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 L'arte di allevare

 
 
 
 

 

Lester Ralph Blair

 

 
 
 
 

Responsabilità dei Giudici

di  Judie Evans  ( Clarion )

Judie Evans alleva collie negli Stati Uniti fin dal 1965 con l'affisso CLARION e da allora ha prodotto più di 90 campioni, tutti a pelo lungo. E' Giudice specialista della razza e fa parte della Commissione per l'Istruzione dei Giudici del Collie Club of America. Nel 2002 é stata premiata con l'ambito titolo di "Allevatore dell'anno" per il Pastore Scozzese, con ben 10 soggetti da lei allevati, che hanno completato i punti necessari per il titolo di Campione. Ha giudicato mostre speciali del collie negli Stati Uniti, in Canada, in Brasile, in Argentina e in Uruguay. I collie di Clarion vincono e si riproducono in Australia, Argentina, Brasile, Canada, Cile, Cina, Germania ed Uruguay.

Ultimamente mi capita molto spesso, lo ammetto senza reticenze, di ritornare dalle esposizioni frustrata e confusa per i giudizi cui ho assistito.
Come ha potuto il Giudice  preferire gli esemplari che ha scelto come vincitori? Quale è stato il suo metro di giudizio?

In genere, a mio modo di vedere, è molto facile per un Giudice puntare il dito verso un vincitore e dopo andar via tranquillo, lasciando tutti a riflettere su cosa vi abbia potuto trovare e gli spettatori, confusi, ad insinuare di "politica", "cecità", "incompetenza", o peggio.

Dovrebbe esserci una soluzione a questa confusione, e, a ben pensarci,  dovrebbe esistere un'opportunità da parte del Giudice di insegnare e di guidare, ed un'opportunità concreta, per noi tutti, di imparare qualcosa, opportunità che non stiamo sfruttando.

In primo luogo, si deve convenire che l'obiettivo delle esposizioni è di valutare e premiare la perfezione. Nel senso più rigoroso le esposizioni, ed in particolare le Speciali, si sono evolute come mezzo per valutare gli esemplari della razza con la quale ci confrontiamo. Tutte le razze hanno i loro standard, e quello del Collie è uno dei più difficili da interpretare data l'importanza che si dà alle qualità della testa ed all'espressione. Giudici ed allevatori possono non essere d’accordo su questo e possono concentrare la loro attenzione su caratteristiche diverse, ma, fondamentalmente, possono e devono premiare quegli esemplari che abbiano maggiori qualità. Le loro ragioni devono essere almeno comprese, ancorché non condivise, dallo spettatore. Non è necessario che tutti siamo d’accordo sul vincitore del giorno, come dire “questo è ciò che offre la mostra”, ma la cosa più importante è che il giudice sia in grado di spiegare il ragionamento che lo ha portato a scegliere il vincitore in questione, e sarebbe molto utile ed istruttivo che gli fosse richiesto di spiegare le sue decisioni, lo stesso giorno, a bordo ring.

Non sto sollecitando un giudizio scritto per ogni esemplare a concorso, benché questa sia una pratica in vigore in molti paesi dell’area FCI, ma considero importante ed educativo per lo spettatore un sistema, che può essere realizzato da ogni club di razza e che richieda, come condizione ad ogni Giudice, una valutazione orale del vincitore al termine dei giudizi, mentre i cani sono ancora presenti nel ring. Si può sperare allora che il Giudice descriva le qualità del cane prescelto e magari dia un'idea del motivo della sua scelta.

Questo metodo sarebbe  soddisfacente e ci permetterebbe di ritornare a casa conoscendo almeno ciò che il Giudice cercava nei partecipanti, invece di tentare di capire, grattandoci la testa, "che ci avrà trovato di buono?". La conversazione, durante il ritorno a casa, potrebbe allora focalizzarsi su come raggiungere quegli obiettivi, invece di tentare di indovinare i motivi della sua valutazione. Inoltre, forse l'esigenza di spiegare nel ring la sua scelta stimolerebbe il Giudice a riflettere profondamente prima di selezionare il prescelto, invece puntare un dito e poi allontanarsi dal ring.

I giorni della "cena col Giudice" sono finiti, poiché oggigiorno la maggioranza degli espositori si affretta a ritornare a casa o a continuare il viaggio verso la prossima manifestazione, per cui praticamente l'opportunità di conoscere l'opinione del Giudice è scomparsa; dunque, il fatto che lo stesso Giudice possa spiegare il perché della sua scelta mentre, privo ormai di impegni, se ne sta nel ring vicino ai vincitori, sarebbe un'esperienza arricchente per tutti e servirebbe a chiarire ciò che è stato male interpretato. Abbiamo visto questa tecnica funzionare col "Virtue Reality" (speciale che si tiene nell'ambito delle celebrazioni annuali di Albert Payson Terhune - ndT) a Sunnybank, dove tre Giudici confrontano le loro opinioni mentre valutano i diversi esemplari concentrandosi sulle loro qualità. Dedicare 5 o 10 minuti di uno show ad ascoltare un giudice che descrive i punti chiave della sua scelta sarebbe un metodo di apprendistato molto prezioso.

Un altro aspetto positivo di questa valutazione orale è che i Giudici sarebbero costretti ad articolare le loro opinioni. Questo li incoraggerebbe a dare priorità al loro pensiero mentre si concentrano sulle qualità che stanno cercando, perché alla fine il loro compito sarebbe di dimostrare e sostenere la loro scelta. Anche il vocabolario necessario per esprimere la loro opinione passerebbe in primo piano, poiché dovrebbero focalizzarsi sulle qualità positive del vincitore per poterlo poi premiare nel ring.

Forse non è facile da capire, ma se si riflette bene, questo processo è quanto ogni allevatore dovrebbe fare nel suo canile per valutare i propri esemplari al fine di poter progredire. Noi valutiamo i nostri cuccioli e gli esemplari che selezioniamo per gli accoppiamenti, ed anche nelle esposizioni tutti noi giochiamo ai "critici" valutando i cani degli altri nelle nostre menti. Occorrerà allora far pratica pensando al modo migliore per descrivere un cane ed acquisire una certa dimestichezza con la terminologia più adeguata per esprimere i nostri pensieri. Sarà necessario che il Giudice familiarizzi con il linguaggio utilizzato nello standard della razza per essere poi in condizioni di applicarla agli esemplari che ha scelto per evidenziarne le qualità sulle quali si è basato per selezionare il vincitore. Termini come "buone qualità da show" o "ben presentato” non sarebbero adeguati, perché il pubblico starebbe aspettando una maggiore profondità nel suo ragionamento. E non è forse il tipo di competenze che ci aspettiamo dai Giudici? Che abbiano la capacità non solo di puntare il dito per indicare un vincitore, ma anche di spiegare e difendere il loro criterio di scelta. Se hanno raggiunto il successo come allevatori ed espositori fino ad essere autorizzati a giudicare, non è forse questa una loro responsabilità?

   

 

   
 

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