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Nel 1963 esisteva solo il Kennel Club
Argentino. Era diretto in maniera autoritaria da una élite che
riteneva, senza ombra di dubbio, che lo sport della cinofilia fosse
riservato solo a persone benestanti e di un certo ceto sociale, che
fosse cioè, un'attività "da signori". Il loro modello era il
Kennel Club Inglese e si importavano, quasi esclusivamente,
soggetti dall'Europa. La Direzione era allineata su queste
convinzioni, per la Presidenza si cercava qualcuno che avesse
qualche titolo nobiliare o almeno un suo parente prossimo e della
Commissione Direttiva facevano parte esclusivamente persone con una
posizione finanziaria notoriamente solida. Dall’alto del suo trono,
il Re o la Regina di turno nominava i giudici tra i suoi amici
fedeli, concedeva permessi per organizzare esposizioni nelle
province, benediceva qualche Club di Razza inventato da qualche
simpatizzante e pilotava, anche in forma svergognata, il risultato
delle esposizioni. Tutto ciò in difesa, ovviamente, dell’adesione
alla
Federazione Cinologica Internazionale e del conseguente
sfruttamento del Registro Genealogico.
La parola democrazia era sconosciuta
anche in quell'epoca, per questo motivo i soci si dividevano in
membri effettivi e membri aderenti. I primi erano coloro che
potevano esercitare i diritti societari di scegliere e di essere
scelti, i secondi avevano un solo diritto: pagare la quota
sociale. Ogni anno bisestile, più o meno, avveniva un miracolo:
un membro aderente era promosso a membro effettivo, generalmente
come ricompensa per qualche importante servigio reso o come
dimostrazione della stima della Commissione per la fedeltà
dimostrata.
Non è mio proposito dilungarmi troppo su
questo capitolo della storia della cinofilia argentina, ma tuttavia,
a volte, conoscere il passato è utile per comprendere i fatti del
presente, dentro uno stesso ambiente.
Un bel giorno, stufi di tanta
ingiustizia e discriminazione, un gruppo di cinofili, hanno deciso
di rischiare di essere espulsi, ed hanno fondato la FCA
(Federaciòn Cinològica Argentina). Non erano molti, tutti
sapevano perfettamente ciò che rischiavano, e tuttavia quella volta
si unirono in un'impresa comune, dimenticando disaccordi e rivalità
sportive, aspirazioni e cariche, per raggiungere un ideale
irrinunciabile. Così nacque la nostra Federazione, senza Registro,
senza adesione internazionale, senza sede, senza giudici, senza
alcun peso.
E allora? Avevano i cani ed i cinofili!
Ed avevano anche l'onore ed il coraggio di opporsi ad una dittatura,
quantunque cinofila, senza riflettere sui prezzi personali da
pagare.
Per arrivare ad essere, materialmente
intendo, quello che è oggigiorno la Federazione, è corsa molta acqua
sotto i ponti; ma è giusto mandare un ricordo affettuoso e commosso
a chi lo rese possibile.
Tuttavia, se osserviamo oggigiorno il
funzionamento di quest’ente che i nostri predecessori contribuirono
a creare, non credo che essi si sentirebbero soddisfatti della loro
creatura. I motivi per i quali quei cinofili del passato si
staccarono dal Kennel, ancora sussistono, in parte. L'organizzazione
politica è completamente diversa da quella che imperava nel Kennel;
lì si eleggevano i membri individualmente, mentre nella Federazione,
che è un’Associazione Civile di secondo grado, votano i Club
affiliati. Ma nonostante l'apparente progresso del sistema, nella
pratica non è così.
Il problema principale è che la
maggioranza dei dirigenti cinofili, salvo rispettabili eccezioni,
sono convinti che gli incarichi di cui si pavoneggiano siano parte
di una monarchia ereditaria. E questo vale dal più modesto Club di
provincia o di razza, fino ai più alti incarichi direttivi. Non
superare un'elezione si trasforma in una specie di tragedia
personale, e questa ossessione di perpetuarsi negli incarichi,
presente assolutamente a tutti i livelli, fa sì che non esista la
benché minima possibilità di rinnovamento, pure molto necessario.
Quello che non si rinnova, inevitabilmente si arena; il dirigente
comincia a credersi indispensabile e l'attività decade per mancanza
di creatività e di spinta. E' di pubblico dominio che ci sono
persone che rimangono per venti o venticinque anni ai vertici di
Federazioni o Club, e non solo nella Cinofilia.
Questo perpetuarsi dei loro incarichi,
normalmente ottenuti tramite intricate alleanze con i dirigenti, o
parte di essi, può solo, dopo un certo tempo logico, pregiudicarne
l'attività. Inoltre, per rimanere indefinitamente ai loro posti,
devono fare in modo che anche i loro elettori rimangano nei loro;
così ostacolano non solo il necessario rinnovamento nei loro
incarichi, ma anche il ricambio generazionale delle altre
istituzioni.
Come conseguenza di ciò, possiamo vedere
Kennel senza soci o con soci apparenti, o che organizzano
esposizioni senza cani nelle loro rispettive zone di influenza, o
che non hanno Giudici per le loro Giurie, infine, gruppi che si
proclamano Club, e che sono composti solo dal loro Presidente e da
qualche aiutante. In queste stesse entità che sono una minoranza, ma
che pure esistono, chiedere una elezione di cariche o un bilancio, è
un insulto personale.
Ed i Club di razza funzionano meglio?
Alcuni sì, ad essere onesti, la maggior parte; ma esistono anche
quelli che non fanno un’esposizione in tutto l’anno ed altri che
sono solo un francobollo di gomma, meno che al momento di votare. E
non vorrei dimenticarmi di uno di loro, ben noto nell'ambiente, che
si riserva il diritto di ammissione dei soci ...".
Concedere da parte dell'associazione
centrale a questo tipo di "Club", il diritto di organizzare
esposizioni a pagamento, è molto simile al permesso che dava la
Regina inglese a certi navigatori dei secoli scorsi: un brevetto da
corsaro. Perché, non siamo ingenui, le esposizioni danno guadagni, a
volte pochi, ma perdere denaro, quasi mai. Dieci anni fa, ebbi
l'onore di aiutare ad organizzare le esposizioni di tre associazioni
dell'interno, e nessuna ebbe mai perdite, che io sappia. E durante
il tempo in cui fui Tesoriere della FCA, neanche.
L'aspetto politico non solo si limita
alle relazioni della FCA coi suoi soci, ne consegue anche la
decadenza dell'attività cinofila, la sospensione di esposizioni,
mostre consecutive a migliaia di chilometri di distanza, intoppi
ingiustificabili per l'adesione di nuovi gruppi, etc. Persino la
nomina di nuovi giudici, tanto necessari, viene pregiudicata per la
mancanza di trasparenza nei suoi meccanismi e nelle sue regole.
Molti
anni fa, un dirigente cinofilo molto in alto, molto importante per
aver ottenuto che la FCI, in una risoluzione storica e senza
precedenti, togliesse il riconoscimento al Kennel Club per
concederlo alla Federazione, parlando del tema della nomina dei
Giudici, mi disse: "... guardi, Fernando, capisca che la nomina
dei giudici è un tema politico". Discutemmo a lungo, poiché io
sostenevo, con ferma convinzione, che quello era un tema
eminentemente tecnico. Passarono molti anni, quel dirigente oramai
non c'è più
ed io riconosco che a quell'epoca ero molto giovane; ma sappiano,
i miei cari lettori, quell'uomo aveva ragione! Prova di ciò è che il
Consiglio dei Giudici è nominato dal Comitato Esecutivo; deve essere
un caso unico, immaginate se alla Scuola degli Avvocati, o degli
Ingegneri, o dei Medici si fosse designati dal Potere Esecutivo!
Ricordate Orwell?: "TUTTI GLI ANIMALI
SONO UGUALI, MA ALCUNI SONO PIU’ UGUALI DI
ALTRI"! |