Ultimo aggiornamento:  04.11.2019 16.11
     
 
11 agosto 2019
 
 

Per un pezzo di nastro

Liberamente tratto da LAD: A DOG, di Albert Payson Terhune (1919)

 

Lad non era mai stato in città o in mezzo alla folla. Le verdi montagne che cingevano la vallata e il lago avevano sempre delimitato il suo universo. La Villa era in prossimità del lago e i suoi prati si estendevano fino alla foresta.

Ma capitò un ospite a turbare la serenità della vita che in questa casa si svolgeva: un ospite che amava i cani più di quanto li comprendesse e che più volte aveva manifestato la sua ammirazione per Lad.

“Se io avessi un cane come Lad”, disse l’ospite prima di partire, “lo esporrei alla mostra.”

Questo discorso, fatto con le migliori intenzioni, sarebbe stato presto dimenticato se il giorno dopo il Padrone non avesse letto il giornale. Egli trovò il bando del concorso e ricordò le parole dell’amico.

Fu così che il Padrone e la Padrona vennero presi da una vera smania: non parlavano d’altro e lessero tutto ciò che era possibile leggere sulle mostre canine.

Da quel momento, un misterioso presentimento rese Lad consapevole che qualche cosa di insolito era nell’aria; non associò se stesso a questa sensazione finché la Padrona non cominciò a fargli il bagno ogni giorno e a spazzolarlo a lungo.

Un vero cane da pastore non ama i cambiamenti, e Lad capiva che questi minacciavano la sua pace, oltre ad irritare la sua pelle col pettine e il suo naso con l’odore del sapone.

In tutta la regione, in quei giorni, decine di cani di pura razza venivano trattati come Lad perché dovevano partecipare nelle migliori condizioni alla mostra che, se per gli spettatori è una piacevole manifestazione, per i cani è una vera tortura. Pochi di questi cani così spietatamente "preparati" erano animali da compagnia. La maggior parte di loro erano “cani da canile", allevati e cresciuti come si allevano maiali e polli.

Per evitare a Lad il disagio di un viaggio in treno, fecero il lungo percorso con la loro piccola automobile.

Al comando del Padrone, Lad scese dalla macchina, fermandosi, pieno di diffidenza, sul marciapiede. Abituato al silenzio della campagna, il frastuono della città gli era insopportabile e ne era stordito, ma non tanto da non sentire uno strano schiamazzo di molte voci di animali della sua specie.

Superato l’ingresso, Lad si fermò costernato. Cani, cani, cani! Ve n’erano più di duemila. Non aveva mai saputo che vi fossero tanti cani al mondo!

Attraverso una babele di cani di ogni razza, fu condotto fino alla sezione riservata ai cani da pastore. Una zampa dopo l’altra, si arrampicò lentamente in quella che doveva essere la sua cella per quattro interminabili giorni.

Il Padrone aveva incontrato un intenditore e in sua compagnia passeggiava su e giù, esaminando i cani già sistemati nelle varie gabbie.

“Guardate”, disse spavaldamente al suo compagno fermandosi davanti ai cani di un famoso allevamento, “questi non possono certo competere con il vecchio Lad. Paragonati a Lad sono ridicoli.”

“Secondo la moda attuale”, rispose l’esperto, “il cane da pastore deve avere la testa del cane lupo e l’ossatura sottile. A cosa gli serve essere intelligente e avere l'odorato fine?”

“Ma Lad, attraverso una tempesta di neve ha seguito le mie tracce per più di due chilometri”, disse con orgoglio il Padrone.

“Tutto ciò è molto interessante”, disse l’intenditore senza affatto meravigliarsi, “ma non ha alcuna importanza qui.”

“Vorrei non averlo mai portato”, disse la Padrona, “se avessi saputo …!”

“Molta di questa gente lo sa”, replicò il suo interlocutore, “eppure partecipa ogni anno, tanta è l’attrazione per un pezzettino di nastro! Per esso questi espositori rischiano la salute dei loro cani e rendono loro la vita insopportabile. Molti cani fanno viaggi lunghissimi, passando da una mostra all’altra. I padroni pagano cinque dollari per ogni classe a cui il cane viene iscritto. Una folla di persone paga il biglietto d’ingresso all’esposizione, ma gli espositori hanno solo la speranza di ricevere un brandello di seta colorata e un piccolo premio con il quale non copriranno neppure le spese.”

“Sta per essere chiamata la vostra classe”, disse al Padrone, “dov’è il vostro guinzaglio?”

“Ma noi abbiamo solo questa catena”, disse la Padrona. “Dovremmo averne uno diverso?”

“Quando gli espositori vanno sul ring”, disse l’uomo, “essi tengono il guinzaglio dei loro cani molto corto. Se i cani hanno un collare molto stretto, sono costretti a tenere la testa alta quando il guinzaglio viene tirato. Questo trucco produce quel portamento fiero che conta molto per quasi tutti i giudici. Tutte le fotografie dei cani vengono fatte così, ma il guinzaglio viene poi cancellato dal negativo.”

“E’ orribile”, disse la Padrona, “credevo che le mostre dei cani fossero una festa!”

La Padrona condusse Lad attraverso il cancello dove si trovavano già altri sei cani da pastore tutti accompagnati, tranne uno, dagli inservienti dei canili.

Ad un tavolo, sul quale si ammucchiavano nastri multicolori, sedeva un segretario, mentre un piccolo uomo magro e anziano era ritto al centro del ring, il sig. Mc Gilead, il giudice. Era scozzese, e aveva rigide opinioni sui cani.

Ad un comando del giudice, i concorrenti si disposero attorno al ring. Il giudice, con le mani in tasca, succhiando una corta pipa vuota, osservava attentamente gli animali che aveva di fronte. Infine si arrestò davanti alla Padrona e disse con una sorta di afflitta gentilezza:

“Per favore, conducete il vostro cane in fondo al ring e mettetelo in quell’angolo dove io non possa vederlo mentre giudico gli altri."

La Padrona avrebbe preferito ricevere uno schiaffo piuttosto che ascoltare quelle parole, ma obbedì.

Uno alla volta il giudice esaminò gli altri cani. Controllava i loro denti, stringeva tra le mani le loro zampe, palpava i loro fianchi, faceva scorrere le dita nel loro pelo. Poi, frettolosamente, fece lo stesso con Lad, annotò qualcosa sul foglio che teneva in mano, poi posò la mano sulla testa di Lad e porse l’altra alla Padrona che gli chiese:

“Posso portarlo via ora?”

“Sì”, disse con voce rauca il giudice, “e portate via questo insieme lui.” Dalla sua mano aperta fluttuava un pezzetto di nastro con alcune lettere dorate. Era il nastro azzurro, il primo premio della classe Novizi!

Angus Mc Gilead aveva una conoscenza dei cani da pastore come pochi uomini possono vantare: egli era contrario ai cani allevati solo per le esposizioni e ridotti ad assomigliare più ai levrieri che ai loro antenati. Con un solo sguardo aveva riconosciuto in Lad il tipo caro al suo cuore e subito gli era tornato il ricordo dei monti della sua Scozia. Aveva notato la folta pelliccia, il forte petto, le sottili zampe bianche, la grande testa e l’anima che traspariva dai suoi occhi.

Anche gli altri espositori vennero a guardarlo e da uno di essi la Padrona seppe che i cani vincitori di ciascuna classe avrebbero poi dovuto partecipare ad una nuova competizione tra di loro.

Quando furono chiamati i vincitori, Lad salì con riluttanza sul ring e il suo aspetto afflitto risaltò ancora di più. Di nuovo il giudice studiò i cani attentamente, scartandone uno per volta finché non ne rimasero che due. Uno era Lad!

Anche la Padrona non potè fare a meno di confrontare l’aspetto pieno di mestizia del suo beniamino con l’orgogliosa bellezza dell’altro.

“Lad”, gli disse sottovoce, “dopo andremo a casa!”

Il suono di quella magica parola scosse il grosso cane, le sue spalle si raddrizzarono mentre sollevava la testa e le orecchie, e i suoi occhi brillarono d’impazienza.

Tuttavia, nonostante la trasformazione, l’altro cane era più bello. La Padrona comprese e accettò il verdetto.

“Aspettate”, gridò improvvisamente Mc Gilead. Aveva afferrato una delle orecchie dell’altro cane e la stava esaminando. Accortamente camuffate in ciascuna delle orecchie vi era una serie di strisce di plastica.

Quando Lad lasciò il ring, centinaia di mani si tesero per accarezzarlo: era diventato una celebrità.

“Quando consegneranno la coppa?” Chiese la padrona all’uomo addetto ai canili.

“Non prima di sabato notte”, fu la risposta.

“Allora, per avere quella coppa Lad dovrebbe rimanere in quest’inferno ancora tre giorni e tre notti?”

“Potete dare quella coppa a chiunque la voglia”, disse la Padrona, “Lad viene a casa, glie l’ho promesso poco fa.”

“Ma se portate via il cane l’Associazione non vi permetterà più di partecipare alle sue esposizioni!” Disse l’uomo.

“L’Associazione avrà una graziosa coppa d’argento per consolarsi di aver perso Lad. In quanto all’esibirlo di nuovo, posso dirvi questo: non vorrei perdere questi due nastri per tutto l’oro del mondo, ma non costringerei nemmeno il cane del mio peggior nemico a vincerli di nuovo.”

“Vieni Lad, torniamo a casa!”