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Ogni tanto accade di imbattersi in qualche storia
“dimenticata”, o peggio "cancellata" da una volontà oscura il cui
fine risulta incomprensibile. Quando il filo della memoria viene
spezzato, rimane nel tempo una ferita sanguinante e si diventa
complici di un’ingiustizia perpetrata verso persone che avrebbero
meritato ben altro trattamento da parte di chi, a vario titolo, si è
interessato alla loro vita.
La
storia di James Albert McGlynn è oggi quasi completamente sparita
dalla mente delle generazioni di allevatori che non lo hanno
conosciuto ed il suo nome figura ormai solo su poche pagine
ingiallite di vecchie e quasi introvabili riviste dedicate al
collie.
Eppure, per la nostra razza, Mickey (come veniva chiamato) ha
letteralmente sacrificato la sua stessa vita.
“James McGlynn era una persona speciale, un insieme assolutamente
unico di intuito e determinazione. Possedeva, più di chiunque altro
io abbia conosciuto, quella combinazione di caratteri che avrebbe
avuto maggiori probabilità di successo nell’allevamento del collie
bianco”.
Così David Marvel lo descriveva nell'articolo pubblicato su
Collie Cues nel 1981. Per questo motivo ci è
parso giusto dedicare a lui la prima pagina del nuovo anno in cui
ricorre il 130° anniversario della nascita, riflettendo un poco sul
significato che anche in campo cinofilo può avere la memoria, in
un'epoca in cui tutti inseguono invece la fama, e sul contrasto che
anche qui esiste tra l’immortalità guadagnata col sacrificio e
l’immoralità dei tempi nostri. Grazie all'articolo
di David Marvel trent'anni fa conoscemmo gli ultimissimi,
stupefacenti anni di Mickey ed oggi, dopo le ultime ricerche di
Lucio Rocco, abbiamo la certezza che lui rimase sempre lo stesso per
tutta la vita e che trentaquattro anni prima della sua prematura
scomparsa, era già pronto a battersi per ciò che riteneva giusto e
persino a sacrificare la sua stessa sicurezza.
Altezza
media, corporatura media, occhi azzurri e capelli neri, James A.
McGlynn era nato il 28 novembre del 1881 nel North Dakota, figlio di
un ricco agricoltore.
Cresciuto a Sydney nel Montana, sposò nel 1908 Louise Eliza Dubeau,
da cui ebbe quattro figlie Lucille, Vivian, Phyllis e Catharine.
Commerciante di combustibili, si occupò attivamente di politica, fu
infatti un organizzatore della
Non-Partisan League, formazione politica fondata nel 1915 negli
Stati Uniti, che dal North Dakota si diffuse presto in tutto il
Midwest americano ed in Canada.
Il 1918 sarebbe stato un anno disastroso per molta gente, James A.
McGlynn dimostrò invece in quell'anno di che pasta era fatto, di
essere una persona che non rinunciava mai a dire la verità, che mai
scendeva a compromessi e che sapeva affrontare pene anche ingiuste.
Così era Mickey, senza ombra di dubbio. La storia
inizia nei primi mesi del 1918 con Mickey al bar con gli amici. Dopo
aver sentito un'affermazione che lui in tutta sincerità riteneva
falsa, ne contestò gli artefici, e fu da questi duramente picchiato
e denunciato. Al processo, il 29 marzo 1918, finì per essere
arrestato con la grave accusa di sedizione. Motivo dell'arresto:
aver detto, in una conversazione al bar, che i bambini mutilati,
mostrati per provare la ferocia dei nemici tedeschi, si erano in
realtà feriti nelle fabbriche degli Stati
americani
dell’Est. La giuria si espresse 11 contro 1 per una condanna a non
meno di 10-15 anni di reclusione ma, a causa dell’incertezza di uno
dei giurati, fu raggiunto un compromesso e gli fu comminata una
multa di 500 dollari. McGlynn però, saldo nei suoi
principi, si rifiutò di pagare e rimase in carcere. Come disse molti
anni dopo David Marvel, "era un leader, non un servo, e non era
avvezzo a fuggire di fronte ad una sfida". Nel
mese di dicembre del 1918 la Corte Suprema emise un ordine di
habeas corpus e tre anni dopo annullò la sentenza.
Durante la prima guerra mondiale la sedizione era un crimine molto
serio, quasi come il tradimento. Sedizione era la promozione di ogni
forma di resistenza contro il governo, con il linguaggio o la
scrittura. La sedizione è reato in molti Paesi di ogni continente.
Negli Stati Uniti essa fu perseguita in diversi momenti della
storia, in particolare durante la presidenza di John Adams con gli
Alien and Sedition Acts del 1798, durante e dopo la prima guerra
mondiale, e con la legge Smith del 1940, usata per reprimere
l'appartenenza al Partito Comunista.
Gli Stati Uniti, così come altre Nazioni, non sempre hanno corretto
rapidamente i torti fatti, così solo nel 1964 la Corte Suprema
stabilì che le pene per la sedizione erano contrarie al Primo
Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che sancisce in
sostanza la libertà di parola; nel frattempo però 79 persone (76
uomini e 3 donne) erano state condannate per sedizione nel Montana
tra il 1918 e il 1919. In particolare la legge sulla
sedizione dello Stato del Montana, emanata nel febbraio 1918,
criminalizzava qualsiasi cosa fosse stata detta o scritta contro il
governo o contro la sua condotta nella guerra.
Molte
di quelle 79 persone scontarono per intero la loro pena e qualcuno
di loro morì in carcere. Le condanne prevedevano la reclusione fino
a 20 anni e multe fino a 20.000 dollari, ma tra queste persone
Mickey fu uno splendido esempio, seguito presto da altri, di
vocazione a combattere le ingiustizie. Un libro
pubblicato nel 2005, “Darkest Before Dawn” del Prof. Clemens
P. Work della Scuola di Giornalismo dell’Università del Montana,
riaprì il caso di quei 79 condannati ingiustamente. Nella conferenza
stampa che seguì la pubblicazione del libro, tenuta nella libreria
Fact & Fiction di Missoula nel Montana, l’autore formulò
l'augurio che un giorno quelli che erano stati così ingiustamente
condannati sarebbero stati riabilitati. Il Professor
Jeff Renz e sette dei suoi studenti di legge dell’Università degli
Studi del Montana accolsero l’appello ed assunsero la difesa penale
dei condannati per richiedere una grazia postuma. Tre studenti di
giornalismo si accollarono l’onere di rintracciare parenti e
discendenti di quei 79 e con l’aiuto di giornali e radio nazionali,
finalmente, il 3 maggio 2006, in una commovente cerimonia nel
Campidoglio di Helena, il Governatore Brian Schweitzer (accompagnato
da Jag, il suo border collie) firmò il Proclama del Perdono.
Questa storia non può essere ignorata se vogliamo capire chi era
veramente il nostro Mickey, poiché essa fu solo un'anticipazione di
quanto accadde più tardi nella sua vita.
In un articolo di Carole Kujala,
“Collies in the Northwest", si trovano le prime informazioni
su James A. McGlynn come allevatore. Il suo affisso
era
Collalba da "Coll", per Collie e "Alba", parola latina per
bianco. Nel 1946, all’età di 65 anni, James McGlynn possedeva tre
Collie bianchi. Aveva un sogno però, quello di riuscire a produrre
dei collie bianchi dal colore eccezionale. Il suo programma di
allevamento era semplice: allevava in consanguineità su un vecchio
stallone, Lodestone Landmark, uno dei più grandi stalloni
americani di tutti i tempi, nato nel 1929 e allevato da Fred e Madge
Kem (Lodestone) e sulle classiche linee di sangue americane
di Olympic, Bandoliera, Ardwick, e Parader.
Solo poche settimane prima di morire Mickey scrisse a Bonnie Randall
rivelandole che era arrivato al punto in cui era insistendo molto
sulla linea dei Parader, soprattutto per migliorare mantello e
temperamento. Nel 1947 James McGlynn venne eletto
Presidente dell’Overlake Collie Club; era cosciente di non
aver molto tempo a disposizione per realizzare i suoi progetti, data
la sua età già avanzata, ma gli dava speranza il pensiero della
longevità dei suoi genitori vissuti fino a 90 anni. Come confidò a
Bonnie Randall, “non ho nessuna intenzione di rovinare questo
record di famiglia”.
Nel 1949, McGlynn dette un notevole contributo alla riscrittura
dello standard (americano) del Collie, che
finalmente
dava riconoscimento ufficiale alla varietà bianca. Nello stesso anno
fondò un club di appassionati del collie bianco, chiamato "White
Collie Breeders Association",
con lo scopo di divulgare e pubblicizzare il collie bianco e
promuovere il miglioramento della qualità del colore. McGlynn fu
anche il redattore dell’organo di stampa dell’associazione, il
"White Collie Bulletin", fino alla sua morte.
La prova del successo del suo impegno sta nei diciotto collie
bianchi che finirono il loro campionato tra il 1949 e il 1952,
contro i soli tre che lo avevano fatto negli anni precedenti.
Grace Clark Seaman, compianto Giudice dell'American Kennel Club e
specialista dei collie bianchi, ricordava con queste parole
quest'uomo mite:
"Non ricordo di aver mai conosciuto nessuno così premuroso verso
i sentimenti degli altri. Questo era un aspetto istintivo del suo
carattere, e non una maniera studiata di comportarsi".
Nel
1952 James McGlynn ebbe finalmente la sua terza cucciolata di collie
bianchi, quella per cui aveva lavorato a lungo e da cui sperava di
veder realizzati i propri sogni. Louise Johnson (Silcrest),
che ebbe la fortuna di vedere questi bellissimi batuffoli bianchi,
sottolineò la qualità eccellente della cucciolata. Rintracciata
oggi, dopo 59 anni, ci ha detto: "Quei cuccioli
avevano tutte quelle qualità che più mi hanno interessato nei
bianchi. Ricordo ancora la buona ossatura e la solidità della
struttura. Piccoli corpi candidi, splendidamente equilibrati,
apparivano immediatamente come grandi promesse. Mi sarebbe piaciuto
molto averne avuto uno".
Ma James McGlynn non riuscì a veder il frutto del suo lavoro, un
feroce destino infatti lo stava aspettando. A
Woodinville (Washington) la sera di venerdì 11 gennaio 1952 era una
serata molto fredda; Mickey, dopo aver acceso la stufa a petrolio,
uscì dal canile e, come era sua abitudine, raggiunse il locale della
signora Stone sull’altro lato della strada, per riscaldarsi con una
buona tazza di caffè caldo. Era preoccupato però per quella stufa,
così tornò indietro appena in tempo per vedere il suo canile in
fiamme. Cercò disperatamente di mettere in salvo i suoi sette
cuccioli bianchi, ma le fiamme avanzavano precipitosamente. In poco
tempo i suoi vestiti presero fuoco.
Il fuoco divorò il canile di Collalba.
McLynn fu portato al Kirkland Hospital. Aveva ustioni sul 40% del
corpo, e le sue ultime parole furono di rimpianto per i suoi
cuccioli: “erano tutto ciò per cui ho lavorato”, ebbe la
forza di dire. Morì all’alba di domenica mattina 13
gennaio.
"Credo – racconta Louise Batsch -
che la perdita dei suoi amati cuccioli gli abbia spezzato il
cuore”.
Come Ken Martin scrisse più tardi su Collie Cues,
"letteralmente parlando, egli è vissuto ed è morto per i suoi
Collie. Io so che Mickey McGlynn non avrebbe desiderato un modo
diverso di morire".
Mickey McGlynn ha affidato la sua vita alla storia, e tutti lo
ricorderanno e seguiranno il suo esempio fino a quando quella storia
sarà raccontata. Era davvero un Campione nel combattere i torti, nel
soccorrere gli indifesi e gli oppressi, anche rischiando la propria
vita.
Ai lettori, David Marvel ha voluto ricordare che il
sacrificio di Mickey può rivivere ancor oggi attraverso la sua
capacità di lavorare per valorizzare il collie bianco: "Così,
quando incontrerete un affascinante collie bianco, penserete: é il
collie di Mickey!". |