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19 marzo 2019
 

STORIA DI UN BANCHIERE

Lucio Rocco

 

Probabilmente ben pochi appassionati del collie sanno che John Pierpont Morgan, il fondatore della JP Morgan Chase & Co, l’uomo che era considerato l’incarnazione stessa del capitalismo, fu uno straordinario ed appassionato allevatore di collie.

Era nato il 17 aprile del 1837 nella città di Hartford, sulle rive del fiume Connecticut, da una famiglia dell’alta borghesia. Suo padre Junius Spencer Morgan si era occupato di commercio fino a quando un fortunato incontro col banchiere George Peabody non gli aveva spalancato le porte dell’alta finanza.

John Pierpont Morgan era ben lontano dal modello del “self made man” americano, l’uomo che si fa da solo partendo dal nulla. Lui era nato già ricco, e si servì del denaro ereditato per farne dell’altro, e poi dell’altro ancora, fino all’inverosimile.

Frequentò la Hartford Public School e la Episcopal Academy a Cheshire, ma, colpito da febbri reumatiche, fu mandato prima alle Azzorre e poi in Svizzera e in Germania. Tornò con una laurea in storia dell’arte a testimonianza di una delle passioni che coltivò per tutta la vita.

Nel 1857 cominciò a lavorare nell’ufficio di Londra di suo padre, dove strinse utilissimi rapporti coi banchieri della City. Aveva veramente un sesto senso per gli affari. Durante la guerra civile americana comprò 5 mila fucili a 3,50 dollari ciascuno e li rivendette a 22. Alla fine della guerra cominciò a mettere in atto quella strategia che gli avrebbe permesso di ottenere grandi successi in campo finanziario. Individuato l’oggetto del suo interesse, dapprima eliminava ogni concorrenza creando un monopolio, poi massimizzava i profitti riducendo al minimo manodopera e salari. A guardare la situazione attuale, si può ben dire che Morgan abbia fatto scuola.

Nel 1871 creò, insieme al banchiere di Filadelfia, Anthony J. Drexel, la Drexel, Morgan & Company, divenuta, alla morte di Drexel, la J.P. Morgan & Co, una delle maggiori banche al mondo. Nel 1885 organizzò la fusione delle due più grandi compagnie ferroviarie del Paese, la New York Central Railroad e la Pennsylvania Railroad, creando un monopolio contro il quale, nel 1901, il Presidente Roosvelt intentò una delle prime cause antitrust della storia americana. Alla morte del padre, nel 1890, riuscì, con fusioni ed acquisti di società a creare la United States Steel Corporation, che aveva il monopolio dell’acciaio e fu la prima società al mondo a valere più di un miliardo di dollari. Nel 1892, convinto che nell’elettricità fosse il futuro dell’energia, organizzò la fusione tra la Edison General Electric e la Thomson-Houston Electric Company, creando la General Electric. Nel 1902 fondò la International Mercantile Marine Company, una compagnia di navigazione con cui puntava a controllare i trasporti marittimi. Tra le proprietà della società vi era il transatlantico Titanic. L’affondamento della nave in seguito della collisione con un iceberg, nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912, provocò il fallimento della compagnia. Uno dei pochi affari andati male.

Aveva già superato i cinquant’anni quando, nel 1888, visitando a New York l’esposizione del Westminster Kennel Club, vide i collie, e fu un amore a prima vista. Prima che l’esposizione chiudesse, Morgan aveva pagato 1.700 dollari per una femmina di nome Bertha (1884), e 1.500 per suo figlio Bendigo (1886), vincitore dello show. Entrambi non furono mai più mostrati in pubblico.

Fu così che il banchiere J. P. Morgan divenne anche allevatore di collie e costruì il suo canile, “Cragston”, sulle rive del fiume Hudson, nel villaggio di Highland Falls, nello stato di New York. Il canile era costruito con razionalità e buon gusto. Oltre ai box, grandi abbastanza per tenerci più di un cane, c’era un ufficio, una reception, e nella parte posteriore il deposito, i bagni e la cucina. Qualche anno dopo la struttura fu dotata di illuminazione elettrica, riscaldamento a vapore e vasche di porcellana. Aveva assunto come manager uno dei più esperti, Bob Armstrong, più tardi sostituito dall’inglese Alfred Blewitt.

Le disponibilità economiche di Morgan erano pressoché illimitate, così che poteva permettersi di pagare qualsiasi cifra per assicurarsi i migliori collie inglesi.

In Scozia acquistò il Camp. Sefton Hero (1894), che era stato allevato da Mr Bannochie e il Camp. Wishaw Clinker (1904), allevato da Robert Tait; quest’ultimo fu pagato 4.000 dollari.

In Inghilterra acquistò Charlton Phyllis (1892), allevata da Hugo Ainscough, Barwell Mystery (1895), allevata da John Caldwell, Parbold Purity (1902), allevata da Hugo Ainscough e Southport Strategy (1903), allevato da Mr Stocks.

La maggior parte dei molti collie che Morgan acquistò in Inghilterra provenivano dall’allevamento Ormskirk di Thomas Stretch, per il quale egli nutriva una grandissima stima. Ricordiamo tra questi il Camp. Southport Perfection (1888), un nipote di Christopher, per il quale Morgan pagò ben 8.500 dollari, il Camp. Rufford Ormonde (1891), Ormskirk Alexander (1900), il Camp. Ormskirk Olympian (1901), figlio di Parbold Piccolo, Ormskirk Galopin (1916), un sabbia che vinse molti premi sia in Inghilterra che in America.

Nel canile di Highland Falls erano ospitati tra gli 80 e i 100 cani, delle migliori linee di sangue inglesi, che fecero di Morgan il primo allevatore degli Stati Uniti. In quel canile nacquero tra gli altri Cragston Guess (1891), Cragston Blue Ruin (1894), Cragston Amazement (1894), Cragston Bruno (1895), Cragston Flora (1898), Cragston Coronet (1901) e Cragston Blue Prince (1903).

Le cattive lingue sussurravano che per Morgan i collie costituivano solo un altro investimento. Ma non era così, lui amava i suoi cani, viveva a stretto contatto con il canile e il suo campione Sefton Hero dormiva sotto il suo letto.

Nel 1908, improvvisamente, Morgan vendette tutto il canile al suo manager, Alfred Blewitt, mantenendo per sé solo i cani cui era più affezionato. Non si seppe mai il perché di questa decisione.

Nonostante le sue molteplici attività, Morgan riusciva comunque a trovare il tempo per le sue passioni. Fu membro del Collie Club of America, e più volte ne fu eletto Presidente. Il suo ruolo nel promuovere la popolarità del collie in America fu determinante.

Non era, come tanti invidiosi bisbigliavano, un freddo “registratore di cassa”. Anche il suo amore per l’arte lo dimostra. Fu un grande collezionista, continuava a cercare e acquistare in Europa tesori d’arte, quadri, libri, pietre preziose. Possedeva opere di Leonardo, Michelangelo, Picasso, Rembrandt, Rubens, ma la maggior parte di queste fu messa a disposizione del popolo americano, come scrisse nel suo testamento, ed oggi possono essere ammirate nel Metropolitan Museum of Art di New York, nella Pierpont Morgan Library, nell’Art Museum o presso la Historical Society. Una meravigliosa raccolta di manoscritti del poeta scozzese Robert Burns fu donata alla Biblioteca di Liverpool, mentre una splendida collezione di gemme andò al Museo di Storia Naturale di Parigi.

Spese milioni di dollari in beneficenza. Fu il benefattore della Cattedrale di Sant Paul di Londra, di un ospedale di New York e della Cattedrale di St. John the Divine a New York. Finanziò la Harvard Medical School, la Trades Training School, il Loomis Sanatarium e la biblioteca pubblica di Holyoke, nel Massachusetts.

Forse una sola cosa Morgan non seppe fare. Se avesse saputo curare di più la propria immagine, oggi non sarebbe ricordato solo per l’impero finanziario da lui costruito.

Il 10 marzo del 1913, John Pierpont Morgan entrava nella suite reale del Grande Albergo a Roma (oggi Grand Hotel Plaza). Pochi giorni prima si era sentito male mentre, in Egitto, andava a caccia di tesori d’arte. Medici italiani e americani si alternarono inutilmente al suo capezzale nei giorni successivi. L’ultimo giorno di marzo l’uomo da cui erano dipesi i destini di migliaia di esseri umani moriva come un Imperatore romano nella Città Eterna. Quali saranno stati i suoi pensieri in quei giorni? Non certo i suoi affari, sicuramente le sue passioni: i collie, l’arte, le donne. Tutte cose coltivate con estrema discrezione, senza mai dare scandalo. Non è una colpa avere denaro, è una colpa sprecarlo, e questo lui non l’ha mai fatto, perciò siamo certi che John Pierpont Morgan, il più grande allevatore di collie d’America, abbia avuto una vita felice. Personaggio straordinario, come è tutta la gente del collie, nel bene e nel male.