Ultimo aggiornamento:  08.09.2019 10.41
     
 
1° settembre 2019
 

CANI DA GUERRA

Ten. Valentino Ferliga

pubblicato su LA STAMPA SPORTIVA il 26 aprile 1903

 

Se v'è animale che realmente si meriti il titolo di amico dell'uomo, è senza dubbio il cane; compagno fedele e sapiente alla caccia, tutela la proprietà, il gregge, con umana premura fino al sacrificio di se stesso; salva la vita agli assiderati sepolti dalla neve nei monti, ai pericolanti nei gorghi minacciosi dei flutti; fedeltà, affezione, riconoscenza, amor pel padrone, pazienza, coraggio, intelligenza, memoria, sono le sue doti, le sue qualità essenziali, ed è perciò che di nessun animale si può dire più giustamente che gli manca solo la parola.

Noi attraversiamo un'epoca nella quale tutte le Nazioni sono come invase da una febbre di armamenti, migliorìe, invenzioni belligere, in una parola non si pensa che alla guerra, pur proclamando, ognuno dal canto suo, di essere in pace con tutti, il motto “Si vis pacem, para bellum” serve di scusa e tutto si mette a contribuzione, meccanica, elettricità, automobilismo, chimica, aerostatica ... ed è lotta sorda, continua, titanica, di potenti ingegni, di menti elette che macinando miliardi prepara gli eserciti ad una grande quanto ipotetica guerra futura.

Non farà quindi meraviglia se, in mezzo a tanto febbrile lavorìo, la figura del cane, benché modesta, si presenta sulla scena quale ausiliare delle truppe in campagna, dopo una sapiente selezione, ed un accurato addestramento. Già nell'Era antica, nel Medio Evo, ed anche durante le guerre napoleoniche i cani furono usati a scopi guerreschi dagli eserciti belligeranti. Presso l'esercito germanico nel 1882 furono fatti i primi tentativi e nel 1885, i primi esperimenti ufficiali presso il IV Corpo d'armata a Goslar; tali esperimenti si ripeterono su più vasta scala nel 1889 e 1890 ed ebbero tali risultati da indurre a fornire di cani da guerra alcuni battaglioni di cacciatori. Il 28 giugno del 1898 fu indetta una gara fra i detti battaglioni, ed il 1°, 2°, 3°, 5°, 6°, 7° ottennero un successo dichiarato da tutti superiore ad ogni aspettativa.

In Francia il comandante Picard ed il capitano Jupin si occupano da tempo e con passione della innovazione.

In Austria il capitano Laska del 2° cacciatori del Tirolo, ha già istituito due depositi di allevamento e di istruzione dei cani da guerra.

In Italia, un primo esperimento fu tentato nel 1893 presso il 7° regg. bersaglieri ed il 71° fanteria, un secondo nel 1897 presso il 6° e 33° fanteria, attualmente un terzo esperimento ha luogo a Roma, alla Batteria Nomentana, ove fu fondato dal capitano Ernesto Ciotola, del 50° fanteria, un deposito di allevamento ed istruzione di cani da guerra. Questo esperimento, iniziato con metodi razionali, con animali di razza purissima, in ambiente libero, indipendente, ottiene già risultati ottimi e si può con fiducia sperare che fra non molto si potranno fornire ai reggimenti, soggetti già istruiti per i diversi servizi di campagna.

I cani possono essere utilizzati per la esplorazione affidata ai reparti di sicurezza delle truppe in marcia e specialmente in montagna, ove la configurazione del terreno si presta moltissimo alle sorprese, che sono sempre terribili, deleterie, disastrose, che formano il vero incubo di tutti i comandanti.

I cani saranno prezioso aiuto agli esploratori durante tutte le fasi della loro delicatissima missione, e grazie al finissimo odorato ed all'istinto innato, le loro ricerche saranno fatte in modo perfettamente e completamente diligente.

Non meno utili riusciranno i cani agli avamposti, accucciati presso la vedetta, mercè l'udito e l'olfatto finissimi, segnaleranno l'approssimarsi di gente anche se celata alla vista; l'atteggiamento inquieto, il sordo brontolìo, il drizzarsi repentino puntando il muso verso una direzione qualsiasi, saranno indizi non dubbi che qualcosa di nuovo succede e le ricerche immediate riusciranno facili e fruttuose.

E' durante la notte che maggiormente si farà sentire la benefica influenza del cane. Quando tutto è silenzio, quando l'oscurità fa mal distinguere i contorni delle cose, l’animo del soldato è in condizioni anormali, la fantasia lavora, le fatiche hanno esaurito assai un sistema nervoso già scosso da altre diverse emozioni, la solitudine, l’isolamento sono causa di aberrazioni della vista e dell’udito, lo strisciar di un rettile viene scambiato per il passo del nemico, lo stormir delle fronde per il galoppo della cavalleria, allora la vedetta spara un colpo di allarme, poi due, poi tre, a questi colpi seguono quelli del piccolo posto e dei piccoli posti viciniori, tutti si auto-suggestionano, tutti vedono un nemico che non esiste. Intanto il campo è in moto, le tende sono tolte, la fanteria e l'artiglieria prendono posizione, la cavalleria si slancia in ricognizione e solo dopo ore ed ore tutti si persuadono che era un falso allarme, gli accampamenti sono rioccupati, ma la truppa ha perduto quel riposo che le è necessario quanto il pane quotidiano! Col cane tutto ciò potrà essere evitato; le vedette, avendo fiducia del loro compagno di guardia, non si lasceranno trarre in inganno da rumori equivoci o da false visioni.

I cani sono inoltre utilissimi pel servizio di informazioni, potendo portare in apposita busta, praticata nel loro collare, i dispacci che i vari riparti di truppa debbono scambiare continuamente fra loro; gli animali, oltre ad essere molto più veloci degli uomini ed anche dei cavalli, presentano meno bersaglio ai colpi nemici, sono meno visibili ed evitano che debbano distrarsi parecchi fucili dalla linea di fuoco dall'azione.

Ultimo, pietoso ufficio al quale i cani saranno chiamati, la ricerca dei feriti e degli estenuati, durante lo sgombro del campo di battaglia.

Le statistiche delle perdite subite in guerra dagli eserciti combattenti, fanno menzione con cifre piuttosto eloquenti dei dispersi, purtroppo si tratta di infelici che non furono trovati!

E' istintivo nei feriti il sottrarsi dai colpi allontanandosi dalla zona del fuoco o nascondendosi in qualche buca, in qualche fosso ove spesso rimangono esangui, esausti, incapaci di emettere un grido, ed essendo celati, sfuggono alle ricerche dei portaferiti.

Per evitare tale conseguenza terribile si educano esclusivamente a questo scopo i cani che ricercano gli invisibili feriti, indicando poi il luogo ove essi giacciono, portano sul dorso due bisacce contenenti cordiali ed oggetti di prima medicazione, sulle quali è impresso il segnale internazionale della Croce Rossa.

In Germania è sorta una società che ha per unico scopo l'allevamento e l'istruzione di tali cani. Ne è presidente il cav. Bungartz, celebre allevatore ed autore di un bellissimo metodo di addestramento dei cani da guerra.

Tale metodo è, nelle linee generali, quello adottato dai Battaglioni cacciatori e dal nostro deposito sperimentale di Roma, i criteri fondamentali a cui è informato sono: la scelta di una razza che per intelligenza e per fisico risponda a tutti i requisiti indispensabili ad un cane da guerra, la costanza, la pazienza, ed il buon trattamento degli animali.

La razza ormai adottata è il Collie o cane da pastore scozzese, varietà a pelo corto; agli amatori dunque il dedicarsi all'allevamento di questo bellissimo animale, la cui fama secolare di bravura ed intelligenza non sarà smentita mai e le cui qualità eminentissime saranno di grande utilità pel nuovo e geniale impiego.