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L'intervista |
15 Gennaio 2012 |
WHITE COLLIE ... intervista a GIULIA FAESSLER
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a cura di Lucio Rocco
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Dott.ssa Faessler, come è nata in lei la passione
per il collie bianco?
Da più di quindici anni sono appassionata di Pastori
Scozzesi, ma ho conosciuto il White Collie solo sei anni fa, grazie
all’amore e alla dedizione per questa razza di mio padre e di sua
moglie. Grazie a loro ho avuto il mio primo White Collie, Flake. |
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E non si è limitata a studiarli da appassionata,
ne ha fatto oggetto dei suoi studi. Lei ha infatti presentato una tesi
su questa varietà del collie.
Lo scorso anno mi sono laureata in Biologia con una
tesi dedicata alla genetica del White Collie. Ovviamente Flake è stato
la mia fonte d’ispirazione. Volevo capire come mai in Italia questa
varietà non fosse diffusa e quali combinazioni genetiche portassero a
questa colorazione del manto. Le dirò che non è stato facile reperire
informazioni a riguardo. Eccetto che nel vostro sito, in Italia
l’argomento non è trattato. Grazie a numerose riviste scientifiche
americane, ai lavori svolti dalla dottoressa L.A. Clark insieme ad altri
genetisti e a giornate trascorse a consultare libri, sono riuscita ad
entrare in questo mondo fantastico. Di grande aiuto mi è stata anche la
famosa allevatrice americana Judie Evans, che è stata molto gentile e
disponibile nell’aiutarmi a comprendere la genetica del White Collie.
Per me è stata una grande emozione scoprire come l’amore per questa
razza possa avvicinare due mondi cosi lontani. |
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Ma prima se ne era procurato uno, cosa che in
anni recenti nessuno aveva fatto in Italia prima di lei.
Non credo di essere l’unica in Italia a possedere un
White Collie. Anche il fratello di Flake vive in Italia e dovrebbero
esserci altri esemplari importati. Sicuramente sono una dei pochi ad
avere questa fortuna. |
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E non contenta, da poco ne ha importato un altro,
questa volta direttamente dagli Stati Uniti.
Sì, ho pensato che il mio White Collie meritasse una compagna adeguata.
Moxie è la nuova piccola di casa; si tratta di una femmina tricolore a
fattore bianco, con pedigree AKC. Se un giorno decidessi di avere una
cucciolata, avrei il 50% di probabilità di avere cuccioli bianchi con il
muso e le marcature delle varie colorazioni previste dallo standard. |
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Dov’è che vuole arrivare, mira al riconoscimento
di questa varietà anche in Europa?
Lo scopo della mia tesi è quello di far conoscere tale
varietà di colore agli appassionati ed ai responsabili degli Enti
cinofili. Il riconoscimento ufficiale della varietà è un problema del
paese d’origine della razza, cioè del Kennel Club inglese. Purtroppo mi
sono resa conto che in realtà uno degli ostacoli più grandi da
affrontare è la grande diffidenza e l’ignoranza molto diffusa in questa
materia. Anche di recente ho verificato che esiste una certa confusione
tra gli appassionati, che spesso confondono White Collie, Collie Doppio
diluito e Collie albino, cui spesso associano anche l'arlecchino, tutte
varietà che geneticamente non hanno nulla a che vedere tra loro. A mio
avviso bisogna prima di tutto aiutare gli allevatori e gli appassionati
a comprendere meglio la genetica dei White Collie. In secondo luogo
censire i soggetti presenti sul nostro territorio. Il riconoscimento di
una nuova varietà dello standard dovrebbe essere la conseguenza logica
del desiderio di impedire l’estinzione di una varietà e di tutelare la
razza.
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Ci sono molti geni che provocano nel collie
colorazioni strane, molto affascinanti a volte, a volte meno belle, ma
sempre molto interessanti da studiare. Crede che se ne dovrebbe proibire
l’allevamento?
No, credo che sia molto importante studiare queste
varietà. Ad oggi sono stati individuati ben 21 loci nei cani che
regolano ed interferiscono sulla sintesi delle melanine da cui dipende
la pigmentazione del pelo. La colorazione del manto dei Collie dovrebbe
dipendere principalmente da 3 geni (Aguti, Merle, White
Spotting-Piebald), ma c’è ancora molto da studiare e da scoprire a
riguardo. Sembrerebbe che vi siano altri geni coinvolti ed i ricercatori
stanno lavorando per scoprirne tutti i possibili effetti. Quello che è
certo è che tutto muta ed evolve e che la variabilità genetica è data
dalle mutazioni e dalla ricombinazione genetica e ciò porta ogni
soggetto ad essere unico e diverso dagli altri. |
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Ma secondo lei queste varietà sono veramente
nuove e, come taluni pensano, estranee alla storia del collie?
In realtà sembrerebbe che queste varietà non siano
affatto nuove nella storia dei Collie, ma che siano sempre state
presenti. Molto probabilmente se i pastori non avessero ucciso i White
Collie alla nascita (cosa che avveniva perché ritenuti non adatti alla
pastorizia) e gli allevatori avessero compreso meglio la loro genetica,
i White Collie sarebbero diffusi come tutte le altre varietà dello
standard.
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Come vede il futuro
del collie da questo punto di vista? Crede che un giorno vi saranno più
di tre varietà di colore?
Lo spero con tutto il cuore.
Non vedo il motivo per cui bisognerebbe discriminare soggetti della
stessa razza, perfettamente sani, ma con fenotipo diverso. Inoltre lo
studio di questi soggetti può solo aiutarci a comprendere meglio la
genetica dei Collie. Sarebbe triste veder estinguersi varietà di Collie
che potrebbero essere oggetto di studio e di orgoglio per i loro padroni
e per gli appassionati. |
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Per finire, crede che gli allevatori stiano
lavorando nella direzione di ridare al collie le sue caratteristiche di
cane da pastore? La morfologia del Pastore
scozzese in Europa è cambiata molto negli anni. Visitando oggi un
allevamento si potrebbe rimanere stupiti nel trovare Collie di statura
tanto più piccola ed aspetto tanto diverso rispetto ai primi Pastori
scozzesi. Sono cani ovviamente sempre belli, ma forse più adatti ai
nostri salotti piuttosto che alla pastorizia. I Collie Americani invece
hanno mantenuto un aspetto più vicino ai loro antenati. È interessante
notare come l’evoluzione abbia portato i Collie americani a
differenziarsi da quelli inglesi pur derivando da essi. Non dobbiamo
dimenticare però, che in realtà entrambi fanno parte della stessa razza,
che è sempre una razza da lavoro. Pertanto, se si volesse ridare ai
Collie europei l’aspetto di cani da pastore, bisognerebbe usare linee di
cani d’oltreoceano. Inoltre potremmo prendere spunto dagli americani
anche per i test genetici che molti allevatori da quelle parti
effettuano per garantire la salute dei loro Collie. Oltre ai test per le
principali oculopatie (CEA, PRA, KAT) e per le displasie dell’anca e del
gomito (HD, ED), sarebbe utile effettuare test genetici per la mutazione
del gene MDR1 e per la Neutropenia Ciclica-CGS (Gray Collie Syndrome). |
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Grazie Dott.ssa Faessler, la ringraziamo per ciò che ha fatto per il
collie e le facciamo di cuore l’augurio che lei possa per il futuro
continuare a lavorare in questo campo. |
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