Ultimo aggiornamento:  04.11.2019 16.11
     
 
14 settembre 2019
 

LADDIE

di  Jerome Estes Porter

The Day Book, 1915 - Image provided by University of Illinois. Courtesy of Library of Congress

 
 

"Oh, papà! Che bello, che bello!”

La piccola Elsa Doane affondò il viso raggiante nella morbida e setosa pelliccia di un magnifico collie. L'automobile in cui lei e suo padre sedevano si erano appena fermata davanti a una modesta casa di campagna. Il signor Doane stava cercando un falegname che aveva lavorato per lui. Salutò un uomo che tagliava legna nel cortile posteriore.

Costui era John Graham, senza lavoro e quasi senza casa. Non c'era molta legna da tagliare, così come non c'era molto da mangiare in casa. Lasciò cadere l'ascia stancamente. Con un profondo sospiro guardò in su verso la finestra della cucina dove sua moglie stava sbucciando le patate, solo tre. Poi si avviò per la strada.

L’ animale domestico preferito della famiglia, Laddie, fedele, di bell'aspetto e mite come un agnellino, il suo cane, lo aveva preceduto. La piccola Elsa lo aveva chiamato. Con grazia e tenerezza, agile come uno scoiattolo, Laddie era saltato sul predellino della macchina per fare in modo che la piccola bellezza dai capelli dorati andasse in estasi per lui.

"Per favore, mi dici dove vive il signor Evans?" domandò Doane, ricco e influente, a John Graham, povero e senza amici.

Quest'ultimo rispose educatamente. L'autista era pronto a partire quando Elsa lanciò un grido.

"Oh, papà, caro, voglio restare qui e giocare con questo bellissimo cane!"

"Dobbiamo andare per la nostra strada, piccola", le ricordò suo padre.

Laddie, ben addestrato e ben educato, accarezzò la piccola con la zampa e scese dalla macchina seguendo il suo padrone in cortile. Elsa scoppiò in un pianto sfrenato.

"Per favore, oh, per favore, papà, comprami quel bel cane", supplicò addolorata al punto che Doane, indeciso e irrisoluto, si alzò e si unì a Graham nel cortile di casa.

"Amico mio", disse, "quel tuo animale è proprio bello."

"Oh, sì, signore, è il cane di famiglia. Lui, mia moglie e mia figlia sono molto legati".

"Pensi di venderlo? Guarda, ecco 50 dollari per lui”.

Graham scosse tristemente la testa. Cinquanta dollari! Cibo, riparo, tregua dalle preoccupazioni senza fine, dall’ansia e persino dalla miseria per sua moglie! Ma il suo sospiro fu breve e veloce.

"Non tentatemi", disse. "No".

Doane fece un cenno di delusione e si avviò verso l'automobile. In quel momento John Graham guardò di nuovo verso l'alto alla finestra della cucina. Vide la faccia bianca e triste di sua moglie, ricoperta di lacrime. Pensò all'abito sottile e trasandato della loro unica figlia, Rose. Ricordò che il giorno seguente era l’ultimo di un preavviso di cinque giorni del padrone di casa per liberare i locali a causa del mancato pagamento dell'affitto.

"Un momento, signore", gridò al suo visitatore. "Ho cambiato idea".

Aveva raccolto una cinghia mentre si avviava verso la parte anteriore del cortile. Fischiò a Laddie. L'animale si fece avanti, la coda bassa, con gli occhi che sembravano avere una chiara idea di quello che stava succedendo. Graham attaccò l'estremità della cinghia al collare di Laddie. Dette l'altra estremità all'autista. Depresso, strisciando e tremante, il povero animale entrò nella macchina. Con le lacrime agli occhi, la schiena girata, Graham accettò il denaro contato per lui.

Un grido di rara gioia infantile uscì dalle labbra di Elsa, un cupo ululato di disperazione dalla gola di Laddie mentre l'auto correva via.

"Non ce la faccio, John, non potrei usarli. Sono soldi sporchi", disse la signora Graham quando suo marito entrò con i 50 dollari e la sua storia.

"Bisogna vivere, Mary", disse con voce fioca.

"Ma Rose ... le si spezzerà il cuore”.

C'era urgente bisogno di denaro per le necessità familiari, eppure John Graham non riusciva a trovare il coraggio di andare in città e spendere quei soldi. Indugiò nervosamente per casa fino a quando Rose tornò saltellando. Una bambina paziente e coraggiosa, luce e vita della piccola casa nei giorni bui che avevano conosciuto.

Graham sgattaiolò nel capanno mentre Rose entrava in casa con sua madre. Sapeva che sua moglie aveva detto a Rose della vendita di Laddie. Quando entrò, tuttavia, lei lo salutò con il suo solito bacio d'amore e un sorriso solare, ma lui notò il suo profondo pallore, la sua angoscia. Piccola anima coraggiosa! Per tutta la sera non permise mai che uno sguardo o una parola tradissero le sue sofferenze.

John Graham non riuscì a dormire quella notte. Si continuava a girare, svogliatamente, per la casa. Lentamente si avvicinò alla porta della camera di Rose. Poteva sentire i suoi singhiozzi fiochi. Poi, appena si mise a sedere nell'oscurità della camera all’ingresso, sentì lo scalpiccio di due piedini nudi. Una striscia di luce lunare cadde sul pezzo di tappeto in cucina che era stato il letto di Laddie. E in ginocchio su di esso, come fosse stato un sacro tappeto per le preghiere, c'era Rose!

Al mattino era troppo malata per alzarsi. Sembrava avere la febbre. Graham si occupò dei suoi lavori in casa e in cortile. Continuava a rimandare la sua andata in città. Poi, mentre coglieva l'eco di un singhiozzo soffocato di Rose, le sue labbra si fecero crudelmente severe e allora decise.

"Laddie deve tornare!" mormorò. "Fame, mancanza di un tetto, abiti vecchi, possiamo sopportare tutto meglio della sofferenza del nostro povero tesoro".

Strinse il rotolo di banconote in tasca con forte determinazione. Sapeva dove si trovava la casa dei Doane e si avviò in quella direzione. Quando fu a metà strada, incontrò Doane e il suo autista in automobile. Gli fece un cenno per fermarlo. Poi notò che Laddie era nella macchina.

"Sono venuto a restituirvi quei soldi", disse subito al signor Graham. "La mia piccola ha il cuore spezzato, per lui".

"Ti stavo riportando il cane", rispose Doane. "Siamo in un terribile pasticcio, noi due. Ho permesso alla mia bambina di portare via il cane piuttosto istericamente. No, no, no, amico mio", continuò Doane, respingendo i 50 dollari offerti. "Era una vendita onesta e ti restituisco il cane".

"Perché? Non capisco!", balbettò Graham.

"Lui é amorevole come un agnello con Elsa", rispose Doane, "ma un terrore selvaggio per tutti gli altri. Ha inseguito i polli di un vicino di casa fino a quando non hanno quasi avuto le convulsioni. Ha ululato tutta la notte. Proteggeva la casa così bene che il lattaio non è potuto entrare nel cortile. Oh, non riuscivamo neanche a pensare di legarlo, anche per amore di Elsa!”

"Laddie ha fatto questo!" gridò incredulo Graham.

Lui guardò Laddie, mite come un agnello. Possibile? Ridicolo! Ma, a dire il vero, l'intelligente e denigrato Laddie sembrava ammiccargli come per dire: "Me lo sono lavorato".

Sì, Laddie, il mite, aveva sicuramente avuto la sua parte! Si dette il caso che Graham si trovasse a spiegare a Doane le difficoltà della famiglia.

Ormai quest'ultimo era convinto che Laddie l'avesse fregato. Una piccola casa, che possedeva proprio accanto alla sua, era vuota. Si sarebbe trasferito Graham permettendo ad entrambe le bambine di godere della compagnia dell'animale che amavano così devotamente?

Mai più Laddie dovette ricorrere all’astuzia, mai più dovette fare la parte del cane cattivo! Divise il suo tempo tra le sue due innamorate padroncine; ci furono tempi migliori per Graham e tutti furono felici.