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La displasia dell’anca è una malattia che
interessa l’articolazione formata dall'estremità del femore (testa
del femore) con la parte del bacino detta acetabolo; il
funzionamento di questa articolazione (anca) si può
paragonare a quello di una sfera che ruota sulla superficie interna
di una semisfera, ed il contatto avviene tra la superficie esterna
della testa del femore e la superficie interna dell'acetabolo. La
malattia è dovuta alla presenza di una cartilagine acetabolare più
plastica del normale, e quindi più facilmente deformabile (teoria
della displasia acetabolare) e/o alla scorretta posizione dei
capi articolari (teoria della lassità legamentosa). In ogni
caso ne consegue l’usura e l’erosione delle cartilagini articolari
che rendono instabile l'articolazione e provocano un movimento
scorretto del bacino.
I sintomi iniziali consistono in una
difficoltà nel sollevarsi, nel camminare, nel correre o nel fare le
scale, movimenti che causano dolore agli arti posteriori. Il
soggetti malati presentano spesso un'andatura ondeggiante con
tendenza a spostare il peso del corpo sugli arti anteriori, cosa che
provoca a lungo andare un maggiore sviluppo della muscolatura
dell'anteriore ed un'atrofia di quella posteriore. Spesso è
evidente, nei cani displasici, il tipico "passo del coniglio",
che consiste in un avanzamento simultaneo degli arti posteriori. Se
un cane zoppica, generalmente un arto è più gravemente colpito dell'altro,
ma, nel caso di displasia bilaterale, questo segno clinico risulta
mascherato. Un segnale altamente significativo è costituito dal
fatto che i cani displasici hanno un passo breve, dovuto alla
difficoltà di estendere l'articolazione dell'anca a causa del dolore
che questo movimento provoca.
La diagnosi si fa mediante un esame
radiologico delle articolazioni coxo-femorali eseguito con il cane
sotto anestesia.
Secondo i protocolli ufficiali la
radiografia deve essere fatta da un veterinario autorizzato che poi
invierà le lastre alla centrale di lettura specializzata.
I risultati, secondo la codifica FCI,
possono essere:
Grado A: nessun segno di displasia
dell'anca (HD0/HD-)
Grado B: articolazione dell'anca
quasi normale (HD1/HD+/-)
Grado C: leggera displasia dell'anca
(HD2/HD+)
Grado D: media displasia dell'anca
(HD3/HD++)
Grado E: grave displasia dell'anca
(HD4/HD+++)
La terapia nei casi più gravi è di tipo
chirurgico, altrimenti è sufficiente una terapia medica di tipo
conservativo finalizzata, mediante l'uso di antinfiammatori, a
ridurre il dolore.
La displasia dell'anca è una malattia
genetica la cui trasmissione ereditaria è di origine poligenica
(i geni interessati sarebbero da 10 a 100) con un grado di
ereditabilità del 20-40%. L'incidenza dell'ambiente è probabilmente
più indiretta che diretta, ossia le condizioni ambientali
aggraverebbero la situazione in soggetti già predisposti, piuttosto
che essere causa diretta della malattia; infatti il mutamento delle
condizioni ambientali non influisce sul numero di soggetti malati.
L'origine multifattoriale della malattia è provata anche dal fatto
che da genitori esenti nasce una progenie malata in una percentuale
calcolata in circa il 40% e viceversa, da genitori malati, nasce
progenie sana in una percentuale di circa il 16%.
Le indagini sulla displasia iniziarono
in Italia nel 1972 per merito della SAS (Società Amatori
Shäferhunde) ed in pochi anni fu organizzata una struttura di
notevoli dimensioni con grossi sacrifici da parte di allevatori,
veterinari e ricercatori. Questa gran mole di lavoro, profusa
soprattutto per il pastore tedesco e poche altre razze, ha portato
ad un netto calo dei soggetti malati che è passato dall' 85,4% del
1980 al 57,4% del 1988 (dati della SAS).
Per quanto riguarda il collie, non sono
stati pubblicati negli ultimi anni dati certi in Europa, nè da parte
delle centrali di lettura, nè da parte delle società specializzate,
nè da parte dei Kennel Club. Gli unici dati conosciuti riguardano
gli Stati Uniti d’America e sono diffusi dall'
OFA (Orthopedic Foundation for Animals). Secondo tali
ricerche, per ciò che riguarda il collie, su 2.459 soggetti
esaminati tra gennaio 1974 ed dicembre 2006 si sono avuti i seguenti
risultati:
|
Esenti |
Displasici |
|
28,1% |
2,7% |
valori di displasia intermedi per la
rimanente percentuale.
I controlli sui cani vengono effettuati
per regolamento a 12 mesi (per la maggior parte delle razze) ma già
a tre mesi e mezzo è possibile condurre indagini finalizzate non ad
escludere la malattia, ma ad accertarne la presenza. Nella pratica
di allevamento l'allevatore cerca di sapere prima possibile se un
soggetto è malato al fine di evitare investimenti sul suo futuro,
per cui vengono effettuate radiografie preventive (non ufficiali).
L'attendibilità di queste preventive è mostrata dalla seguente
tabella (dati OFA):
Come
si vede le valutazioni preliminari delle condizioni
dell'articolazione coxo-femorale sono generalmente certe. Tuttavia
sarebbe opportuno che i cani fossero rivalutati a 24 mesi, cosa che
non è possibile fare se si segue il programma ufficiale di
controllo.
In allevamento la selezione dovrebbe
seguire un rigoroso programma, fondamentale presupposto del quale
sarebbe certamente la pubblicità dei dati sulla HD nella popolazione
di collie (in modo da poter escludere dalla riproduzione i soggetti
malati) successivamente si dovrebbe cercare di eliminare le cause
ambientali (specialmente in fase di crescita) quali sforzi
eccessivi, sovrappeso, eccessive sollecitazioni sulle articolazioni
(salti, scale, ecc.) ed infine sarebbe molto utile la ripetizione
dell'esame radiografico a 24 mesi.
Infatti, laddove si è preso atto
dell'esistenza di un problema "displasia" e lo si è
affrontato con la collaborazione di tutti (Kennel Club, società
specializzate, allevatori e, perchè no, acquirenti di cuccioli) la
percentuale di incidenza della malattia è significativamente
diminuita. Il problema è quindi solo nella volontà di intervenire. |