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Ultimamente mi capita molto spesso, lo ammetto senza
reticenze, di ritornare dalle esposizioni frustrata e confusa per i
giudizi cui ho assistito.
Come ha potuto il Giudice preferire gli esemplari che ha scelto come
vincitori? Quale è stato il suo metro di giudizio?
In genere, a mio modo di vedere, è molto facile per
un Giudice puntare il dito verso un vincitore e dopo andar via
tranquillo, lasciando tutti a riflettere su cosa vi abbia potuto
trovare e gli spettatori, confusi, ad insinuare di "politica",
"cecità", "incompetenza", o peggio.
Dovrebbe esserci una soluzione a questa confusione, e, a ben pensarci,
dovrebbe esistere un'opportunità da parte del Giudice di insegnare
e di guidare, ed un'opportunità concreta, per noi tutti, di imparare
qualcosa, opportunità che non stiamo sfruttando.
In primo luogo, si deve convenire che l'obiettivo delle esposizioni è
di valutare e premiare la perfezione. Nel senso più rigoroso le
esposizioni, ed in particolare le Speciali, si sono evolute come
mezzo per valutare gli esemplari della razza con la quale ci
confrontiamo. Tutte le razze hanno i loro standard, e quello del
Collie è uno dei più difficili da interpretare data l'importanza che
si dà alle qualità della testa ed all'espressione. Giudici ed
allevatori possono non essere d’accordo su questo e possono
concentrare la loro attenzione su caratteristiche diverse, ma,
fondamentalmente, possono e devono premiare quegli esemplari che
abbiano maggiori qualità. Le loro ragioni devono essere almeno
comprese, ancorché non condivise, dallo spettatore. Non è necessario
che tutti siamo d’accordo sul vincitore del giorno, come dire
“questo è ciò che offre la mostra”, ma la cosa più importante è
che il giudice sia in grado di spiegare il ragionamento che lo ha
portato a scegliere il vincitore in questione, e sarebbe molto utile
ed istruttivo che gli fosse richiesto di spiegare le sue decisioni,
lo stesso giorno, a bordo ring.
Non sto sollecitando un giudizio scritto per ogni esemplare a
concorso, benché questa sia una pratica in vigore in molti paesi
dell’area FCI, ma considero importante ed educativo per lo
spettatore un sistema, che può essere realizzato da ogni club di
razza e che richieda, come condizione ad ogni Giudice, una
valutazione orale del vincitore al termine dei giudizi, mentre i
cani sono ancora presenti nel ring. Si può sperare allora che il
Giudice descriva le qualità del cane prescelto e magari dia un'idea
del motivo della sua scelta.
Questo metodo sarebbe soddisfacente e ci permetterebbe di ritornare a
casa conoscendo almeno ciò che il Giudice cercava nei partecipanti,
invece di tentare di capire, grattandoci la testa, "che ci avrà
trovato di buono?". La conversazione, durante il ritorno a casa,
potrebbe allora focalizzarsi su come raggiungere quegli obiettivi,
invece di tentare di indovinare i motivi della sua valutazione.
Inoltre, forse l'esigenza di spiegare nel ring la sua scelta
stimolerebbe il Giudice a riflettere profondamente prima di
selezionare il prescelto, invece puntare un dito e poi allontanarsi
dal ring.
I giorni della "cena col Giudice" sono finiti, poiché
oggigiorno la maggioranza degli espositori si affretta a ritornare a
casa o a continuare il viaggio verso la prossima manifestazione, per
cui praticamente l'opportunità di conoscere l'opinione del Giudice è
scomparsa; dunque, il fatto che lo stesso Giudice possa spiegare il
perché della sua scelta mentre, privo ormai di impegni, se ne sta
nel ring vicino ai vincitori, sarebbe un'esperienza arricchente per
tutti e servirebbe a chiarire ciò che è stato male interpretato.
Abbiamo visto questa tecnica funzionare col "Virtue Reality"
(speciale che si tiene nell'ambito delle celebrazioni annuali di
Albert Payson Terhune - ndT) a Sunnybank, dove tre Giudici
confrontano le loro opinioni mentre valutano i diversi esemplari
concentrandosi sulle loro qualità. Dedicare 5 o 10 minuti di uno
show ad ascoltare un giudice che descrive i punti chiave della sua
scelta sarebbe un metodo di apprendistato molto prezioso.
Un altro aspetto positivo di questa valutazione orale è che i Giudici
sarebbero costretti ad articolare le loro opinioni. Questo li
incoraggerebbe a dare priorità al loro pensiero mentre si
concentrano sulle qualità che stanno cercando, perché alla fine il
loro compito sarebbe di dimostrare e sostenere la loro scelta. Anche
il vocabolario necessario per esprimere la loro opinione passerebbe
in primo piano, poiché dovrebbero focalizzarsi sulle qualità
positive del vincitore per poterlo poi premiare nel ring.
Forse non è facile da capire, ma se si riflette bene, questo processo
è quanto ogni allevatore dovrebbe fare nel suo canile per valutare i
propri esemplari al fine di poter progredire. Noi valutiamo i nostri
cuccioli e gli esemplari che selezioniamo per gli accoppiamenti, ed
anche nelle esposizioni tutti noi giochiamo ai "critici"
valutando i cani degli altri nelle nostre menti. Occorrerà allora far
pratica pensando al modo migliore per descrivere un cane ed
acquisire una certa dimestichezza con la terminologia più adeguata
per esprimere i nostri pensieri. Sarà necessario che il Giudice
familiarizzi con il linguaggio utilizzato nello standard della razza
per essere poi in condizioni di applicarla agli esemplari che ha
scelto per evidenziarne le qualità sulle quali si è basato per
selezionare il vincitore. Termini come "buone qualità da show"
o "ben presentato”
non sarebbero adeguati, perché il pubblico starebbe aspettando una
maggiore profondità nel suo ragionamento. E non è forse il tipo di
competenze che ci aspettiamo dai Giudici? Che abbiano la capacità
non solo di puntare il dito per indicare un vincitore, ma anche di
spiegare e difendere il loro criterio di scelta. Se hanno raggiunto
il successo come allevatori ed espositori fino ad essere autorizzati
a giudicare, non è forse questa una loro responsabilità? |