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 L'arte di allevare

 
 
 
 

 

Lester Ralph Blair

 

 
 
 
 

La sindrome da canile

di  Vittorio Capo

La sindrome da canile (o sindrome da privazione sensoriale) definisce alcuni comportamenti i cui sintomi consistono in timidezza esasperata, paura di situazioni nuove o ansia,  molto diffusi tra cani che hanno vissuto sempre in un canile. L’allevatore è interessato alla conoscenza di questa patologia perchè sintomi di questo tipo possono manifestarsi anche in soggetti che nel canile hanno vissuto il tempo giusto e necessario prima di essere affidati ad altri, come succede in un normale allevamento, ma in un ambiente eccessivamente monotono e povero di stimoli, in mancanza cioè di interazione con persone, cose, rumori ecc..

Nella realtà dell'allevamento selettivo il rapporto dei cani con gli esseri umani è di totale dipendenza e questo può provocare l'insorgenza nei cani di disturbi comportamentali quando l'allevatore non è in grado di fornire, nel periodo critico dello sviluppo (3-12 settimane), non solo le esperienze proprie della specie, ma anche esperienze di vita del mondo degli uomini, assolutamente fondamentali per il rapporto del cane col futuro padrone. Le esperienze devono comprendere rapporti con gli altri cani, interazione con gli esseri umani, normali esperienze della vita quotidiana dell'uomo. L'assenza di altri cani può infatti causare l'identificazione con un'altra specie (generalmente l'uomo) e ciò può essere causa di turbe nel comportamento sessuale del cane adulto. L'assenza di contatti con l'uomo porta inoltre a fobie verso esseri umani particolari (bambini, vecchi ecc.), mentre la mancanza di esperienze con la vita quotidiana dell'uomo farà nascere nel cane la paura di ciò che non conosce come forma di autodifesa, inducendo ansia e facendone un essere infelice. In queste condizioni, una volta portato in un ambiente nuovo, il cane difficilmente supererà lo stress del cambiamento per adattarsi alla nuova situazione.  L'ansia e lo stress lo porteranno a reagire nei modi più diversi. Di fronte ad una persona sconosciuta, ad un’automobile, ad un rumore improvviso la reazione sarà di panico, e provocherà una fuga irrazionale ed incontrollata, pericolosa per il cane e per il suo padrone. Continuando, si può anche arrivare ad una fase in cui il cane cerca di prevenire le situazioni di stress rifiutandosi di uscire di casa. Lo stress può inoltre indurre comportamenti tipicamente ansiosi, come il continuo leccarsi una medesima zona del corpo (zampe, coda, ecc), il continuo bere e, nelle femmine, problemi riproduttivi quali ritardo o assenza di estro e pseudo-gravidanze. Alla fine il cane potrebbe essere indotto a "pensare" che per mantenere lontano situazioni che gli incutono paura deve diventare aggressivo, e questa è l'evoluzione più preoccupante del problema. Se stiamo parlando di un cane da esposizione, non è necessario arrivare alle situazioni estreme descritte per affermare che esso è definitivamente perso per tale finalità. Un cane da esposizione o da lavoro infatti non può aver subito condizionamenti negativi che gli impediscano di esprimere liberamente la propria natura.

Quando un cane si trova nelle situazioni descritte una terapia farmacologica a base di ansiolitici può essere di aiuto, ma la terapia comportamentale è l’unica che può risolvere il problema in maniera accettabile, purchè non ci si trovi in una fase troppo avanzata.

Il riadattamento viene condotto tramite un controcondizionamento, affrontato armandosi di grande pazienza ed evitando di commettere errori che, in questa fase, potrebbero vanificare il lavoro di molti mesi. Il cane non deve mai essere forzato a fare qualcosa che non gradisce e tutte le esperienze che fa devono essere accompagnate da un rinforzo positivo, in modo da lasciare nel cane un ricordo piacevole.

Bisogna sfruttare la curiosità del cane per spingerlo a cercare cose che siano per lui positive. La terapia avviene attraverso il gioco, che è di per sé un rinforzo positivo. Si giocherà con il cane nel luogo dove esso si sente più protetto e pian piano ci si sposterà verso l’esterno, fino a continuare in ambienti e situazioni che di solito risultano stressanti per il cane. Se fosse possibile, l'intervento di uno psicologo canino potrebbe essere di aiuto.

   

 

   
 

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