Ultimo aggiornamento:  04.09.2020 10.04
     
 
4 settembre 2020
 
 

Il Collie visto da Landseer

di  Lucio Rocco

 

Ha avuto molti nemici durante la sua vita Edwin Henry Landseer, anche lui, che non potendo fargli la guerra a suon di pennellate perché assolutamente privi di capacità artistiche, ricorsero alle calunnie che da sempre sono il mezzo dei vili e degli incapaci. Ma, come sempre accade e sempre accadrà, oggi Landseer vive nell’immortalità del suo genio di artista, gli altri, i suoi nemici, sono affogati nella melma dell’oblio.

Tema abusato, quello del cane, in ogni forma di arte, ma poche volte raccontato nella sua vera natura. Molti sono stati anche gli artisti che hanno scelto il collie come tema dei loro lavori, ma questo cane è soggetto poliedrico, con sfaccettature e storie diverse da raccontare, sulla carta così come sulla tela. Tra tutti coloro che talvolta lo hanno scelto come argomento del loro pensiero artistico, Landseer é stato quello che più degli altri ha saputo raccontarne la storia che, insieme a quella del suo compagno umano, ha narrato per lungo tempo la nascita di una nazione. Le rappresentazioni che del collie ha fatto Landseer sono immagini riprese da un obiettivo che, attraverso gli occhi, parte dall’anima e dell’anima di questo cane cerca di cogliere la parte migliore.

Era nato a Londra il 7 marzo del 1802, quinto in una famiglia di sette figli, e da suo padre John, valente incisore, aveva ereditato l’amore per l’arte e per la natura. Aveva solo cinque anni quando, armato dei suoi pastelli e delle sue matite, veniva lasciato in un pascolo col compito di ritrarre le pecore che brucavano lì intorno. Molti di quei disegni di animali, fatti quando era solo un bambino, sono oggi conservati nel Museo South Kensington di Londra.

Ci sono molti modi di amare gli animali, così come ci sono molti modi di amare ogni altra cosa, esseri umani compresi. Si può desiderare la loro compagnia e circondarsi di quelli preferiti, oppure ci si può divertire ad osservarli attraverso le sbarre di una gabbia. Si può provare piacere ad ascoltare l’uccellino che in una gabbietta canta la sua prigionia, oppure godere nel vederlo cinguettare libero tra i rami di un albero. Edwin Landseer li amò nella maniera giusta, rispettando il loro modo di vivere e la loro libertà, studiandoli e ritraendoli per conoscerli.

Molto rivelatore di come Landseer considerasse i cani alla pari degli esseri umani è il suo autoritratto, il cui titolo è The Connoisseurs. Fu dipinto nel 1865 e rappresenta l’artista nell’atto di disegnare qualcosa su una cartella mentre alle sue spalle due cani dall’aria dubbiosa, osservano il suo lavoro. A destra, nel quadro, è rappresentato il suo collie Lassie, mentre a sinistra c’é un cane da riporto di nome Myrtle. Landseer non amava essere osservato mentre lavorava, ma era contento di avere cani che gli gironzolavano intorno. L’aria critica che Landseer ha dato al collie spiega quanto tenesse al suo giudizio. Quale é il soggetto del quadro. L’artista? No, ciò che più interessa non si vede; è il soggetto di un dipinto che non vediamo, che è nella tela che l’artista sta dipingendo, in ciò che i due cani stanno guardando e su cui si preparano ad esprimere un giudizio severo.

Nel 1824 Landseer fece un viaggio verso nord che doveva avere una influenza notevole sulle sue opere successive. Visitò la Scozia, e fu amore a prima vista, e da quel momento le Highland divennero la sua maggiore fonte di ispirazione. Molti dei suoi lavori successivi sono ispirati a quella terra e rappresentano le emozioni che essa gli procurava. Nel 1834 dipinse un quadro che raccontava la vita dei pastori delle Highland e dei loro cani. The Highland Shepherd Dog rescuing a Sheep from a Snow-drift era il suo titolo. Sotto una improvvisa tempesta di neve una delle pecore del pastore si è perduta. Il pastore non torna a casa se uno dei suoi animali manca all’appello, ma il suo cane sa cosa fare e corre a cercarla. La pecora è quasi sepolta dai fiocchi che cadono e non riesce a liberarsi, ma il collie la aiuta sgomberando la neve che la imprigiona.

Dello stesso anno è il quadro A Highland Breakfast, una delle rappresentazioni più belle dell’interno di una casa delle Highland. Una mamma nutre al seno il suo piccolo mentre alcuni cani mangiano da un grande recipiente di legno. Uno di questi, un terrier, sta allattando i suoi cuccioli. Un altro terrier, di colore bianco, guarda attentamente un deerhound e un collie che si contendono un osso.

Di uguale tenore è un quadro dipinto nel 1836 dal titolo A Highland Shepherd's Home. E’ la rappresentazione della povera casa di un crofter, un contadino delle Highland, dove la pace, l'armonia e la serenità regnano sovrane nonostante l’evidente povertà. Il pastore e la sua prosperosa moglie ammirano con gioia il loro piccolo che si è addormentato nella sua culla di legno forse per effetto di una ninna nanna le cui parole hanno toccato anche il fedele collie. Con la testa poggiata alla culla il cane ha chiuso gli occhi cedendo forse alla stanchezza. La serenità del quadro é completata dall’atteggiamento rilassato della pecora dalla faccia nera e della gallina che si prende cura dei suoi pulcini. Il successo di Landseer è dovuto anche a questa sua capacità, saper scegliere i soggetti dei suoi quadri tra cose ed animali che la gente comune ama. Proprio per questo motivo le tante incisioni dei suoi quadri furono molto richieste da chi voleva godere della vista di quei soggetti ma non poteva permettersi il lusso di possedere un quadro originale.

L’anno precedente Landseer aveva dipinto un’altra scena comune nella storia della Gran Bretagna e in quella del collie, The Drover's Departure, Scene in the Grampians. Rappresenta la partenza dei “drover” con le loro mandrie dal sud della Scozia verso i mercati inglesi. La scena è descritta minuziosamente. Il vecchio pastore fuma la pipa mentre aspetta il corno che sua figlia sta riempiendo di whisky. Più in là un altro giovane drover saluta la sua innamorata. Il capo dei mandriani, il topsman, tiene per l’ultima volta in braccio la sua bimba mentre il collie, che allatta il suo cucciolo, osserva tutta la scena pronto a guidare la carovana lungo una strada che conosce bene. Questo quadro rappresenta realmente l’organizzazione sociale dei clan. Osservate con quanta cura l’altra figlia del vecchio mandriano gli avvolge il plaid intorno alle spalle, e notate l’agitazione della vecchia moglie che guarda il suo uomo, ormai avanti negli anni, prepararsi a partire ancora una volta. Sotto, sul terreno, quello che sembra un tacchino difende coraggiosamente i suoi pulcini da un intraprendente terrier. La parte sinistra del quadro è occupato dagli animali, pecore e buoi e dai vari gruppi che formeranno la carovana che fra poco si muoverà. Sullo sfondo le Ochil Hills, le colline scozzesi a nord della valle del Forth. Nella sua recensione il critico d’arte della rivista Athenaeum scrisse "Le parole non possono trasmettere il senso della gloria dei colori, né rendere giustizia all’espressione della matita”.

Un’altra scena delle Highland, stavolta dai risvolti tragici, fu dipinta da Landseer nel 1860. A Highland flood è il suo titolo, ed è la rappresentazione della paura e della disperazione provocati da un’improvvisa alluvione. Alcune figure hanno trovato rifugio sui tetti delle case da dove un collie continua a badare ad alcune pecore sotto di lui. Le persone si stringono l’un l’altra per vincere la paura. Un altro collie, sulla sinistra, bada che un vecchio caprone non finisca, come il bue, nell’acqua fino al collo. Dalla scritta sul cartello a sinistra si deduce che la casa in primo piano era una locanda, una di quelle in cui i mandriani passavano la notte durante i loro spostamenti. Una donna, al centro del quadro, stringe a sé disperata il proprio bambino mentre l’altra figlia più grande urla terrorizzata stringendosi al vecchio mandriano.

Nel 1849 Landseer dipinse un altro quadro intitolato Collie Dogs, che ci mostra la tipica giornata dei collie sui pascoli delle Highland. Il pastore ha affidato il suo gregge ai suoi due fedeli cani, sicuro che con loro le sue pecore non avranno a patire alcun danno. I due cani baderanno alle pecore che brucano tranquillamente e non permetteranno che qualcuna di esse si allontani. Guardate lo sguardo ansioso del collie fulvo! Ha forse notato che una delle pecore lentamente si è allontanata dal gruppo ed è pronto a correrle dietro per riportarla nel gregge. L’altro collie, il tricolore, sembra schiacciare un pisolino, ma il suo sguardo è vigile, pronto a scattare al minimo pericolo. Accanto a loro il pastore ha lasciato un vecchio libro, sicuramente la sua Bibbia che spesso, nei lunghi momenti di attesa, suole leggere ai suoi cani, unici compagni della sua solitudine: "Il Signore è il mio pastore, nulla mi mancherà”.

Nel 1829 Landseer aveva dipinto quella che più tardi sembrò un’anticipazione di un altro quadro che otto anni dopo sarebbe stato considerato uno dei migliori della sua ricca produzione. Ha titolo The Poor Dog e rappresenta un collie che piange sulla tomba del suo compagno umano. L’iscrizione incompiuta sulla lapide fa pensare che la fine del vecchio pastore sia avvenuta piuttosto di recente. L’atteggiamento di dolore del cane che piange il suo unico compagno è straziante e tutta la scena trasmette un senso di scoramento e sconforto. Il cielo plumbeo, poi, sottolinea il dolore quasi umano della povera bestia. In questo quadro, come nel successivo, c’è solo il collie al centro della scena, un cane che mostra, come commentò il critico d’arte del Times, "pensieri e passioni umane".

Era il 1837 quando Landseer dipinse quello che concordemente tutti i critici hanno considerato il suo capolavoro, The Old Shepherd's Chief Mourner, anche noto col titolo Old Shepherd's Last Friend, addirittura più toccante del precedente. Il pastore solitario è giunto al termine della sua lunga vita. Al centro della scena la sua bara, su cui sono poggiati il suo plaid e il drappo funebre, insieme a qualche ramo d’ulivo lasciato forse dai suoi pochi amici. Il collie, fedele compagno dei suoi ultimi anni, è il solo guardiano del suo sonno eterno. La pia vita del pastore è testimoniata da una Bibbia lasciata su uno sgabello. Il suo bastone, il suo cappello, poveri oggetti di una vita di stenti, restano, ormai inutili, sul pavimento. La testa del collie è poggiata sulla bara allo stesso modo in cui tante volte è stata poggiata sulle gambe incerte del suo padrone. La casa è una delle tante povere stamberghe in cui si viveva nei croft delle Highland: travi di legno, una vecchia sedia, un corno d’ariete ormai vuoto giù a terra. La rivista letteraria Athenaeum definì il quadro "una delle cose commoventi del mondo".

Uno dei motivi per cui Landseer ha toccato sempre il cuore della gente coi suoi dipinti, è che lui amava ritrarre le cose semplici e mettere in luce la loro semplicità, non disdegnando una certa inclinazione per il sacro. Il suo amore per gli animali è universale ed eterno, nei suoi dipinti gli animali parlano all’osservatore, così come gli parlano le povere cose di ogni giorno che sempre riempiono la scena dei suoi quadri.

Non siamo in grado di giudicare Landseer dal punto di vista della tecnica pittorica, non ne siamo capaci. Notiamo nelle sue tele un qualche equilibrio tra luce ed ombre, ma oltre non sappiamo andare. Ci interessava capire come lui vedeva il collie, e quanto abbiamo visto ci soddisfa. Landseer è un artista di razza, degno del cane che ha rappresentato, il suo lavoro, come quello del collie è dedicato alle persone semplici, ai puri di spirito, ha rappresentato un mondo in cui le qualità del collie sono le qualità di tutti gli uomini di buona volontà. Oggi siamo costretti a chiederci se quel mondo esiste ancora.

Non si sposò mai, Landseer. Aveva comprato una casa in cui visse per quasi cinquant’anni insieme a due sorelle che gli facevano da governanti. Nel 1850 la Regina Vittoria gli concesse il titolo di “Sir”.

Aveva capacità tecniche assolutamente incredibili. Innanzitutto la rapidità con cui muoveva il pennello sulla tela, e poi la stupefacente abilità di disegnare allo stesso tempo con le due mani due soggetti diversi.

Morì il 1° ottobre del 1873 a Londra dove fu sepolto nella Cripta degli Artisti della Cattedrale di St. Paul. Sul marmo della sua tomba, insieme al suo ritratto, è scolpita l’immagine del suo quadro più significativo, Old Shepherd's Last Friend, L'ultimo amico del vecchio pastore.