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Prima dell’avvento delle ferrovie e dei trasporti
su ruote, gli animali da trasferire da una località all'altra
dovevano viaggiare via terra ed i pastori avevano bisogno dell’aiuto
di cani in grado di percorrere grandi distanze e contemporaneamente
proteggere le mandrie. Vi erano però esigenze
diverse: mentre alcuni avevano bisogno di un cane leggero e veloce,
ad altri occorrevano cani robusti, dotati di grande resistenza.

Come da sempre è accaduto con i cani, la funzione ne stabilì la
forma. Ma quando cominciarono le esposizioni di bellezza, la forma
divenne essa stessa funzione. L’evolversi delle
condizioni e dei metodi di lavoro comportò un ulteriore sviluppo
delle razze e mentre alcune si specializzarono nel guidare i cani ai
pascoli di montagna e poi di nuovo a valle, altre ebbero le funzioni
di una vera e propria “recinzione”. Il nome delle
razze era generalmente legato alla funzione. Nel caso del Bearded
Collie invece esso fu generato sicuramente dal suo aspetto.
L'allevamento
del bestiame in Gran Bretagna risale all'età del bronzo. In questa
fase storica, datata tra il 3500 ed il 1200 a.C. circa, la società
inglese divenne una civiltà agricola. L’allevamento del bestiame
assunse sempre più importanza nell’economia ed importanti divennero
di conseguenza i cani, perché gli allevatori ebbero bisogno di
protezione per il loro bestiame. Si può pensare che
l'allevamento cominciasse a selezionare certe caratteristiche utili
per la conduzione del bestiame. Era nata la prima forma di
allevamento selettivo.
Una delle prime opere in cui si trova la denominazione "Bearded
Colley" é il libro di Hugh Dalziel,
“British Dogs", del 1879. L’autore scriveva: “Ad ovest
della Scozia vi è un cane dalla faccia ispida e molto peloso,
chiamato ‘the bearded colley’, molto diverso dal colley vero, per
avere la faccia coperta di pelo ruvido, una costruzione piuttosto
pesante ed un mantello ispido e duro. Penso che sia un incrocio con
un Otterhound o un Deerhound; più probabilmente il primo.”.
Nel secondo dei tre volumi dell’opera, pubblicato nel 1888, Dalziel
aggiunse: "Il bearded collie della Scozia meridionale, che un
tempo avevo pensato come probabile incrocio con il Deerhound o
l’Otterhound, è forse più probabilmente il risultato di un incrocio
tra Collie ed English Sheepdog; esso possiede senz'altro quelle
caratteristiche che un simile accoppiamento potrebbe spiegare".
Nel
1907 fu pubblicato il libro di Robert Leighton, "The New Book of
the Dog", uno delle opere più importanti di tutti i tempi. In
esso vengono descritti non solo i cani inglesi, ma anche i cani
continentali dell’Europa e dell'Asia. Fu James C. Dalgliesh a
scrivere il capitolo sul Collie. Invece quello sull’Old English
Sheepdog fu scritto da Aubrey Hopwood. Secondo Hopwood, il Bearded
Collie non era altro che una variante dell’Old English Sheepdog,
caratterizzata dal fatto di possedere la coda.
L'amputazione della coda era infatti un'usanza tipicamente inglese
e nasceva dalla necessità di distinguere i cani da lavoro da quelli
di lusso per i quali era dovuto il pagamento di una tassa.
Nelle pagine di questo capitolo c'è una figura che riproduce un
quadro del 1770 dipinto da Thomas Gainsborough, che rappresenta
Henry Scott, terzo duca di Buccleuch, con un cane da pastore. Sul
dipinto si sono avute opinioni discordanti ed in realtà non c'é
alcuna prova che il cane riprodotto fosse realmente un Old English
Sheepdog. Personalmente nutriamo molti dubbi sul fatto che un nobile
scozzese possa essersi fatto ritrarre abbracciato ad un cane
inglese. Se invece il cane del quadro fosse un bearded collie,
allora tutto si spiegherebbe. Nel successivo libro
di Robert Leighton, "Dog and all about them", del 1910 si
legge, sempre a proposito del Beardie: "Questo cane e l’Old
English Sheepdog sono apparentemente molto simili, ma il bearded è
più vivace, ed ha una testa che ricorda più quella del Dandie
Dinmont che non quella del Bobtail". Ed ancora: "E’ il cane
preferito dai macellai e dai mandriani che hanno a volte mandrie di
bestiame difficili da gestire; è adatto ai terreni accidentati e
rocciosi, è dinamico nei movimenti e sicuro nel passo come una capra
selvatica. Può sopportare il freddo e la pioggia senza disagio e può
vivere senza problemi sugli altopiani delle Highland dove altri
animali, meno robusti, potrebbero soccombere”.
Nel
1927 fu pubblicato, in due volumi, il libro di Edward C. Ash,
“Dogs: Their History and Development", che ancor oggi è senza
dubbio la più grande opera sul cane mai stampata in inglese. In
questo libro Ash esprimeva alcune sue perplessità sul Bearded
collie: "E' difficile dire se il bearded collie sia stato in un
lontano passato indigeno della Scozia, o se questi cani dal pelo
arruffato si siano evoluti in qualche regione del Nord Europa e
successivamente diffusi in Scozia".
Kathryn Braund, nel suo libro del 1975, “Uncommon dog breeds”,
suggerisce che l’antenato del Bearded Collie possa essere stato
l’Highland Collie, un misterioso cane vissuto un centinaio di anni
fa in Gran Bretagna. Nel 1971 Ada Bishop pubblicò il
libro dal titolo
"All about the Collie". Nel capitolo sul Bearded, citò uno
scritto di J. Russell Greig in cui era avallata l'idea che il
Beardie fosse una delle razze più antiche del Regno Unito: "Una
delle prove più convincenti é che la razza è del tipo dominante”,
cosa che si può facilmente verificare nell'incrocio con qualsiasi
altra razza. Una razza nuova non può avere una tale forza genetica.
Anche Iris Combe volle dire la sua sul beardie. L' ipotesi sostenuta
era che l’origine dei cani da pastore della Gran Bretagna
settentrionale risalisse all’invasione romana. Fonti storiche ci
confermano che i romani introdussero gli ovini in Gran Bretagna, e
quindi, probabilmente, anche i pastori coi loro cani; le pecore
portate dai romani erano di ceppi provenienti dalla penisola iberica
e dal Nord Africa. Se consideriamo la somiglianza del beardie con
l’Egyptian Sheepdog, l'ipotesi di Iris Combe si dimostra abbastanza
plausibile.
Oggi le teorie più accreditate fanno risalire le radici della razza
all'Europa Centrale. Il Bearded Collie potrebbe cioé derivare da un
incrocio con il polacco Lowland Sheepdog (Polski Owczarek Nizinny,
nella denominazione originale). Tra il 15° ed il 16° secolo infatti
Scozia e Polonia ebbero continuati contatti commerciali. Un
commerciante polacco, tale Kazimierz Grabski, portò nel 1514 alcune
pecore in Scozia, ed insieme anche i cani abituati a lavorare con
esse. Questo cane, incrociato con cani trovati sul posto, potrebbe
aver dato origine al Bearded Collie nel corso degli anni. L'altra
teoria è legata invece al Komondor. Si tratta di un cane di origine
asiatica portato probabilmente in Ungheria dai Magiari.
Ma secondo altri studiosi, queste ipotesi non reggono, perché i
bearded collie erano presenti in Gran Bretagna fin dal 2000 a.C..

Più in generale si può dire che é quasi certamente fondata l’ipotesi
che sia stata l'Asia centrale, la patria d’origine di tutti i cani
da pastore del mondo, e che la loro diffusione sia avvenuta con le
tribù nomadi che migravano verso ovest con tutte le loro cose,
pecore e cani compresi. In particolare i cani in viaggio con le
popolazioni di iberici e celti arrivarono in Gran Bretagna e si
stabilirono nel nord delle Highland della Scozia.
Certo è che il cane da pastore ha accompagnato l’uomo in tutti i
suoi spostamenti. La somiglianza del Barbucho o pastore
della Patagonia con il bearded collie non può che essere
attribuita alla migrazione dei coloni scozzesi dalla patria
d’origine al Sudamerica. I primi bearded furono importati negli
Stati Uniti solo nel 1957 e dieci anni dopo ne fu registrata la
prima cucciolata. Molti anni prima, nel 1910, due beardie furono
mostrati in un'esposizione a Calgary, in Canada, come riporta la
rivista Collie Folio. Ma in quel paese la "colonizzazione" sarebbe
cominciata già nel 1880, come afferma Freeman Lloyd in un articolo
del 1919. Nell'emisfero sud del mondo il beardie deve essere
arrivato nello stesso periodo. Un articolo del 1929 del giornale THE
AUSTRALIAN ne parla diffusamente, ma esistono prove fotografiche
della presenza della razza in Australia già verso la fine del 1800.
Cento secoli fa l'uomo allevava già il cane, quasi certamente non
perché gli facesse compagnia, ma da allora il cane ha saputo
conquistare ruoli sempre più prestigiosi nella società degli uomini,
fino a diventare un insostituibile compagno di lavoro, e
specialmente il cane da pastore ha saputo nei secoli rafforzare
sempre più quest'antico legame, come anche questa breve storia di un
altro importante membro della stirpe del collie ha dimostrato. |