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Una delle
decisioni più importanti che un aspirante allevatore deve prendere,
è la scelta dello stallone per la sua femmina. Dopo aver scelto la
femmina su cui fonderà il suo allevamento, la scelta del maschio
sarà quella che determinerà il successo o il fallimento del suo
programma di allevamento.
Dopo più
di 35 anni, non solo allevando cani miei, ma anche ospitando alcuni
dei migliori riproduttori di altri allevatori, ed avendo fatto
incroci tra le varie linee di sangue, così come all’interno della
stessa linea, ho alcune opinioni circa la scelta dello stallone e
tenterò di condividere con voi qualcosa di ciò che so.
Che cosa è
uno stallone?
Qualunque cane che possieda dello sperma vivo ed un pene può essere
considerato uno stallone e la definizione può variare a seconda di
chi ne parla.
Mi piace sempre la definizione di
Bobbee Ross che definisce il proprietario di uno stallone come “qualcuno
che pretende un prezzo per quello che la natura si incarica di fare
gratuitamente”.
In realtà,
come chiunque sia abituato a trattare con gli stalloni può dire,
madre natura non aiuta molto il Collie. Come Edith Levine
diceva, “se dipendesse dal Collie, la razza si sarebbe estinta”.
Pertanto
sta nelle mani dell'aspirante allevatore fare la scelta e, dopo la
scelta, essere pronto a dare una mano.
Alcuni
allevatori sembrano avere una capacità innata per capire cosa
incrociare con successo per avere il risultato desiderato.
Conosciamo queste persone perché sono quelle che hanno creato le
linee di sangue che oggi ammiriamo. È impossibile generalizzare la
formula del loro successo, poiché essa è tanto individuale come lo
sono quelle persone, ma è un fatto che ci sono certi caratteri che i
grandi maschi condividono.
Quale è la
regola affinché uno stallone abbia successo? Nel passato, nell'era
dei grandi allevamenti come Poplar, Tokalon e
Sterling, il successo non consisteva necessariamente nell’avere
affermazioni personali in esposizione, bensì nel creare una linea di
cani eccellente, con qualità simili. Quei soggetti erano
“dominanti”, allevati cioè con attenzione affinché trasmettessero
le loro qualità alla progenie. Edith Levine mi diceva spesso
che sarebbe potuta andare nell’allevamento della signora Browning
o in quello di Mary Beresford ed accoppiare con uno qualsiasi
dei loro stalloni, ottenendo risultati simili. Andava da Sterlig
per ottenere una certa punta del muso e l’occhio, o da Tokalon
per avere profilo e collo, e da Poplar per ottenere pelo.
Per poter
allevare in questa maniera, credo che uno stallone debba essere
ottenuto in
“linebreeding” (incrocio dentro la sua stessa linea). E per
linebreeding non intendo solo che la cosa la si deduca sempre dalle
carte. Molte volte il pedigree di un maschio di successo può
apparire come quello di una cane “sciolto”, o ottenuto in
“out cross” (incrocio fuori della sua linea) ma studiando
accuratamente quei pedigree si può vedere come il cane abbia
numerosi antenati fenotipicamente simili.
Niente può sostituire l'esperienza e la conoscenza della
razza, e mi ha sempre affascinato ascoltare vecchi allevatori, come
Isabel Butler, capaci di descrivere un cane e farlo vivere nella
tua mente, illustrandone i caratteri e le qualità della famiglia
dalla quale discendeva. Le fotografie e le riviste, che sono ciò che
abbiamo per retrodatarci ad altre epoche, sono un ben misero
sostituto dei racconti che quelle persone sapevano farci.
Gli studi
sulla
“dominanza” di uno stallone hanno dimostrato che alcuni dei
migliori maschi di un certo allevatore, mentre dalle carte
apparivano come ottenuti tramite incroci in outcross, in realtà
erano il prodotto di un tipo di allevamento in cui il pool genetico
era simile benché i nomi nei pedrigree variassero. Possiamo definire
la
“dominanza” di uno stallone come l'abilità di un maschio di
trasmettere quello che gli fu tramandato, insieme ai propri
caratteri. Se uno stallone è dominante per la capacità di riprodurre
le sue qualità, deve almeno essere stato ottenuto mediante
“linebreeding”, o, ancora meglio, attraverso “inbreeding”
(incrocio attraverso i suoi parenti più prossimi) per concentrare i
geni recessivi e produrre i caratteri che vogliamo ottenere.
Per
esempio, alcune qualità, come la dolcezza o la delicatezza, ed il
muso rotondo, che lo standard richiede, sono caratteri recessivi, e
la testa del Collie, lasciata alla sua predisposizione, tenderebbe a
diventare stretta ed appuntita. Se un cane ha la fortuna di essere
“omozigote” per qualità come queste, dimostrerà di essere
insuperabile come progenitore.
E quali
sono le qualità che uno stallone deve possedere? Uno stallone deve
essere decisamente maschile, con buon peso e sostanza, e deve essere
una “immagine complessiva” del tipo ideale della razza. Man
mano che guardiamo la moda che si va affermando nelle esposizioni di
oggi e notiamo la sparizione di questa immagine o foto complessiva
del Collie, questa virtù dovrebbe divenire essenziale per la nostra
scelta. Lo stallone deve presentare quell'orgogliosa immagine di
eleganza, col collo lungo ed arcuato, portato alto, con le spalle
ben posizionate, una corretta lunghezza dei lombi ed una groppa
arrotondata con una buona angolazione della grassella. Questo è il
Collie, ed allevare al di fuori di quest'immagine, significa
rischiare di perdere l'essenza della nostra razza.
Uno
stallone deve avere equilibrio. Non solo equilibrio del corpo, bensì
un equilibrio complessivo, senza eccessi. La testa deve essere
bilanciata per inserirsi nel corpo e bilanciata rispetto a se
stessa. Un cane che ha eccezionalmente lunga la parte anteriore
della testa o corto il cranio, mostra eccessi. Dobbiamo
costantemente riferirci allo standard, ed alla nostra
interpretazione dello stesso, per tenere in mente il Collie ideale. Per una
stagione, la moda può essere il dorso più corto; nella prossima si
mette eccessivamente in enfasi una grassella troppo flessa. Mentre a
volte le mode resistono per un po', solitamente si esauriscono molto
rapidamente. Queste mode ruotano sempre attorno agli estremi. Io ho
visto molte mode andare e venire nel tempo trascorso coi Collies. In
un certo momento si dava importanza ad una testa super lunga, 12 o
13 pollici e perfino la si misurava. Gli allevatori compravano
quegli apparecchi che si usano per misurare i piedi o le scarpe e
misuravano la lunghezza delle teste. Una testa lunga in un corpo sul
quale non si inserisce bene deve rimanere lontana dalle prospettive
di un allevatore. Perché? Perché il cane risulta squilibrato. Da
questa moda emersero cani lunghi nella parte anteriore della testa.
I musi incominciarono ad allungarsi. I crani piatti incominciarono a
sparire perché non potevano avere l’equilibrio appropriato con una
lunghezza esagerata della testa e del muso. Da questa moda si passò
poi alla moda di un muso grande, rotondo come un tubo, e ricademmo
in un aspetto da San Bernardo. Quindi passammo alla moda dei colli
esageratamente lunghi, che finì per produrre spalle diritte ed
anteriori modesti e successivamente garretti corti che causavano
grasselle superangolate e posteriori inclinati.
Capite il
mio punto di vista? In ogni caso, un vero grande stallone è
raramente creato per adeguarsi ad una moda. Esso deve essere un cane
ben equilibrato, che sia conforme allo standard, ma che porti
qualcosa di extra, qualche qualità che manchi alla razza in quel
momento. Ci sono certi caratteri che sono essenziali in qualunque
stallone e la mancanza di questi farà sì che esso non abbia successo
come “riproduttore”.
Pensando
ai grandi capostipiti del passato, essi condividevano alcune qualità
della testa. Una parte anteriore delicata e ben arrotondata, con
guance pulite, è stata sempre vista come una virtù per un
riproduttore. Un osso frontale piatto ed una corretta posizione
degli occhi, a forma di mandorla e scuri sono qualità fondamentali.
Un buon progenitore deve possedere le caratteristiche basilari della
nostra razza: occhio, espressione, profilo corretto, “aspetto
complessivo”, struttura corretta ed insieme a tutte queste
qualità, con la forza del suo
“retroterra” (ciò che gli deriva dai suoi antenati) capacità di
riprodurre “se stesso”. Tutti gli stalloni hanno difetti, ma
quello che nessuno ha mai avuto è stata la mancanza di “tipo”. Tutti
hanno avuto equilibrio ed abbondanza di qualità e tutti hanno avuto
qualche altro carattere in comune. E come John Buddie
ha sempre sottolineato, ed io gli dò credito per questa osservazione,
“tutti quei cani arrivavano a proposito”, erano adeguati al
momento nel quale vissero. Con questo voglio dire che erano cani che
avevano l'abilità di riprodurre una qualità che era molto importante
per la razza in un momento particolare. Questo è ciò che fa sì che
un riproduttore sia molto richiesto. Per esempio, il Camp. Silver
Ho Parader era un cane noto per il suo carattere e per il suo
temperamento in un momento in cui il Collie aveva la reputazione di
cane timido. Ovviamente, la razza ne trasse profitto, ed insieme a
questi caratteri la sua discendenza ereditò anche la meravigliosa
espressione e la dolcezza della sua testa. Il Camp Impromptu
Ricochet arrivò in un momento in cui la forma meravigliosa ed il
colore scuro degli occhi, che egli trasmise alla sua discendenza,
difettavano in tutti i cani che frequentavano i ring in quel tempo.
Quando manca una qualità nella razza, la gente tende cercare il cane
con la capacità di riprodurre quella qualità. Ovviamente, anche
questo cane trasmette i suoi difetti e da questo nasce il prossimo
“campione”, cioè colui che non li ha ereditati.
E’ così
che si evolve una razza.
Tuttavia
man mano che progrediamo, dobbiamo mantenere lo standard, non la
moda del momento. È alla nostra interpretazione dello standard, non
alla nostra particolare visione del collie, ciò cui dobbiamo
aspirare. Concludendo, in sintesi, che cosa cerchiamo in uno
stallone?
1. Deve
avere “tipo”. Lo definiamo anche “presenza”, ed è
l'essenza della razza che lo distingue da un cane comune.
2. Deve
essere un cane mascolino, equilibrato in tutte le sue parti.
3. Deve
possedere alcune qualità importanti e relativamente pochi difetti
importanti.
4. L’
ideale è che sia stato creato in “linebreeding” o in “inbreeding”,
affinché possa riprodurre le sue qualità.
5. Se
vuole essere un capostipite che abbia un reale impatto nella razza,
deve essere adeguato al momento, per potere riprodurre le qualità
che mancano alla razza in quel tempo.
Ci sono
altre due qualità che un buon maschio deve possedere e che credo
siano di vitale importanza. Lo stallone deve avere un temperamento
tranquillo e dolce. Non mi riferisco con questo al temperamento che
sembriamo stimare tanto in questi tempi nelle esposizioni, dove il
Collie deve bloccarsi a lungo come magnetizzato da un pezzetto di
fegato, bensì all'atteggiamento amichevole e sensibile, desideroso
di compiacere, che ha fatto sì che la nostra razza sia tanto
ricercata come cane da compagnia. La timidezza o la scontrosità
devono diventare un incubo, è necessario avere questo in testa prima
di considerare qualunque cane come uno stallone. L’altra qualità è
ovvia: lo stallone deve essere esente da malattie genetiche che
possano trasmettersi. Incrociare in “linebreeding” con soggetti che
si sa che riproducono seri problemi di salute, o peggio ancora,
riprodurre con cani che abbiano malattie essi stessi, fa correre il
rischio del disastro alla razza. Se un cane trasmette un problema di
salute nella cucciolata, le sue cucciolate successive devono essere
accuratamente monitorate e, se fosse necessario, il cane deve essere
ritirato dalla riproduzione.
Questa è
la nostra responsabilità verso la razza.
La
sincerità verso ognuno di noi come allevatori ed il nostro senso di
onestà devono impedirci di offrire o usare questi animali. Il futuro
della razza sta nelle nostre mani e le decisioni che prendiamo
possono ritorcersi contro di noi, distruggendo i nostri sforzi e
rovinando il Collie. |