Ultimo aggiornamento:  24.08.2020 15.16
     
 
24 agosto 2020
 

Gli incantesimi della storia

di  Lucio Rocco

 

Nella storia”, diceva Emily Dickinson, “troviamo gli incantesimi di cui abbiamo bisogno, ogni giorno”. E troviamo le risposte alle nostre domande, se solo sappiamo cercarle e leggerle. Senza il supporto della storia i giudizi che esprimiamo sono solo opinioni, seppur legittime.

E’ sulla base di questo principio che proveremo ragionare sulla presunta diversità tra collie americani ed europei, mettendo finalmente da parte preconcetti e luoghi comuni privi di fondamento che finora sono stati l’unico sostegno ad una questione che è meno rilevante di quanto si vorrebbe far credere.

Poiché finora neanche i più accaniti sostenitori della divisione del collie in due differenti razze sono stati capaci di produrre motivazioni scientifiche a sostegno delle loro teorie, non ci resta che studiare il problema da un punto di vista storico.

Già prima del 1877 un gran numero dei migliori collie inglesi era passato, a suon di dollari, nelle mani dei ricchi allevatori americani. In quell’anno, un certo Thomas W. Lawson fece arrivare dalla Scozia un collie di nome Tam O’Shanter, che nel paese d’origine era stato allevato da W. Hill Thompson.

Negli anni successivi, poi, ci fu un trasferimento continuo di collie dal Vecchio al Nuovo Continente, tanto che sembrò ad un certo punto che l’unico fine dell’allevamento britannico fosse diventato la produzione di campioni da vendere ai facoltosi appassionati americani.

Sarebbe molto interessante poter approfondire quanto abbia influito sull’allevamento dei collie britannici la continua perdita dei suoi migliori soggetti, ma per ora lasceremo in sospeso questo studio, che pure sarebbe di enorme interesse per comprendere l’evoluzione della razza in Europa. Solo negli ultimi anni abbiamo potuto assistere al fenomeno inverso, quando un numero abbastanza limitato di collie ha attraversato l’Oceano in direzione opposta provocando talvolta reazioni tanto smodate ed insensate, quanto interessate.

Nel 1876 alcuni appassionati cinofili americani che si incontravano nel bar di un hotel di Manhattan, il Westminster Hotel, decisero di formare un club che, dal nome del luogo dove si riunivano, fu chiamato inizialmente Westminster Breeding Association.

Dopo il successo che in quell’anno aveva registrato la prima mostra di cani americana, tenuta a Filadelfia, i membri della neonata associazione vollero organizzare la prima esposizione del nuovo club che nel frattempo aveva cambiato il suo nome in Westminster Kennel Club, nome che conserva ancor oggi.

Dall’8 al 10 maggio del 1877 si tenne così la prima edizione del New York Bench Show of Dogs, organizzata dal Westminster Kennel Club nell'ippodromo del Gilmore's Garden a New York. Vi si iscrissero ben 1.201 cani.

Da allora l’esposizione del Westminster kennel Club si è guadagnata la fama di essere la più prestigiosa esposizione canina al mondo, rinnovando annualmente e senza interruzioni quell’appuntamento, nonostante due guerre mondiali, varie guerre locali e persino quel tragico 11 settembre che ha sconvolto la vita del paese e del mondo intero. Ad essa, nel corso degli anni, hanno partecipato grandissime personalità, dal Generale Custer al banchiere americano J. P. Morgan, dallo Zar di Russia alla Regina d’Inghilterra.

Nessun collie era stato iscritto nella prima esposizione americana del 1877 a Filadelfia, ma tredici anni dopo, all’esposizione del Westminster Kennel Club del 1890, i collie presenti furono ben 117.

Il premio più ambito da ogni espositore, il Best in Show dell’esposizione del Westminster Kennel Club, fu introdotto per la prima volta nel 1907. Da quell’anno una sola volta un collie si è guadagnato questo prestigioso riconoscimento: accadde nel 1929, quando il titolo andò a Laund Loyalty of Bellhaven, un collie allevato da Florence Bell Ilch dell’allevamento Bellhaven di Red Bank.

Sette anni dopo la nascita del Westminster Kennel Club, nel 1884, fu fondato l'American Kennel Club, che riuniva varie associazioni e club di razza, ma aveva solo compiti organizzativi. Ai club di razza era affidato invece il compito di creare, e all’occorrenza di modificare, gli standard coi quali le razze stesse venivano giudicate.

Nel 1886 nacque il Collie Club of America, che correttamente adottò per la razza lo standard usato a quell’epoca in Inghilterra. Riguardo alla taglia quello standard prevedeva un’altezza al garrese da 22 a 24 pollici (da 56 a 61 cm) per i maschi e da 20 a 22 pollici (da 51 a 56 cm) per le femmine, e definiva inoltre il colore come un carattere senza alcuna rilevanza ai fini del giudizio.

Fu solo nel 1897 che il Collie Club of America decise di adottare un proprio standard, che tuttavia non fu molto diverso dal precedente, perché basato ancora sugli standard inglese e scozzese da cui prendeva in prestito anche le "Scale di Punti". Circa la taglia esso stabiliva: maschi da 22 a 24 pollici (da 56 a 61 cm) al garrese  e peso da 45 a 60 libbre (da 20 a 27 Kg); femmine da 20 a 22 pollici (da 51 a 56 cm) al garrese e peso da 40 a 50 libbre (da 18 a 23 Kg). Il colore rimaneva ancora una caratteristica priva di importanza.

Nei successivi vent’anni lo standard adottato negli Stati Uniti continuò ad essere quello stabilito nel 1897, ma negli allevamenti americani, i cui riproduttori erano o discendevano tutti da cani inglesi, vi erano serie difficoltà nel selezionare collie che rispondessero alle dimensioni previste dallo standard in vigore. I collie prodotti negli Stati Uniti avevano troppo spesso dimensioni che eccedevano le misure previste dallo standard, non perché agli americani piacesse ingigantire i loro cani, come qualcuno ha fantasticato, ma perché tale era la taglia della maggior parte dei collie importati dalla stessa Gran Bretagna. Per rendersene conto basta leggere qualche buon libro sulla storia del collie in America, o sottoporsi a lunghe e laboriose indagini andando a cercare rare informazioni su libri e periodici dell’epoca. Noi abbiamo seguito entrambe le strade, e delle prove trovate su quanto gli storici americani del collie affermano, riportiamo qui sotto alcuni esempi iniziando coi cani nati in Gran Bretagna ed importati negli Stati Uniti.

Uno dei più titolati campioni inglesi importati negli Stati Uniti fu il Camp. Parbold Piccolo, un fulvo carbonato che discendeva da quel grandissimo collie che era stato Metchley Wonder, che tanto ha influito sulla selezione del collie in Inghilterra. Era nato nel 1899 nel canile di Hugo Ainscough dal Camp. Wellesbourne Conqueror e da Parbold Pinafore. Nel 1903 era stato acquistato in America da J. I. Behling per l’allevamento Bon Ami di Milwaukee (Wisconsin). Ebbene, Parbold Piccolo era alto 27 pollici (quasi 69 cm) al garrese e pesava 85 libbre (circa 39 kg).

Figlio del precedente, Anfield Prince era un collie sabbia e bianco nato nel 1900. Era stato acquistato dall’allevamento americano Winona di Bowling Green (Kentucky). Prince era alto 26 pollici (66 cm) al garrese e pesava 80 libbre (36 kg), misure che non gli avevano impedito di ottenere ben 30 premi in Inghilterra, da undici dei migliori giudici inglesi, ancor prima di aver compiuto un anno di età.

Figlio del Camp. Barwell Masterpiece, Braebourne Masterpiece era un collie sabbia e bianco nato nel 1901 in Scozia nel canile di James Muir dove era chiamato Craigmore Chancellor. Era stato importato in America da W. C. Hunter dell’allevamento Braebourne di Filadelfia. Era alto 26 pollici (66 cm) al garrese e pesava 62 libbre (28 Kg).

Allevato da Robert Tait in Scozia, dove era nato nel 1901, Newport Clinkaway era un collie sabbia e bianco figlio del grande campione Wishaw Clinker. T. W. Money di Milwaukee (Wisconsin) l’aveva voluto negli Stati Uniti. Era alto 26 pollici (66 cm) al garrese.

Nato nel 1906 nell’allevamento inglese di H. G. Hill, Selby Squire Junior era un collie sabbia e bianco figlio del Camp. Squire of Tytton. Di proprietà dell’allevatore americano J. W. Tasker di Pontiac (Michigan), era alto 26 pollici (66 cm) al garrese.

Naturalmente da collie aventi caratteristiche fisiche come quelle riportate non potevano che nascere cani con simili caratteristiche. Ne ricordiamo alcuni.

Lady Wellesbourne, figlia del campione inglese Wellesbourne Conqueror, era nata nel 1903 nel canile Bon Ami di J. I. Behling nel Wisconsin. Era una femmina tricolore tra le più grosse d’America coi suoi 24,5 pollici (62 cm) al garrese.

Edgehill King, il cui nonno era il grande campione inglese Wishaw Clinker, era nato nel 1907. Alto 26 pollici (66 cm) al garrese, pesava 75 libbre (34 Kg).

Glenhope, nato nel 1907, era nipote di Parbold Peacock, e misurava 26,5 pollici (67 cm) al garrese.

Cannon, nato nel 1908 nel canile della signora Conkling, era figlio del grande campione inglese Squire of Tytton. Misurava 26 pollici (66 cm) al garrese.

Il collie sabbia e bianco Tazewell Tickler era nato a Washington nel 1911 nell’allevamento del Dr. O. P. Bennett. Figlio del campione inglese Seedley Superior, era alto addirittura 28 pollici (71 cm) al garrese e pesava ben 100 libbre (45 Kg).

Di colore sabbia e bianco, Ballycastle Peacock era nato nel 1916 a Rahway (New Jersey) nel canile di Clara Lunt, prima donna a ricoprire la carica di presidente del Collie Club of America. Era nipote del campione inglese Seedley Sterling ed era alto 25,5 pollici (65 cm) al garrese e pesava 63 libbre (29 Kg).

E ancora ricordiamo:

Brookmere Captain, un collie sabbia e bianco nato nel 1904 nei canili Brookmere di Chicago. Era alto 27 pollici (69 cm) al garrese;

il collie sabbia e bianco Parkdale Galopin Christopher, nato da Winnetka Christopher e Parkdale Jennie (una figlia del Camp. Heacham Galopin). Misurava 27 pollici (69 cm) al garrese e pesava 75 libbre (34 Kg);

la femmina bianca Lenawee Snow Ball, appartenente a John Koyer, che era alta 23 pollici (58 cm) e pesava 62 libbre (28 Kg);

e sempre a proposito di collie bianchi, ricordiamo White Cloud Majesty, nato nel 1915. Fu uno dei collie bianchi più alti mai nati in America. Misurava 26,5 pollici (67 cm) al garrese e pesava 70 libbre (32 Kg);

Elm Piccolo, figlio del Camp. inglese Harwood Piccolo, era alto 26 pollici (66 cm) al garrese.

L’elenco potrebbe continuare ancora a lungo, perché tanti furono i collie inglesi acquistati per l'America e molti di essi avevano dimensioni che eccedevano quelle previste dallo standard in madrepatria, cosa che però non sembrava infastidire troppo i giudici inglesi che li premiavano.

Nel 1918 il Collie Club of America modificò ancora lo standard per adattarlo alla situazione dell’allevamento americano, e prese come misura di riferimento le misure massime dello standard precedente: maschi, circa 24 pollici (61 cm) al garrese e circa 60 libbre (27 Kg) di peso; femmine, circa 22 pollici (56 cm) e circa 50 libbre (23 Kg) di peso.

Fu solo nel 1950 che il Club americano si arrese al fatto che in quel paese i collie avevano dimensioni più grandi di quelle previste dallo standard, che si decise perciò di adattare alla situazione esistente. Alla voce “taglia” il nuovo standard stabiliva: maschi da 24 a 26 pollici (da 61 a 66 cm) al garrese e peso da 60 a 75 libbre (da 27 a 34 Kg); femmine da 22 a 24 pollici (da 56 a 61 cm) al garrese e peso da 50 a 65 libbre (da 23 a 29 Kg). In quell’occasione anche i colori del collie, che nei primi standard non erano definiti, furono finalmente elencati: quelli riconosciuti erano sabbia e bianco, tricolore, blu merle, bianco. Nulla da eccepire, visto che tutte queste colorazioni appartenevano alla storia della razza.

Il Collie Club of America ha modificato un’ultima volta lo standard del collie nel 1977, ma le dimensioni, così come i colori riconosciuti, sono rimasti gli stessi.

Quella modifica dello standard introdotta nel 1950 ha creato una nuova razza? Non è forse la storia di ogni razza a fissare il tipo cui devono rispondere tutti i cani di quella razza? Perché esistono i Giudici se la rispondenza ad un tipo si può misurare col metro e con la bilancia?

Il 16 luglio del 2008 i Presidenti dell’American Kennel Club e della Fédération Cynologique Internationale hanno firmato a New York un protocollo d’intesa in cui si impegnano a riconoscere i rispettivi pedigree. Questo ha permesso ad allevatori europei di importare collie americani ed iscriverli nei registri nazionali. Questa possibilità è stata provvidenziale per la diversità genetica della razza.

La tabella che mostriamo è nata dalla curiosità di sapere come si è sviluppata la storia recente dei nostri collie. A partire dall’alto ogni collie riportato è figlio di quello che lo segue sotto. Abbiamo indicato in nero i maschi, in rosso le femmine e in grassetto i campioni, informazione quest’ultima che non ha alcuna rilevanza ai nostri fini. Siamo partiti da due collie scelti a caso, entrambi presenti in Italia, ma mentre il primo è un collie americano a tutti gli effetti perché iscritto nei registri dell’American Kennel Club, oltre che in quelli dell’ENCI, il secondo, a destra, è un cane europeo iscritto nel libro genealogico italiano. La scelta dei soggetti non influisce sui risultati. Avremmo potuto scegliere un qualunque collie americano e un qualunque collie europeo senza modificare di molto quanto mostrato.

Come si vede, i due rami (abbiamo evitato volutamente di chiamarli “tipi”) di questo strano grafico a Y si riuniscono ad un certo punto perché hanno i progenitori in comune. Possibile che nel corso di meno di un secolo i collie rappresentati nel ramo di sinistra (ramo americano) siano diventati talmente diversi dai loro cugini europei (ramo a destra) da richiedere la creazione di una nuova razza, pur avendo avuto fin dall’inizio progenitori comuni?

Vogliamo chiudere queste note ricordando le parole di ammonimento di un cinofilo vero, l’Avv. Franco Zurlini: "Il modo migliore per uccidere una razza è quello di farne due".