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PERCHE' IL COLLIE?
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20 aprile 2018
 
 

Il Rev. Dr. Alexander Stewart (1829-1901), noto come "Nether Lochaber" fu un uomo straordinario. Pastore della sua parrocchia di Ballachulish e di Onich per circa 50 anni, fino alla sua morte, era molto amato da tutti quelli che lo conoscevano. Ci sono pochi dubbi sul fatto che abbia ottenuto grandi risultati durante la sua vita e che i suoi sforzi letterari siano stati riconosciuti dall'Università di St Andrews con l'assegnazione del diploma di LL.D. (Legum Doctor) nel 1884. Precedentemente era stato membro della Society of Antiquaries of Scotland (F.S.A.), della Royal Physical Society di Edimburgo e delle Geographical and Natural History Societies di Glasgow. Forse l'iscrizione sul suo monumento meglio riassume l'uomo e i suoi meriti:

"In memoria del Rev. Alexander Stewart, LL.D., F.S.A. Scot. Per cinquanta anni pastore di Ballachulish e Ardgour. Morì il 17 gennaio 1901, nel suo 72° anno. Studioso, naturalista e bardo, famoso per la varietà e il fascino dei suoi scritti; caro a tutti quelli che lo conobbero ed ancora più caro a quanti lo conobbero meglio".

 

Tra le molte razze di cani che le Isole Britanniche possono vantare, la più utile, nonché la più intelligente ed astuta, è il Collie Scozzese o cane da pastore, del quale sono note due distinte varietà: quella a pelo lungo, di solito un grosso cane robusto, di notevole statura e peso, e quella più snella, dal pelo corto, forse altrettanto intelligente, anche se non così potente come il suo collega a pelo lungo. Entrambi sono cani molto resistenti, capaci di fare qualsiasi lavoro portandolo a termine con una precisione ed una prontezza che fa loro guadagnare il primo posto tra i nostri collaboratori canini. Nell’originale cane da gregge il pelo o mantello ricopre completamente un sottopelo lanoso fatto di peli più fitti e più morbidi, proprio come lo vediamo nella volpe di collina e nella lepre alpina, e questa caratteristica protezione gli permette di affrontare senza danni umidità e freddo cui la maggior parte degli altri cani inevitabilmente soccomberebbe. Nelle Highland la varietà a pelo lungo è la preferita, in parte a causa della sua superiore forza e della maggiore capacità di resistenza, ma soprattutto per la meravigliosa solidità dei suoi cuscinetti, così spessi, coriacei e resistenti da permettergli di lavorare per giorni, senza interruzioni, sul terreno più duro, senza risentire della minima zoppia o altri sintomi di debolezza.

Noi sosteniamo che il nostro vecchio amico, il Collie, ha origini antichissime. Con un po’ di tempo a disposizione pensiamo di poter provare oltre ogni ragionevole dubbio che esso non è altro che l’antico cane indigeno delle isole britanniche, e che proprio a lui, e non ad altri, si fa riferimento nelle vecchie ballate dei tempi lontani di Fingal in Irlanda e nelle Highland scozzesi. Alcune di queste ballate risalgono almeno all'ottavo o nono secolo, e quasi in tutte i cani di una certa razza vengono descritti come il bene più prezioso di un popolo che viveva principalmente di caccia, e le cui uniche armi erano l'arco, le frecce e la lancia. Dalle caratteristiche e dalle imprese attribuite dagli antichi autori celtici a questi cani, noi riteniamo che essi non fossero altro che Collie, dei quali il nostro moderno rough collie è il diretto discendente, e che si differenzia probabilmente poco o niente, nell’aspetto e nella figura, dai suoi antenati medievali. Questi cani vengono descritti non solo mentre inseguono ed abbattono l'alce ferito, il feroce cinghiale ed il cervo, ma anche mentre cacciano ed uccidono la volpe di montagna nella sua tana, il tasso, la lontra e la foca. Nell’attraversare un fiume, un lago, o un braccio di mare, si racconta che essi si tuffavano prontamente e nuotavano accanto alle barche dei cacciatori; mentre talvolta viene descritta una scena in cui uno di questi cani, dopo una dura lotta con una foca su uno scoglio scivoloso, caduto in mare col suo nemico, lì ha combattuto finché la foca non è stata sopraffatta ed uccisa e finalmente trascinata a terra. Il cane delle ballate gaeliche medievali, in breve, faceva qualunque cosa fosse necessaria per aiutare il suo padrone nella caccia, ed in tutte queste cose eccelleva.

Siamo convinti che nessun cane, a parte il Collie, potrebbe essere così utile in qualunque attività, così pronto a battersi sia in acqua che sulla terra, così prezioso nell’inseguire qualunque animale seguendone le tracce sia tra i massicci montuosi che in pianura tra i cespugli di giunchi o, come nella caccia alla lontra, sulle sponde rocciose dei fiumi o sulle rive scogliose del mare. In una ballata di caccia che risale almeno al dodicesimo secolo, c'è una quartina, la cui traduzione letterale è la seguente:

“Quel giorno uccidemmo cerve e cervi nove volte nove;

Scontrosi tassi (abbiamo ucciso) circa ventitrè,

Due cinghiali di bosco, cinque lontre,

E cinque foche grasse che nuotano tra le onde dell’oceano.

Quella sera abbiamo banchettato bene. In acqua come in terra

I nostri cani erano forti e coraggiosi."

Noi crediamo che Bran, il cane di Fingal reso celebre dai canti di Ossian, non fosse affatto un cane da caccia nel senso moderno del termine, ma solo un rough collie eccezionalmente forte e intelligente; e non dovrebbe essere difficile convincerci che il fedele Argo, il cane di Ulisse nella lontana Itaca, tremila anni fa, non era diverso da un vero e proprio Collie della stessa razza dei cani di Fingal di più di mille anni dopo, nei terreni di caccia della Scozia medievale e dell'Irlanda. Correttamente addestrato, nessun altro cane dei nostri giorni si rivela così versatile e poliedrico come il Collie. Ora, come ai vecchi tempi di Fingal, può essere facilmente preparato per fare tutto ciò che un cane può fare, e gli sportivi stanno rapidamente scoprendo che il Collie non è solo il cane da pastore per eccellenza ma, debitamente istruito e addestrato, è anche il cane degli sportivi. E’ un cane dal fiuto raffinato e finissimo come il Setter o il Pointer, ma è molto più intelligente di questi e con minore addestramento lavorerà su erica o stoppia, con i galli cedroni o con le pernici in modo così soddisfacente che lo sportivo che ha cacciato con lui raramente desidererà un cane migliore.

In Scozia il Collie si sta rapidamente guadagnando una grande reputazione come cane da caccia al cervo. Meno veloce, in verità, del classico cane da caccia, è comunque molto più abile nella foresta. Può inseguire un cervo ferito nel suo percorso tortuoso, ed é abbastanza veloce da essere vicino al cervo quando, sfinito, si ferma, o per abbatterlo e tenerlo a bada fino a quando arriva aiuto. Quello che, in una parola, cede in velocità e in forza rispetto al più grande levriero, viene più che compensato dalla risoluta perseveranza che mette nell'inseguimento e dalla sua condotta intelligente e sicura, sempre evitando le corna del cervo, così che mentre il levriero, precipitandosi alla cieca sulla vittima, viene spesso ferito tanto seriamente da risultare inutilizzabile, o addirittura viene ucciso sul posto, il Collie, con il suo costante autocontrollo e la sua attenzione, non si lascia mai ferire. Mettiamola in questo modo: il classico levriero è una macchina rapida di grande coraggio ma di scarsa intelligenza; il Collie è una macchina più lenta, dal coraggio egualmente grande e dall’intelligenza molto più elevata: il cane più prudente e straordinario tra i due. Il defunto signor Campbell di Monzie, le cui imprese sulla brughiera superarono quelle di qualsiasi altro sportivo del suo tempo, e che come cacciatore di cervi non aveva pari nel Nord, dopo averlo provato adottò il collie come il miglior cane del mondo per la caccia al gallo cedrone, mentre come compagno nella foresta, quando un cervo ferito doveva essere trovato e tenuto a bada, era sua opinione, abbondantemente dimostrata, che un buon Collie era adatto a tutto quello che un cane poteva fare in questo caso, e lo faceva meglio di qualsiasi altra razza. Una volta abbiamo sentito Campbell fare al Collie un complimento sul quale tutti quelli che sanno qualcosa di cani saranno completamente d'accordo. "Nessun altro cane", diceva Campbell, "mostra in ogni circostanza tanto autentico coraggio, ossia coraggio combinato con alta intelligenza ed immancabile autocontrollo e prudenza".

Con pochissimo allenamento il Collie può anche diventare il migliore dei cani da riporto. Nel suo sensibile olfatto, nella bocca delicata e nell’infallibile buonsenso si trovano tutte le caratteristiche essenziali di un buon cane da riporto su terreno, mentre la prontezza con cui è in grado di recuperare in acqua è nota a tutti i pastori ed ai guardacaccia degli altopiani. E non è meno prezioso nello sterminare gli animali nocivi. Lo abbiamo visto affrontare da solo ed uccidere un gatto selvatico tra le rocce di una ripida montagna, nè indietreggerà davanti alla martora o alla puzzola, animali che la maggior parte degli altri cani cerca di evitare. Sebbene sia troppo grande per entrare, come il terrier, nei cunicoli delle loro tane, è sempre pronto ad affrontare all'aperto sia il tasso che la lontra e anche se il combattimento in questo caso è sempre duro, un buon Collie generalmente riporterà la vittoria, anche se, a ricordo dell'evento, rimarranno delle ferite fino al giorno della sua morte. Ciò che può fare contro la forte volpe di collina delle Highland dalle zampe nere, il cui morso è come lo schiocco di una trappola d'acciaio, può essere riassunto da un fatto accaduto nelle vicinanze. Una volpe che scendeva dalla collina nell'alba grigia del mattino, si aggirava intorno a un pollaio di campagna, quando fu spaventata dalle grida della mungitrice che si era accorta di lei. Un collie che era nelle vicinanze si lanciò immediatamente a caccia del predatore dalle zampe nere e, dopo un violento scontro, lo spinse all'aperto uccidendolo sul posto. Un esame della volpe dimostrò che nella lotta il Collie aveva preso l’avversario per la trachea, e lentamente l’aveva dilaniata affondando nei tessuti, fino a quando la volpe era caduta morta come Giulio Cesare. Il Collie aveva alcuni brutti squarci sugli avambracci e sulla testa, che però presto guarirono, così che non ebbe la peggio in quello scontro.

Nelle Ebridi, fino a tempi relativamente recenti, il Collie era addestrato a cacciare le foche, e si dimostrava un alleato inestimabile nella ricerca della “phoca vitulina”, la cui carne era per gli isolani più dolce della carne di montone o di manzo, ed il cui olio possedeva rare virtù emollienti per cui veniva adoperato con successo nella gastrite e nella tisi. Un passaggio della Vita di San Colombano, di Adamnano, sembra indicare che nel sesto secolo i monaci di Iona impiegarono i Collie nella caccia alle foche; ed è certo che la loro carne costituiva una parte considerevole e molto pregiata della loro alimentazione, sia fresca che essiccata, e che l’olio da loro estratto era usato nelle lampade e come lubrificante dei meccanismi dei mulini che macinavano il grano.

In primavera, quando i covoni di mais vengono spostati dallo sterrato al fienile, e probabilmente i ratti si muovono lì intorno, è divertente vedere l'entusiasmo con cui i collie presenti osservano le operazioni quando, strato dopo strato, la pila diminuisce in altezza. È sul fondo di questi covoni che i ratti hanno le loro case, per così dire, ed i loro nidi.

Il Collie sa bene come loro, che mentre l'ultimo strato di fascine viene rimosso, deve muoversi veloce come un fulmine e si solleva avidamente pronto all'azione, con gli occhi in fiamme, tremando in tutte le sue membra, eccitato per la prospettiva di divertirsi con i baffuti predoni.

Le fascine più basse vengono finalmente rimosse e i ratti si lanciano selvaggiamente in tutte le direzioni. Ma il Collie è al lavoro, e se lo guardi, vedrai che si sbarazza di un topo afferrandolo e scuotendolo, come neanche un terrier addestrato in un letamaio saprebbe fare. In questi casi un singolo Collie liquiderà una dozzina di ratti in pochi secondi. Forse altri cani, ammettiamolo pure, uccideranno topi allo stesso modo, ma nessun altro cane abbiamo mai visto uccidere una donnola con la stessa abilità. La donnola è la più agile, la più vivace e la più nociva di tutti i quadrupedi, e se un cane non riesce a prenderla al primo colpo, il piccolo mustelide focoso si attacca con un sol balzo alla gola del suo aggressore, afferrandolo velocemente sotto l’orecchio e in tal caso il cane ha grosse difficoltà a scrollarsi di dosso il parassita dagli occhi rossi per eliminarlo sballottandolo come farebbe con un topo. Ma noi non abbiamo mai saputo che un Collie abbia mancato al suo primo colpo un ermellino o una donnola. Veloce come un lampo, lo raggiunge con un solo scatto lanciandolo in aria, e la donnola esala il suo ultimo sussulto e muore.

Nel complesso, in una parola, la nostra tesi è che il Collie sia la razza migliore di qualsiasi altra al mondo; un cane più forte e più saggio di qualsiasi altro, come il cane medievale delle Ballate Eroiche, così poliedrico che crediamo che il moderno Collie e il cane medievale siano identici. Prendi un buon collie, ben tenuto e di pura razza, ed avrai il compagno più saggio e fedele e il cane più capace di ogni razza, in patria e all'estero, un cane di cui fidarsi sempre e senza esitazioni come "guida, filosofo e amico", ed a cui, quando sbaglia, il tuo sguardo severo è punizione più che bastante, ed il tuo sorriso di approvazione ricompensa più che sufficiente per un lavoro difficile ben eseguito.

È un cane da gregge e da mandria, lavoro a cui la sua grande intelligenza e la prontezza nell’agire o nell’astenersi dall'agire al minimo cenno del suo padrone, lo rendono il più adatto al mondo. Che cosa un buon Collie può fare con le pecore, lo sanno quasi tutti, e le storie ben documentate sulla sua sagacia, pazienza ed indomabile resistenza riempirebbero volumi. In risposta ad una sola parola, o anche ad un solo sguardo del suo padrone, l'abbiamo visto muoversi avanti e indietro, secondo l’ordine del pastore, e riunire in una certa valle, indicata solo da un leggero movimento del bastone del suo padrone, tutte le pecore sparse su colline e valli per tre miglia intorno. Quando gli animali di un gregge di più di quattrocento pecore furono contati, ne mancavano quattro e il buon cane fu mandato all'istante e cercarli. Sfrecciò via e ricomparve sopra il crinale più vicino per scomparire subito. In meno di mezz'ora si udì il suo abbaiare dalla cima di una ripido crinale a sinistra, e in pochi minuti fu accanto a noi con i quattro dispersi che aggiunti al gregge e ricontati ancora, riportarono il conto in pari, e il bel cane dagli occhi marroni sembrava davvero saperlo, perché si mostrò davvero molto compiaciuto di se stesso per aver svolto il suo lavoro così bene.

Oltre a questo cane, il cui lavoro sulla collina consisteva principalmente nel raccogliere in un certo punto indicato le pecore, c'era un altro cane, il cui compito era di distribuire le pecore in vari recinti, e questo lo faceva altrettanto rapidamente ed abilmente, così come l'altro che le aveva precedentemente radunate. Avendo così ognuno un diverso tipo di lavoro da eseguire, l'uno, nella lingua gaelica del pastore, era opportunamente chiamato il "Gatherer", e l'altro con lo stesso significato, il "Disperser". Spesso, tuttavia, a uno stesso cane veniva insegnato a fare entrambi i lavori ed era altrettanto abile come Gatherer o Disperser, così che poteva avere l’ordine di agire in entrambi i ruoli.

Da nessun'altra parte la legge dell’ereditarietà, il buonsenso e l’intelligenza sono più fortemente provati come nel caso del cucciolo del cane da pastore. A tre mesi, o anche prima, appena ne avrà l'opportunità, inizierà a lavorare alla maniera dei suoi simili, muovendo e radunando pecore e buoi di propria iniziativa, senza una parola di regia o un incoraggiamento da parte di nessuno.

Un giovane cane di proprietà dello scrittore, della varietà nero brillante così famosa nelle Highland occidentali, “Cani neri dello Stinbhartach”, quando aveva solo tre mesi, cominciò a manifestare l’istinto della sua razza di radunare le pecore in maniera molto sorprendente. Non essendoci pecore a portata di mano, prese a rincorrere e radunare nel posto prescelto tutti i polli appartenenti ad una ventina di case del nostro villaggio. Era divertente vedere che li riuniva in un unico gruppo, e poi, descrivendo un cerchio più ampio, radunarli in un secondo branco e così via, fino a quando non aveva raccolto in un angolo particolare selezionato per lo scopo tutti i polli che si vedevano intorno; e quando li ebbe messi insieme, con una grande quantità di lavoro e agitazione, perché alcuni degli uccelli cercavano di scappare volando sopra la sua testa, o come meglio potevano, si sedette a sorvegliarli, respingere i ritardatari, e tenere il branco tranquillamente raccolto insieme in un punto, come in una trappola.

A volte un gallo giovane e vivace, dalle gambe lunghe, si liberava e correva via con un coccodè e uno strillo verso il proprio prato e la propria casa; ma Toss, questo era il nome del nostro cucciolo di tre mesi, generalmente riusciva a far girare il fuggiasco prima che potesse allontanarsi, e la sua fierezza, mentre tornava con il galletto mortificato e lo spingeva di nuovo tra gli altri, era molto divertente.

Ed il collie non é un cane meno prezioso con un bovino piuttosto che con le pecore. Mentre mangiano tranquillamente sui pascoli delle loro valli native, i bovini vengono facilmente radunati e quasi tutti i cani sono abbastanza capaci di tutto il lavoro che occorre. È quando branchi di bestiame raccolti nei diversi mercati locali, freschi delle loro terre selvagge, devono essere tenuti insieme giorno dopo giorno e notte dopo notte, mentre vengono lentamente portati alle grandi Trystes meridionali di Falkirk, Doune, e Dumbarton, è in tal caso che il collie attivo e resistente del ceppo più puro è indispensabile.

Guidare una mandria di Highlander sopra la brughiera e attraverso gole di montagna, è forse il lavoro più duro che possa essere fatto da un cane. Notte e giorno per giorni e giorni, con qualunque tempo lui è in azione, costantemente sul chi vive, spesso affamato, e spesso anche senza la compagnia del suo padrone, lavora quando si lavora, e aspetta quando si aspetta, sentinella vigile sulla mandria, fedele, deciso e leale nelle lunghe ore della fredda notte come nel luminoso mezzogiorno; allo stesso modo fedele quando viene lasciato tutto solo con la mandria in mezzo alla brughiera desolata, come quando il suo padrone è accanto a lui per incoraggiarlo con una parola gentile, e gli da una pacca sulla testa o sul fianco a ricompensa della costante diligenza e dell’instancabile lavoro ben fatto. Il mandriano deve spesso allontanarsi di un paio di chilometri per fermarsi presso una casa di pastori o di guardaboschi in qualche valle solitaria per procurarsi un po' di cibo, o piuttosto per strappare qualche ora di sonno; e in tali occasioni il cane viene lasciato a capo della mandria, tutto da solo, bagnato, freddo e affamato, ma sempre vigile e fedele, finché nell'alba grigia del mattino il padrone torna con il cibo per la sentinella insonne della notte che, mangiando frettolosamente, in pochi minuti è di nuovo pronto per il duro lavoro, per un'altra tappa del lungo e stancante viaggio.

Ma dobbiamo fermarci e quando tutto ciò che si può dire è stato detto, si arriva alla conclusione che un Collie scozzese di pura razza, a pelo lungo o corto, è di gran lunga il miglior cane al mondo sotto tutti i punti di vista.