Ultimo aggiornamento:  04.11.2019 16.11
     
 
27 luglio 2019
 

Cose da Collie

 

LA VERA STORIA DI UN COLLIE

Chatterbox, 1900 - Digitized by Google. Original from University of California. Courtesy of Hathi Trust

Tweed, quello era il suo nome, viveva in una fattoria vicino a Linlithgow, in Scozia. Un giorno, nella foga di inseguire una pecora che si era allontanata, scavalcò un muro e cadde su una bottiglia rotta, tagliandosi una zampa. Il suo padrone, vedendo che perdeva sangue, legò con cura la zampa e portò a casa il cane.

"Domani non potrà venire con me al mercato di Edimburgo", disse a sua moglie.

"Dovrai chiuderlo a chiave, allora", rispose lei.

Non c’è dubbio che Tweed ascoltava e capiva la conversazione, perché il suo padrone ebbe molte difficoltà a chiuderlo a chiave; ma alla fine ci riuscì, e credette di averlo messo al sicuro, sotto chiave, nella carbonaia.

La mattina dopo il contadino si alzò presto, prese pecore e agnelli, e con loro si mise sulla strada per Edimburgo. Stava entrando nel mercato di Grass quando, con sua grande sorpresa, vide Tweed venire avanti zoppicando con la zampa fasciata e una specie di espressione di vergogna sul viso.

"Oh, Tweed, briccone!" disse il suo padrone, che non poté fare a meno di sentirsi orgoglioso del suo cane mentre lo sgridava, "come sei riuscito ad arrivare qui?"

Tweed si limitò a scodinzolare e si rannicchiò ai piedi del suo padrone temendo che sarebbe stato rimandato a casa, ma grande fu la sua gioia quando il suo padrone lo carezzò gentilmente e gli permise di rimanere.

Era il giorno del mercato settimanale, Tweed conosceva bene quel giorno, ed era determinato a non stare lontano. Così era riuscito a strisciare sotto la porta della carbonaia ed aveva percorso tutta la strada da solo, nonostante la zampa dolorante.

 

LUI SAPEVA QUANDO ERA DOMENICA di Felix K. Struve

Our Dumb Animals, 1916 - Digitized by Google. Original from The Ohio State University. Courtesy of Hathi Trust

Alcuni anni fa, per essere più esatti nel mese di agosto del 1902, mentre ero parroco nella piccola città di C., mi capitò di osservare il seguente episodio. La storia sarà senz’altro apprezzata da quanti si interessano agli animali.

Il signor M. era un membro del mio comitato, e prestava servizio come sovrintendente della scuola domenicale. Lui era l'orgoglioso proprietario di uno splendido collie scozzese, di nome, "Sport". Questo cane era molto affettuoso e obbediente, e sembrava possedere una intelligenza poco meno che umana.

Era abitudine del proprietario, il signor M., di recarsi al suo posto di lavoro ogni mattina alle 7 per sei giorni alla settimana. Sport era sempre alle calcagna del suo padrone, ed era un servitore obbediente e fedele nel portare a casa la posta arrivata. Nessuna tentazione, nessuna offerta di allettanti bocconi di cibo avrebbe distolto Sport dalla consegna rapida e fedele della sua posta, o di altri pacchetti.

Ogni domenica mattina, era abitudine del signor M. di partecipare alla scuola domenicale. Sport non era invitato o non gli era permesso di seguire il suo padrone in questa visita. Sembrava capire che non era voluto o necessario; non faceva nessun tentativo di seguire il suo padrone la domenica mattina. Tuttavia, nel pomeriggio della domenica, tempo permettendo, Sport e il suo padrone erano abituati a fare una visita al cimitero, un miglio in periferia. L'orario di questa breve passeggiata era sempre, rigorosamente, le 2.30.

In quel giorno particolare del mese di agosto del 1902, io ero in casa, ospite per il pranzo di mezzogiorno. Il mio scopo era quello di verificare da me stesso le presunte prove di intelligenza attribuite al cane del mio amico.

Alle 2,25 esatte, all'orologio sulla mensola, Sport iniziò un basso, e piuttosto musicale, lamento, seguito da un leggero graffio sulla porta a zanzariera.

Appena l'orologio batté la mezz'ora, il cane balzò su, mettendo le zampe anteriori contro la porta e, abbaiando con apparente gioia, chiamava il suo padrone.

Subito il signor M. e io siamo andati fuori sulla veranda, il cane stava correndo verso la strada che portava al cimitero. Fui due volte testimone oculare di questa stessa consuetudine. In entrambi i casi il suo comportamento non variò minimamente.

Sono fermamente convinto, nella mia mente, che in qualche modo Sport sapeva quando arrivava la domenica!

Ancora poche parole; dieci anni dopo gli avvenimenti descritti in questo racconto, ricevetti una lettera dal mio vecchio amico M. Si era trasferito ad Oklahoma. Prima della sua partenza, si era organizzato per affidare il suo fedele Sport ad un amico, fino al momento in cui l’avrebbe richiamato. Questo accordo era stato fatto in presenza del cane.

I bauli erano stati spediti. I biglietti erano stati acquistati e il bagaglio registrato, e nel giro di un'ora il viaggio verso il lontano West poteva iniziare. Ma Sport non si trovava. Dopo una lunga ricerca fu ritrovato sotto il pavimento della stalla. Sport aveva finito la sua missione, e il lungo sonno era caduto su di lui!

Sapeva, in qualche misterioso modo a noi sconosciuto, della separazione dal suo padrone? Forse il dolore gli aveva spezzato il suo cuore provocando la sua fine prematura? Chi lo sa!

Se sapeva quando arrivava la domenica, e chi può negarlo, poteva anche aver avuto l’intuizione che il suo padrone stava andando lontano da lui!

Credo proprio che lo sapesse.

 

IL VECCHIO SHEP SISTEMA LE LAMPADE di Harrie A. Baxter

St. Nicholas, 1920 - Digitized by Google. Original from University of North Carolina at Chapel Hill. Courtesy of Hathi Trust

In Ohio, pochi anni fa, c’era un collie che faceva alcune cose meravigliose, tra cui appendere le lanterne alle estremità degli argini lungo il fiume Ohio.

"Shep" era di proprietà di un uomo assunto dal governo per collocare questi segnali di pericolo lungo gli argini in modo da avvertire le imbarcazioni del pericolo di avvicinarsi troppo. Ogni notte era possibile vedere Shep prendere la lanterna accesa piazzata dal suo padrone tra molte altre, prendere in bocca la maniglia, e trottare verso la fine del primo argine, dove c'era un gancio, su cui Shep appendeva la lanterna. Poi trottava indietro, ne prendeva un’altra, e andava all’estremità dell’argine successivo, ripetendo il suo viaggio fino a quando tutte le lanterne erano appese altrettanto bene come se fossero state poste dal suo padrone.

 

L’INTRUSO (1899)

The Academy, 1899 - Digitized by Google

Vita per Prince significava bastoni.

Il gioco era semplice. Si gettava un bastone qualche metro lontano, Prince lo recuperava, lo portava ai tuoi piedi e, dopo una solenne pantomima che suggeriva che non si sarebbe più separato da esso, il bastone cadeva e lui aspettava che lo lanciassi di nuovo.

Il villaggio dove viveva Prince era un villaggio ideale per il gioco dei bastoni. La strada era bianca e polverosa, con qua e là oasi di freschi ciottoli su cui un cane poteva appoggiare il naso; e quasi non c'era traffico. Di fronte, ad un lato della strada c'era una panchina, e dietro la panchina il muro del sagrato della chiesa. Dato che il villaggio si trovava in collina, viaggiatori e fannulloni spesso si sedevano sulla panchina.

Quella era l'occasione per Prince, ecco perché questo villaggio era un posto così buono per giocare a bastoni, perciò a Prince piaceva vivere lì. Perché se, quando avevi raggiunto la cima di una collina ed eri comodamente seduto, un grande cane dal lungo pelo gettava un pezzo di bastone ai tuoi piedi e si sdraiava appena dietro ad esso con le zampe anteriori infilate sotto il petto, chiedendoti, implorandoti, di lanciare il bastone, avresti mai  potuto resistere all'appello?

Beh, avevo giocato a bastoni con Prince per tutta la domenica pomeriggio. Quando la campana che chiamava alla funzione serale cessò di suonare, lanciai il bastone per l'ultima volta, entrai nella chiesetta e mi trovai un posto vicino alla porta. Il servizio procedeva lentamente; il vicario aveva vissuto quarant'anni in paese, era vecchio e miope, ma benevolo, non un brontolone, un amante della sua vocazione, rigido nell'osservanza della regola.

Il primo inno ("Noi amiamo la tua casa, Signore") era iniziato; il vicario, con i suoi occhi dolci che sbirciavano nel libro degli inni, si era lasciato andare all'influenza dell'ora, quando sentii un leggero tafferuglio nel portico oltre la porta aperta della chiesa. Gettai uno sguardo oltre la spalla in tempo per vedere Prince raccogliere un bastone da terra. Si fermò un momento, come se stesse scegliendo un compagno di giochi tra i membri della congregazione. Poi entrò in chiesa e avanzò solennemente lungo la navata laterale. Salì i gradini del presbiterio  lentamente, seriamente, si fermò davanti al vecchio vicario, si sistemò, infilò le zampe anteriori sotto di lui, lasciò cadere per terra il pezzo di bastone bagnato ... e attese.