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La razza

4 Ottobre 2006

Presentazione

di  Rawdon Lee

Il brano che segue é tratto dal libro A HISTORY AND DESCRIPTION OF THE COLLIE OR SHEEP DOG IN HIS BRITISH VARIETIES di Rawdon Lee, pubblicato da Horace Cox di Londra nel 1890. Si tratta di uno dei primi tentativi di raccontare l'origine dei cani da pastore delle isole britanniche basandosi su dati storici. L'esattezza di certe informazioni e l'avvedutezza di alcune intuizioni meravigliano ancor oggi dopo oltre un secolo, per cui possiamo senz'altro affermare che questo libro costituisce ancor oggi la maggior fonte di informazioni esistente sul collie.

A differenza di molte varietà di cani  delle isole britanniche, in gran parte indigene di quei luoghi, il cane da pastore, in una forma o nell'altra, é presente in ogni emisfero ed in ogni paese in cui le pecore, le capre e i bovini costituiscono una parte consistente della ricchezza degli abitanti, le cui vite sono, di conseguenza, più o meno pastorali. Così, per raccontare la sua storia dobbiamo tornare indietro a molte centinaia di anni fa, essendo in verità i particolari sulla sua origine oggi quasi del tutto dimenticati.

Molti eminenti naturalisti, Buffon tra i primi, erano del parere che il cane originario fosse un cane da pastore, o un cane che in qualche modo rispondesse allo stesso scopo: un animale abbastanza abile da aiutare il pastore a sorvegliare le greggi e gli armenti, abbastanza forte da proteggerli da animali feroci e sufficientemente aggressivo da mantenere a distanza ladri e rapinatori. Perciò, in quei paesi dove gli animali selvatici erano potenti e numerosi, i cani da pastore erano, e sono tuttora, grandi e forti in proporzione, mentre qui in Gran Bretagna, dopo l'estinzione del lupo, i cani da pastore hanno perso gradualmente la loro ferocia e, producendo come al solito la natura il più adatto alla funzione, ci ha regalato la creatura intelligente e bella che, in una forma in qualche modo migliorata, ancora sopravvive nei tempi attuali.

Gli enormi cani del Tibet, all’apparenza più mastini che altro, costituiscono l'anello di congiunzione tra il cane da pastore moderno ed il suo antenato storico, quando quest'ultimo fu chiamato a svolgere, come già detto, quelle importanti funzioni che gli venivano richieste. E molte tribù di pastori nomadi dell'Asia avevano infatti cani da pastore  forti e violenti come non mai. Gran parte della loro ferocia è oggi andata persa ed anche laddove le greggi formano la ricchezza principale del paese, cercheremmo invano quelle capacità quasi umane e quello straordinario istinto che si trova nel comune cane da pastore delle isole britanniche.

Più frequentemente che non quelli del Tibet, noi vediamo in questo paese i cosiddetti cani da pastore dei Pirenei, che di tanto in tanto appaiono nelle nostre mostre. Anche in questo caso abbiamo un animale di grandi dimensioni, potente, bello e dotato di forza sufficiente, se ne possiede il coraggio, per affrontare con successo qualsiasi lupo cui venisse l'idea di aggredire una delle pecore del suo padrone. Il cane dei Pirenei, così come il suo cugino del Tibet, è dotato delle caratteristiche più idonee per essere utile al pastore sulla sua montagna nativa. Questo cane non solo è utile per evitare che il gregge si disperda, ma anche per custodirlo dagli attacchi di lupi e volpi, che non sono affatto infrequenti. I cani da pastore (o da guardia) dei Pirenei qui pesano circa 80 lb, sono per lo più di colore bianco, con marcature fulve o marrone chiaro, apparentemente simili a quelle che si potrebbero immaginare prodotte da un incrocio tra un collie scozzese come lo vediamo oggi e un moderno San Bernardo. E' di colore chiaro e feroce di espressione, mentre il cane asiatico, usato per scopi analoghi è di colore scuro, nero e marrone e di aspetto feroce.

 Ho citato inizialmente queste due varietà al fine di attirare l'attenzione sul fatto che tali cani esistono, e in una certa misura sono utilizzati per la protezione delle greggi e delle mandrie ma, personalmente, non credo che abbiano alcun diritto ad essere classificati tra i cani da pastore veri e propri.

Ci sono poi anche i cani da pastore dell'Himalaya, ancora forti e feroci animali, guardiani di greggi e mandrie dei loro padroni. La maggior parte dei paesi ha allevato un tempo questi  o altri animali simili, da cui é derivato evidentemente il ceppo comune.

Sia Omero che Virgilio fanno ripetute allusioni ai cani con svariate descrizioni; quelli dei porcari costituiscono forse il più vicino approccio ai cani dei pastori. Essi sono a volte chiamati cani selvatici, altre volte mastini.

Nè de le cure tue restino i cani
l’ultima, o la minor: di pingue siero
lo spartan velocissimo e il feroce
molosso nutrirai. Finchè custodi
saran questi a l’ovil, notturni ladri
temer non devi, o di voraci lupi
insidïoso assalto, o che a le spalle
stuol ti sorprenda di vaganti Iberi.
E con essi potrai sovente al corso
gli onagri paurosi e le orecchiute
lepri inseguire, e le veloci damme;
e co i latrati lor fuor de le macchie
i cignali stanar, e giù da i monti
cacciar gridando ne la rete i cervi.

Dal Libro III delle Georgiche di Virgilio

 

   

 

   
 

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