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La sindrome da canile
(o
sindrome da privazione sensoriale) definisce alcuni comportamenti
i cui sintomi consistono in timidezza esasperata, paura di
situazioni nuove o ansia, molto diffusi tra cani che hanno
vissuto sempre in un canile. L’allevatore è interessato alla
conoscenza di questa patologia perchè sintomi di questo tipo possono
manifestarsi anche in soggetti che nel canile hanno vissuto il tempo
giusto e necessario prima di essere affidati ad altri, come succede
in un normale allevamento, ma in un ambiente eccessivamente monotono
e povero di stimoli, in mancanza cioè di interazione con persone,
cose, rumori ecc..
Nella realtà dell'allevamento selettivo
il rapporto dei cani con gli esseri umani è di totale dipendenza e
questo può provocare l'insorgenza nei cani di disturbi
comportamentali quando l'allevatore non è in grado di fornire, nel
periodo critico dello sviluppo (3-12 settimane), non solo le
esperienze proprie della specie, ma anche esperienze di vita del
mondo degli uomini, assolutamente fondamentali per il rapporto del
cane col futuro padrone. Le esperienze devono comprendere rapporti
con gli altri cani, interazione con gli esseri umani, normali
esperienze della vita quotidiana dell'uomo. L'assenza di altri cani
può infatti causare l'identificazione con un'altra specie
(generalmente l'uomo) e ciò può essere causa di turbe nel
comportamento sessuale del cane adulto. L'assenza di contatti con
l'uomo porta inoltre a fobie verso esseri umani particolari
(bambini, vecchi ecc.), mentre la mancanza di esperienze con la vita
quotidiana dell'uomo farà nascere nel cane la paura di ciò che non
conosce come forma di autodifesa, inducendo ansia e facendone un
essere infelice. In queste condizioni, una volta portato in un
ambiente nuovo, il cane difficilmente supererà lo stress del
cambiamento per adattarsi alla nuova situazione. L'ansia e lo
stress lo porteranno a reagire nei modi più diversi. Di fronte ad
una persona sconosciuta, ad un’automobile, ad un rumore improvviso
la reazione sarà di panico, e provocherà una fuga irrazionale ed
incontrollata, pericolosa per il cane e per il suo padrone.
Continuando, si può anche arrivare ad una fase in cui il cane cerca
di prevenire le situazioni di stress rifiutandosi di uscire di casa.
Lo stress può inoltre indurre comportamenti tipicamente ansiosi,
come il continuo leccarsi una medesima zona del corpo (zampe, coda,
ecc), il continuo bere e, nelle femmine, problemi riproduttivi quali
ritardo o assenza di estro e pseudo-gravidanze. Alla fine il cane
potrebbe essere indotto a "pensare" che per mantenere lontano
situazioni che gli incutono paura deve diventare aggressivo, e
questa è l'evoluzione più preoccupante del problema. Se stiamo
parlando di un cane da esposizione, non è necessario arrivare alle
situazioni estreme descritte per affermare che esso è
definitivamente perso per tale finalità. Un cane da esposizione o da
lavoro infatti non può aver subito condizionamenti negativi che gli
impediscano di esprimere liberamente la propria natura.
Quando un cane si trova nelle situazioni
descritte una terapia farmacologica a base di ansiolitici può essere
di aiuto, ma la terapia comportamentale è l’unica che può risolvere
il problema in maniera accettabile, purchè non ci si trovi in una
fase troppo avanzata.
Il riadattamento viene condotto tramite
un controcondizionamento, affrontato armandosi di grande pazienza ed
evitando di commettere errori che, in questa fase, potrebbero
vanificare il lavoro di molti mesi. Il cane non deve mai essere
forzato a fare qualcosa che non gradisce e tutte le esperienze che
fa devono essere accompagnate da un rinforzo positivo, in modo da
lasciare nel cane un ricordo piacevole.
Bisogna sfruttare la curiosità del cane
per spingerlo a cercare cose che siano per lui positive. La terapia
avviene attraverso il gioco, che è di per sé un rinforzo positivo.
Si giocherà con il cane nel luogo dove esso si sente più protetto e
pian piano ci si sposterà verso l’esterno, fino a continuare in
ambienti e situazioni che di solito risultano stressanti per il
cane. Se fosse possibile, l'intervento di uno psicologo canino
potrebbe essere di aiuto. |