Dedicato a ...  ECHUCA DYNAMITE DELINQUENT TENGEL                    L'opinione ...  LE RAGIONI DI UN CAMBIAMENTO                    Allevamento ...  LA GENETICA PER GLI ALLEVATORI:  CONCETTI GENETICI DI BASE                    Lavoro ...  IL CANE UTILE                    Storia ...  EVOLUZIONE DELLO STANDARD:  AMERICAN KENNEL CLUB

Home Mappa del sito La razza Links Libreria Contatti
   

 

 
 
 
 
 
 

 L'arte di allevare

 
 
 
 

 

Lester Ralph Blair

 

 
 

Razze o varietà?

di  Lucio Rocco  ( Porta Saracena )

Le origini della parola “razza” sono antichissime: ne furono trovati cenni in una stele egiziana del 19° sec. a.C. e più tardi ne dettero una definizione Erodoto (5° sec. a.C.), Aristotele (4° sec. a.C.) e Plinio il Vecchio (1° sec. d.C.). In tempi successivi se ne occuparono Linneo (1707-1778) e Blumenbach (1752-1840); ma il maggiore contributo al chiarimento di questo concetto fu dato da Charles Darwin (1809-1882).

Le razze canine sono state inizialmente selezionate per svolgere determinate funzioni e, di conseguenza, gli allevatori hanno cercato, prima in maniera istintiva, poi in modo sempre più disciplinato, di perfezionare quelle qualità ritenute utili a tali fini. Più di recente furono predisposti dei modelli a cui gli esemplari di una certa razza dovevano essere raffrontati. Erano nati gli standard, modelli di confronto per il giudizio delle varie razze. Successivamente, a seguito di più attenti studi, di più accurate misurazioni e di una più approfondita conoscenza dell’anatomia e della fisiologia del cane, nacque la necessità di modificare e migliorare gli standard.

Nel caso dei cani da pastore, il lavoro con le pecore portò a produrre due tipi di cani. I pastori “puri” si diffusero in aree geografiche, come l’Inghilterra, la Scozia e l’Irlanda, in cui i predatori erano pressoché assenti. Viceversa, in zone quali l’Europa centrale, ma più tardi anche in molte regioni degli Stati Uniti, i cani da pastore furono prevalentemente chiamati a svolgere compiti di guardiani e di protettori del gregge da predatori come il lupo, l’orso o il coyote. In queste regioni si sono evolute quindi razze più grandi e più dotate fisicamente. Gli istinti di questi due tipi di pastore sono assolutamente diversi. Fin da cuccioli, mentre i primi giocano correndo, inseguendosi e mordicchiandosi, gli altri si mostrano più interessati allo scontro fisico.

Del gruppo dei pastori puri facevano parte anche il rough e lo smooth collie. Pur essendosi sviluppate da antenati comuni, le due varietà cominciarono a separarsi con l’ulteriore differenziarsi del tipo di lavoro svolto e dei luoghi in cui veniva svolto. Mentre la varietà a pelo lungo lavorava con le greggi sugli altopiani scozzesi, lo smooth, a pelo raso, veniva usato come bovaro per guidare il bestiame a valle, dove il clima era più umido, ma meno rigido. Ad ogni qualità di mantello dunque corrispondeva un tipo differente di lavoro. Questo fatto indusse, nella classificazione europea, la necessità di creare due razze separate. In America, invece, questa necessità non fu sentita, ma il collie a pelo lungo, con il suo aspetto più elegante, divenne popolare soprattutto come cane da esposizione, mentre lo smooth, a pelo corto, fu più usato come cane da fattoria. Essendo i due tipi rimasti varietà di una singola razza, continuarono ad essere incrociati tra loro, cosa che nessuno farebbe in Europa, ma molti allevatori americani ritengono che questo sia servito a migliorare la qualità degli smooth americani. Le differenze numeriche con cui i due tipi di mantello si allevano in Europa (solo 63 iscrizioni di Smooth in Gran Bretagna nel 2007) con le conseguenze che esse comportano, fa pensare che la divisione voluta nel secolo scorso non sia stata felice.

L’originale standard della razza, del 1881, era unico per smooth e rough collie, citando come unica differenza: “il Collie a pelo corto differisce da quello a pelo lungo solamente per la lunghezza del suo mantello, che dovrebbe essere duro, denso e piuttosto corto.”.

Mettendo a confronto oggi, punto per punto, gli attuali standard si scopre che l’unica differenza significativa è la grandezza dell’orecchio, che lo standard vuole piccolo nel rough collie e grande nello smooth. Un po’ poco per definire una nuova razza!

Ricordiamo allora come si trasmette geneticamente il carattere lunghezza del pelo. Esso è legato ad un gene di cui conosciamo due alleli. Il primo, che indicheremo con L, iniziale di liscio, è dominante e causa il pelo liscio o corto; il secondo, che indicheremo con l, è recessivo e causa il pelo lungo. Probabilmente il quadro del meccanismo dell’ereditarietà è completato da una serie di geni ad eredità intermedia che determinano casi particolari ma che, in seguito alla selezione, potrebbero essere spariti nel collie (Crawford e Loomis, 1978).

Gli individui geneticamente possibili sono dunque:

 Pelo corto (omozigote)

LL

 Pelo corto (eterozigote)

Ll

 Pelo lungo

ll

 Ricordiamo, a solo titolo informativo, che esiste un test sul DNA in grado di stabilire se un cane ha genotipo LL, oppure Ll.

Gli accoppiamenti possibili tra le due varietà sono:

Oggi probabilmente esistono in Europa solo collie che geneticamente sono LL (smooth omozigote) o ll (rough), essendo la varietà eterozigote (Ll) scomparsa negli anni in seguito alla selezione. Ma non è stato sempre così, anzi almeno fino alla metà del XX secolo le tre varietà esistevano e si interriproducevano. La campionessa Redevalley Rosita of Ladypark (nata il 23.7.1949) di proprietà dell’allevamento Peterblue, ha prodotto, intorno al 1950, 6 campioni in tre cucciolate. Questa cagna aveva il pelo corto, ma in tutti e tre i casi è stata accoppiata con un pelo lungo. Ebbene, essa non ha mai prodotto cuccioli a pelo lungo, cosa che dimostra che questa campionessa doveva essere omozigote (LL) ed accoppiata con dei maschi a pelo lungo (ll) ha dato solo smooth collie (Ll). Sta di fatto che all’epoca le due varietà di pelo venivano incrociate con una prassi del tutto normale.

Nel 1984 il prof. Raymond Triquet, Presidente della Commissione Scientifica e della Commissione degli Standard della FCI, su incarico della stessa FCI, ha dato una definizione zoologica e tecnica dei concetti di razza e varietà.

Razza è, secondo Triquet, un gruppo di individui con caratteristiche comuni che li distinguono dagli altri membri della loro specie, caratteristiche che possono trasmettersi geneticamente da una generazione all’altra.

Una varietà è invece, sempre secondo Triquet, una suddivisione all'interno di una razza, i cui componenti hanno una caratteristica comune, geneticamente trasmissibile, che li distingue dagli altri esemplari della stessa razza.

Sempre continuando con le definizioni di Triquet, lo standard è la descrizione di quel gruppo di caratteristiche che definiscono una razza. Esso viene preso come punto di riferimento quando un esemplare è esaminato per giudicarne la conformità alle caratteristiche morfologiche della razza stessa.

Ultimamente il Prof. Bernard Denis (Commissione scientifica della FCI), su sollecitazione degli organi esecutivi della stessa FCI, è stato costretto ad ammettere che "molte delle razze riconosciute attualmente sono, nella realtà, da un punto di vista scientifico, delle varietà".

Ogni razza ha uno standard, che è fissato dall'associazione di razza del paese d’origine. Solo questa può cambiare lo standard, che sarà il solo riconosciuto dalla FCI. Non essendo però lo standard una religione, lo si può contestare senza essere tacciati di eresia, tenendo presente che il fine ultimo di ogni allevatore è il mantenimento delle capacità di lavoro originali (che sono le finalità per cui la razza è stata creata) ed il miglioramento genetico della razza stessa, e senza dimenticare che in fin dei conti una razza animale è patrimonio dell’intera umanità.

Recentemente Donna Housley e Patrick Venta (ricercatori della facoltà di medicina veterinaria dell’Università del Michigan) hanno pubblicato un lavoro nel quale dimostrano che il gene che causa la lunghezza del pelo in parecchie razze di cani è il fattore FGF5 (Fibroblast Growth Factor 5) di sviluppo del fibroblasto (cellule del tessuto connettivo). I due ricercatori sono arrivati a studiare questo gene perché causa il carattere “angora” nel topo. I loro studi sui cani, iniziati con i Welsh Gorgi Cardigan, hanno provato che la mutazione FGF5 causa differenze di lunghezza del pelo nel Corgi, nel Collie, nel Border Collie, nel pastore tedesco e nel bassotto. Alla International Conference on Advances in Canine and Feline Genomics, tenutasi in Canada nel 2006, la Dott.ssa Housley ha affermato che la differenza di lunghezza del pelo in alcune razze canine, tra cui il collie, è dovuta a questa mutazione e che attualmente si stanno studiando altre razze per determinare se le differenti lunghezze di pelo sono provocate dalla stessa mutazione, che, geneticamente, ha comportamento autosoma recessivo.

Se è dunque vero, come afferma Triquet (e dunque la FCI) che una razza è un gruppo di individui con caratteristiche comuni che li distinguono dagli altri membri della loro specie, mentre una varietà è un gruppo di individui della stessa razza i cui componenti hanno una caratteristica comune, geneticamente trasmissibile, questa caratteristica è, nel caso che stiamo esaminando, la lunghezza del pelo e dunque il rough collie e lo smooth collie (da un punto di vista genetico, l’unico cui appartiene il concetto di razza) sono varietà della stessa razza, perché è evidente che la mutazione di un solo gene non può determinare una nuova razza, mentre risponde esattamente alla definizione di varietà proposta dal prof. Triquet.

   

 

   
 

Testi, immagini e commenti sono di proprietà dei rispettivi autori con la cui autorizzazione possono essere utilizzati.
Allo stesso modo, delle notizie, immagini o commenti qui riportate da altre testate, libri o siti internet, sarà sempre citata la fonte d'origine.

Dove non sia possibile rintracciare gli autori o aventi diritto i webmaster si riservano, opportunamente avvertiti, di dar loro credito.

Copyright ©2006 CCI - Italy

L'informazione pubblicata è NO PROFIT.

 Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità,

ma secondo la disponibilità dei testi.

Esso pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62/2001