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Woman & collie (1920)

 

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Lavoro

17 Giugno 2007

La comunicazione alla base dell'addestramento

di Roberta Semenzato

(Handler - ITALIA)

 

Pelo curato alla perfezione, una posa statuaria, un movimento fluido e dall’altra parte del guinzaglio un uomo o una donna elegantemente vestiti ed a proprio agio nel ring: sembrerebbe quasi che un cane accompagnato da un handler non cambi mai; potremmo vederlo sotto il sole di una esposizione estiva, sulla moquette di un evento di gala o sul podio di qualsiasi altra manifestazione di bellezza. Come in una fotografia tutto è immobile e tutto è sempre come deve essere.

Ma come può una persona, al di la degli studi fatti e dell’esperienza negli anni acquisita, riuscire a conquistare l’attenzione di un cane al punto tale da diventare per esso un accompagnatore migliore del proprietario stesso?

 Come fa un perfetto estraneo a divenire l’unico punto di riferimento di un cane spesso anche coscienzioso della presenza della propria famiglia a bordo-ring?

Esistono diverse tecniche per aumentare la fiducia del cane nei nostri confronti; si può decidere di far dormire sul proprio letto un soggetto particolarmente diffidente, potremmo farci accompagnare da quello più timido alle colazioni al bar… ma questo spesso non basta.

E’ necessario quando si addestra un cane che non conosciamo, ricordarsi che lui ha una personalità ben precisa, un passato e un presente, che va dal tipo di svezzamento ricevuto dalla propria madre, ad un imprinting dato dal suo allevatore e una educazione dal suo proprietario. Tutti questi fattori hanno plasmato la sua indole, la sua reazione ai comandi e la sua risposta a ciò che gli accade intorno. E’ un grave errore lavorare diversi cani esattamente nello stesso modo, con tecniche e stili eguali. Anche tra soggetti della stessa razza o addirittura della stessa linea di sangue, la diversità di carattere può risultare abissale: spesso si comportano in modo molto diverso i fratelli di  cucciolata cresciuti insieme, ancor di più, quindi, ciò è evidente nei cani che sono cresciuti in ambienti e circostanze differenti.

Quello di adattare la tecnica in base al cane che ci si trova davanti, è un metodo molto efficace per trovare un buon riscontro e quindi buoni risultati. Se prendiamo in considerazione il collie, ad esempio, possiamo notare come in esso oltre che dal punto di vista fisico, anche nel carattere si possano riscontrare degli abissi comportamentali: negli anni ho avuto a che fare con numerosi cani di questa razza, cani che mi arrivavano dall’allevamento in cui erano nati, dalla casa di altri handlers, da quella del proprio padrone, ho avuto fratelli di cucciolata, madri e figlie (e nipoti…), nessun soggetto si è rivelato essere uguale all’altro!

Sono state ovviamente notate numerose caratteristiche in comune tra i soggetti strettamente imparentati tra loro, ma anche in questi casi il lavoro che ho dovuto svolgere per farmi prima accettare da loro e poi poterli addestrare è stato differente.

Che siate handlers intenti a portare ai massimi livelli il vostro show-dog di punta, allevatori interessati a dare nei propri cuccioli il corretto imprinting, o ancora proprietari ai primi insegnamenti del nuovo cucciolo: non risentitevi se vi sembra di avere a che fare con il cucciolo (o adulto) più testardo della vostra carriera di cinofili, non demoralizzatevi se ciò che fino ad ora si era rivelato il metodo chiave improvvisamente fallisce: dovete trovare la giusta combinazione, intuire cosa fa accendere quella lampadina nella testa del cane che all’improvviso sembra illuminare la sua intelligenza e gli fa capire ciò che volete da lui.

Imparate allora a capire e parlare, oltre che il linguaggio dei cani, anche quello che potremmo definire il “dialetto” del singolo soggetto.

   

 

   
 

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