Ultimo aggiornamento:
02.10.2018 14.49
 
   
 
 
5 marzo 2018
 

charles h. wheeler 

di Lucio Rocco 

 

La città inglese di Birmingham visse, durante il regno della Regina Vittoria, uno straordinario periodo di sviluppo sociale ed industriale. La sua popolazione aumentò fino a mezzo milione di abitanti ed una miriade di nuove, piccole fabbriche ne fecero il centro più industrializzato del Regno. Nei decenni che seguirono le prime esposizioni, molti dei grandi allevatori di collie venivano da Birmingham. Astley, Barlow, Thompson, Chance, White sono nomi ben noti ad ogni appassionato, ed erano tutti di questa città che fu a lungo considerata la patria della nostra razza.

Proprio da uno suoi quartieri, Edgbaston, prese nome il canile di Charles H. Wheeler quando, nel 1870, cominciò ad allevare. Egli fu uno dei primi allevatori di collie da esposizione ed uno dei Giudici più stimati al mondo. In un libro del 1906 James Watson lo definì “Il padre degli allevatori di Birmingham” per la saggezza, la conoscenza della razza ed i consigli che dispensò ai giovani che ebbero la fortuna di conoscerlo, sia in Europa che in America. Lo stesso O. P. Bennett, futuro Presidente del Collie Club of America, che gli aveva fatto visita verso la fine della guerra, raccontò che dopo un pomeriggio trascorso a parlare con Wheeler era andato via con la piacevole consapevolezza di conoscere il collie molto meglio di prima.

Eppure, gli inizi non erano stati facili per lui; aveva dovuto lavorare duramente per ben nove anni prima di riuscire a produrre, nel 1879, un cane competitivo. Era una femmina tricolore piuttosto piccola, ma ben proporzionata, che aveva le sue migliori qualità nella testa e nell’espressione. Si chiamava Lorna Doon, e fu la sua prima campionessa. Era nata da un sabbia-merle, Duncan, e da una tricolore, Old Bess.

Ma il cane più famoso allevato da Charles Wheeler fu sicuramente Metchley Wonder, un collie sabbia e bianco, di taglia media, con un’ottima struttura, un buon mantello ed una testa molto tipica. Nato nel 1886, fu, secondo Wheeler, il miglior collie mai visto fino a quel momento.

C’è sempre stata polemica su chi avesse effettivamente allevato Metchley Wonder. In realtà i cuccioli erano nati nel canile di Mr. Gould, ma la loro mamma, Minnie, era di proprietà di Charles Wheeler.

Aveva pochi mesi Metchley Wonder quando Wheeler lo vendette per 10 sterline a suo cognato Sam Boddington. Più tardi questi lo rivendette per 500 sterline a Mr. Megson, per il quale vinse quasi 100 premi. Nessun altro collie riuscì a fare altrettanto, ad eccezione di Southport Perfection. Morì nel 1896, dopo aver generato alcuni dei pilastri della razza.

Suo figlio Christopher, ed ancor più suo nipote Edgbaston Marvel, dettero un impulso notevole alla selezione del collie. Quest’ultimo dimostrò l’abilità di Wheeler nel valutare le capacità di uno stallone al di là dei successi in esposizione. Edgbaston Marvel, il cui nome era a quel tempo Ormskirk Ambrose, era stato allevato da Mr. Stretch; era un magnifico esemplare, ma aveva un cattivo portamento delle orecchie che ne pregiudicava i risultati. Nell’esposizione di Gloucester il cane ottenne solo la riserva, così Stretch lo vendette a Mr. Weager per tre ghinee. Sei mesi più tardi Weager lo presentò all’esposizione del Crystal Palace, dove ottenne di nuovo solo la riserva. Qui Wheeler lo vide e convinse Weager a venderglielo per £ 30. Il cane fu registrato col nome di Edgbaston Marvel, nome con il quale è ricordato nella storia del Collie. Il suo successo come riproduttore fu straordinario.

Tra i tanti collie allevati da Charles Wheeler, ne ricordiamo alcuni tra i più importanti: Duncan (1977) un sabbia-merle che pur non essendo mai andato in esposizione fu uno stallone molto importante, specie per la varietà merle; la già citata Camp. Lorna Doon (1878); Malcom I (1879) che nel 1880 vinse un primo premio all’esposizione del Kennel Club; Norna (1880) una tricolore vincitrice del primo premio a Birmingham nel 1881; Minnie (1885) una femmina di grandi qualità che fu madre del Camp. Metchley Wonder di cui abbiamo già detto; Edgbaston Marvel (1888) che pure abbiamo citato; il Camp. Portington Bar None (1891) un sabbia che per le sue qualità sarebbe stato imbattibile se avesse avuto un mantello più ricco; Edgbaston Hero (1898) un collie dalla magnifica espressione.

Ma Wheeler fu altrettanto abile nell’acquistare cani altrui che potevano tornare utili al suo lavoro. Ricordiamo Smuggler (1884) allevato da R. Chapman, che aveva nel ricco mantello la sua principale qualità e che vinse un primo premio all’esposizione del Kennel Club del 1885; Edgbaston Bess (1887) allevato da Mr. Jenkins; Edgbaston Royal (1895) allevato da W. Griffiths; Edgbaston Renown (1900) allevato da R. Faulkner; Edgbaston Plasmon (1904) allevato dai signori Brindley e Whitehurst, che vinse molti premi prima di essere ritirato dalle esposizioni dopo un intervento chirurgico.

Nel 1917, a causa della guerra, Charles Wheeler dovette rinunciare ad allevare. Tenne per sè un solo collie, Edgbaston Roy, nipote del Camp. Parbold Picador. Di lui scrisse: "Ora ho un collie, Edgbaston Roy, che tengo per mio piacere e si può convenire con me che esso è sicuramente un buon cane, ed io ne sono giustamente orgoglioso. Posso solo permettermi di mantenerne uno che soddisfi la mia vista e questa è la ragione per cui lui rimane a Willow Crescent".

Nel 1921 Charles Wheeler fu nominato membro onorario a vita del Collie Club of America. In quei giorni scriveva su COLLIE FOLIO: “E' mio ardente desiderio fare tutto quanto è in mio potere per servire al meglio gli interessi del Collie e mantenerlo puro ed incontaminato”.

A Charles Wheeler dobbiamo la maggior parte delle notizie storiche sui primi anni del collie. Ricordiamo a questo proposito un importante articolo scritto per la rivista ILLUSTRATED KENNEL NEWS e, soprattutto, un libro scritto nel 1924 in collaborazione con il Presidente del Collie Club of America; un testo estremamente ricco di informazioni sui cani e sugli allevatori che costruirono la nostra razza.

C. H. Wheeler con il suo collie Edgbaston Plasmon all'esposizione di Hinckley