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Pelo curato alla perfezione, una posa
statuaria, un movimento fluido e dall’altra parte del guinzaglio un
uomo o una donna elegantemente vestiti ed a proprio agio nel ring:
sembrerebbe quasi che un cane accompagnato da un handler non cambi
mai; potremmo vederlo sotto il sole di una esposizione estiva, sulla
moquette di un evento di gala o sul podio di qualsiasi altra
manifestazione di bellezza. Come in una fotografia tutto è immobile
e tutto è sempre come deve essere.
Ma come può una persona, al di la degli
studi fatti e dell’esperienza negli anni acquisita, riuscire a
conquistare l’attenzione di un cane al punto tale da diventare per
esso un accompagnatore migliore del proprietario stesso?
Come fa un perfetto estraneo a divenire
l’unico punto di riferimento di un cane spesso anche coscienzioso
della presenza della propria famiglia a bordo-ring?
Esistono diverse tecniche per aumentare
la fiducia del cane nei nostri confronti; si può decidere di far
dormire sul proprio letto un soggetto particolarmente diffidente,
potremmo farci accompagnare da quello più timido alle colazioni al
bar… ma questo spesso non basta.
E’ necessario quando si addestra un cane
che non conosciamo, ricordarsi che lui ha una personalità ben
precisa, un passato e un presente, che va dal tipo di svezzamento
ricevuto dalla propria madre, ad un imprinting dato dal suo
allevatore e una educazione dal suo proprietario. Tutti questi
fattori hanno plasmato la sua indole, la sua reazione ai comandi e
la sua risposta a ciò che gli accade intorno. E’ un grave errore
lavorare diversi cani esattamente nello stesso modo, con tecniche e
stili eguali. Anche tra soggetti della stessa razza o addirittura
della stessa linea di sangue, la diversità di carattere può
risultare abissale: spesso si comportano in modo molto diverso i
fratelli di cucciolata cresciuti insieme, ancor di più,
quindi, ciò è evidente nei cani che sono cresciuti in ambienti e
circostanze differenti.
Quello di adattare la tecnica in base al
cane che ci si trova davanti, è un metodo molto efficace per trovare
un buon riscontro e quindi buoni risultati. Se prendiamo in
considerazione il collie, ad esempio, possiamo notare come in esso
oltre che dal punto di vista fisico, anche nel carattere si possano
riscontrare degli abissi comportamentali: negli anni ho avuto a che
fare con numerosi cani di questa razza, cani che mi arrivavano
dall’allevamento in cui erano nati, dalla casa di altri handlers, da
quella del proprio padrone, ho avuto fratelli di cucciolata, madri e
figlie (e nipoti…), nessun soggetto si è rivelato essere uguale
all’altro!
Sono state ovviamente notate numerose
caratteristiche in comune tra i soggetti strettamente imparentati
tra loro, ma anche in questi casi il lavoro che ho dovuto svolgere
per farmi prima accettare da loro e poi poterli addestrare è stato
differente.
Che siate handlers intenti a portare ai
massimi livelli il vostro show-dog di punta, allevatori interessati
a dare nei propri cuccioli il corretto imprinting, o ancora
proprietari ai primi insegnamenti del nuovo cucciolo: non
risentitevi se vi sembra di avere a che fare con il cucciolo (o
adulto) più testardo della vostra carriera di cinofili, non
demoralizzatevi se ciò che fino ad ora si era rivelato il metodo
chiave improvvisamente fallisce: dovete trovare la giusta
combinazione, intuire cosa fa accendere quella lampadina nella testa
del cane che all’improvviso sembra illuminare la sua intelligenza e
gli fa capire ciò che volete da lui.
Imparate allora a capire e parlare,
oltre che il linguaggio dei cani, anche quello che potremmo definire
il “dialetto” del singolo soggetto. |