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 L'arte di allevare

 
 
 
 

 

Lester Ralph Blair

 

 
 
 
 

Psicologia dell'età evolutiva

di  Vittorio Capo

Quando una persona decide di prendere con sé un cane, è di solito impreparata al ruolo che si appresta a ricoprire, e si aspetta dal cane comportamenti che questo non è in grado di offrire. E’ fondamentale allora che ci si prepari al rapporto con l’animale fornendosi delle opportune conoscenze, per poter godere appieno di questo rapporto e per fare di entrambi un cane ed un padrone felici. D’altra parte il primo lavoro deve farlo l’allevatore, per essere in grado di offrire all’acquirente un cucciolo che abbia anche dal punto di vista caratteriale tutte le carte in regola per non dare delusioni al suo padrone. Nella società dell’uomo si vive secondo regole di cui ciascuno di noi ha conoscenza e preparazione; il cane, però, vive secondo i suoi istinti e nella sua vita non ci sarebbe bisogno di regole, per cui queste devono essergli insegnate per poter vivere nella società del suo compagno.

Il processo di apprendimento del cane avviene in base all’esperienza: una risposta sbagliata, se opportunamente sottolineata, viene ricordata, così come viene ricordata una risposta corretta (anche questa se opportunamente sottolineata). Il susseguirsi di questi meccanismi correlati fa sì che il cane impari e che col tempo il numero di risposte sbagliate diminuisca ed aumenti quello delle risposte corrette. Per cercare di capire quindi come avviene il processo evolutivo del cane, esaminiamo come istinti ed esperienze si susseguano dando al cane quella che con una parola grossa si potrebbe definire conoscenza.

L'ignoranza di questi meccanismi non è ammissibile in un allevatore, perché la selezione morfologica deve camminare di pari passo con la selezione del carattere. L’impegno finalizzato ad ottenere dei cuccioli caratterialmente tranquilli e sereni nel loro rapporto con il futuro padrone deve cominciare per l’allevatore già con la scelta della fattrice da far riprodurre. E’ provato infatti che dal punto di vista emotivo i cuccioli tendano a somigliare più alla madre che al padre, e questo ci fa pensare che al di là della trasmissione genetica del comportamento, per la quale contribuiscono in eguale misura entrambi i genitori, nella formazione del carattere contribuisca in misura notevole il periodo di interazione tra i cuccioli e la loro mamma, ed anche l'intensità di questo rapporto.

I bisogni del cucciolo nelle prime due settimane di vita sono bisogni primari: cibo, riposo, calore. A queste esigenze, per trasmettere le quali il cucciolo possiede un repertorio di azioni riflesse, trova riscontro il repertorio istintivo della madre: leccare i piccoli, giacere sul fianco, rispondere ai loro richiami. Di conseguenza in questo periodo l’unica preoccupazione dell’allevatore deve essere quella di tutelare il binomio madre-cucciolo, evitando qualunque interferenza esterna. La sua deve essere l’unica presenza tollerata, ed anche questa deve essere ridotta al minimo, collaborando in definitiva con la natura che ha isolato i cuccioli dall’ambiente esterno impedendo loro di vedere e di sentire quanto li circonda. Nella terza settimana di vita i cuccioli cominciano a vedere ed a sentire, e da questo momento, fino a 12 settimane (fase della socializzazione) l’ambiente circostante influisce in maniera notevole sulla loro futura personalità. In questa fase ci sono vari rapporti che intersecandosi e completandosi a vicenda formano la personalità del futuro cane adulto:

1) il rapporto con gli altri cuccioli è fatto principalmente di giochi: questi consistono in un susseguirsi di manifestazioni di dominanza o di sottomissione, e che si concretizzano nella competizione per arrivare prima alla mammella della mamma o alla ciotola della pappa. E’ in questa fase che il cucciolo impara ad esprimere sottomissione o a dosare la sua dominanza, cose che gli permetteranno da grande di essere in grado di non farsi male o di non far del male nel rapporto con gli altri cani o con gli umani. E’ provato che un cucciolo che cresce da solo, perché figlio unico o perché privato troppo presto della compagnia dei fratellini, avrà da adulto un comportamento sbagliato nei confronti degli altri cani.

2) sebbene il rapporto con la mamma tenda col tempo a farsi più debole, il suo prolungamento sembra avere effetti benefici specialmente nei cuccioli di sesso femminile. Il prolungamento di questo rapporto anche oltre le quattro settimane può far sì  che le future mamme mostrino da adulte un comportamento più premuroso verso i loro cuccioli. E’ bene quindi lasciare con la mamma le cucciole che l’allevatore ha destinato alla riproduzione più a lungo possibile.

3) un cucciolo che non abbia avuto rapporti con gli esseri umani in questo periodo mostra verso l’uomo un comportamento più simile a quello degli animali selvatici. Questo comportamento con l'età può essere affievolito, ma è irreversibile. Ciò dimostra quanto sia importante il rapporto del cucciolo con l’uomo. I cani che entrano in contatto con esseri umani nel corso delle prime dodici settimane di vita li considerano membri della propria specie (ossia potenziali oggetti sociali); tanto da rendere possibile uno scambio comunicativo e l'instaurarsi di rapporti tra le due specie. A questo fine l’allevatore deve far sì che in questa fase i cuccioli vedano ed interagiscano, con le dovute cautele, con tutti gli esseri umani possibile, se vuol fare di loro cani equilibrati ed in grado di frequentare gli ambienti degli uomini.

4) infine è di fondamentale importanza il rapporto con l’ambiente, in quanto il cucciolo deve fare tutti i tipi di esperienze possibili per evitare di mostrare da adulto paure irrazionali verso oggetti, rumori, situazioni ecc.

Da quanto detto si può dedurre allora che il comportamento di un allevatore deve essere improntato alla più grande responsabilità e che questo periodo è molto difficile da gestire, perché da una parte la tranquillità e la quiete del canile sono utili, ma dall’altra le esperienze che i cuccioli devono fare impongono scelte diverse ed un impegno crescente.

Dopo i primi tre mesi, il cucciolo subisce un lento processo di maturazione anche dal punto di vista psicologico. Le sue reazioni divengono sempre meno casuali ed acquisisce la capacità di frenare o ritardare le proprie reazioni. Nel periodo puberale poi si manifesta un comportamento legato alla sessualità ed è probabile che il maschio tenti di imporre il proprio dominio.

   

 

   
 

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