freddo trapassava i miei guanti di seta ed io cercai i guanti, scoprendo che uno di loro si era perso. Mi sono fermato, ho messo un braccio intorno a Scotch e gli ho detto che avevo perso un guanto, e che volevo che andasse giù per levarmi dall’impiccio. "Non ti ci vorrà molto, ma sarebbe un viaggio difficile per me. Vai e portamelo" . Invece di partire in fretta e di buon grado, come aveva sempre fatto prima obbedendo ai miei comandi, si fermò. Le sue orecchie attente e impazienti si abbassarono, ma non fece altre mosse. Ho ripetuto il comando con un tono più gentile. A questo, invece di scendere dalla montagna per il guanto, si allontanò lentamente verso casa. Era chiaro che non voleva scendere dal ripido pendio ghiacciato di un miglio fino a raggiungere la linea degli alberi, più di mille piedi più giù. Pensavo che mi avesse frainteso, quindi l'ho richiamato, gli ho dato una pacca e poi, indicando il pendio, ho detto: "Vai a prendere il guanto, Scotch, io ti aspetterò qui". Si è avviato, ma si muoveva controvoglia. Mi aveva sempre servito così gioiosamente che non riuscivo a capire, e fu solo il pomeriggio successivo che mi resi conto che non mi aveva capito, ma che aveva lealmente, e a rischio della sua vita, cercato di obbedirmi.

La cima del Continental Divide, dove mi trovavo quando l'avevo rimandato indietro, era un luogo molto aspro e solitario. Su ogni lato c'erano cime innevate e canaloni robusti. La mia capanna, a diciotto miglia di distanza, era la casa più vicina e la regione era assolutamente selvaggia. Ho aspettato un tempo ragionevole il ritorno di Scotch, ma non è tornato. Pensando che forse era passato senza che io lo vedessi, ho camminato per un certo tratto lungo la cima, prima in una direzione e poi nell'altra, ma, non vedendo né lui né le sue tracce, ho capito che non era ancora tornato. Dato che era pomeriggio inoltrato, e sempre più freddo, decisi di andare lentamente verso la mia capanna. Mi sono avviato lungo una strada che sicuramente lui avrebbe seguito, e ho pensato che mi avrebbe raggiunto. Le tenebre sopraggiunsero e ancora nessuna traccia di Scotch, ma continuai ad andare avanti. Per il resto del viaggio mi dissi che poteva avermi superato nell'oscurità.

Quando, a mezzanotte, sono arrivato alla capanna, mi aspettavo di trovarlo lì ad accogliermi, ma non c'era. Sentivo che qualcosa non andava e temevo che gli fosse capitato un incidente. Ho dormito due ore e mi sono alzato, ma lui ancora non c’era, per cui ho deciso indossare le racchette da neve ed andargli incontro. Il termometro segnava quattordici sotto zero.

Ho cominciato alle tre del mattino, immaginando che l'avrei incontrato senza andare lontano. Ho continuato ad andare avanti e ancora avanti, e quando, a mezzogiorno, sono arrivato al punto della cima da cui l'avevo mandato indietro, Scotch non era lì a rallegrare la muta scena invernale.

Lentamente mi diressi giù per il pendio, e alle due del pomeriggio, ventiquattr'ore dopo che avevo rimandato indietro Scotch, mi fermai su una rupe e guardai sotto. Lì, nel mucchio di neve bianca, giaceva nella neve accanto al guanto. Mi aveva frainteso ed era tornato a sorvegliare il guanto invece di prenderlo. Riuscì a malapena trattenersi dal gioire quando mi vide. Fece un balzo, abbaiò, saltò, rotolò su se stesso, mi leccò la mano, piagnucolò, afferrò il guanto, mi corse intorno e fece tutto quello che un cane attento, affettuoso e fedele poteva fare per dimostrare che provava piacere per il mio apprezzamento del suo comportamento di estrema fedeltà.

Dopo averlo aspettato mentre mangiava, siamo partiti allegramente verso casa, dove siamo arrivati all'una del mattino. Se non fossi tornato a cercarlo, suppongo che Scotch sarebbe morto accanto al guanto. In una zona fredda, triste, opprimente, senza cibo, rischiando di morire, si era sdraiato accanto al guanto perché aveva capito che io gli avevo detto di farlo. Negli annali dell'eroismo dei cani, non conosco azioni più grandi.