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Quando una persona decide di prendere
con sé un cane, è di solito impreparata al ruolo che si appresta a
ricoprire, e si aspetta dal cane comportamenti che questo non è in
grado di offrire. E’ fondamentale allora che ci si prepari al
rapporto con l’animale fornendosi delle opportune conoscenze, per
poter godere appieno di questo rapporto e per fare di entrambi un
cane ed un padrone felici. D’altra parte il primo lavoro deve farlo
l’allevatore, per essere in grado di offrire all’acquirente un
cucciolo che abbia anche dal punto di vista caratteriale tutte le
carte in regola per non dare delusioni al suo padrone. Nella società
dell’uomo si vive secondo regole di cui ciascuno di noi ha
conoscenza e preparazione; il cane, però, vive secondo i suoi
istinti e nella sua vita non ci sarebbe bisogno di regole, per cui
queste devono essergli insegnate per poter vivere nella società del
suo compagno.
Il processo di apprendimento del cane
avviene in base all’esperienza: una risposta sbagliata, se
opportunamente sottolineata, viene ricordata, così come viene
ricordata una risposta corretta (anche questa se opportunamente
sottolineata). Il susseguirsi di questi meccanismi correlati fa sì
che il cane impari e che col tempo il numero di risposte sbagliate
diminuisca ed aumenti quello delle risposte corrette. Per cercare di
capire quindi come avviene il processo evolutivo del cane,
esaminiamo come istinti ed esperienze si susseguano dando al cane
quella che con una parola grossa si potrebbe definire conoscenza.
L'ignoranza di questi meccanismi non è ammissibile in un allevatore,
perché la selezione morfologica deve camminare di pari passo con la
selezione del carattere. L’impegno finalizzato ad ottenere dei
cuccioli caratterialmente tranquilli e sereni nel loro rapporto con
il futuro padrone deve cominciare per l’allevatore già con la scelta
della fattrice da far riprodurre. E’ provato infatti che dal punto
di vista emotivo i cuccioli tendano a somigliare più alla madre che
al padre, e questo ci fa pensare che al di là della trasmissione
genetica del comportamento, per la quale contribuiscono in eguale
misura entrambi i genitori, nella formazione del carattere
contribuisca in misura notevole il periodo di interazione tra i
cuccioli e la loro mamma, ed anche l'intensità di questo rapporto.
I bisogni del cucciolo nelle prime due
settimane di vita sono bisogni primari: cibo, riposo, calore. A
queste esigenze, per trasmettere le quali il cucciolo possiede un
repertorio di azioni riflesse, trova riscontro il repertorio
istintivo della madre: leccare i piccoli, giacere sul fianco,
rispondere ai loro richiami. Di conseguenza in questo periodo
l’unica preoccupazione dell’allevatore deve essere quella di
tutelare il binomio madre-cucciolo, evitando qualunque interferenza
esterna. La sua deve essere l’unica presenza tollerata, ed anche
questa deve essere ridotta al minimo, collaborando in definitiva con
la natura che ha isolato i cuccioli dall’ambiente esterno impedendo
loro di vedere e di sentire quanto li circonda. Nella terza
settimana di vita i cuccioli cominciano a vedere ed a sentire, e da
questo momento, fino a 12 settimane (fase della socializzazione)
l’ambiente circostante influisce in maniera notevole sulla loro
futura personalità. In questa fase ci sono vari rapporti che
intersecandosi e completandosi a vicenda formano la personalità del
futuro cane adulto:
1) il
rapporto con gli altri cuccioli è fatto principalmente di
giochi: questi consistono in un susseguirsi di manifestazioni di
dominanza o di sottomissione, e che si concretizzano nella
competizione per arrivare prima alla mammella della mamma o alla
ciotola della pappa. E’ in questa fase che il cucciolo impara ad
esprimere sottomissione o a dosare la sua dominanza, cose che gli
permetteranno da grande di essere in grado di non farsi male o di
non far del male nel rapporto con gli altri cani o con gli umani. E’
provato che un cucciolo che cresce da solo, perché figlio unico o
perché privato troppo presto della compagnia dei fratellini, avrà da
adulto un comportamento sbagliato nei confronti degli altri cani.
2) sebbene il
rapporto con la mamma tenda col tempo a farsi più debole, il suo
prolungamento sembra avere effetti benefici specialmente nei
cuccioli di sesso femminile. Il prolungamento di questo rapporto
anche oltre le quattro settimane può far sì che le future
mamme mostrino da adulte un comportamento più premuroso verso i loro
cuccioli. E’ bene quindi lasciare con la mamma le cucciole che
l’allevatore ha destinato alla riproduzione più a lungo possibile.
3) un cucciolo che non abbia avuto
rapporti con gli esseri umani in questo periodo mostra verso
l’uomo un comportamento più simile a quello degli animali selvatici.
Questo comportamento con l'età può essere affievolito, ma è
irreversibile. Ciò dimostra quanto sia importante il rapporto del
cucciolo con l’uomo. I cani che entrano in contatto con esseri umani
nel corso delle prime dodici settimane di vita li considerano membri
della propria specie (ossia potenziali oggetti sociali); tanto da
rendere possibile uno scambio comunicativo e l'instaurarsi di
rapporti tra le due specie. A questo fine l’allevatore deve far sì
che in questa fase i cuccioli vedano ed interagiscano, con le dovute
cautele, con tutti gli esseri umani possibile, se vuol fare di loro
cani equilibrati ed in grado di frequentare gli ambienti degli
uomini.
4) infine è di fondamentale importanza
il rapporto con l’ambiente, in quanto il cucciolo deve fare
tutti i tipi di esperienze possibili per evitare di mostrare da
adulto paure irrazionali verso oggetti, rumori, situazioni ecc.
Da quanto detto si può dedurre allora
che il comportamento di un allevatore deve essere improntato alla
più grande responsabilità e che questo periodo è molto difficile da
gestire, perché da una parte la tranquillità e la quiete del canile
sono utili, ma dall’altra le esperienze che i cuccioli devono fare
impongono scelte diverse ed un impegno crescente.
Dopo i primi tre mesi, il cucciolo
subisce un lento processo di maturazione anche dal punto di vista
psicologico. Le sue reazioni divengono sempre meno casuali ed
acquisisce la capacità di frenare o ritardare le proprie reazioni.
Nel periodo puberale poi si manifesta un comportamento legato alla
sessualità ed è probabile che il maschio tenti di imporre il proprio
dominio. |