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È facile comprendere che la funzione per la quale un
cane è stato selezionato, produrrà un tipo ben definito,
rappresentato da quella struttura che é generata dal movimento che
deve realizzare per poter compiere la sua funzione. Dobbiamo capire
che la struttura di un cane da caccia sarà differente da quella di
un levriero, poiché i movimenti che essi realizzano sono diversi. La
stessa cosa succede tra i cani di caccia: un Pointer che lavora in
corsa, avrà una struttura diversa da quella di un Kurzhaar che
caccia al galoppo lento. Ugualmente succede se paragoniamo la
differenza di struttura di due levrieri, un Saluki ed un Afgano. Il
primo deve correre sulla sabbia e pertanto avrà carpi e tarsi più
larghi. Il secondo corre su un terreno pietroso e sconnesso che
determinerà una groppa inclinata ed angolazioni caratteristiche,
necessarie per arrampicarsi e scendere a tutta velocità.
Riassumendo:
Funzione del cane -->
Movimento --> Struttura --> Tipo
Essendo, pertanto, la struttura prodotta dal
movimento, la stessa deve giudicarsi in movimento. Inoltre, un cane
non adotta mai, come posizione comoda, il rimanere fermo. Se lo fa,
è perché qualcosa richiama la sua attenzione, ma per un breve
istante. Se osserviamo le posizioni che adotta un cane durante il
giorno, lo troviamo o in movimento o, per la maggior parte del
tempo, sdraiato. La posizione di "stazione", cui viene obbligato per
vari minuti, tanto praticata nelle esposizioni, è per il cane
spiacevole e scomoda, e risulta essere una forma di violenza e di
crudeltà verso l’animale. Per questo motivo dobbiamo lasciar muovere
il cane, per valutarne efficacemente il movimento e riconoscere il
movimento tipico della razza, conseguenza della funzione che ha
prodotto il tipo.
Se volessimo costruire una perfetta macchina da
locomozione, ovviamente non la faremmo con quattro zampe. Le ruote
hanno dimostrato di essere molto più efficienti e di raggiungere
maggiori velocità di un sistema di arti. Ma il cane risulta essere
inevitabilmente un quadrupede, per la sua origine e la sua
evoluzione. Affrontando questo problema, innanzitutto dobbiamo
capire come é costruita la perfetta macchina di locomozione di un
quadrupede, per poter poi immaginare un modello che ci permetta di
riconoscere le varie parti dello stesso. Se la struttura del cane
fosse esclusivamente progettata per la propulsione, il problema si
semplificherebbe molto. Ma la struttura del predecessore del cane,
il lupo, fu selezionata affinché potesse realizzare molteplici
funzioni necessarie alla sopravvivenza, come scavare, girarsi, etc.,
che, in parte, si contraddicono tra loro. Ciò fa sì che sempre,
davanti ad una struttura polifunzionale e multiforme, qualunque
funzione o iniziativa realizzi l'animale, ci si trovi davanti ad una
soluzione di compromesso. Il cane ha ereditato dal lupo tutto
questo. Pertanto la sua struttura non è l'ideale per un quadrupede,
se consideriamo esclusivamente la funzione meccanica del movimento
di locomozione. Senza dubbio, un altro inconveniente per la
realizzazione di una struttura perfetta con questa finalità, è che
il cane, come ogni vertebrato, si evolve. Questa evoluzione produce
in lui tutti i vantaggi per le operazioni multifunzioni che deve
realizzare, ma anche quegli inconvenienti a causa dei quali risulta
non essere una perfetta macchina da locomozione di un quadrupede.
I vertebrati originali erano i pesci e la loro
propulsione si realizzava, come ancora fanno gli stessi nell'acqua,
muovendo la coda lateralmente ed orizzontalmente, in un perenne
andirivieni, oppure verticalmente, in una sorta di saliscendi, come
fanno delfini e balene. Le pinne laterali hanno una funzione
esclusivamente direzionale. In entrambi i tipi di pesci, la colonna
vertebrale deve essere formata da vertebre articolate e mobili per
facilitare l'azione di propulsione. Con una colonna rigida questa
azione sarebbe impossibile. La colonna vertebrale in queste
condizioni non ha problemi di sostegno, dato che è immersa in un
mezzo liquido e che questo le fa da sostegno, praticamente come in
un stato di mancanza di peso, senza che sia influenzata dal peso del
corpo.

In qualche momento dell'evoluzione, successe che
alcuni pesci dovettero modificarsi, poiché la quantità di acqua
nell'ambiente diminuiva e dovettero, per sopravvivere nel fango,
trasformarsi in anfibi (Fig. 1). Il passo successivo fu di
trasformarsi in rettili e le quattro pinne laterali direzionali
dovettero modificarsi in membri di propulsione per muoversi in un
mezzo più solido, e la funzione propulsoria della colonna vertebrale
perse sulla terra ferma la sua utilità originale. Ovviamente ai
rettili, quelle zampe rudimentali che hanno sviluppato, servono solo
per camminare per tratti brevi, ma non a sostenere il corpo che deve
quasi sempre essere appoggiato al suolo. Con una pressione selettiva
per sopravvivere in mezzi diversi, attraverso migliaia di anni,
arriviamo ai nostri quadrupedi dalle zampe più lunghe con la
possibilità di reggersi sulle loro estremità, di raggiungere forti
velocità e di muoversi sulla terra ferma. Qui la mancanza di peso
che si aveva nell'acqua non sostiene più la colonna vertebrale. Essa
deve sostenersi da se stessa, dipendendo per ciò dalla sua buona
posizione e costruzione. Avrà notevole influenza anche una buona
struttura degli arti, che si manifesta in angolazioni ed appiombi,
aiutata da una stabile muscolatura dorso-lombare. Così, come
risultato di questa evoluzione, otteniamo un animale con due arti
anteriori articolati ed un altro paio di arti posteriori articolati,
congiunti ad una colonna vertebrale, che facilita la trasmissione
del movimento dagli arti posteriori a quelli anteriori e viceversa.
Le analogie strutturali tra un scheletro di cavallo ed un scheletro
umano sono sorprendenti e si spiegano con un'origine ancestrale
comune.

Nella Fig. 2 osserviamo, in azione, gli scheletri
comparati del cavallo e dell'uomo. È lo stesso scheletro, con
modificazioni soprattutto nelle ossa lunghe, quello che conferisce
distinte possibilità di movimento. Il cavallo, con una colonna
vertebrale più forte, si appoggia sul suolo con le sue quattro zampe
quasi come fosse un tavolo. Con le sue quattro zampe, egli ottiene
molta più efficienza dell'uomo. L'umano, invece, si trasforma in
bipede compromettendo così in maniera critica la sua colonna,
specialmente nella sua parte lombare, dipendendo, in quella zona,
molto più dalla sua muscolatura. Ma le sue mani, libere per essere
utilizzate come attrezzi, permisero all'uomo di usare il cavallo
come mezzo di trasporto.
Semplificando, immaginiamo un quadrupede come un
quadrato, la metà superiore costituita dal corpo e l'altra dalle
estremità (Fig. 3). Da tale forma, possiamo sviluppare una macchina
perfetta nella sua meccanica di locomozione e rapportarla ad un
quadrupede dalle zampe di lunghezza pari alla profondità del suo
tronco. Osserviamo che con questo modello le stesse possono
estendersi fino ad un massimo di 90º di ampiezza. In questo modo, le
zampe anteriori non interferiscono con quelle posteriori. Se questa
estensione fosse maggiore, toglierebbe equilibrio e sostegno al
sistema ed il recupero di ogni estremità, quando deve ritornare
nella sua posizione di appoggio, sarebbe più difficile. Come vediamo
nella figura, questi 90º sono il massimo desiderato perché con
questo sistema il modello arrivi ad abbracciare il maggiore terreno
possibile. Se prendiamo in cons iderazione
le quattro zampe possiamo osservare nella stessa figura che
l'avanzamento della parte posteriore sinistra produce l'equivalente
nella mano anteriore destra. Cioè, si procede con avanzamento per
estremità in diagonale. Mentre la zampa posteriore è motrice in un
lato, la mano anteriore dello stesso lato comincia un periodo di
recupero come un pendolo. In maniera simile nell'altra faccia, dove
la zampa posteriore comincia il periodo motore e la mano anteriore
corrispondente è in recupero. Mentre in un lato una zampa è motrice,
la sua mano recupera, nell'altro lato succede l’inverso e così via.
Quando una zampa comincia il periodo motore, la sua mano
diagonalmente opposta entra a sua volta nello stesso processo.
Pertanto, nel trotto il cane appoggia e muove due membra opposte, in
diagonale, cosa che gli dà la stabilità necessaria. Nel treno
posteriore c'è sempre una zampa che appoggia ed una mano anteriore
in diagonale che fa la stessa cosa, mantenendo così il corpo nella
orizzontalità necessaria per l'efficienza del movimento, mentre
l'altra zampa e mano avanzano appese alle loro articolazioni.

Nello schema che precede (Fig. 4) se prendiamo in
considerazione l'arto posteriore e quello motore anteriore marcando
i 90º, vediamo che, ad ogni passo di trotto il corpo avanza
esattamente di una distanza equivalente al lunghezza del corpo. È il
massimo di avanzamento che può realizzare un cane col suo sistema
meccanico rappresentato nelle corrispondenti figure. Se osserviamo
nello schema il passaggio del corpo da A a B, e lo rappresentiamo in
tappe identiche, successive, da A passando per A', A'', A''' fino a
B, abbiamo la conferma che ad ogni tappa il corpo avanza esattamente
della lunghezza del corpo.
Uscendo dallo schema, andiamo ora alla figura
composta da mani e zampe del cane (Fig. 5). La prima cosa che
dobbiamo osservare è l'arco, concavo rispetto all'orizzontale che si
produce, come conseguenza dell'articolazione. Questo ha un
significato importante per il movimento. Se l’arto non fosse
articolato e fosse rigido, la sua propria lunghezza farebbe sì che,
muovendosi, il corpo si sollevasse e si abbassasse ad ogni passo,
producendo un sollevamento che sarebbe equivalente ad un arco
opposto (convesso) a quello che si vede nella figura. In questo modo
il cane si muoverebbe con un sali-scendi, formando una curva ogni
volta che appoggia, fino a smettere di farlo. Ciò produrrebbe un
sforzo meccanico negativo. Muovere il corpo verso l'alto ad ogni
spostamento in avanti non ha senso. Il modo di evitare che il corpo
disegni un arco verso l'alto ogni volta che appoggia i suoi arti
fino alla fine della propulsione, consiste nell’articolare le leve
in modo che le stesse producano un arco inverso a quello realizzato
nello schema originale, come può osservarsi nella figura seguente.
Dal tale figura possiamo dedurre che ogni cane che
non si muove in una linea perfettamente orizzontale, possiede
qualche tipo di problema nelle articolazioni dei suoi arti.
Avendo compreso il processo meccanico elementare,
vediamo come possiamo valutare la struttura ed osservarla
direttamente in un cane. In primo luogo, osserviamo che il nostro
modello elementare possiede un corpo rigido, la qual cosa
implicherebbe che la colonna vertebrale fosse completamente
immobile. Ma sappiamo che non è così, e non è possibile, poiché
toglierebbe alla stessa l’esercizio di altre funzioni. Tuttavia
abbiamo compreso che, per il movimento, la rigidità della colonna
sarebbe di enorme vantaggio. La stessa può però acquisirsi mediante
una conformazione appropriata ed una corretta muscolatura. Questa
importanza fu scientificamente comprovata da esperimenti del
Karolinska Institute di Stoccolma, Svezia. Collocando un cane su un
tappeto mobile, marcando le articolazioni e filmando con una
videocamera rallentata, gli sperimentatori osservarono che la
fermezza della colonna offriva un gran vantaggio nel suo
spostamento. Ciò richiamò immediatamente l'attenzione sul fatto che
cani che non possedevano buone strutture nei loro arti, rendevano
comunque bene nel loro movimento a causa della rigidità della loro
colonna. Conclusero pertanto che quando si seleziona per il
movimento, la prima priorità deve essere la fermezza della colonna.
Pertanto, quanto più rigida si mostra questa colonna, minore sarà il
problema di trasportare in avanti la forte spinta del posteriore. E
questo ci porta ad una seconda questione. Il treno anteriore riceve
tutta quella spinta. Il suo primo problema è intercettarlo con i
suoi arti anteriori. Quell’arto riceve più del 60 per cento del peso
del corpo. Deve intercettarlo e sostenerlo fermamente ed inoltre
trascinarlo e tirarlo in avanti. Dobbiamo prendere in considerazione
che il treno anteriore non sta incastrato come il femore che é
articolato al coccige. Il treno anteriore è legato al torace coi
suoi legamenti come un'amaca paraguaiana, pertanto non ha la
fermezza che possiede il treno posteriore; il treno anteriore è
molto più problematico per lo sviluppo di un corretto movimento, del
posteriore. Le conclusioni alle quali arrivarono gli svedesi coi
loro esperimenti, furono quelle di fissare delle priorità nella
selezione per migliorare la struttura del cane:
1ª priorità: fermezza della linea superiore, dovuta
ad una buona conformazione della colonna e ad un’adeguata
muscolatura nella regione dorsale. Questa condizione è fondamentale
affinché il cane si muova in una linea orizzontale costante per il
suo massimo rendimento.
2ª priorità: fermezza dell'articolazione tra il treno
anteriore ed il torace. L'ampiezza della portata dell'articolazione
anteriore deve essere uguale a quella posteriore. Così, tutta la
spinta ricevuta da dietro è tirata in avanti con una trazione
equivalente e ferma, da cui si capisce che l'angolazione anteriore
deve essere uguale a quella posteriore. Se ciò non succede vuol dire
che l'omero e la scapola corrispondenti sono corte, e non permettono
un'angolazione uguale a quella posteriore. Pertanto, per risolvere
questo problema, devono selezionarsi esemplari con entrambe le ossa
più lunghe.
3ª priorità: il treno posteriore deve avere una buona
angolazione affinché si sviluppi una buon spinta. Abbiamo visto che
ciò non è di grande utilità se non si realizzano le prime due
priorità. Questo è altamente condizionato all’altezza ed alla
posizione della groppa facilmente visualizzabile nella regione della
coscia: quanto maggiore è il volume della coscia, maggiori sono le
possibilità di una buona angolazione posteriore.
Le Figure 6 e 7 ci permettono, mediante disegni di
cani ideali nella struttura della propria razza, di osservare la
loro efficienza nel trotto. Lì vediamo che un Rottweiler arriva ad
un 76,68% ed un bassotto all’84,16%, mentre dalla fotografia di un
pastore tedesco osserviamo che arriva al 100%. Il vantaggio del
pastore tedesco è che è selezionato soprattutto per la sua
efficienza nel trotto. Le razze precedenti tendono a non essere
tanto settoriali. Che possibilità abbiamo di apprezzare queste
qualità in forma visiva e morfologica? Ovviamente, non credo che
esista la più remota probabilità di apprezzare tutto ciò in un cane
in forma statica, per quanto spettacolare sia la sua "stazione".
Nessuno possiede una vista radiografica. E neanche si apprezza molto
passando le mani sulle varie parti del suo corpo. Inoltre, non è
possibile giudicare la fermezza di una linea superiore in un animale
immobile. La stessa cosa succede con la sua portata e trascinamento
anteriore e perfino con la spinta posteriore. Tutto questo possiamo
apprezzarlo solo in un cane che si muove, in scioltezza, al trotto.
Friederun Stockmann, grande allevatrice di Boxer, con affisso "vom
Dom", nel suo libro guida sulla costruzione del cane, affermò già
prima della seconda guerra mondiale quanto segue: "nel buon
rendimento del trotto del cane, si riconosce una buona schiena, una
groppa forte e lunga, con un collegamento saldo con la linea
superiore e buone angolazioni. Il trotto mostra le qualità o le
mancanze di tutto il corpo del cane in forma molto maggiore di
qualunque altro modo di camminare o posizione dello stesso.".
Walter Martin, grande allevatore di pastori tedeschi (affisso "von
der Wienerau") e miglior giudice di tutti i tempi del pastore
tedesco, mi confidò che sugli insegnamenti di Friederun Stockmann e
sui suoi scritti, basò tutti i sistemi di selezione e miglioramento
dei suoi cani che gli procurarono tanti successi. Inoltre li
utilizzò sempre nelle sue eccellenti dissertazioni sulla razza.
Se riconosciamo che il movimento del trotto è il
migliore per la valutazione della struttura del cane, ci rimane il
problema di saper guardare un cane in movimento per il suo giudizio.
Per poterlo fare, bisognerà contare su un sufficiente talento,
memorizzare la teoria esistente, e ricorrere a molte ore di
osservazioni ed apprendistato.

Nella figura 6 rappresentiamo l’efficienza nello
spostamento di un Rottweiler che non è del 100% poiché un Rottweiler
non è selezionato esclusivamente per il massimo rendimento nel
trotto. La proibizione del taglio della coda nel Rottweiler
migliorerà, come manifestò il giudice specialista tedesco della
razza, Helmut Weiler, la struttura del suo treno posteriore e darà
una maggiore fermezza nella linea superiore. Il taglio originale
della coda ha provocato nel Rottweiler un’inserzione della coda
alto, con conseguente groppa alta, caduta, e pertanto, breve. Come
risultato di ciò, il cane muoverà il posteriore da sinistra a
destra, compensando la mancanza di possibilità di portata delle sue
membra posteriori. Questo farà sì che la regione lombare si
deteriori cedendo durante il movimento. Allo scopo di cercare
forzosamente una migliore posizione della coda, bisognerà
selezionare groppe più lunghe che apporteranno beneficio al
movimento posteriore.
Più complicata è la struttura di un bassotto che
neanche in un’immagine idealizzata può raggiungere un'efficienza del
100%. Ma con questo schema è semplicemente interessante riaffermare
quello che dicono i tedeschi, ossia che un bassotto è e deve essere,
sempre, un cane quadrato dalle zampe corte. Ma osserviamo che esso
deve possedere entrambe le angolazioni, posteriore ed anteriore,
sovraangolate. Non dovrebbe mai essere lungo, perché se lo fosse,
come lo selezionano alcuni allevatori, la sua efficienza nel
movimento ne sarebbe estremamente compromessa.
Solamente il pastore tedesco, selezionato
strutturalmente per la massima efficienza nel trotto, raggiunge il
100% della stessa. Gli allevatori di pecore in Germania riuscirono a
selezionare un cane con una ferma linea superiore, in grado di
trasmettere lungo tutto il corpo il massimo della spinta posteriore
verso il davanti, che poi, con un anteriore con la massima
angolazione possibile, mai minore di quella posteriore, riesca,
ricevendo tutto il corpo del cane in una delle sue mani, a tirarlo
in avanti come se fosse un carro. Per ciò, oltre a realizzare la
fermezza con una colonna vertebrale solida, dovettero allungare
l'omero e la scapola per ottenere un'angolazione anteriore di 90
gradi.
È notevole come questa informazione abbia sempre
maggiore diffusione. I giudici sempre di più nei loro giudizi
incominciano a dare priorità al movimento. Si è svolta da poco
un'esposizione della VDH in Germania con circa 5000 cani; ha vinto
il BIS un Kurzhaar (Fig. 9) che oltre ad essere uno dei cinque
migliori cani nelle prove di caccia, possedeva una struttura
notevole e si muoveva con molta fluidità con passi vantaggiosi.
Richiamò l'attenzione in questo cane il fatto che lo stesso si
presentava con una struttura molto più quadrata di quelle che
generalmente si vedono nella razza. Probabilmente, col tempo, tutte
le razze accorceranno la lunghezza dei loro lombi ed avranno una
groppa ampia e ben posizionata.

I cani smetteranno di essere presentati
esclusivamente in quella posizione ossessiva ed esecrabile della
"stazione" e si muoveranno con libertà, permettendo loro di
respirare, senza essere impiccati, soffocandoli, al guinzaglio. Allo
stesso modo, mostrandoli da fermi, bisognerà farlo con naturalezza e
col guinzaglio lento. Ricordiamo quello che ci diceva il grande
allevatore e giudice americano, Frank Sabella: "in ogni cane che
viene portato appeso sulla pista, come normalmente è frequente nei
Cocker americani e nei Barboncini, vi é un problema nel treno
anteriore.". Ed anche Carol Weinberger, grande allevatrice
americana di Schnauzer nani, diceva che la "stazione" è normalmente
la posizione preferita da molti giudici americani, perché sono pochi
quelli che sanno valutare ed apprezzare la struttura del cane in
movimento. Come abbiamo già detto, sempre di più i giudici stanno
dando importanza al movimento nel giudizio dei cani. Non è
necessario farli muovere a lungo. Quasi sempre con un giro di trotto
un giudice esperto può scegliere il vincitore. Ovviamente questo
sarà oggetto di critica, perché annulla il fatto che l'arte
dell’"handling" permetta di dissimulare i difetti ed esaltare le
qualità. Ma, nelle esposizioni, dobbiamo cercare il miglior cane e
non la migliore presentazione, contrariamente a quello che pensano
molti.
Vedremo che, col tempo, i cani di tutte le razze torneranno più
quadrati, avranno una linea superiore molto forte, angolazioni
posteriori ed anteriori uguali, con accorciamento della zona
lombare, allungamento della groppa e dell'omero. Perché tutte le
razze di cani sono quadrupedi ed hanno bisogno di una meccanica
perfetta per la loro propulsione, con le differenze logiche delle
funzioni specifiche per ogni razza. |